Maledizione del Bambino

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Babe Ruth — "Il Bambino"

La Maledizione di Bambino (The curse of the Bambino in inglese) fu una superstizione addotta come motivazione per il fallimento della squadra di baseball dei Boston Red Sox, che non vinse la World Series per un periodo di 86 anni e cioè dal 1918 fino al 2004. Alcuni tifosi presero seriamente la "maledizione", ma i più ne parlarono in modo ironico.[1][2]

La superstizione nacque quando la squadra dei Red Sox vendette Babe Ruth (chiamato appunto "il Bambino", in italiano) ai New York Yankees. Prima di questo quella dei Red Sox era stata una squadra che aveva collezionato varie vittorie tra le quali il primo campionato annuale del baseball professionista nel 1903 (World Series) e cinque titoli mondiali. Dopo la cessione del campione la squadra non vinse un titolo per decenni mentre quella dei New York Yankees divenne una delle più forti e vincenti degli USA. Questa maledizione divenne, quindi, il punto focale della storica rivalità fra gli Yankees e i Red Sox negli anni a venire.

La maledizione si alimentò di anno in anno fino al 2004, quando i Red Sox riuscirono a rimontare da uno svantaggio di 3 partite nelle American League Championship Series del 2004 proprio contro gli Yankees, per poi andare a vincere le World Series contro i St. Louis Cardinals.

La tradizione[modifica | modifica sorgente]

Anche se più volte è stato fatto notare il fatto che la cessione di Ruth segnò il declino delle fortune dei Red Sox, la "maledizione" divento un fenomeno di costume soltanto nel 1990, grazie alla pubblicazione del libro The Curse of the Bambino da parte di un giornalista del The Boston Globe Dan Shaughnessy (lo stesso libro divenne materia di studio anche in alcuni corsi di lingua inglese in alcune high school del New England).

La locuzione "maledizione del bambino" (come dimostra un'indagine condotta analizzando gli archivi giornalistici) non venne utilizzata dalla stampa prima del 1920 e fino agli anni '70 non se ne trova traccia; il New York Times non la usò fino al 1990, e non sembra neanche che i giornali di Boston la utilizzarono prima della pubblicazione del libro di Dan Shaughnessy e di un articolo sul The Boston Globe ad esso dedicato. Inoltre l'utilizzo di questa espressione da parte dei tifosi dei Red Sox è stata contestata, per esempio, da Bill Simmons in un suo testo del 2005, Now I Can Die in Peace. A partire dal settembre 1990, vengono riportati infatti i primi cori "1918!" dei tifosi degli Yankees contro quelli dei Red Sox, diventando una vera e propria tradizione dello Yankee Stadium in occasione delle partite contro i rivali di Boston: divennero comuni vari cartelloni con scritte come "1918!" o "CURSE OF THE BAMBINO", oppure magliette con foto di Babe Ruth.

Anche se la maledizione risale al 1918, la cessione di Babe Ruth agli Yankees venne completata soltanto il 3 gennaio 1920. Secondo la tradizione (piuttosto dubbia), il proprietario dei Red Sox di allora, Harry Frazee, utilizzò il ricavato del trasferimento di Ruth per finanziare la produzione di un musical di Broadway, No, No, Nanette. Frazee, infatti, finanziò molte produzioni di Broadway sia prima che dopo la cessione di Babe Ruth e No, No, Nanette venne proposta al pubblico per la prima volta soltanto cinque anni dopo la cessione di Ruth e due anni dopo che Frazee vendette l'intera squadra dei Red Sox a Bob Quinn. Ma, d'altra parte, le tesi alternative non mancano: lo stesso Shaughnessy e Leigh Montville (autore di The Big Bam: The Life and Times of Babe Ruth) hanno avanzato l'ipotesi che Frazee fosse in stretti rapporti con i proprietari degli Yankees e che tutte le cessioni dei Red Sox operate da Frazee nell'ultimo periodo della sua presidenza (oltre all'ipoteca accesa sullo stesso stadio dei Boston Red Sox, il leggendario Fenway Park) siano state compiute proprio allo scopo di finanziare le sue produzioni di Broadway. Infatti, nell'ultimo periodo della presidenza Frazee, Ruth non fu l'unico a lasciare i Red Sox per raggiungere gli odiati Yankees: Wally Schang, Waite Hoyt, Harry Harper, Mike McNally, Everett Scott, Bullet Joe Bush, Sad Sam Jones, Joe Dugan, Elmer Smith e Herb Pennock (forse la cessione più contestata dai tifosi, dopo quella di Ruth). Lo stesso manager dei Red Sox, Ed Barrow, nel 1923 raggiunse gli Yankees per ricoprirvi la carica di general manager.

