Giorgio Scerbanenco

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Giorgio Scerbanenco

Wladimiro Giorgio Scerbanenko[1], nato Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko (in ucraino Володимир-Джорджо Щербаненко) e noto come Giorgio Scerbanenco, ma anche con gli pseudonimi Adrian, Valentino, Denny Sheer e Denny Sher (Kiev, 28 luglio 1911Milano, 27 ottobre 1969), è stato uno scrittore e giornalista italiano di origine ucraina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Kiev nell'allora Russia imperiale da padre ucraino che era venuto in Italia per studi e madre italiana, Scerbanenco all'età di sei mesi si trasferì in Italia, dapprima a Roma, poi a 16 anni a Milano al seguito della madre. Il padre, professore di Latino e Greco, fu ucciso durante la rivoluzione russa, la madre morì pochi anni più tardi. Fu costretto per motivi economici ad abbandonare gli studi e non completò nemmeno le elementari. La scrittura fu da subito una passione. Lo stesso Scerbanenco racconta che la madre "all'ospedale era molto felice che io scrivessi, non doveva avere alcun senso pratico e non si preoccupava che io non avessi in mano nessun mestiere".[2] Scerbanenco praticò molti mestieri, dall'operaio al conducente di ambulanze, prima di arrivare al mondo dell'editoria.

Dopo un periodo alla Rizzoli come redattore, nel 1937 assunse l'incarico di capo redattore dei periodici Mondadori, incarico che mantenne fino al 1939. In questo periodo collaborò anche con importanti quotidiani, L'Ambrosiano, La Gazzetta del popolo, il Resto del Carlino e con il Corriere della Sera. Nel settembre 1943 fuggì in Svizzera dove rimase fino alla fine della guerra. Tornato in Italia, Scerbanenco rientrò alla Rizzoli come direttore dei periodici femminili Bella e Novella, su ciascuno dei quali curò una rubrica di "posta del cuore", firmandosi Adrian per la prima testata, e divenendo Valentino per la seconda.[3]

Sempre ritenendosi di madrelingua italiano, l'essere considerato "straniero" fu un grave cruccio che lo accompagnò durante tutta la sua esistenza. Di questa esperienza parla diffusamente nel saggio autobiografico Io, Vladimir Scerbanenco.[4]

Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Lignano Sabbiadoro, dove scrisse e ambientò alcuni romanzi (La sabbia non ricorda, Al mare con la ragazza) e moltissimi racconti. La figlia Cecilia ha donato alla biblioteca comunale della città friulana l'archivio dello scrittore. Morì nell'ottobre del 1969, all'apice del suo successo, in seguito ad un arresto cardiaco. I resti di Scerbanenco si trovano al Riparto 124 del Cimitero Maggiore di Milano, tumulati nella celletta 5697.[5]

Alla sua memoria è dedicato il più importante premio italiano per la letteratura poliziesca e noir: il premio Scerbanenco.

Carriera letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Scrittore di incredibile prolificità e versatilità, Scerbanenco ha spaziato magistralmente in ogni campo della narrativa di genere: western, fantascienza (Il paese senza cielo, Il cavallo venduto, L'anaconda) e letteratura rosa, ma fu con il giallo che raggiunse una discreta fama, fino ad essere da taluni indicato come uno degli scrittori più importanti di questo genere. Infatti non vi è dubbio che sia da considerare tuttora il maestro ideale di tutti i giallisti italiani, almeno a partire dagli anni settanta. I suoi romanzi riletti oggi appaiono, al di là di alcune trovate 'ad effetto' e delle trame talvolta semplicistiche, uno spaccato umano e amaro dei nostri anni '60 e rivelano un'Italia difficile, contraddittoria, persino cattiva, ansiosa di emergere, ma disincantata, certo lontana dalla immagine edulcorata e brillante che spesso viene data degli anni del boom economico.[6]

