La voce del padrone (album)

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La voce del padrone
ArtistaFranco Battiato
Tipo albumStudio
Pubblicazione1981
Durata31:42
Dischi1
Tracce7
GenerePop[1]
EtichettaEMI Italiana 3C064-18558
ProduttoreAngelo Carrara
RegistrazioneStudi Radius di Milano
NoteVendite totali:(1.000.000+)
Certificazioni
Dischi d'oro1 Italia Italia[2]
(vendite: 250 000)
Dischi di platino1 Italia Italia[3]
(vendite: 600 000)
Franco Battiato - cronologia
Album precedente
(1980)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[1] Pietra miliare

La voce del padrone è un album musicale di Franco Battiato, pubblicato nel 1981 dalla EMI Italiana.

Considerata una delle pubblicazioni più importanti della musica italiana nonché uno dei titoli migliori di Battiato,[1] La voce del padrone fu il primo long playing a superare il traguardo del milione di copie vendute in Italia[1][4] e portò definitivamente al successo l'artista siciliano, rimanendo uno dei suoi più grandi successi. L'album rimase al primo posto in classifica per diciotto settimane non consecutive fra il maggio e l'ottobre del 1982.[5] Il titolo dell'album è un riferimento all'omonima etichetta discografica.

Per promuovere il disco sia in Italia che all'estero vennero poi estratti sei singoli: uno per il mercato italiano, due per quello francese, due per quello spagnolo e, infine, uno per quello tedesco.[6]

Fu anche realizzata La voz de su amo, una versione identica a quella originale ma destinata al solo mercato iberico e con i titoli dei brani diversi.[7]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Con questo album Franco Battiato si affranca definitivamente dall'influenza del rock progressivo che aveva caratterizzato i suoi anni settanta, dalla quale aveva iniziato ad allontanarsi da qualche tempo, già con L'era del cinghiale bianco, e accantona in parte i percorsi esoterici sui quali tornerà in seguito. Album pop altrettanto sperimentale ma facilmente fruibile per il medio pubblico - nonché ballabile -[5] aprì nuovi scenari musicali per l'artista.

Spesso caratterizzato da sonorità eleganti e raffinate con riferimenti al punk rock ed alla new wave,[1] La voce del padrone è considerato più semplice dei precedenti L'era del cinghiale bianco e Patriots, ma più organico. La particolarità dell'album è la presenza di numerosi strumenti molto differenti fra loro (vibrafono, organo Hammond, sezioni di archi, sintetizzatore e sequencer), qui utilizzati in modo "orchestrale".[1]

I brani[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera Bianca[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente il brano più noto dell'album insieme a "Cuccurucucù" e "Centro di gravità permanente", "Bandiera bianca" è una critica che prende di mira alcuni degli aspetti considerati dal cantautore i più immorali della società contemporanea, quali il terrorismo («in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore»),[8] la politica («quei programmi demenziali con tribune elettorali»), e l'eccessiva dipendenza dai soldi («pronipoti di sua maestà il denaro»). Tra i musicisti citati nel brano vi sono Alan Sorrenti («siamo figli delle stelle», a cui si legano idealmente proprio i "pronipoti" prima citati), i Doors («This is the end, my only friend») e Bob Dylan (qui definito con la metonimia «Mister Tamburino»), mentre Ludwig van Beethoven, Frank Sinatra e Antonio Vivaldi sono stati ripresi per criticare la loro idealizzazione avvenuta durante gli anni settanta («A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata; a Vivaldi l'uva passa, che mi dà più calorie...»).

Il ritornello («sul ponte sventola bandiera bianca») fa riferimento ad una poesia di Arnaldo Fusinato (L'ultima ora di Venezia) mentre il termine «Minima Immoralia» (qui utilizzato per dire “immoralità”)[1] cita i Minima Moralia di Theodor Adorno. La citazione «c'è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero» è invece una dichiarazione auto-parodistica.

Cuccurucucu[modifica | modifica wikitesto]

Anch'esso fra i brani più noti di Battiato, "Cuccurucucu" cita la canzone "Cucurrucucú paloma" di Tomás Méndez, il Proemio dell'Iliade, Il mondo è grigio/ il mondo è blu di Nicola Di Bari, "Il mare nel cassetto" di Milva e "Le mille bolle blu" di Mina[1]. Fra le altre canzoni citate vi sono "Lady Madonna" e "With a Little Help from My Friends" dei Beatles, "Ruby Tuesday" dei Rolling Stones, "Let's twist again" di Chubby Checker, "Just Like a Woman" e "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan.

