Grammatica napoletana

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Lingua napoletana.

La grammatica napoletana è l'insieme delle regole che governano l'uso delle parole, delle frasi e dei periodi nella lingua napoletana.

Presenta per molti aspetti delle somiglianze con le grammatiche delle altre lingue romanze, ma, contrariamente ad alcune di queste, non esiste un'accademia linguistica che codifichi quale sia la grammatica napoletana standard.

Il napoletano è una lingua flessa: per esempio, i sostantivi e i pronomi sono flessi nel genere (femminile, maschile e neutro) e nel numero (singolare e plurale), e i verbi si coniugano in base alla persona, al tempo e al modo.

Articoli[modifica | modifica wikitesto]

In napoletano esistono articoli determinativi e indeterminativi; si flettono in base a genere e numero e concordano con i sostantivi che li seguono. L'articolo cambia a seconda che il suono successivo sia consonantico o vocalico.

Maschile singolare Femminile singolare Neutro singolare Maschile plurale Femminile plurale Neutro plurale
Determinativi 'o

l'

'a

l'

'o

l'

'e

ll'

'e

ll'

'e

ll'

Indeterminativi nu

n'

na

n'

nu

n'

(cierte) (certe) (cierte)

Articoli determinativi[modifica | modifica wikitesto]

  • maschile singolare:
    • 'o (davanti a parole che iniziano per suono consonantico: 'o sole),
    • l' (davanti a parole che iniziano con un suono vocalico: l'amico).
  • femminile singolare:
    • 'a
    • l'
  • neutro singolare:
  • maschile e neutro plurale:
    • 'e
    • ll'
  • ffemminile plurale:
    • 'e. L'articolo femminile plurale 'e provoca raddoppiamento fonosintattico nel sostantivo che segue: 'e femmene si pronuncia /effemmənə/.
    • ll'

Articoli indeterminativi

  • maschile e neutro singolare:
    • nu
    • n'
  • femminile singolare:
    • na
    • n'

Gli articoli indeterminativi plurali non esistono, e al loro posto si usano le forme plurali dell'aggettivo indefinito "cierto".

Sostantivi[modifica | modifica wikitesto]

Pronuncia identica sia nel singolare che nel plurale[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'indebolimento della vocale finale, molti sostantivi hanno una pronuncia identica sia nel singolare che nel plurale: le due forme si distinguono grazie all'utilizzo del differente articolo, alla presenza o meno del rafforzamento sintattico, alla concordanza del verbo. Altri sostantivi hanno invece una forma distinta per il plurale, talvolta basata sulla mutazione della vocale tonica (per esempio 'o cartone diventa 'e cartune).

Mutazione della vocale tonica[modifica | modifica wikitesto]

La mutazione della vocale tonica serve anche ad ottenere il maschile di diversi aggettivi o sostantivi, per esempio rossa ("rossa") diventa russo, con mutazione della o in u (si noti la pronuncia indistinta della o e della a finale). Si tratta del fenomeno della metafonia; sebbene la caduta della desinenza -u(m) finale del latino non abbia alcune ripercussioni sulla radice lessicale, desinenza latina del femminile -a(m) cade, non senza lasciare sua traccia all'interno della sillaba radicale, deviando il naturale sviluppo di -ǔ- tonico latino in -o-, così come si può evincere dall'esempio:

Maschile: lat. volgare: *rǔxum > *rǔxu(m) > russu > napoletano: russe (dove la "e" va letta come /ə/, timbro vocalico neutro)

Femminile: lat. volgare: *rǔxam > *ruxa(m) > russa > napoletano: rosse (la "a" determina il passaggio di "u" a "o", apre dunque il timbro vocalico, dato che essa stessa è vocale aperta.)

In base alla stessa regola: masc. "nire", femm: "nere", "nero/a"(< lat. "ni(g)ru(m)", "ni(g)ra(m)"), masc. "gruosso", femm. "grossa", "grande", "grosso/a" (< lat. "gross(um)", "gross(am)").