Dal 1934 diventa redattore dei periodici Rizzoli, scrivendo decine di racconti e di articoli. In particolare Il Secolo Illustrato ospita nel 1936-1937 una rubrica di narrativa "Gangsters e GMen" dedicata a storie di azione ambientate nelle città americane. Su questa rubrica Scerbanenco pubblica 7 racconti con lo pseudonimo Denny Sher, Sheer nel primo racconto. In questi anni diventa giornalista professionista.[7]

Il suo primo romanzo giallo fu Sei giorni di preavviso, del 1940, in cui ideò la figura di Arthur Jelling; il successo arrivò però con la quadrilogia dedicata a Duca Lamberti, un giovane medico radiato dall'Ordine e condannato al carcere per aver praticato l'eutanasia ad una vecchia signora, malata terminale.

Lamberti in seguito diventa una sorta di investigatore privato che collabora con la questura di via Fatebenefratelli a Milano, in particolare con il commissario di origini sarde Luigi Càrrua, poi promosso alla carica di questore.

La serie di Duca Lamberti, iniziata con Venere privata nel 1966, porta l'autore a un successo di critica[8] e di pubblico, grazie anche alla versione cinematografica del 1970 (Il caso "Venere privata", di Yves Boisset, postuma per Scerbanenco) e ai riconoscimenti internazionali. Nel 1968 Traditori di tutti viene riconosciuto quale miglior romanzo straniero dal prestigioso premio francese Grand prix de littérature policière. I romanzi raccontano di una Milano e di un'Italia che sta cambiando in cui si mischiano in modo inestricabile il nuovo benessere e i disagi sociali, i vecchi quartieri a cavallo con la campagna e i luoghi simbolo della ricca città.[9] A conferma della fama raggiunta, tre dei quattro romanzi della serie sono stati portati sullo schermo cinematografico.

Nel 2006 è stata realizzata dal regista Stefano Giulidori una docufiction sulla sua vita, con interviste e testimonianze di chi l'ha conosciuto. È stata presentata al Noir in Festival di Courmayeur 2006.Nel 2007 l'editore Garzanti pubblica una antologia di racconti di alcuni tra i più noti scrittori noir italiani dedicata al personaggio più famoso di Scerbanenco, Duca Lamberti, intitolandola Il ritorno del Duca. Molte sue opere sono state ripubblicate negli ultimi anni: nel 1994 escono I milanesi ammazzano al sabato, Noi due e nient'altro, Appuntamento a Trieste e Cinquecentodelitti. Nel 1995 sono stati dati alle stampe Lupa in convento, Cinque casi per l'investigatore Jelling, Le principesse di Acapulco, Le spie non devono amare, Al mare con la ragazza e Non rimanere soli. Nel 1996 escono ancora Ladro contro assassino, Millestorie, Storie del futuro e del passato. Infine nel 1999 escono I ragazzi del massacro, Al servizio di chi mi vuole, La ragazza dell'addio.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tratta dal Dizionario bibliografico del giallo, vol. III, a cura di R. Pirani, M. Mare, M.G. de Antoni, Pirani Bibliografica Editrice, 1998.

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Quadrilogia di Duca Lamberti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Venere privata, Garzanti, 1966
  2. Traditori di tutti, Garzanti, 1966
  3. I ragazzi del massacro, Garzanti, 1968
  4. I milanesi ammazzano al sabato, Garzanti, 1969

Serie di Arthur Jelling[modifica | modifica wikitesto]

  1. Sei giorni di preavviso, Mondadori 1940; Sellerio 2008
  2. La bambola cieca, Mondadori 1941; Sellerio 2008
  3. Nessuno è colpevole, Mondadori 1941; Sellerio 2009
  4. L'antro dei filosofi, Mondadori, 1942; Sellerio 2010
  5. Il cane che parla, Mondadori 1942; Sellerio 2011
  6. Lo scandalo dell'osservatorio astronomico, inedito, 1943; Sellerio 2011

