Maledizione del Bambino

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Babe Ruth (Il Bambino), giocatore dei Boston Red Sox tra il 1914 ed il 1920.

Con l'espressione "Maledizione del Bambino" (in inglese The Curse of the Bambino) si indica una superstizione sportiva diffusasi in Nord America negli anni novanta ed utilizzata come motivazione del declino della squadra professionistica di baseball dei Boston Red Sox, che non riuscì a vincere le World Series per un periodo di 86 anni (dal 1918 al 2004). Alcune persone presero seriamente la "maledizione", ma i più ne parlarono in modo ironico.[1][2]

Secondo la leggenda, la Maledizione del Bambino si abbatté sulla squadra di baseball dei Boston Red Sox a partite dal 1920, anno in cui la franchigia bostoniana cedette il lanciatore statunitense Babe Ruth (soprannominato, appunto, Il Bambino) ai New York Yankees. Prima di allora i Red Sox avevano ottenuto molte vittorie prestigiose nella loro breve storia, tra cui cinque World Series ed altrettanti campionati dell'American League. In seguito alla cessione di Ruth, però, la squadra di Boston non conquistò più le World Series fino al 2004, mentre quella di New York divenne una delle compagini più forti e vincenti degli Stati Uniti. Questo fatto segnò l'inizio della storica rivalità tra Red Sox e Yankees.

Dopo quasi un secolo di delusioni, la "maledizione" fu finalmente spezzata nella stagione 2004, quando i Boston Red Sox vinsero le World Series contro i St. Louis Cardinals, interrompendo così un digiuno che durava da 86 anni. I Red Sox si sono poi ripetuti anche nelle stagioni 2007 e 2013.

La tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il declino dei Boston Red Sox fosse iniziato con la cessione di Babe Ruth ai New York Yankees nel 1920, la "maledizione" divenne un fenomeno di costume soltanto nei primi anni novanta, in seguito alla pubblicazione del libro The Curse of the Bambino del giornalista Dan Shaughnessy.

Dell'espressione Maledizione del Bambino non si trova traccia prima degli anni novanta, come dimostrato dall'analisi degli archivi giornalistici dell'epoca. Il New York Times non parlò mai della "maledizione" fino al 1990 ed anche i giornali di Boston utilizzarono questa espressione soltanto dopo la pubblicazione del libro di Dan Shaughnessy. Dal settembre di quell'anno iniziarono i primi cori a riguardo, cantati dai tifosi degli Yankees in segno di scherno contro i supporter dei Red Sox. Ben presto negli stadi comparvero anche cartelloni o magliette raffiguranti Babe Ruth (Il Bambino). La diffusione mediatica del fenomeno è stata aspramente criticata dal giornalista sportivo Bill Simmons nel suo libro Now I Can Die in Peace (2006), dedicato alla vittoria delle World Series 2004 da parte dei Boston Red Sox.

Anche se il declino dei Boston Red Sox cominciò nel 1918, la cessione di Babe Ruth ai New York Yankees avvenne soltanto nel gennaio del 1920. Secondo la tradizione, mai confermata, l'allora proprietario dei Red Sox, Harry Frazee, utilizzò il ricavato del trasferimento di Ruth per finanziare la produzione del musical No, No, Nanette. Frazee era infatti a capo di molte produzioni di Broadway dell'epoca, tra cui appunto No, No, Nanette, che fu proposta al pubblico cinque anni dopo la cessione di Babe Ruth agli Yankees e due anni dopo la vendita della franchigia di Boston al magnate Bob Quinn. Dan Shaughnessy e Leigh Montville (giornalista del The Boston Globe) hanno avanzato l'ipotesi che Harry Frazee fosse in stretti rapporti con i proprietari degli Yankees e che tutte le cessioni dei Red Sox di quel periodo fossero state compiute solo per finanziare le sue produzioni.

Babe Ruth non fu l'unico giocatore di quegli anni a lasciare Boston per approdare a New York: anche Wally Schang, Waite Hoyt, Harry Harper, Mike McNally, Everett Scott, Bullet Joe Bush, Sad Sam Jones, Joe Dugan, Elmer Smith e Herb Pennock fecero lo stesso percorso. Anche l'allenatore dei Red Sox, Ed Barrow, nel 1923 raggiunse gli Yankees per ricoprire il ruolo di general manager della squadra.