Gli eventi della maledizione[modifica | modifica sorgente]

Prima della cessione di Babe Ruth, i Red Sox erano riusciti a vincere 5 delle 15 World Series disputate: con Ruth come lanciatore, i Boston Red Sox vinsero le World Series del 1916 e del 1918 (Ruth era con i Red Sox anche nella vittoria delle World Series del 1915, ma il manager lo schierò soltanto in una partita, come pinch-hitter, e non lanciò mai durante quelle finali di campionato). Gli Yankees, al contrario, non erano mai riusciti a raggiungere le World Series fino alla cessione di Ruth.

Negli 84 anni successivi, Gli Yankees disputarono 39 World Series, risultando vincitori per ben 26 volte (nella classifica dei vincitori delle World Series di tutti i tempi, secondi sono i St. Louis Cardinals, con 11 vittorie). Invece, nello stesso lasso di tempo, i Red Sox disputarono soltanto 4 volte le World Series, perdendole tutte alla settima partita (le World Series si disputano al meglio delle sette partite).

Alcune di queste sconfitte sono riportate qui sotto:

  • Nel 1946 i Red Sox riuscirono a raggiungere le World Series per la prima volta da quando vi era stata la cessione di Babe Ruth, nelle quali erano visti come favoriti contro i St. Louis Cardinals. La serie arrivò alla settima partita, giocata allo Sportsman's Park di St. Louis. Nella parte bassa dell'ottavo inning, con il punteggio fermo sul 3-3, i Cardinals (in attacco) erano con Harry Walker in battuta e Enos Slaughter in prima base. Walker riuscì a battere un doppio in direzione dell'esterno sinistro, mentre Slaughter riuscì a raggiungere la terza base e, nonostante il segnale di fermarsi da parte del suggeritore di terza base, ad arrivare salvo a casa base battendo il tiro dell'interbase dei Red Sox Johnny Pesky. Alcuni dicono tuttora che Pesky esitò molto nel tiro per difendersi dal punto di Slaughter, anche se lo stesso Pesky ha più volte negato queste accuse. I filmati dell'epoca non sono di aiuto nel capire che cosa sia successo: si vede soltanto che Pesky è in piena luce, mentre Slaughter è in ombra. In battuta il fuoriclasse dei Red Sox Ted Williams ottenne poco o nulla, giocando da infortunato in queste World Series (le uniche a cui partecipò in tutta la sua carriera).
  • Nel 1948, i Red Sox finirono la stagione regolare al primo posto a pari merito con i Cleveland Indians, per poi sfidarli e risultandone sconfitti nello spareggio per il primato dell'American League (il primo nella storia dei playoffs delle Major Leagues).
  • Nel 1949 ai Red Sox era necessaria una vittoria nelle ultime due partite di stagione regolare per vincere il titolo dell'American League, ma vennero sconfitti in entrambe dagli Yankees, che poi riuscirono a conquistare ben 5 World Series consecutive (dal 1949 al 1953, un record).
  • Dopo una deludente stagione nel 1966, nel 1967 i Red Sox stupirono tutti riuscendo a vincere il titolo dell'American League all'ultima settimana di stagione regolare, con una formazione che è riconosciuta come una delle più forti della storia della franchigia di Boston (fra cui Carl Yastrzemski, Jim Lonborg, Tony Conigliaro e Rico Petrocelli). Alle World Series dovettero sfidare nuovamente i Cardinals e, proprio come nel 1946, le finali andarono avanti fino alla settima e decisiva partita. Vinsero ancora una volta i St. Louis Cardinals per 7-2, guidati dal pitcher Bob Gibson che riuscì a battere anche un home run contro il pitcher dei Red Sox Jim Lonborg.
  • Nel 1972 i Red Sox non riuscirono a conquistare il titolo della divisionale per un distacco minimo a favore dei Detroit Tigers. Nella penultima partita, decisiva per il titolo divisionale perché giocata proprio contro i Detroit Tigers, persero 4-1 dopo che il loro interbase Luis Aparicio scivolò per girare sul cuscino di terza base. Quella stagione era iniziata con il primo scipero dei giocatori di baseball della storia dell'MLB, al termine del quale questi erano riusciti ad ottenere un aumento del fondo pensioni a loro dedicato. Le partite che si sarebbero dovute disputare nei 13 giorni di sciopero dei giocatori non vennero però recuperate (i San Diego Padres e gli Houston Astros non riuscirono a giocare addirittura 9 partite di stagione regolare), risultando determinante anche per i Red Sox, che giocarono una partita in meno dei Tigers. Sempre in quella stagione, inoltre, ai Red Sox non venne concesso di recuperare una partita che era stata rinviata per pioggia.