Opere dell'esilio svizzero[modifica | modifica wikitesto]

  1. Il mestiere di uomo, a puntate su Il Grigione Italiano, 1944; a cura di A. Paganini, Aragno 2006
  2. Annalisa e il passaggio a livello, Tecla e Rosellina, a cura di C. Scerbanenco, 1944; Sellerio 2007
  3. Il cavallo venduto, Rizzoli 1963 (romanzo breve fantascientifico)
  4. Lupa in convento, Theoria; insieme con Al servizio di chi mi vuole, Garzanti 1999
  5. Non rimanere soli (B. Gnocchi), 1945; Il Melangolo 1995; prefazione di E. Paccagnini, in appendice Giorgio Scerbanenco: una cronologia di N. Monanni, Garzanti 2007
  6. Luna di miele, Baldini&Castoldi, 1945
  7. Patria mia, 1945; a cura di A. Paganini, Aragno 2011

Ciclo del Nuovo Messico[modifica | modifica wikitesto]

  1. Il grande incanto, Rizzoli, 1948
  2. La mia ragazza di Magdalena, Rizzoli, 1949; Sellerio in successiva edizione
  3. Luna messicana, Rizzoli, 1949
  4. Innamorati, Rizzoli, 1951; "Rossa" Sellerio in successiva edizione

Altri romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di racconti[modifica | modifica wikitesto]

Adattamenti cinematografici e televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nei registri cimiteriali milanesi, consultabili tramite l'applicazione per dispositivi mobili "Not 2 4get", appare identificato come Scerbanenko Wladimiro; il nome Giorgio, anche se non riportato, era già presente nell'equivalente ucraino come secondo nome; si presume quindi che sia stato il suo secondo nome anche nella versione italianizzata all'anagrafe
  2. ^ Giorgio Scerbanenco, Io, Vladimir Scerbanenko, racconto autobiografico, Milano, 1966.
  3. ^ "Lavora per i periodici Rizzoli e collabora ad alcuni diffusi periodici “rosa”: Novella, Bella, Annabella, per cui tiene una rubrica diventata famosa, La posta di Adrian dove i lettori, in maniera diretta, esplicita gli espongono i propri casi personali. Idem dicasi come direttore di Bella con la rubrica Posta segreta diretta a Valentino. E sono spesso i casi difficili di vite difficili, quelle della gente comune che tenta, attraverso le lettere inviate a uno sconosciuto redattore di un settimanale, di esprimere la propria angoscia, se non urlare la propria rabbia. È a contatto in questi materiali densi, veri, caldi di vita vissuta e di dolori sofferti che Scerbanenco matura il nucleo della propria ispirazione “noir”, una modalità del racconto poliziesco particolarmente dura, amara, cinica, disillusa." Luciano Luciani su: Libere Recensioni, 14 aprile 2009.
  4. ^ Io, Vladimir Scerbanenko, op.cit
  5. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  6. ^ "La scrittura di Scerbanenco mette fine al processo di americanizzazione che fino ad allora era stato necessario nella letteratura gialla per dare una certa dignità ad autori e pubblicazioni nostrane. Il suo stile, caratterizzato dal ritmo incalzante e dalla cura nei particolari, fu molto amato dal pubblico di allora e riuscì a riabilitare il genere noir che in Italia fino ad allora dipendeva da stereotipi. Le sue storie sono ambientate in una Milano dove dilaga la delinquenza e l'indifferenza". Andrea D'Amico, su: www.ilportoritrovato.net - sito rilevato il 23/9/2009.
  7. ^ Roberto Pirani, Tre tempi in Noir, Sellerio
  8. ^ Massimo Carloni, L'artigianato letterario di Scerbanenco, ne "Il belpaese", ottobre 1984.
  9. ^ Gloria Corbucci, Il romanzo giallo nella didattica dell'italiano: Giorgio Scerbanenco, Università per stranieri di Perugia.
  10. ^ Johanna della foresta

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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