Sten

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Sten
Uno Sten Mk. II
Uno Sten Mk. II
Tipo Pistola mitragliatrice Mitra
Origine Regno Unito Regno Unito
Impiego
Utilizzatori Regno Unito, Commonwealth, Francia, Israele, Italia, Movimenti clandestini e di Resistenza
Conflitti Seconda guerra mondiale, guerra di Corea, crisi di Suez, Guerra in Malesia, Guerra di Indocina (tra gli altri)
Produzione
Progettista Reginald V. Sheperd Harold J. Turpin
Date di produzione 1941-?
Numero prodotto circa 4 milioni
Varianti Mk. I, II, IIS, III, IV, V, VIS
Descrizione
Peso 3,18 kg
Lunghezza 760 mm
Lunghezza canna 196 mm
Calibro 9 mm
Tipo munizioni 9 × 19 mm Parabellum
Azionamento chiusura a massa battente, otturatore aperto
Cadenza di tiro ~500 colpi/min
Velocità alla volata 365 m/s
Tiro utile 50 m
Alimentazione caricatore rimovibile da 32 colpi (può anche prendere il caricatore da 50 colpi dello Sterling)
Organi di mira alzo fisso a diottra, mirino (Sten Mk. II)

Modern Firearms.ru[1]

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Lo Sten è un mitra a canna corta, che è stata in passato in dotazione ad eserciti di molti paesi, con un caricatore laterale da 32 colpi e un elementare calcio in acciaio.

Fu utilizzato dalla Gran Bretagna, da molti paesi del Commonwealth, dalla Francia e da varie formazioni di Resistenza in tutta Europa. In Italia i combattenti della Resistenza lo ricevevano dai lanci paracadutati dell'aviazione britannica. Fu usato nel dopoguerra da moltissimi eserciti di Paesi filobritannici e movimenti armati di guerriglia, fino ai giorni nostri.

Fu sostituito dal mitra L2A3 Sterling nel 1953.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Uno Sten Mk III

Dopo la battaglia di Francia del 1940, l'esercito di Sua Maestà britannica era disperatamente a corto di armi. Il gran numero di armi ed equipaggiamenti perse nella battaglia di Dunkerque e il notevole ampliamento che ebbe l'esercito britannico dopo l'entrata in guerra fecero aumentare notevolmente le richieste di armamenti per la fanteria.

I militari britannici avevano sempre rifiutato di acquisire delle pistole mitragliatrici, convinti della validità del fucile Enfield Mk.III e dell'eccellente addestramento dei fucilieri britannici. Alcuni alti ufficiali inglesi avevano addirittura sostenuto che il mitra era "un'arma da gangster". Le battaglie in Francia nel 1940 avevano però brutalmente rivelato l'efficacia delle MP 40 nelle mani dei soldati tedeschi, ed avevano impressionato i comandanti militari inglesi. Venne deciso di acquistare il mitragliatore americano Thompson M1928, precedentemente già valutato dall'esercito inglese, ma non riuscendo a riceverne a sufficienza, fu commissionata alla Royal Small Arms Factory la realizzazione di una pistola mitragliatrice semplice, economica e rapida da produrre.

Il risultato fu un'arma composta da pochi pezzi, realizzati principalmente per stampaggio e saldatura a elettrodo, in modo da ridurre il più possibile i tempi di lavorazione. I componenti venivano realizzati da una miriade di piccole industrie e assemblati poi nello stabilimento di Enfield. Le versioni successive furono ulteriormente semplificate, fino a ridurre a solo cinque le ore di lavoro necessarie per realizzarlo. Il nome Sten unisce le iniziali dei cognomi dei suoi disegnatori (maggiore Reginald Shepherd e Harold Turpin) e Enfield, la località sede della fabbrica che lo produceva.