Gli eventi della "maledizione"[modifica | modifica wikitesto]

Prima della cessione di Babe Ruth ai New York Yankees nel 1920, i Boston Red Sox erano considerati la migliore squadra di baseball degli Stati Uniti, grazie ai cinque titoli delle World Series conquistati (1903, 1912, 1915, 1916, 1918) su 15 edizioni disputate fino ad allora. Gli Yankees, al contrario, non erano mai riusciti a qualificarsi per le World Series. Negli 86 anni della "maledizione" (dal 1918 al 2004), però, il trend fu completamente invertito: gli Yankees disputarono 39 World Series, vincendone 26 (record assoluto per una squadra della MLB), mentre i Red Sox ne disputarono soltanto quattro, perdendole tutte alla settima partita. Alcune di queste sconfitte sono riportate qui sotto:

  • Nel 1946 i Boston Red Sox riuscirono a raggiungere le World Series per la prima volta dopo 26 anni, affrontando i St. Louis Cardinals in finale. La serie arrivò alla settima partita, giocatasi allo stadio di Saint Louis. Nella parte bassa dell'ottavo inning, con il punteggio fermo sul 3-3, i Cardinals (in attacco) si trovarono con Harry Walker alla battuta ed Enos Slaughter in prima base. Walker battè un doppio in direzione dell'esterno sinistro, mentre Slaughter riuscì ad arrivare salvo a casa base, battendo il tiro dell'interbase dei Red Sox, Johnny Pesky. Alcuni sostengono che Pesky esitò molto nel tiro per difendersi dal punto di Slaughter, ma il giocatore ha più volte respinto queste accuse. In battuta il fuoriclasse della squadra di Boston, Ted Williams, non riuscì ad incidere, dato che giocò le intere World Series con il gomito infortunato.
  • Nel 1948 i Boston Red Sox finirono la stagione regolare al primo posto, a pari merito con i Cleveland Indians. Nello spareggio per il primato dell'American League, il primo nella storia della MLB, i Red Sox vennero però sconfitti dagli Indians e non si qualificarono per le World Series.
  • Nel 1949 ai Boston Red Sox era necessaria almeno una vittoria nelle ultime due partite della stagione regolare contro i New York Yankees per vincere il titolo dell'American League, ma vennero sconfitti dai loro rivali in entrambi i match.
  • Nel 1967 i Boston Red Sox stupirono tutti gli addetti ai lavori, riuscendo a vincere il titolo dell'American League all'ultima partita della stagione regolare, con una formazione riconosciuta tra le più forti nella storia della franchigia di Boston. Alle World Series i Red Sox dovettero sfidare i St. Louis Cardinals e, proprio come nel 1946, le finali andarono avanti fino alla settima partita. A vincere, però, furono di nuovo i Cardinals.
  • Nel 1972 i Boston Red Sox arrivarono al secondo posto nel campionato dell'American League, alle spalle dei Detroit Tigers. Proprio nello scontro diretto con i Tigers, alla penultima partita della stagione regolare, i Red Sox persero per 1-4 dopo che il loro interbase, Luis Aparicio, scivolò per girare sul cuscino della terza base. Quella stagione era iniziata con uno sciopero da parte dei giocatori della MLB, che richiedevano aumenti salariali ai proprietari delle franchigie. Le partite che si sarebbero dovute disputare nei 13 giorni di sciopero non vennero però recuperate, favorendo così la vittoria finale dei Tigers, che in campionato giocarono una gara in più dei Red Sox. Alla squadra di Boston non venne neanche concesso il recupero di un match rinviato per pioggia.
  • Nel 1975 i Boston Red Sox riuscirono a vincere il titolo dell'American League, raggiungendo quindi le World Series. Qui si trovarono a fronteggiare la squadra dei Cincinnati Reds, che in quegli anni schierava uno dei roster più forti della storia del baseball professionistico. Anche in questa occasione i Red Sox arrivarono alla settima partita, grazie ad una bella rimonta in gara-6. Nel match decisivo i Red Sox riuscirono a portarsi avanti per 3-0, ma si fecero poi rimontare fino a subire il 3-3. Nella parte alta del nono e ultimo inning i Reds vinsero grazie ad un singolo di Joe Morgan, che riuscì a portare a casa Ken Griffey. Le World Series del 1975 sono tutt'oggi considerate le migliori mai disputate nella storia del gioco.