Lo stesso fenomeno sta alla base della formazione di alcuni plurali, come dimostra l'esempio:

Singolare: lat. pisce(m) > napoletano: pesce

Plurale: lat. pisce (s) > napoletano: pisce (dove la "s" del plurale prima di cadere palatalizza la "e" della sillaba radicale e la trasforma in "i").

Della metafonia allo scopo di formare femminili e plurali fa uso ancora più frequente una delle varianti del napoletano, il casalese, la parlata casalese, laddove in certi casi il napoletano standard non se ne serve:

Napoletano: sing. " 'o cane", plur. " 'e cane" e Napoletano Casalese: sing. "u cane", plur. "i chene".

Genere neutro e raddoppiamento sintattico[modifica | modifica wikitesto]

Esiste il genere neutro; lo ritroviamo ad esempio negli aggettivi dimostrativi, e nella diversità di regole del neutro rispetto agli altri due generi in caso di raddoppiamento sintattico. In virtù di esso, infatti, i sostantivi neutri raddoppiano davanti all'articolo determinativo la vocale iniziale al singolare, mentre al plurale torna ad essere pronunziata più debolmente (es.: 'o ffierro / 'e fierre). Ma non è l'unico caso di raddoppiamento sintattico in napoletano. Qui di seguito illustreremo i casi principali in cui esso è adoperato nella lingua:

  • dopo l'articolo femminile plurale, laddove nel singolare è assente (es.: 'a caccavella / 'e ccaccavelle);
  • dopo alcuni aggettivi, preposizioni, congiunzioni ed avverbi (come: nu, e, , cocche, accussì, ogne, a, cu, pe, chiù, tre, loco, che);
  • dopo il verbo essere, nelle forme , ed è (ma NON nelle forme songo, enne e sonne);
  • dopo il verbo puté, nelle forme può e );
  • dopo il pronome personale complemento 'e, in tutti e tre i generi (es.: 'e bberive - li/le/li vedevi);
  • dopo il pronome personale complemente 'o, solo quando ha genere neutro (es.: chella 'o bberive - ciò lo vedevi / chillu uagglione 'o verive - quel ragazzo lo vedevi)
  • alla terza persona singolare dell'indicativo passato prossimo, dopo l'ausiliare he, in modo tale da distinguerla dalla seconda singolare, avente lo stesso ausiliare (es.: tu he ritto / isse he dditto).

Dobbiamo poi ricordare anche che non tutte le consonanti raddoppiano regolarmente, in quanto alcune seguono raddoppiamenti particolari. Vediamo quali sono i casi:

  • la r si raddoppia in dd (fenomeno opposto al classico rotacismo napoletano);
  • la v antevocalica si raddoppia in bb.

Accusativo preposizionale[modifica | modifica wikitesto]

Altro fenomeno grammaticale presente in napoletano ma assente in italiano è l'accusativo preposizionale, che consiste nell'introdurre il complemento oggetto con la preposizione dativale a, ma solo se ci si riferisce a cosa animata, analogalmente a quanto avviene in spagnolo e in sardo (es.: aggia visto a 'na nenna / aggia visto 'na machina).

Aggettivi[modifica | modifica wikitesto]

Aggettivi e pronomi dimostrativi[modifica | modifica wikitesto]

In napoletano, come in italiano, esistono due dimostrativi diversi per indicare vicinanza o lontananza rispetto a chi parla o a chi scrive: "chillo" (equivalente all'italiano "quello") e "chisto" (equivalente all'italiano "questo"). In più, il napoletano presenta le forme "chella" e "chesta" (aventi solo valore di pronomi e mai di aggettivi), che sono da considerarsi un residuo del neutro latino per tradurre "ciò, questa cosa, quella cosa".

