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Agarthi

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Un'illustrazione di Agarthi all'interno della Terra cava, dal libro Agartha di Walter Siegmeister del 1960.

Agarthi (detto anche Aghartha, Agartha o Agartta) è un regno leggendario che si troverebbe all'interno della Terra, descritto nelle opere di vari scrittori tra cui Willis George Emerson (1856-1918). Sede del mitico re del mondo, la favolosa Agarthi è legata alla teoria della Terra cava ed è un soggetto popolare nell'esoterismo.

Agarthi è un nome spesso usato per definire una civiltà di origine polare, che si sarebbe nascosta all'interno dell'Asia centrale. Nel tantra Kalachakra del buddhismo tibetano viene descritto un regno simile, col nome di Shambhala.

Nelle interpretazioni moderne vi è una sostanziale identificazione tra Shambhala e Agarthi,[1] per quanto la prima si riferisca tendenzialmente a un centro spirituale etereo ordinariamente invisibile, mentre la seconda a un regno fisico sotterraneo.[2]

Secondo i teorici della sua esistenza, il termine Agarthi significherebbe «inaccessibile», sebbene non si abbia riscontro di parole tibetane o sanscrite ad esso simili.

La nascita del mito

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La fortuna occidentale di Agarthi nascerebbe, secondo Joscelyn Godwin, con Louis Jacolliot,[3] un indologo francese studioso delle commistioni tra induismo e cristianesimo, che parlò di una mitica «Asgartha»,[3][5] per poi diffondersi con Alexandre Saint-Yves d'Alveydre e il suo libro Missione dell'India, con Ossendowski, autore di Bestie, uomini e dei, con Willis George Emerson, e altri tra cui René Guénon, autore de Il Re del mondo.[6]

Quest'ultimo non fa che riprendere le idee dei primi due, cercando però di chiarire come la sotterraneità di Agartha non andasse intesa esclusivamente in senso fisico, ma soprattutto come simbolo o metafora dell'occultamento della verità spirituale.[7]

Alexandre Saint-Yves d'Alveydre

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Alexandre Saint-Yves d'Alveydre fu un occultista francese del diciannovesimo secolo, a cui si deve la pubblicazione di un racconto dove si cita appunto il "regno di Agartha", descrivendolo per la prima volta esplicitamente come un regno sotterraneo,[8] di cui avrebbe appreso l'esistenza nei suoi viaggi in India, dove sarebbe stato iniziato da due maestri ai misteri della dottrina indù.[6] Secondo quanto vi si trova scritto, questo mondo segreto con tutta la sua saggezza e ricchezza sarebbe divenuto «accessibile a tutta l'umanità, quando il cristianesimo sarà all'altezza dei comandamenti che erano stati redatti da Mosè». Saint-Yves fornisce una descrizione di questo regno come se fosse un luogo reale, situato sull'Himalaya, in Tibet.

Ferdynand Ossendowski

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Successivamente l'esploratore Ferdynand Ossendowski, pur avendo visitato luoghi diversi da quelli di Alveydre, in un libro del 1922 intitolato Bestie, Uomini e Dei, riporta un analogo racconto di cui era venuto a conoscenza, riguardante un regno sotterraneo all'interno della Terra e noto come Agharti.[9]

Si tratterebbe di un regno separato da una cintura di alte montagne e suddiviso in otto parti, e in cui vi sono settantasei regni.[senza fonte] Kalapa è la capitale di Shambhala-Agartha in cui ha sede il palazzo del re-sacredote, e questo regno è situato in India e coincidente col Monte Meru o Polo nord prima dello spostamento dell'asse terrestre, centro del mondo e terra originaria dell'umanità. Sarebbe situata in India nello stato di Orissa o vicino a Benares. Il suo primo capo fu Suchandra, il capo attuale è Anirudda e il prossimo sarà Drag-po chor lo chan o Rudra chakrin, il corrucciato con la ruota. Secondo la profezia il Mahdi della tradizione islamica, discendente di Maometto, che viene definito l'"ottavo" dopo Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù, Mani e Maometto, ingaggerà la guerra mondiale per il dominio planetario e instaurerà un impero mondiale. Così facendo si scontrerà con Shambhala e il suo sacerdote-re Rudra chakrin. Questi lo spazzerà via con l'aiuto delle forze soprannaturali e inizierà l'età dell'oro.

Il Kalachakra tantra profetizza una guerra tra Shambhala e la Mecca e parla del pericolo per il buddhismo costituito dall'islam. Ma la battaglia finale avverrà in Iran tra Kalki e il capo musulmano.

Willis George Emerson

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Un'altra delle prime fonti del mito dei regni sotterranei è Il Dio fumoso (The Smokey God or A Voyage to the Inner World, 1908), di Willis George Emerson, supposta autobiografia di un marinaio norvegese chiamato Olaf Jansen, malgrado nel testo non si faccia il nome di Agarthi, associato solo in opere successive.

Emerson racconta di come Jansen abbia navigato all'interno della Terra attraverso un'apertura presso il Polo nord. Per due anni sarebbe vissuto con gli abitanti di questo regno il cui mondo sarebbe illuminato da un "Sole centrale fumoso". Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, il figlio ricoverato come pazzo. Il resoconto sarebbe stato dato dal figlio, che dopo la dimissione dal sanatorio si sarebbe stabilito in California, e che novantenne avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda.

