L'era del cinghiale bianco

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L'era del cinghiale bianco

Artista Franco Battiato
Tipo album Studio
Pubblicazione 1979
Durata 30 min : 22 s
Dischi 1
Tracce 7
Genere New wave
Pop
Etichetta EMI Italiana
Produttore Angelo Carrara
Arrangiamenti Franco Battiato e Giusto Pio
Registrazione Studio Radius, Milano
Franco Battiato - cronologia
Album successivo
(1980)

L'era del cinghiale bianco è un album discografico del cantante italiano Franco Battiato, pubblicato nel 1979 dall'etichetta EMI Italiana. È l'album che segna l'accostamento del musicista siciliano alla new wave dopo il periodo sperimentale (iniziato nel 1972 e terminato nel 1978).

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Il disco ebbe un riscontro di vendite ancora modesto, se si pensa all'enorme successo che avrebbero ottenuto i suoi lavori degli anni ottanta, ma maggiore rispetto ai precedenti dischi. La sua title-track è tuttora considerata uno dei suoi brani più celebri. Strade dell'Est risente ancora del periodo sperimentale ed è dominata da un lungo riff di chitarra elettrica. Il re del mondo fu riproposto in una nuova veste nell'album Mondi lontanissimi, conquistandosi con ritardo una certa popolarità tra gli ammiratori. Analogo destino ebbe Stranizza d'amuri, cantata in siciliano, che si fece apprezzare nel corso degli anni. Luna indiana, brano strumentale dove Battiato si limita ad alcuni vocalizzi, fu cantato da Alice nel suo album Gioielli rubati con un testo inedito; nello stesso disco è presente anche una sua versione di Il re del mondo.

Le canzoni[modifica | modifica sorgente]

L'era del cinghiale bianco[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'album non sia mai entrato in classifica, col tempo la canzone è diventata un pezzo forte del repertorio di Battiato.

Nell'album Nomadas (1987), in cui Battiato ha raccolto alcuni suoi vecchi successi riscritti in spagnolo, c'era anche La era del jabalí blanco.

Durante un tour attraverso Italia, Francia e Spagna Battiato ha registrato una versione live del brano e l'ha inserita nel suo primo album dal vivo Giubbe rosse (1989). Un'ulteriore versione dal vivo è stata inserita nell'album Unprotected (1994). Entrambe tali versioni saranno quindi inserite nella raccolta in due CD Battiato Live Collection (1996).

È evidente, in questa come in altre canzoni dell'album (Il re del mondo e Magic shop), l'influsso delle letture di René Guénon. Nel suo saggio Simboli della Scienza sacra (1962), lo scrittore francese analizza infatti la figura del cinghiale, tracciando un parallelo fra la mitologia dei Celti (presso i quali era un animale sacro, simbolo dell'autorità spirituale, contrapposto all'orso, emblema del potere temporale)[1][2] e la tradizione Indù, secondo la quale il cinghiale (varâha), oltre ad essere il terzo dei dieci avatar di Vishnu, rappresenta la nostra stessa era, la Shwêta-varâha-Kalpa ovvero era (o ciclo cosmico) del cinghiale bianco. È un'età mitologica e magica, durante la quale ogni uomo raggiunge la conoscenza assoluta in senso spirituale. Probabilmente Battiato, quando pensò al nome "cinghiale bianco", deve aver pensato alla figura emblematica di Riccardo III, re di Inghilterra, il quale scelse come suo emblema proprio tale animale, di colore bianco.

Magic shop[modifica | modifica sorgente]

Parla del movimento New Age e della deriva di tutti i movimenti spirituali, comprese le religioni, verso il consumismo e la commercializzazione.

Negli ultimi anni l'autore ha modificato il testo, eliminando i versi finali da «Eterna è tutta l'arte dei Musei...» fino a «...rubriche aperte sui peli del Papa».

Il brano è stato ripreso nel live Last Summer Dance e nella raccolta The Platinum Collection 2.

Il re del mondo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1985 Battiato riproporrà la canzone nell'album Mondi lontanissimi in versione riarrangiata, mantenendo il testo invariato. Il brano conta inoltre una versione registrata dal vivo (pubblicata in Unprotected, 1994) e una versione in inglese, inserita in Echoes of Sufi Dances del 1985. Nello stesso anno Alice ne inserirà una cover nell'album Gioielli rubati, mentre Giuni Russo ne ha fornito un'interpretazione dal vivo in Voce prigioniera (1988).

Il re del mondo si rifà alla sfera degli antichi miti esoterici e tratta delle illusioni che l'uomo comune si fa durante la sua esistenza, spinto da qualcosa di superiore che incatena tutti in un unico sistema e spegne l'individualità. Il Re del Mondo è anche il titolo di un'opera del 1927 di René Guénon, scrittore già citato da Battiato nella canzone Magic Shop.[1]

Per Guénon, autore pienamente votato all'esoterismo, il cosiddetto Re del Mondo risiede nel centro spirituale del mondo, l'Agarthi, e con i suoi adepti forma una setta di esseri spiritualmente migliori, la quale regge le sorti del mondo e protegge gli ignari uomini. Il controllo di queste entità superiori però toglie all'uomo il cosiddetto libero arbitrio, cioè la possibilità di trovare la retta via attraverso i mezzi che reputa più opportuni. Così il Re del Mondo, da protettore e osservatore, diventa invece un'entità negativa per l'uomo, che viene reso prigioniero e privato della possibilità di ricercare la redenzione.[2]

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Testi e musiche di Franco Battiato; arrangiamenti di Franco Battiato e Giusto Pio.

Lato A[modifica | modifica sorgente]

  1. L'era del cinghiale bianco – 4:14
  2. Magic shop – 4:11
  3. Strade dell'Est – 4:18
  4. Luna indiana – 3:30

Durata totale: 16:13

Lato B[modifica | modifica sorgente]

  1. Il re del mondo – 5:33
  2. Pasqua etiope – 4:25
  3. Stranizza d'amuri – 5:10

Durata totale: 15:08

Musicisti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Gianfranco Baldazzi, Luisella Clarotti, Alessandra Rocco, I nostri cantautori, Thema Editore, 1990, pp. 167-168.
  2. ^ a b Franco Pulcini, Tecnica mista su tappeto, EDT, 1992, pp. 31-32.

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