Dal punto di vista industriale, lo Sten fu un pieno successo: non avrebbe potuto essere più semplice ed economico, era facilissimo e rapido da produrre e pressoché ogni officina era in grado di costruirlo (a parte ovviamente le canne). La cartuccia 9mm Parabellum gli conferiva prestazioni generali più che oneste ed era molto semplice da usare, oltre che molto robusto.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo Sten era un mitra dalla meccanica estremamente semplice ed economica, dalle dimensioni ridotte e dal peso contenuto, con una discreta capienza di munizionamento. Era costituito da un tubo d'acciaio brunito, all'interno del quale era inserito un massiccio otturatore in acciaio e le relativa molla di recupero. La canna era avvitata a un'estremità, e all'estremità opposta vi era il tappo di chiusura a ghiera. il bocchettone del caricatore era saldato sul lato sinistro, e poteva essere ruotato verso il basso (dalla variante Mk. II in poi) per facilitare l'immagazzinamento o il trasporto. La scatola di scatto era saldata di fronte al ponticello del grilletto, e il calcio a stampella non era pieghevole bensì smontabile, essendo inserito sul tappo a molla di chiusura.

Un'operaia dell'arsenale canadese di Long Branch, Ontario, esamina un mitra Sten Mk.II appena uscito dalla linea di produzione. I modelli Mk.II prodotti in Canada si differenziavano per il calcio a stampella monotrave, identico a quello del precedente Mk. I, anziché a trapezio come i Mk.II prodotti in Inghilterra.
Poligono di Shoeburyness (Inghilterra), 13 giugno 1941: il primo ministro britannico Winston Churchill mentre prova un mitra Sten.

Il funzionamento era a massa battente. Gli organi di mira erano una rozza diottra posteriore fissa e un mirino a lancetta. Vi era un selettore a traversino davanti al grilletto, che permetteva di selezionare il fuoco semiautomatico o automatico agendo sulla leva di scatto interna a bilanciere. Nessun tipo di sicura, se non un rustico intaglio sulla scanalatura di armamento, dove bloccare la manetta di armamento dell'otturatore in posizione di apertura per evitare spari accidentali.

Utilizzava proiettili 9 × 19 mm Parabellum, le stesse usate dalle pistole (mitragliatrici e no) di produzione tedesca, in modo da consentire l'utilizzo anche di munizioni eventualmente reperite sul campo o requisite dai depositi e dagli arsenali nemici. Il caricatore, a inserimento laterale sinistro, era copiato da quello della MP 40 tedesca, cioè bifilare a presentazione singola, e conteneva 32 colpi; spesso era causa di malfunzionamenti a causa della semplicità con cui era realizzato il meccanismo di scorrimento dei proiettili.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Distribuito ai soldati britannici nella metà del 1941, a cominciare dalla Western Desert Force, lo Sten fu impiegato su tutti i fronti della Seconda Guerra Mondiale, dal Sahara al Borneo e dalla Norvegia ai Balcani, dalle forze armate dell'Impero Britannico e da tutti i movimenti clandestini e partigiani. Ovunque emersero i suoi pregi e i suoi difetti, in particolare la tendenza a incepparsi se impugnato per il caricatore (i manuali militari raccomandavano di impugnarlo per il manicotto che avvolgeva la canna, che però tendeva a scaldarsi rapidamente), e il rischio di spari accidentali in caso di urti (come tutte le armi a massa battente prive di sicura sull'otturatore, come era la norma all'epoca). Il caso più famoso di malfunzionamento fu l'attentato di Praga a Reinhard Heydrich, capo dell'SD e governatore di Boemia e Moravia, ad opera di due agenti segreti cecoslovacchi: Josef Gabčik e Jan Kubiš, paracadutati dai britannici. Erano muniti di uno Sten Mk. II che al momento di far fuoco su Heydrich si inceppò, e dovettero servirsi di una bomba a mano. I militari inglesi e canadesi, principali utilizzatori, non amavano troppo lo Sten: lo consideravano inaffidabile e inutile oltre i 100 metri e gli preferivano il fucile Enfield, mentre invece apprezzavano molto l'arma tutti coloro che dovevano combattere a breve distanza e con ingombri ridotti: paracadutisti, carristi, ecc, i quali impararono che uno Sten ben tenuto e correttamente impiegato era molto efficace.

È piuttosto significativo il fatto che i Commandos britannici, i quali avevano la possibilità di scegliersi le proprie armi, non vollero mai saperne dello Sten e preferirono sempre il Thompson statunitense, molto più pesante e costoso ma anche molto più preciso, stabile ed efficiente. Allo stesso modo, i combattenti della Resistenza italiana preferivano il Beretta MAB come arma individuale, anche se ben più ingombrante, per la sua migliore precisione, mentre per le azioni clandestine utilizzavano sempre gli Sten, che potevano essere nascosti facilmente.