Maschile singolare Femminile singolare Maschile plurale Femminile plurale Neutro (usato solo con valore pronominale)
Chisto Chesta Chiste Cheste Chesta
Chillo Chella Chille Chelle Chella

Aggettivo possessivo[modifica | modifica wikitesto]

L'aggettivo possessivo segue sempre il nome a cui si riferisce, per esempio 'o sole mio, e in alcuni casi si lega per enclisi a questo: ciò avviene con alcuni nomi di parentela al singolare quando il possessore sia di prima o seconda persona singolare, per esempio fràtemo, sòreta, ma 'o frate vuosto, 'a sora soja, etc.

Maschile singolare Femminile singolare Maschile plurale Femminile plurale
mijo (-mo) mea (-ma) mije mee
tuojo (-to) toja (-ta) tuoje toje
suojo soja suoje soje
nuosto nosta nuoste noste
vuosto vosta vuoste voste
loro lora lore lore

Aggettivo possessivo e articoli indeterminativi[modifica | modifica wikitesto]

Come in altre lingue romanze e non, gli aggettivi possessivi non possono essere preceduti da articoli indeterminativi. Pertanto, si ricorrerà al partitivo n'amico dô mio (de + 'o) o n'amico a me (francese un ami à moi, inglese a friend of mine, tedesco ein Freund von mir) per intendere un mio amico.

Preposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Preposizioni semplici ed articolate[modifica | modifica wikitesto]

Prepesizioni semplici 'O 'A 'E
'e r'o r'a r'e
a ô â ê
addò addô addâ addê
(arinto)* rint'o (cont.: 'nt'o) rint'a (cont.: 'nt'a) rint'e (cont.: 'nt'e)
cu chê
'ncoppa 'ncopp'o 'ncopp'a 'ncopp'e
pe p'o p'a p'e
'mmiezo 'mmiez'o 'mmiez'a 'mmiez'e
  • La preposizione italiana "in", in napoletano, presenta due traduzioni: la prima è (a)rinto (letteralmente "dentro"); la seconda è la proclitica "n-", che si aggiunge davanti alla parola cui si riferisce (es.: in terra = 'nterra; in cielo = 'ncielo) e che ammette anche alcune variazioni ortografiche (es.: in mano = 'mmana; in bocca = 'mmocca).

Pronomi[modifica | modifica wikitesto]

Pronomi personali[modifica | modifica wikitesto]

persona/caso nominativo accusativo dativo comitativo
1ª singolare je me me cu-mmico
2ª singolare tu te te cu-ttico
3ª singolare maschile isse 'o ce -
3ª singolare femminile essa 'a ce -
1ª plurale nuje ce ce -
2ª plurale vuje ve ve -
3ª plurale maschile lore 'e ce -
3ª plurale femminile lore 'e ce -

Fenomeni di crasi[modifica | modifica wikitesto]

In napoletano, la crasi è sempre sovrascritta dall'accento crinconflesso e si può osservare in diversi casi; vediamo quali:

  • con alcune preposizioni articolate, dove l'articolo determinativo si fonde con la vocale di alcune preposizioni (vedi sopra);
  • tra pronome personale complemento e l'ausiliare "avé" nella forma "he", il cui esito è sempre "hâ" (es.: he fatte = hai fatto / ha fatto; hâ fatte = lo/la/li hai fatto / lo/la/li ha fatto). Tale fenomeno avviene anche col verbo "avé 'a" nella forma "he'a", dove l'esito della crasi è sempre "hâ" (es.: he'a fà = devi fare ; hâ fà = lo/la/li devi fare).

Verbi[modifica | modifica wikitesto]

Il verbo essere[modifica | modifica wikitesto]

Il verbo essere in napoletano ha solo funzione di copula e non è mai adoperato né come ausiliare (al suo posto si usa "avé") né col valore di predicato verbale (al suo posto solitamente si usa "stà"). Di sotto è riportata la flessione:

Presente indicativo Imperfetto indicativo Passato Prossimo Passato remoto indicativo Condizionale Presente Condizionale Passato
Je songo Je jero Je aggia state Je fuje Je fosse Je essa state
Tu sî Tu sive Tu he state Tu fuste Tu fusse Tu issa state
Isso è(nne) Isso jere Isso he state Isso fuje Isso fosse Isso essa state
Nuje simme Nuje seveme Nuje amma state Nuje fujeme Nuje fusseme Nuje essema state
Vuje site Vuje siveve Vuje ata state Vuje fusteve Vuje fusseve Vuje isseva state
Lore sò(nne) Lore jerene Lore hanna state Lore fujene Lore fossene Lore essena state

Il verbo avé[modifica | modifica wikitesto]

Il corrispondente napoletano diretto del verbo avere (avé) è spesso usato come verbo ausiliare anche lì dove in italiano si utilizzerebbe essere, per esempio con i verbi riflessivi oppure con i verbi di movimento (aggio juto, aggio venuto; cf. Sp. he ido, he venido). Talvolta, però, si può trovare da solo, col significato di "ricevere", "ottenere". La sua coniugazione è differente a seconda se ha funzione ausiliare o indipendente. Di sotto, è riportata la flessione di "avé" con funzione indipendente (per la coniugazione di "avé" ausiliare, guarda i verbi esempio coniugati nella sezione "Coniugazione del verbo").

Presente indicativo Imperfetto indicativo Passato prossimo indicativo Passato remoto indicativo Trapassato prossimo indicativo Condizionale
Je avaggio Je aveve Je aggio avute Je aviette Je eva avute Je avesse
Tu avaje Tu avive Tu he 'vute Tu aviste Tu iva avute Tu avisse
Isso avave Isso aveve Isse he 'bbute Isso avette Isso eva avute Isso avesse
Nuje avimme Nuje aveveme Nuje amma avute Nuje avietteme Nuje evema avute Nuje avesseme
Vuje avite Vuje aviveve Vuje ata avute Vuje avisteve Vuje iveva avute Vuje avisseve
Lore avaggene / avanne Lore avevene Lore hanno avute Lore avettene Lore evena avute Lore avessene

Il verbo tenere[modifica | modifica wikitesto]

Similmente allo spagnolo il corrispondente napoletano del verbo tenere (tènere oppure tené) è usato, in luogo del corrispondente diretto di avere, in tutti i casi in cui indica possesso oppure una condizione come l'appetito, la sete, etc. Il verbo avé si usa solo come ausiliare per i tempi composti (aggio fatto), per la locuzione avè 'a (si veda sotto) e in locuzioni cristalizzate come agge pacienza, ave raggione, etc.

Somiglianze con lo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Come nello spagnolo, il verbo essere si traduce napoletano con due verbi: stà (stare) per descrivere uno stato temporaneo e essere negli altri casi.

Stongo malato (Sono malato, spagnolo: estoy enfermo)

Altre somiglianze con lo spagnolo sono rappresentate dall'esistenza dell'accusativo personale retto dalla preposizione a come nella frase aggio visto a Pascale (qui il complemento oggetto è introdotto, a differenza dell'italiano, dalla preposizione a perché ci si riferisce ad una persona, però si dice semplicemente, riferendosi ad una cosa, aggio visto nu chiuovo: "ho visto un chiodo").

Il verbo avé 'a[modifica | modifica wikitesto]

In luogo del verbo dovere si usa la locuzione avé 'a, derivata dalla perifrastica passiva latina (aggio 'a fa, ha da venì). Essa ha subìto numerose varianti ed accorciamenti nei vari usi locali (ad esempio eggia invece di aggio 'a, ammo 'a (amm' 'a), émme a (émm'a) o addirittura imme a (imm'a) varianti dell'esteso avimmo 'a ecc.). Come in tante altre lingue, esistono omofoni di significato differente (il suono e, pronunciato chiuso, può riferirsi alla congiunzione coordinativa identica in italiano, alla preposizione semplice di, all'articolo plurale gli oppure le, ai pronomi personali li oppure le, alla forma contratta della seconda persona singolare dell'indicativo del verbo avere () e, in alcune varianti del dialetto, può perfino indicare tu devi: tu hê 'a).

