Operazione Herring

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Operazione Herring
Data 20 aprile 1945
Luogo Pianura padana, Italia
Esito Vittoria tattica italiana
Schieramenti
Effettivi
226 paracadutisti italiani
Perdite
481 morti
1 983 prigionieri
21 morti
14 feriti 10 dispersi
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L'operazione Herring fu un'operazione di infiltrazione e sabotaggio effettuata dalla notte del 20 aprile al 23 aprile 1945 dalle forze alleate e cobelligeranti nell'Italia settentrionale, allora nel territorio della Repubblica Sociale Italiana.

Il lancio[modifica | modifica sorgente]

La premessa fu il lancio di guerra di 226 paracadutisti italiani, 117 appartenenti allo Squadrone F (Folgore) e 109 al Rgt Nembo inquadrato nel Gruppo di Combattimento Folgore ( eredi delle divisioni paracadutisti Folgore e Nembo.[1], comandati rispettivamente dal Capitano Carlo F. Gay e dal Tenente Guerrino Ceiner.

Gli uomini dello squadrone F "recce" (F Recce Squadron)[2] e del reggimento Nembo, costituirono 26 pattuglie formate da 6-8 uomini, (eccezionalmente 12-16) paracadutate in un'area compresa tra Ferrara, Mirandola, Poggio Rusco, Modena e il fiume Po, allo scopo di infiltrarsi tra le linee tedesche, e appoggiati da gruppi di partigiani dovevano causare il caos sabotando telefoni, ponti, depositi di munizioni ed altri obiettivi sensibili. Il raid avrebbe dovuto durare 36 ore, a partire dalla notte del 19 aprile.

Le zone di lancio furono[3]:

San Pietro in Casale (frazioni di Maccaretolo e Gavaseto), Galliera (fraz. San Venanzio), Pieve di Cento,
Bondeno, Sant'Agostino (Loc. Zerbinata), Cento (fraz. Casumaro), Mirabello (Loc.tà Madonna della Neve), Poggio Renatico (Borgata Casette Bianche o Casette Reno, Fraz. Chiesa Nuova – Fraz. Gallo), Fraz. Coronella – Loc. Torre Uccellino), Vigarano Mainarda (Loc. Madonna Boschi).
Poggio Rusco (Fraz. Dragoncello, Corte Vangadizza, fraz. Quattrocase), Villa Poma (Loc.tà Arginone), Sermide (Fraz. Malcantone e Santa Croce), Magnacavallo, Schivenoglia.
Ravarino (Loc. Stuffione), Mirandola, San Damaso, Cavezzo (Fraz. Disvetro), San Prospero (Fraz. San Martino sul Secchia).

Le azioni[modifica | modifica sorgente]

Nelle notti del 20-21-22 e 23 aprile 1945 vennero effettuate varie azioni di guerriglia e sabotaggio alle spalle dell'esercito tedesco fortificato nella Linea Gotica 2.

Quella che doveva essere guerriglia si trasformò invece in una dura battaglia che portò alla conquista di 3 ponti, alla distruzione di una polveriera, 44 automezzi blindati, corazzati o protetti, al taglio di 77 linee telefoniche, con in aggiunta (assieme ai partigiani) l'uccisione di 481 tedeschi ed alcuni elementi della milizia, e la cattura di almeno 1083 prigionieri. Le perdite italiane (esclusi i partigiani) furono di 30 morti, e 12 feriti (più un morto britannico); la discrepanza tra morti e feriti si spiega anche perché l'ordine per i tedeschi era di non fare prigionieri, e di considerare come banditi partigiani e badogliani. Va però detto che non appena questo ordine giunse a conoscenza degli uomini della Nembo alcuni di essi attuarono verso i tedeschi lo stesso trattamento. Le truppe italiane furono quindi raggiunte da reparti alleati (e ulteriori formazioni partigiane) favorendo il forzamento del Po, a parte il supporto di poche decine di partigiani avevano dovuto combattere da soli fino alla tarda serata del 20 aprile in condizioni di nettissima inferiorità numerica.

Schermaglia di Ca' brusada[modifica | modifica sorgente]

Quattordici parà italiani atterrarono sulle vaste campagne di Dragoncello, una frazione del paese di Poggio Rusco, in provincia di Mantova. Essi si misero subito all'opera e catturarono due soldati tedeschi, ma furono scoperti da una ventina di soldati nemici. I paracadutisti tentarono di trovare un posto dove nascondersi e fuggirono verso il centro abitato della frazione, dopo circa 500 metri cambiarono direzione e si avviarono verso una strada ghiaiosa e stretta, dove trovarono rifugio in una casa abitata da due civili, ma i tedeschi li scoprirono ed entrarono in casa. Subito si verificò un vero e proprio scontro all'interno di una sola abitazione trasformata in campo di battaglia, che si concluse tragicamente: morirono tutti e 14 i paracadutisti italiani assieme a 16 soldati tedeschi e ai due civili. L'edificio venne in seguito incendiato e proprio da questo prende il nome la schermaglia, difatti "Ca' brusada" nel dialetto locale significa "casa bruciata".

Tra gli italiani rimase vittima dello scontro il sottotenente Franco Bagna, il cui coraggio gli valse dopo la morte una medaglia d'oro al valor militare[4].

Oggi quella strada stretta e ghiaiosa non è cambiata dal punto di vista estetico, ma porta il nome di Franco Bagna. A 1 km, nel punto dove i 14 paracadutisti toccarono terra, si trova il monumento nazionale dedicato all'operazione Herring. L'azione di Ca' brusada fu definita inutile, perché lo stesso giorno, il 23 aprile del 1945, gli Alleati entrarono a Poggio Rusco e liberarono il paese.

Nel complesso i paracadutisti in tre giorni di aspri combattimenti portarono a termine la loro missione catturando circa 2000 nemici, attaccando colonne tedesche, minando 7 strade di grande traffico, distruggendo 77 linee telefoniche, salvando alcuni ponti utili agli alleati e comportando soprattutto grande panico nelle retrovie del nemico. Le perdite totali tra le pattuglie dello Squadrone F e del Nembo ammontarono a 21 caduti, 14 feriti e 10 dispersi pari a circa 20% delle forze impiegate.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Carlo Benfatti, L’Operazione Herring No. 1, 20-23 aprile 1945, 3ª ed., Mantova, Sometti [1998], 2008.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.operazioneherring.com/OPERAZIONE.html
  2. ^ Squadronef
  3. ^ http://www.operazioneherring.com/ZONELANCIO.html
  4. ^ Bagna Franco - Medaglia d'oro al valor militare in quirinale.it. URL consultato il 12 ott 2010.