Un combattente francese delle FFI (Forces Francaises de l'Interieur) armato di Sten si ripara dal fuoco di soldati tedeschi, in una località della Francia settentrionale, estate 1944. Alle sue spalle, un ufficiale statunitense armato di pistola Colt M1911.

Oltre all'esercito britannico, lo Sten fu ampiamente distribuito a pressoché tutti i movimenti clandestini di guerriglia e di resistenza europei ed asiatici, i quali apprezzarono moltissimo la facilità con cui poteva essere smontato e occultato. I più grandi estimatori dello Sten furono infatti i membri dei movimenti di resistenza, in Europa e Asia, per i quali era l'arma ideale: semplicissimo da usare, facile da smontare e pulire, leggero, compatto, si occultava praticamente dappertutto e permetteva un volume di fuoco devastante. In effetti lo Sten era molto efficace nei combattimenti entro i 20 metri, caratteristici della guerriglia e delle azioni di lotta clandestina, nei quali non valeva certo meno di armi ben più raffinate e costose.

Lo Sten fu impiegato estesamente anche nella guerra civile in Italia, sia dal CLN, che ne ricevette un gran numero, sia dalle forze della Repubblica Sociale Italiana che ne catturarono molti esemplari. I tedeschi apprezzarono la semplicità dello Sten quando nel 1945 produssero un'arma specifica per la Volkssturm, il MP 3008 che ne era quasi una diretta copia. Inoltre, impiegarono tutti gli Sten catturati distribuendolo a Polizia Militare, Marina e SS con la sigla MP.748 (e), dove la lettera "e" sta per englisch ("inglese").

Dopo la guerra, le grandi quantità di Sten giacenti nei magazzini britannici vennero largamente cedute a Francia, Israele, Paesi del Commonwealth e colonie britanniche e furono utilizzate in ogni conflitto degli anni '50 e '60. L'esercito britannico cessò di produrlo nel 1953, sostituendolo con lo Sterling, ma continuò a utilizzarlo fino agli anni '60, durante la Border Campaign dell'Irlanda del Nord. Ancora, nella guerra Indo-Pakistana del 1971 entrambe le parti utilizzarono estesamente lo Sten. L'ultimo utilizzatore "ufficiale" dello Sten fu il Movimento Zapatista messicano nel Chiapas, nel 1994.

Prestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il calibro, le dimensioni e la meccanica dell'arma la rendevano valida principalmente a corta distanza. Gli organi di mira non permettevano un tiro mirato superiore ai 20-25 metri, ed è un peccato perché la canna è realizzata bene, soprattutto nelle serie Mk. IV e Mk. V e nel tiro semiautomatico lo Sten rivela una balistica potenzialmente ottima: nel tiro automatico invece il peso dell'otturatore e la potenza della molla di recupero (necessari per assorbire il rinculo, dato che l'arma non presenta né compensatori né altri accorgimenti) sbilanciano il tiro, rendendolo impreciso, ma disperdendo anche molto i colpi il che, a corta distanza, può essere sfruttato con effetti micidiali da un tiratore esperto.

L'arma britannica, per quanto rozza, è robusta e ben fatta meccanicamente: l'estrattore elastico è poderosamente dimensionato e scongiura ogni possibile difetto di estrazione, e la camera di cartuccia è lavorata impeccabilmente, infatti è esente da "incollaggi" del bossolo. La causa principale di inceppamenti è la scorretta impugnatura dell'arma, che molto spesso veniva impugnata per il caricatore: ciò può provocare oscillazioni involontarie di quest'ultimo e un conseguente blocco delle cartucce. Anche la presentazione singola delle cartucce può dare problemi di alimentazione, a cui i soldati britannici impararono a rimediare dando uno "schiaffo" al caricatore, come facevano i loro avversari tedeschi.

Le versioni silenziate come lo Sten Mk II-S o lo Sten Mk VI, in dotazione ad esempio ai commando britannici, consentivano di esplodere non più di due o tre colpi in fuoco automatico, dopo i quali il silenziatore diventava inefficace.