  • Nel 1975 i Red Sox riuscirono a vincere il titolo dell'American League, raggiungendo quindi le World Series dove si trovarono a fronteggiare la squadra dei Cincinnati Reds, che in quegli anni schieravano uno dei roster più forti di tutta la storia del baseball (la soprannominata Big Red Machine, dominatrice della National League dal 1970 al 1976). Anche in queste World Series i Boston Red Sox giocarono la settima partita, grazie ad un famoso e decisivo walk-off home run del catcher Carlton Fisk in gara-6. Nella partita decisiva i Red Sox riuscirono a portarsi avanti per 3-0, per poi farsi rimontare dai Reds. Nella parte alta del nono e ultimo inning, i Reds misero a segno il punto decisivo con un singolo di Joe Morgan, che riuscì a portare a casa Ken Griffey, Sr. Le World Series del 1975 sono considerate come le più belle mai disputate in tutta la storia del gioco.
  • Nella stagione 1978, il 18 luglio i Red Sox facevano segnare un vantaggio di 14 vittorie nella classifica dell'American League East; secondi erano i rivali dei New York Yankees. Ma arrivati al 10 settembre l'enorme vantaggio era stato completamente eroso dagli Yankees, anche grazie ad una serie di 4 vittorie consecutive giocata al Fenway Park di Boston contro i Red Sox (che passò nella memoria collettiva dei tifosi dei Red Sox con il nome di "Boston Massacre"). Sei giorni più tardi gli Yankees erano in vantaggio di 3 partite e mezzo sui Red Sox, ma questi ultimi riuscirono a vincere 12 delle ultime 14 partite di stagione regolare, ricucendo lo svantaggio e costringendo allo spareggio in partita secca al Fenway Park i rivali. Il momento memorabile di quella partita, disputata il 2 ottobre, fu l'home run da tre punti battuto dall'interbase degli Yankees Bucky Dent (il quale, in 12 anni di carriera, riuscì a batterne soltanto 40), con la palla che rimbalzò nella parte alta del muro sull'esterno sinistro del Fenway Park (il famoso "Green Monster") per poi uscire dal campo. Gli Yankees portarono a casa quello spareggio con il punteggio di 5-4, per poi andare a vincere le World Series.
  • Nelle World Series del 1986, i Boston Red Sox si trovavano di fronte i New York Mets e dopo cinque gare i Red Sox si trovavano in vantaggio per 3-2. Nella successiva gara-6 la partita si allungò fino al 10° inning, quando i Red Sox riuscirono a portarsi in vantaggio per 5-3. Nella parte bassa di quello stesso inning, i Red Sox schierarono come closer il pitcher Calvin Schiraldi, il quale riuscì a eliminare i primi due battitori dei Mets e portando i suoi Red Sox ad un solo out di distanza dalla vittoria delle World Series. Ma la "maledizione" non era ancora stata sconfitta: i Mets riuscirono a pareggiare la partita su un pessimo lancio di Bob Stanley e vincendo grazie ad un errore in difesa del prima base Bill Buckner, il quale concesse la valida al battitore dei Mets Mookie Wilson e quindi il punto della vittoria al suo compagno baserunner Ray Knight (partito dalla seconda base). Nella successiva e decisiva gara-7, i Red Sox riuscirono nuovamente a portarsi in vantaggio per 3-0, ma per poi riuscire anche questa volta a perdere con il punteggio finale di 8-5 per i Mets. Il crollo dei Red Sox in queste ultime due partite ispirò il giornalista George Vecsey a scrivere due articoli che rimasero nella storia del giornalismo sportivo americano.
  • A partire dal 1988, i Boston Red Sox collezionarono una impressionante striscia di risultati negativi nella postseason, che è durata fino alla vittoria del 2004. Nel 1988 persero contro gli Oakland Atlethics nelle finali per il titolo dell'American League (4 sconfitte in 4 gare consecutive); stesso identico risultato nel 1990 e, incredibilmente, sempre contro la stessa squadra degli Oakland Atlethics. Nel 1995 affrontarono i Cleveland Indians nelle finali divisionali (giocate al meglio delle 5 gare), rimanendone sconfitti per 3-0 senza neanche totalizzare una vittoria (estendendo, quindi, la striscia di sconfitte consecutive nella postseason a 13). I Red Sox persero nuovamente nelle Division Series dell'American League del 1993 per 3-1 sempre contro gli Indians, per poi risultare ancora una volta sconfitti nelle finali del 1999 per il titolo di campione dell'American League contro gli Yankees (4-1, giocata al meglio delle 7 gare).
  • Nel 2003 i Red Sox si trovavano di fronte gli Yankees, sempre il titolo dell'American League. In vantaggio per 5-2 all'8° inning, il manager dei Red Sox scelse di far salire sul monte di lancio il pitcher Pedro Martínez, un lanciatore non appartenente al cosiddetto "bullpen" (il gruppo di lanciatori esperti dei finali di partita): gli Yankees massacrarono uno stanchissimo Martínez, segnando 3 punti su due sole battute valide, riuscendo a pareggiare la partita. Nella parte bassa dell'11° inning, Aaron Boone riuscì a spedire fuori campo una palla lanciata dal pitcher dei Red Sox Tim Wakefield (il quale aveva sostituito Martínez), facendo vincere così agli Yankees il titolo dell'American League.

Note

  1. ^ The Bambino's curse, snarkout.org, 28 settembre 2003.
  2. ^ Rick Olivares, Curses! Foiled Again in Bleachers' Brew, 15 marzo 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]