Il verbo (se) feré[modifica | modifica wikitesto]

Il verbo napoletano "(se) feré" deriva dalla voce latina "fero, fers, tuli, latum, ferre" e ne ha conservato la flessione irregolare al presente indicativo (infatti, sebbene "feré" appartenga alla stessa categoria di verbi come "veré", presenta una metafonia irregolare e atipica). Esso non presenta una traduzione specifica, bensì assume vari significati in base al contesto (ad esempio, alla forma negativa, se non regge alcun altro verbo significa "non sentirsi bene", "esser malati"; se invece si presenta sempre alla forma negativa, ma regge l'infinito di un altro verbo, allora è traducibile con "non sopportare", "non avere voglia di"). Di sotto è riportata la flessione al presente indicativo.

Presente indicativo
Je (me) firo
Tu (te) fire
Isso (se) fire
Nuje (ce) ferimme
Vuje (ve) ferite
Lore (se) firene

Coniugazione del verbo[modifica | modifica wikitesto]

La lingua napoletana ha ben quattro coniugazioni, come in latino, infatti il napoletano non fonde, a differenza dell'italiano, -ēre e -ĕre in un'unica coniugazione. Il napoletano, infatti, apporta una modifica all'interno della coniugazione in -ere, distinguendo i verbi che portano l'accento sulla sillaba della desinenza dell'infinito da quelli che invece lo presentano prima della desinenza dell'infinito; nel primo caso (coniugazione tonica) abbiamo verbi come veré, avé, sapé, tené, nel secondo (coniugazione atona) configurano verbi quali correre, vevere, scrivere, perdere (dove le "e" della desinenza dell'infinitoindicano il suono neutro /ə/ e praticamente non si pronunciano, mentre l'accento cade sulla sillaba radicale). Per quanto riguarda la prima e la terza coniugazione, queste si presentano come in italiano ma tronche della sillaba -re, per cui, ad esempio, i verbi campà, salutà, magnà, guardà sono della prima coniugazione (-are in italiano), mentre sentì, furnì, arapì, murì appartengono alla terza coniugazione (-ire in italiano). Alcuni verbi hanno una doppia appartenenza di coniugazione, ma solamente all'infinito, come sentì/sèntere (sentire), tra la seconda e la terza coniugazione, curcà/còrchere (andare a letto), tra la prima e la seconda coniugazione, tené/tènere (avere), tra la seconda coniugazione atona e tonica.

I verbi presentano, come in altre lingue romanze, autonome desinenze per i vari tempi verbali: ad es. il verbo campà al presente si coniugherà io campo, al passato remoto io campaje, al passato prossimo io aggio campato, al futuro io camparraggio (ma questa forma tende ad essere sempre meno utilizzata e sostituita dal presente o dalla circonlocuzione avere da). Il condizionale presente (io camparrìa) nell'uso contemporaneo, come pure avviene con lo spagnolo, è sostituito dal congiuntivo imperfetto (io campasse). Sono poi da citare diversi verbi irregolari, soprattutto al presente indicativo ed al participio passato, mentre - a differenza dell'italiano - non esistono passati remoti irregolari (per es. il latino fecit - "fece" - diventa in napoletano regolarmente facette).

Presente[modifica | modifica wikitesto]

Essendo neutralizzata ogni differenza tra le desinenze di persona grammaticale, al presente il napoletano ricorre spesso alla metafonia, ovvero al cambio di timbro vocalico a seconda della persona all'interno della sillaba radicale.

Riportiamo in questa tabella la coniugazione dei quattro verbi delle quattro coniugazioni

Negli esempi a venire, la lettera "e" in fine di parola indica un suono neutro /ǝ/; praticamente non va letta.


es. parlà

es. veré

es. sentì
-ere
es. correre
io (i') / je parl-o vec-o* senc-o* corr-o
tu parl-e vir-e sient-e curr-e
isse, essa parl-e ver-e sent-e corr-e
nuje parl-amme ver-imme sent-imme curr-imme
vuje parl-ate ver-ite sent-ite curr-ite
llòro parl-ene ver-ene sent-ene corr-ene

Le desinenze del presente hanno una certa regolarità e ricordano quelle dell'italiano.