Paracadutista della Repubblica Sociale Italiana armato di mitra Sten Mk.II, e munito del diffusissimo gilet portacaricatori italiano "samurai", che permetteva di portare 10 caricatori (5 sul torace e 5 sul dorso) più 6 bombe a mano. Le forze della RSI si impadronirono di molti Sten, intercettando gli aviolanci inglesi o confiscandolo ai combattenti della Resistenza.
Marzo 1945, Montenegro: un partigiano delle forze jugoslave armato di mitra Sten Mk.II, ricevuto in massicce quantità dalle armate di Tito.
Vista posteriore di uno Sten Mk.II. Si notano (dal basso all'alto) il tappo di chiusura che serve anche da fermo a pulsante per il calcio rimovibile, la diottra di mira posteriore, l'intaglio di sicurezza per bloccare l'otturatore in apertura, la manetta di armamento (sulla destra), il bocchettone di inserimento del caricatore con il massiccio pulsante di sblocco, e il mirino a lancetta.
Soldati britannici della 6th Airborne Division presidiano un incrocio in Normandia il 7 giugno 1944 (D+1). Sono entrambi armati del (allora) nuovissimo Sten Mk.V, di cui si nota bene il calcio in legno, il mirino Enfield e l'impugnatura a pistola. L'aliante Airspeed Horsa da cui sono appena sbarcati è visibile sullo sfondo.
Soldati britannici in azione a Geilenkirchen, Germania, alla fine del 1944. Il militare sulla sinistra è armato di uno Sten Mk.III, riconoscibile per il manicotto della canna prolungato dal castello, mentre il militare al centro è armato di un Mk.II, e porta sulle spalle un lanciagranate anticarro PIAT.
Pattuglia di soldati inglesi in Kenya, durante la ribellione dei Mau Mau nel 1958. Il 3° militare della fila è armato di Sten Mk.V, ancora in servizio nell'esercito britannico.
1949: Militari malesi del Malay Regiment dell'esercito britannico esaminano armi e materiale confiscati a dei guerriglieri comunisti. Il militare al centro è armato di uno Sten Mk.V
1948: soldati israeliani durante la Guerra d'Indipendenza. Al centro dell'immagine, appoggiato alla bandiera di Israele, uno Sten Mk.II canadese, arma classica delle IDF durante gli anni '50.

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Le varianti dello Sten, in rapporto al numero di esemplari prodotti, non furono molte.

