L'era del cinghiale bianco

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L'era del cinghiale bianco
ArtistaFranco Battiato
Tipo albumStudio
Pubblicazione10 settembre 1979
Durata31:21
Dischi1
Tracce7
GenerePop[1]
EtichettaEMI Italiana
ProduttoreAngelo Carrara
ArrangiamentiFranco Battiato e Giusto Pio
RegistrazioneStudio Radius, Milano
FormatiLP, MC
Altri formatiCD
Franco Battiato - cronologia
Album successivo
(1980)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Dizionario del pop-rock[2]

L'era del cinghiale bianco è il nono album discografico del cantautore italiano Franco Battiato pubblicato dall'etichetta EMI Italiana il 10 settembre 1979. È l'album che segna il passaggio del musicista siciliano alla new wave e al pop, dopo il periodo sperimentale iniziato nel 1972.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

La seconda metà degli anni '70 fu caratterizzata per Battiato da una fase dedicata in particolar modo allo studio e alla sperimentazione vocale e sonora. La conoscenza di Karlheinz Stockhausen lo spinse inoltre all'apprendimento di nozioni in ambito di composizione, armonie e solfeggio.[3] Saltuariamente, però, Battiato si occupò, assieme a Giusto Pio, di curare gli arrangiamenti di composizioni di musica leggera, tra cui il 45 giri Pop star/La solfa del destino di Ombretta Colli, senza comparire nei crediti,[4] e i 33 giri Come barchette dentro un tram di Alfredo Cohen e Polli di allevamento di Giorgio Gaber.

Nel 1978 avvenne un ulteriore riavvicinamento di Battiato alla musica leggera. Pubblicò infatti a nome Astra il singolo Adieu/San Marco. Per la promozione del 45 giri, l'autore siciliano non volle comparire direttamente e fu Stefano Pio, figlio del collaboratore e violinista Giusto Pio, a prestare la sua immagine comparendo sulla copertina del disco e promuovendo il disco in qualche apparizione televisiva.[4] Adieu/San Marco ebbe un riscontro di vendite molto modesto, ma segnò un primo ritorno di Battiato al formato della canzone.

Battiato decise quindi, da un lato per la necessità di distaccarsi dalla musica sperimentale, dall'altro per scommessa, ritenendosi capace di scrivere canzoni di successo di musica pop,[5] di incidere di nuovo un album di musica leggera. Rescisse quindi il contratto con la Dischi Ricordi e, tramite il produttore Angelo Carrara, si concretizzò il suo passaggio alla EMI.[6]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Le registrazioni del disco iniziarono nel corso del 1979. Una prima versione acustica venne presentata alla EMI, che rimase insoddisfatta della qualità del suono e dell'esecuzione.[7]

Si diede quindi luogo a una seconda registrazione, che venne effettuata presso lo studio del chitarrista Alberto Radius e registrate e mixate da Enzo "Titti" Denna. Vennero poi chiamati a collaborare il batterista Tullio De Piscopo e il bassista Julius Farmer. Il nuovo gruppo rifinì quindi le precedenti registrazioni e inserì le nuove parti, giungendo a terminare il lavoro all'inizio dell'autunno del 1979.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il disco ebbe un riscontro di vendite ancora modesto, se comparato all'enorme successo che avrebbero ottenuto i suoi lavori degli anni ottanta, ma maggiore rispetto ai precedenti dischi. La sua title-track è tuttora considerata uno dei suoi brani più celebri. Strade dell'est risente ancora del periodo sperimentale ed è dominata da un lungo riff di chitarra elettrica. Il re del mondo fu riproposto in una nuova veste nell'album Mondi lontanissimi, conquistandosi con ritardo una certa popolarità tra gli ammiratori. Analogo destino ebbe Stranizza d'amuri, cantata in siciliano, che si fece apprezzare nel corso degli anni. Luna indiana, brano strumentale dove Battiato si limita ad alcuni vocalizzi, fu cantato da Alice nel suo album Gioielli rubati con un testo inedito; nello stesso disco è presente anche una sua versione de Il re del mondo.

Il 19 luglio 2019 è uscita un'edizione per commemorare il quarantesimo anniversario dell'album. In essa sono state inserite, insieme ad altre bonus track, tre versioni preliminari delle canzoni Strade dell'est, Il re del mondo e Stranizza d'amuri. La copertina è stata rivisitata da Francesco Messina che ha aggiunto al centro una fotografia di Battiato del periodo, rendendola simile a quella del 45 giri L'era del cinghiale bianco/Luna indiana.[8]

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

L'era del cinghiale bianco[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'album non sia mai entrato in classifica, col tempo la canzone è diventata un pezzo forte del repertorio di Battiato.

Nell'album Nomadas (1987), in cui Battiato ha raccolto alcuni suoi vecchi successi riscritti in spagnolo, c'era anche La era del jabalí blanco.

Durante un tour attraverso Italia, Francia e Spagna Battiato ha registrato una versione live del brano e l'ha inserita nel suo primo album dal vivo Giubbe rosse (1989). Un'ulteriore versione dal vivo è stata inserita nell'album Unprotected (1994). Entrambe queste versioni sono state inserite nella raccolta in due CD Battiato Live Collection (1996).

È evidente, in questa come in altre canzoni dell'album (Il re del mondo e Magic Shop), l'influsso delle letture di René Guénon. In un saggio di questi infatti, Su due simboli iperborei, apparso sulla rivista del Gruppo di Ur del 1929,[9] e incorporato in una raccolta successiva, Simboli della Scienza sacra (1962), l'esoterista francese analizza la figura del cinghiale, tracciando un parallelo fra la mitologia dei Celti (presso i quali era un animale sacro, simbolo dell'autorità spirituale, contrapposto all'orso, emblema del potere temporale)[10][11] e la tradizione Indù, secondo cui il cinghiale (varāha), oltre a essere il terzo dei dieci avatar di Vishnu, rappresenta la Shwêta-varâha-Kalpa ovvero era (o ciclo cosmico) del cinghiale bianco.