* In napoletano, i verbi in dentale (t, d) + desinenza all'infinito, si trasformano in gutturale (c, g dure) + desinenza alla prima persona singolare del presente indicativo.

La seconda persona singolare subisce metafonia in sillaba radicale se all'interno di quest'ultima è presente vocale "e" oppure "o" (veco/vire, sento/siente, corro/curre, per un confronto tra prima e seconda persona plurale). La metafonia è un fenomeno ancora più vitale all'interno di altre varianti del napoletano, come il casalese, che lo adatta anche al timbro vocalico "a" e lo trasforma in "e" (/ɛ/) (ad es: parle/perle, per un confronto tra le prime due persone singolari).

Da notare l'alternanza vocalica tra /e/ ed /ə/ nei verbi veré e sentì tra le prime due persone plurali e le altre, così come quella tra /o/ e /u/ (riportata anche graficamente) nella coniugazione del verbo correre; questi verbi sono spia della particolarità delle prime due persone plurali, che tende a presentare all'interno della radice un timbro fonico più chiuso rispetto alle altre persone.

Si riportano di seguito altri confronti tra le prime due persone singolari per mostrare la frequenza assidua di metafonia: moro/muore (murì), leggo/liegge (leggere), pergo/pierde (perdere), crero/crire (crerere), sono/suone (sunà), vevo/vive (vevere), tengo/tiene (tené), ecc..

Le voci verbali della prima e della seconda persona plurali presentano l'accendo sempre sulla vocale della desinenza, mentre nella terza persona plurale l'accento cade sulla radice (segnata in corsivo nella tabella).

Di seguito riportiamo la coniugazione di alcuni verbi irregolari:

ì (tema "j-") sapé (tema "sap-") puté (tema "put-") vulé (tema "vul-")
vaco saccio pozzo vogglio
vaje saje può vuò
va sape pò(pote)
jamme sapimme putimme vulimme
jate sapite putite vulite
vanne sapene ponne vonne

Per quanto riguarda la coniugazione degli ausiliare, si rimanda alle sezioni seguenti circa i tempi composti.

Passato prossimo[modifica | modifica wikitesto]


es. parlà

es. caré

es. partì
-ere
es. véncere
io (i') / je aggio parlate aggio carute aggio partute aggio venciute
tu haje/hê parlate haje/hê carute haje/hê partute haje/hê venciute
isso, essa he parlate he carute he partute he venciute
nuje avimmo/ammo parlate avimmo/ammo carute avimmo/ammo partute avimmo/ammo venciute
vuje avite/ate parlate avite/ate carute avite/ate partute avite/ate venciute
llore hanno parlate hanno carute hanno partute hanno venciute

Imperfetto[modifica | modifica wikitesto]


es. parlà

es. caré

es. partí
-ere
es. (a)véncere
io (i') / je parlave careve parteve (a)venceve
tu parlave carive partive vencive
isse, essa parlave careve parteve (a)venceve
nuje parlàveme caréveme partéveme (a)vencéveme
vuje parlàveve caríveve partíveve (a)vencíveve
llòre parlàvene carévene partévene (a)vencévene

Passato remoto[modifica | modifica wikitesto]


es. parlà

es. caré

es. partí
-ere
es. véncere
io (i') / je parlaje cariette partiette venciette
tu parlaste cariste partiste venciste
isse, essa parlaje cariette partette vencette
nuie parlàjeme carietteme partietteme vencietteme
vuie parlasteve caristeve partisteve vencisteve
llòre parlàjene caréttene partéttene vencéttene

Trapassato prossimo[modifica | modifica wikitesto]


es. parlà

es. caré

es. partí
-ere
es. (a)véncere
io (i') / je eva parlate eva carute eva partute eva venciute
tu iva parlate iva carute iva partute iva venciute
isse, essa eva parlate eva carute eva partute eva venciute
nuje evema parlate evema carute evema partute evema venciute
vuje iveva parlate iveva carute iveva partute iveva venciute
llòre evena parlate evena carute evena partute evena venciute