  • Uno Sten Mk.II S (suppressed, cioè "silenziato"), arma prodotta nel 1943 installando sullo Sten Mk.II un silenziatore fisso. Fu molto apprezzato dai Commandos inglesi e dai membri della Resistenza europea per la sua silenziosità, anche se occorreva evitare il tiro a raffica per non usurare il silenziatore.
    Sten Mk I. Adottato nel 1941, il Mk I Ha la canna completamente protetta da un manicotto, un rompifiamma, un'astina in legno ed un'impugnatura anteriore che può essere ribaltata in avanti sotto la canna. Su quest'arma possono essere montati due diversi tipi di calcio, il Mk I costruito in profilato di acciaio con un inserto in legno nel punto di presa della mano, e il Mk II realizzato in tubo di acciaio. Prodotto in 100.000 esemplari.
  • Sten Mk I*. È una versione semplificata del Mk I, priva di rompifiamma e di astina in legno, sostituita da una scanalatura di lamiera. La maggior parte dei Mk I* sono privi dell'impugnatura anteriore in legno.
  • Prodotto nel 1944 su richiesta del SOE, il Mk.VI S fu il più efficace degli Sten silenziati. Venne estesamente utilizzato dai reparti speciali britannici, francesi e israeliani nei conflitti degli anni '50 e '60 e alcuni esemplari furono impiegati dalle Special Forces statunitensi in Vietnam negli anni '60.
    Sten Mk II. La variante prodotta in maggior numero, circa 2 milioni di esemplari. Differisce dal Mk I solo esteriormente. La canna e il suo manicotto sono stati accorciati; è stata modificata la forma della manetta d'armamento e semplificato il calcio, che può essere di parecchi tipi, intercambiabili tra loro. Il bocchettone del caricatore dello Sten Mk II può essere ruotato, cosicché il suo manicotto di supporto funziona come coperchio di protezione delle feritoie di alimentazione e di espulsione. Venne prodotto anche in Canada dall'arsenale di Long Branch, e le armi canadesi si differenziano per avere il calcio a stampella monotrave del Mk. I anziché trapezoidale come i Mk. II prodotti in Inghilterra. I tedeschi lo impiegarono come MP.749(e)
  • Sten Mk II S. È la versione provvista di silenziatore del Mk II, rispetto al quale presenta un otturatore più leggero e canna e molla di recupero accorciate. Disponibile il tiro a raffica, che però mette rapidamente fuori uso il silenziatore.
  • Sten Mk III. Il modello Mk III è probabilmente lo Sten il più economico. Castello e manicotto sono ricavati da un semplice tubo d'acciaio, al quale viene saldato il bocchettone del caricatore; la canna non è asportabile.
  • Paracadutisti inglesi avanzano nelle rovine di Oosterbeek (Olanda), durante la battaglia di Arnhem. Sono armati di Sten Mk. V
    Sten Mk IV. Di quest'arma furono costruite due varianti, A e B, per un totale di circa 2000 esemplari. Il Mk IV era un'arma molto compatta, particolarmente adatta per reparti speciali. Il tipo B è dotato di un'impugnatura a pistola posta in posizione molto più avanzata del normale, mentre il tipo A ha l'impugnatura a pistola posta in posizione analoga a quella degli altri Sten, dei quali conserva anche il tipico coperchio del gruppo di scatto. Ambedue hanno canna corta, rompifiamma e calcio pieghevole.
  • Sten Mk V. È l'ultimo modello dello Sten e rimase in dotazione dal 1944 fino all'adozione dello Sterling Patchett nel 1953. Il Mk V è sostanzialmente un Mk.II meglio rifinito. Ha alcune caratteristiche che non si trovano sugli Sten precedenti: impugnatura a pistola e calcio in legno, mirino con alette di protezione del fucile Enfield Mk. III e canna provvista di attacco per le baionette Mk 1 e Mk II. I primi esemplari sono dotati di un'impugnatura a pistola anteriore in legno.
  • Sten Mk VI. Si tratta del Mk V con canna accorciata e dotato di silenziatore. Anche in questo caso, il tiro a raffica deteriora rapidamente il silenziatore.
  • Austen (AUstralian STEN). Variante dello Sten Mk II prodotta in Australia. Esteriormente simile allo Sten, era meccanicamente simile all'MP40 tedesco. Inoltre aveva due impugnature a pistola, una anteriore e una posteriore. Durante la seconda guerra mondiale ne furono costruiti circa 20.000 esemplari.
  • Gerät Potsdam. La Mauser produsse una copia dello Sten Mk II. Queste armi, conosciute come Gerät Potsdam, erano probabilmente destinate a qualche impiego clandestino, poiché venivano imitati anche i marchi inglesi. Un'altra copia dello Sten, l'MP 3008, destinata ad armare il Volkssturm, fu realizzata in numerose versioni.

Oltre a queste, molti movimenti clandestini in Europa produssero in proprio le loro versioni dello Sten, poiché non erano necessarie particolari attrezzature. Fra gli altri, sono noti gli Sten prodotti in Polonia, Francia, e dall'Irgun israeliano.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Per un corretto utilizzo dell'arma il manuale raccomandava che l'arma fosse sorretta con la mano sinistra alla base della canna e non sul caricatore: sparando in automatico si correva infatti il rischio che il caricatore si sfilasse, interrompendo la raffica, o che si alterasse il bocchettone d'inserimento del caricatore stesso.
  • Per evitare che la molla di alimentazione forzasse troppo le cartucce nel caricatore, alcuni utilizzatori erano soliti caricare l'arma con soli 29 o 30 colpi anziché i regolari 32.
  • Per costruire uno Sten bastavano 9 dollari dell'epoca (una cifra irrisoria anche ai giorni nostri).
  • Il Monumento al partigiano di Parma immortala un partigiano con uno Sten.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ STEN submachine guns (Great Britain). URL consultato il 24 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hogg I.V., Weeks J., Armi militari portatili del XX secolo, Milano, De Vecchi, 1977
  • Cadiou R., Alphonse R., Armi da Fuoco, Milano, Mondadori, 1978
  • Musciarelli L., Dizionario delle Armi, Milano, Oscar Mondadori, 1978

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