Shambhala "la Minore", una delle colonie di Agarthi, era la sede del governo del regno. Mentre Shambhala consiste in un continente interno, le altre colonie satelliti sono degli agglomerati più piccoli situati all'interno della crosta terrestre o dentro le montagne. I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero il popolo di Agarthi a stabilirsi sottoterra.

Agarthi nell'esoterismo

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Le viscere della terra da un'illustrazione di Athanasius Kircher in Mundus Subterraneus (1664)

L'esistenza di Agarthi è stata considerata seriamente da numerosi europei, come ad esempio, per citarne alcuni, i seguaci della teosofia di Madame Blavatsky, la veggente fondatrice della Società Teosofica Internazionale, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi «Maestri della Fratellanza Bianca», i sopravvissuti di una razza eletta vissuta tra Tibet e Nepal, i quali in seguito alla spaventosa catastrofe che aveva distrutto Lemuria o altri continenti perduti si sarebbero rifugiati nelle viscere della terra,[10] dove avrebbero fondato una prodigiosa civiltà.[1]

La Blavatsky aveva parlato in realtà di Shambhala, posizionandola nel deserto del Gobi, ma quando nel 1910 uscì postumo il libro di Saint-Yves d'Alveydre, e nel 1922 il bestseller di Ossendowski, la comunità teosofica comincerà ad attribuire alla loro Agartha sotterranea le stesse descrizioni della Blavatsky, per via della collocazione di entrambi i luoghi nella stessa area geografica, come fossero il medesimo.[11][12]

Anche il nazismo si interessò alla mitica Agartha, finanziando una ricerca avente lo scopo di trovare la residenza dei progenitori della «razza-madre» dell'umanità, di stirpe ariana, di cui parlavano i teosofi. Tra il 1937 e il 1938, perciò, fu organizzata una spedizione in Tibet.[13]

Un'altra organizzazione esoterica collegata ai Maestri appartenenti a un luogo che ricorda Agarthi è l'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce.

Oltre che Shambala, il leggendario paradiso di Agarthi ha varie analogie con altri luoghi mitici, come la Terra Proibita, la Terra delle Acque Candide, la Terra degli Spiriti Raggianti, la Terra del Fuoco Vivente, la Terra degli Dei Viventi, la Terra delle Meraviglie. Gli indù parlano di Aryavartha, terra d'origine dei Veda; i Cinesi di Hsi Tien, il Paradiso Occidentale di Hsi Wang Mu, la Madre Regale dell'Ovest; la setta cristiana russa dei vecchi credenti la chiamava Belovodye e i Kirghizi Janaidar.[senza fonte]

Louis Pauwels e Jacques Bergier, autori de Il mattino dei maghi, parlano di una rivalità tra Agarthi e Shamballa: la prima seguirebbe i precetti della via della mano destra, la seconda invece, seguendo la mano sinistra, sarebbe un centro occulto di potere e violenza.[14]

Il deserto del Gobi, dove secondo la teosofa Helena Blavatsky si troverebbe uno degli accessi al regno sotterraneo di Shamballa, identificata dai suoi seguaci con Agarthi.

Tra gli ipotetici ingressi di Agarthi vi sono:

  1. 1 2 Il termine «Agarthi» non compare tuttavia nella prima letteratura teosofica, essendo stato adottato solo in seguito.[11]
  2. Godwin, Shambhala nel Gobi, ne Il mito polare (2001), p. 120.
  3. 1 2 Godwin, Agartha e i Polari, ne Il mito polare (2001), p. 97.
  4. (EN) Rabdo Team, Ancients' Awakening, Graal Publishing House, 2024, p. 46.
  5. Forse collegata semanticamente alla norrena Asgard.[4]
  6. 1 2 Rene Guenon, Le Roi du Monde, Gallimard, 1958.
  7. Godwin, Agartha e i Polari, ne Il mito polare (2001), p. 105.
  8. Yves Marquis Alexandre d'Aveydre, Il Regno di Agartha, dalla quarta di copertina, CdL, 2023.
  9. Ferdynand Ossendowski (1922). Beasts, Men and Gods, New York, E. P. Dutton & Company.
  10. Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni, Luci nel cielo, Milano, Mondadori, 2014, p. 235.
  11. 1 2 Cfr. Walter Kafton-Minkel, Gianfranco de Turris (a cura di), Storie dal Tibet, in Mondi sotterranei: e il mito della terra cava, traduzione di Milvia Faccia, Roma, Mediterranee, 2013 [1989], p. 188.
  12. Godwin, Agartha e i Polari, ne Il mito polare (2001), p. 103.
  13. Christopher Hale, Himmler's Crusade: The Nazi Expedition to Find the Origins of the Aryan Race, Hoboken (N. J.), John Wiley & Sons, 2003.
  14. Godwin, Agartha e i Polari (2001), p. 95.
  15. Giulio Verne vi collocò l'entrata al mondo sotterraneo nel suo romanzo Viaggio al centro della terra.

Voci correlate

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