Futuro semplice[modifica | modifica wikitesto]

Il futuro semplice è anch'esso oramai scomparso (se ne trovano qualche forma nei testi teatrali fino al XIX secolo come in quelli di Antonio Petito). La coniugazione è riportata di seguito.


es. parlà

es. caré

es. partí
-ere
es. véncere
io (i') / je parlarràggio cadarràggio partarràggio venciaràggio
tu parlarraje cadarraje partarraje venciarraje
isso, essa parlarrà cadarrà partarrà venciarrà
nuje parlarrimmo cadarrimmo partarrimmo venciarrimmo
vuje parlarrite cadarrite partarrite venciarrite
llòro parlarranno cadarranno partarranno venciarranno

Esso è comunemente sostituito dal presente indicativo, il senso futuro espresso da un avverbio di tempo (tale costruzione è molto frequente anche in italiano): Dimane vaco a Napule (Domani vado a Napoli)

Alternativamente, si può usare la perifrasi havé 'a + infinito, la quale dà una sfumatura di dovere.


es. parlà

es. caré

es. partí
-ere
es. véncere
io (i') / je aggio 'a parlà aggio 'a caré aggio 'a partì aggio 'a véncere
tu hê 'a parlà hê 'a caré hê 'a partì hê 'a véncere
isse, essa ha dda a parlà ha dda caré ha dda partí ha dda véncere
nuje ammo (rid. di avìmmo) 'a parlà ammo 'a caré ammo 'a partí ammo 'a véncere
vuje hate (rid. di avite) 'a parlà ate 'a caré ate 'a partí ate 'a véncere
llòro hanno 'a parlà hanno 'a caré hanno 'a partí hanno 'a véncere

Condizionale presente[modifica | modifica wikitesto]

Il condizionale, una volta tempo a sé stante, è stato completamente sostituito nell'uso attuale dal congiuntivo imperfetto.

I' te vurria vasà' (Vincenzino Russo)


es. parlà

es. caré

es. partí
-er
es. véncere
io (i') / je parlasse caresse partesse vincesse
tu parlasse carisse partisse vincisse
isso, essa parlasse caresse partesse vincesse
nuje parlàssemo caréssemo partéssemo vincéssemo
vuje parlàsseve carisseve partisseve vincisseve
lore parlàsseno carésseno partésseno vincésseno

Condizionale passato[modifica | modifica wikitesto]


es. parlà

es. caré

es. partí
-er
es. véncere
io (i') / je essa parlate essa carute essa partute essa venciute
tu issa parlate issa carute issa partute issa venciute
isso, essa essa parlate essa carute essa partute essa venciute
nuje essema parlate essema carute essema partute essema venciute
vuje isseva parlate isseva carute isseva partute isseva venciute
lore essena parlate essena carute essena partute essena venciute

Gerundio[modifica | modifica wikitesto]


es. parlà

es. caré

es. partí
-er
es. véncere
parlanne carenne partenne (a)vencenne

La metafonesi nei verbi[modifica | modifica wikitesto]

I verbi napoletani si possono dividere in sei gruppi diversi a seconda dell'entità della metafonesi che presentano; pertanto, abbiamo: i verbi coi tre temi in -e, -ie, -ə; i verbi coi tre temi in -e, -i, -ə; i verbi con i due temi in -e, -i; i verbi coi tre temi in -o, -uo, -u; i verbi coi due temi in -o, -u e, infine, i verbi in -ià. Osserviamone il funzionamento al presente indicativo (negli esempi riportati gli schwa sono segnalati col grafema "ə" per evidenziare le differenze nella flessione).