È un'età mitologica e magica, durante la quale ogni uomo raggiunge la conoscenza assoluta in senso spirituale. Probabilmente quando Battiato pensò al nome "cinghiale bianco" deve aver pensato alla figura emblematica di Riccardo III, re di Inghilterra, che scelse come suo emblema proprio questo animale di colore bianco.

Magic Shop[modifica | modifica wikitesto]

Parla del movimento New Age e della deriva di tutti i movimenti spirituali, comprese le religioni, verso il consumismo e la commercializzazione.

Negli ultimi anni l'autore ha modificato il testo, eliminando i versi finali da «Eterna è tutta l'arte dei Musei...» fino a «...rubriche aperte sui peli del Papa».

Il brano è stato ripreso nel live Last Summer Dance e nella raccolta The Platinum Collection 2.

Il re del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985 Battiato ripropone la canzone nell'album Mondi lontanissimi in versione riarrangiata, mantenendo il testo invariato. Inoltre il brano conta una versione registrata dal vivo pubblicata in Unprotected del 1994 e una versione in inglese, inserita in Echoes of Sufi Dances del 1985. Nello stesso anno Alice ne inserisce una cover nell'album Gioielli rubati, mentre Giuni Russo ne fornisce un'interpretazione dal vivo in Voce prigioniera (1988).

Il re del mondo si rifà alla sfera degli antichi miti esoterici e tratta delle illusioni che l'uomo comune si fa durante la sua esistenza, spinto da qualcosa di superiore che incatena tutti in un unico sistema e spegne l'individualità. Il re del mondo è anche il titolo di un'opera del 1927 di René Guénon, scrittore già citato da Battiato nella canzone Magic Shop.[10]

Per Guénon, autore pienamente votato all'esoterismo, il cosiddetto Re del Mondo risiede nel centro spirituale del mondo, l'Agarthi, e con i suoi adepti forma una setta di esseri spiritualmente migliori, la quale regge le sorti del mondo e protegge gli ignari uomini. Il controllo di queste entità superiori però toglie all'uomo il cosiddetto libero arbitrio, cioè la possibilità di trovare la retta via attraverso i mezzi che reputa più opportuni. Così il Re del Mondo, da protettore e osservatore, diventa invece un'entità negativa per l'uomo, che viene reso prigioniero e privato della possibilità di ricercare la redenzione.[11]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testi di Franco Battiato; musiche e arrangiamenti di Franco Battiato e Giusto Pio.

Lato A[modifica | modifica wikitesto]

  1. L'era del cinghiale bianco – 4:14
  2. Magic Shop – 4:11
  3. Strade dell'est – 4:18
  4. Luna indiana – 3:30

Durata totale: 16:13

Lato B[modifica | modifica wikitesto]

  1. Il re del mondo – 5:33
  2. Pasqua etiope – 4:25
  3. Stranizza d'amuri – 5:10

Durata totale: 15:08

40th Anniversary Edition[modifica | modifica wikitesto]

  1. L'era del cinghiale bianco – 4:17
  2. Magic Shop – 4:14
  3. Strade dell'est – 4:20
  4. Luna indiana – 3:34
  5. Il re del mondo – 5:38
  6. Pasqua etiope – 4:29
  7. Stranizza d'amuri – 5:14
  8. Strade dell'est (Demo Version) – 6:03
  9. Il re del mondo (Demo Version) – 5:30
  10. Stranizza d'amuri (Demo Version) – 5:08
  11. La era del jabalí blanco (da Nomadas) – 3:48
  12. The King of the World (da Echoes of Sufi Dances) – 3:29
  13. Stranizza d'amuri (live) (da Unprotected) – 2:34
  14. Strade dell'est (live) (da Unprotected) – 2:33
  15. Il re del mondo (live) (da Concerto di Baghdad) – 3:29
  16. L'era del cinghiale bianco (live) (da Giubbe rosse) – 3:44

Durata totale: 68:04

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Domenico Ruoppolo, Franco Battiato - Evadere le regole dell'universo, su ondarock.it, Ondarock. URL consultato il 6 giugno 2021.
  2. ^ Enzo Gentile, Alberto Tonti, Il dizionario del pop-rock 2014, Zanichelli, 2014, p. 116.
  3. ^ La Posta, pp. 59-60.
  4. ^ a b La Posta, pp. 74-75.
  5. ^ Sebastiano Messina, Franco Battiato dall'A alla Zeta, in La Repubblica, 5 Agosto 1989. URL consultato il 22 Aprile 2020.
  6. ^ La Posta, p. 76.
  7. ^ Fabio Zuffanti, Quarant'anni fa il Cinghiale di Battiato, in La Stampa, 30 Aprile 2019. URL consultato il 20 Aprile 2020.
  8. ^ Rockol com s.r.l, √ Franco Battiato, la riedizione di 'L'era del cinghiale bianco' per il quarantennale, su Rockol. URL consultato il 31 agosto 2019.
  9. ^ Ora nel vol. III di Introduzione alla Magia, pp. 326-333, Roma, Mediterranee, 2006.
  10. ^ a b Gianfranco Baldazzi, Luisella Clarotti, Alessandra Rocco, I nostri cantautori, Thema Editore, 1990, pp. 167-168, ISBN 9788871590691.
  11. ^ a b Franco Pulcini, Tecnica mista su tappeto, EDT, 1992, pp. 31-32.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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