  • Nel 1978 i Boston Red Sox fecero registrare un filotto di 14 vittorie consecutive nella stagione regolare dell'American League, grazie al quale si trovarono al primo posto in classifica; secondi erano i rivali dei New York Yankees. Nell'ultima parte della stagione gli Yankees si resero però protagonisti di un'incredibile rimonta, anche grazie ad una serie di quattro vittorie consecutive proprio contro i Red Sox al Fenway Park di Boston (Boston Massacre). Gli Yankees si trovarono quindi in vantaggio di tre partite e mezza sui Red Sox, ma questi ultimi riuscirono a vincere 12 delle ultime 14 gare della stagione regolare, costringendo così la squadra di New York allo spareggio in partita secca al Fenway Park. Il momento memorabile di quel match, disputatosi il 2 ottobre 1978, fu l'home-run da tre punti battuto dall'interbase degli Yankees, Bucky Dens, con la palla che rimbalzò nella parte alta del muro esterno del Fenway Park, per poi uscire dal campo. Gli Yankees portarono a casa quello spareggio con il punteggio di 5-4.
  • Nel 1986 i Boston Red Sox si qualificarono per le World Series, dove affrontarono i New York Mets. Dopo cinque partite i Red Sox si trovavano in vantaggio per 3-2; in gara-6 la partita si allungò fino al decimo inning, quando la squadra di Boston riuscì a portarsi in vantaggio per 5-3. Nella parte bassa di quello stesso inning i Red Sox schierarono come closer il pitcher Calvin Schiraldi, il quale eliminò i primi due battitori dei Mets, portando così la sua squadra ad un solo out dalla vittoria delle World Series. Tuttavia la squadra di New York riuscì a pareggiare la partita su un pessimo lancio di Bob Stanley e vinse grazie ad un errore in difesa della prima base Bill Buckner, che concesse la valida al battitore Mookie Wilson e quindi il punto decisivo a Ray Knight. In gara-7 i Red Sox si portarono nuovamente in vantaggio per 3-0, ma poi crollarono sotto i colpi dei Mets, che vinsero con il punteggio finale di 8-5.
  • Dal 1988 al 2002 i Boston Red Sox collezionarono una serie negativa di cinque sconfitte nelle finali dell'American League: nel 1988 vennero battuti dagli Oakland Athletics, perdendo tutte e quattro le partite; lo stesso identico risultato arrivò nel 1990, sempre contro gli Athletics; nel 1995 affrontarono i Cleveland Indians al meglio delle cinque gare, ma furono sconfitti per 0-3; nel 1993 persero sempre contro gli Indians (1-3); nel 1999 furono piegati dai rivali degli New York Yankees per 1-4, in una finale giocata al meglio delle sette partite.
  • Nel 2003 i Boston Red Sox lottarono con gli odiati New York Yankees per il titolo dell'American League. Durante lo scontro diretto, all'ultima partita della stagione regolare, la squadra si trovava in vantaggio per 5-2 all'ottavo inning. Il manager dei Red Sox decise però di far salire sul monte di lancio il pitcher Pedro Martínez, un lanciatore non appartenente al cosiddetto bullpen (gruppo di lanciatori esperti dei finali di partita): gli Yankees ebbero così vita facile e massacrarono uno stanchissimo Martínez, segnando tre punti su due sole battute valide e riuscendo a pareggiare la partita. Nella parte bassa dell'undicesimo inning Aaron Boone spedì fuori campo una palla lanciata dal pitcher dei Red Sox, Tim Wakefield, permettendo così agli Yankees di vincere il titolo dell'American League.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Bambino's curse, snarkout.org, 28 settembre 2003.
  2. ^ Rick Olivares, Curses! Foiled Again in Bleachers' Brew, 15 marzo 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]