Fəté Mettərə Signà Jucà Vutà Pazzià
Fe Mecchə Segnə Jochə Vo Pazz
Fie Mittə Signə Juochə Vu Pazzijə
Fe Mettə Segnə Jochə Vo Pazzéə
Fətimmə Məttimmə Signammə Jucammə Vutammə Pazziammə
Fətitə Məttitə Signatə Jucatə Vutatə Pazziateə
Fetənə Mettənə Segnənə Jochənə Votənə Pazz

Gli altri tempi e modi verbali si formano prendendo il tema del presente, ricavabile dalla prima persona plurale di ogni verbo (per esempio, i temi dei verbi sopra riportati saranno rispettivamente: fət- ; mətt- ; juc- ; vut- ; pazzi- ).

I verbi della prima coniugazione monosillabici (stà e rà)[modifica | modifica wikitesto]

I verbi di prima coniugazione monosillabici all'infinito (essenzialmente solo "stà" e "rà") presentano un'alternanza di desinenze di prima e di seconda coniugazione nel corso della flessione, oltre che un'atipica uscita in -ongo anziché in -o alla prima persona singolare dell'indicativo presente attivo. Osserviamone il comportamento nei tempi semplici, prendendo come esempio il verbo "stà":

Presente indicativo Imperfetto indicativo Passato remoto indicativo Condizionale Gerundio Participio passato
Je st-ongo Je st-eve Je st-iette Je st-esse St-anne / St-enne St-ate
Tu st-aje Tu st-ive Tu st-iste Tu st-isse
Isso st-a Isso st-eve Isso st-ette Isso st-esse
Nuje st-amme Nuje st-eveme Nuje st-ietteme Nuje st-esseme
Vuje st-ate Vuje st-iveve Vuje st-isteve Vuje st-isseve
Lore st-anne Lore st-evene Lore st-ettene Lore st-essene

I verbi in -uà[modifica | modifica wikitesto]

I verbi in -uà presentano una flessione irregolare al presente indicativo, mentre gli altri modi e tempi verbali si comportano regolarmente. Osserviamone la flessione:

Luà (< *lewà < levà) Pruà (< *pruwà < pruvà)
Je levo Je provo
Tu lieve Tu pruove
Isso leve Isso prove
Nuje luamme

(< *lewamme < levamme)

Nuje pruamme

(< *pruwamme < pruvamme)

Vuje luate

(< *lewate < levate)

Vuje pruate (< *pruwate < pruvate)
Lore levene Lore provene

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

i iniziale[modifica | modifica wikitesto]

Le parole che iniziano con una i semivocalica (sovente trascritta come j) cioè con una i seguita da un'altra vocale, aggiungono al principio della parola il suono ggh- se sono sottoposte a raddoppiamento sintattico (per es. quando seguono l'avverbio nun, davanti all'articolo femminile plurale, con la preposizione pe, etc.). Un'applicazione di questa regola è il plurale di 'a jurnata: 'e gghiurnate ("le giornate").

Pronuncia forte e debole[modifica | modifica wikitesto]

Come in inglese alcune parole hanno due distinte pronunce: una forte e una debole, e ad esse corrisponde una diversa enfasi del termine: in generale in napoletano la prima pronuncia si differenzia dalla seconda per l'emissione ben marcata della vocale finale, in luogo dell'abituale suono indistinto in fine di parola di cui si è parlato sopra. In questi casi si pronuncia una u finale per la forma maschile, una a finale per quella femminile ed una i finale per le forme plurali maschili o femminili che siano. La pronuncia forte si utilizza (ed è obbligatoria) soprattutto in casi ben specifici: per es. con alcuni aggettivi se posti prima del sostantivo a cui si riferiscono, mentre sarebbe errato adoperarla se l'aggettivo segue il nome (un paio di esempi per chiarire: nu bellu guaglione, "un bel ragazzo" - in questo caso poiché l'aggettivo precede il nome ed è tra quelli per cui esiste una pronuncia forte, essa è obbligatoria, per cui la u finale andrà pronunciata ben distintamente; se però avessimo detto nu guaglione bello le vocali poste in finale di parola avrebbero avuto il suono indistinto della pronuncia debole abituale).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]