Nei cori del brano, vi è la partecipazione di Giuni Russo con i suoi acuti e virtuosismi vocali.

Centro Di Gravità Permanente[modifica | modifica wikitesto]

"Centro Di Gravità Permanente" è una canzone che fa riferimento al senso di smarrimento provato da Battiato.[9] Come "Bandiera Bianca" e "Cuccuruccucu", la canzone basata su un testo giocato, in apparenza, su immagini casuali. Il “centro di gravità” qui citato è il luogo dell'intimità (il "" reale) dove il cantautore spera di trovare stabilità, ed essere un semplice osservatore. Questa esigenza gli permetterà di incontrare personaggi sapienti: i gesuiti euclidei vestiti come bonzi alla corte della dinastia dei Ming, i capitani contrabbandieri macedoni e la vecchia bretone con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù. Questi riferimenti culturali provengono probabilmente dalla frequentazione letteraria del mistico Georges Gurdjieff.[10][11]

Le altre canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Le altre canzoni presenti nell'album sono Summer On A Solitary Beach, Gli Uccelli, Segnali Di Vita, e Sentimento Nuevo. La prima rievoca un'atmosfera nostalgica e irreale (secondo le intenzioni del cantautore il brano doveva rievocare una "spiaggia metafisica"), la seconda si distingue per la sua vena poetica (si tratta di una lode al volo degli uccelli), la terza anticipa lo stile pop più riflessivo dei dischi successivi, mentre la quarta è invece un'ode esplicita all'amore fisico.[1]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

In un referendum promosso da Musica e dischi La voce del padrone è stato valutato come il secondo miglior album italiano di musica leggera degli anni ottanta, superato solamente da Crêuza de mä di Fabrizio De André,[12] indice di un apprezzamento generale di questo disco sia dal pubblico che dalla critica.[1]

L'album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 2.[13]

Più in generale, la critica lo ha definito "un raffinato connubio di pop e poesia".[5]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Versione italiana[modifica | modifica wikitesto]

  1. Summer On A Solitary Beach – 4:48
  2. Bandiera Bianca – 5:19
  3. Gli Uccelli – 4:43
  4. Cuccurucucu – 4:10
  5. Segnali Di Vita – 3:39
  6. Centro Di Gravità Permanente – 3:58
  7. Sentimento Nuevo – 4:16

Versione spagnola (La voz de su amo)[modifica | modifica wikitesto]

  1. Verano en una playa solitaria – 4:48
  2. Bandera blanca – 5:19
  3. Los pájaros – 4:43
  4. Cuccurucucù – 4:10
  5. Señales de vida – 3:39
  6. Centro de gravedad permanente – 3:58
  7. El sentimiento nuevo – 4:16

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Franco Battiato - La Voce Del Padrone, su ondarock.it. URL consultato il 18 giugno 2010.
  2. ^ La Stampa: Che cosa c'è di nuovo, su archiviolastampa.it. URL consultato il 23 aprile 2015.
  3. ^ La Stampa: Ai re del disco, oro, argento e platino, su archiviolastampa.it. URL consultato il 18 aprile 2015.
  4. ^ Franco Pulcini, Tecnica mista su tappeto, EDT, 1992, p. 39.
  5. ^ a b c Franco Battiato / Official Website (La voce del padrone – La voz de su amo (esp)), su battiato.it. URL consultato il 7 novembre 2013.
  6. ^ Discografia - Singoli & promo, su solitarybeach.altervista.org. URL consultato il 18 giugno 2010.
  7. ^ Discografia di Franco Battiato, su battiato.it. URL consultato il 16 maggio 2016.
  8. ^ Richard Young, Music, Popular Culture, Identities, Editions Rodopi, 2002, p. 38.
  9. ^ Guido Crainz, Il paese mancato: dal miracolo economico agli anni Ottanta, Donzelli Editore, 2003, p. 560.
  10. ^ Rocco Bruno, Matrix, Una Parabola Moderna Libro I, 2002, p. 157.
  11. ^ Luigi Manconi, Valentina Brinis, La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni, Il Saggiatore, 2012, p. 288.
  12. ^ I migliori del decennio, su fondazionedeandre.it. URL consultato il 18 giugno 2010.
  13. ^ I 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I nostri cantautori (Gianfranco Baldazzi, Luisella Clarotti, Alessandra Rocco, Thema Editore, 1990, pag. 169-172.)
  • Franco Battiato (Annino La Posta, Giunti, 2010, pag. 98-102)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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