I ragazzi del massacro (romanzo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
I ragazzi del massacro
AutoreGiorgio Scerbanenco
1ª ed. originale1968
Genereromanzo
Sottogeneregiallo
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneMilano, fine anni sessanta

I ragazzi del massacro (1968) è un romanzo di Giorgio Scerbanenco. È il terzo romanzo del ciclo di Duca Lamberti, ambientato a Milano come i precedenti. Dal romanzo venne tratto nel 1969 il film omonimo.

Nel gennaio 2018 il Teatro Franco Parenti di Milano ospita la versione teatrale de I ragazzi del massacro, ad opera della compagnia Linguaggicreativi di Milano, con la regia di Paolo Trotti e gli attori Stefano Annoni, Diego Paul Galtieri e Federica Gelosa. Lo spettacolo vince il premio "Next – Laboratorio di idee per la produzione e distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo”, ideato e promosso da Regione Lombardia, in collaborazione con Fondazione Cariplo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A Duca Lamberti è stata affidata l'indagine sull'omicidio di Matilde Crescenzaghi, una giovane insegnante. L'omicidio è avvenuto nell'aula della scuola serale A. e M. Fustagni, presso piazzale Loreto. Matilde insegnava a undici ragazzi dai tredici ai vent'anni, che avevano quasi tutti alle spalle storie familiari drammatiche ed esperienze di riformatorio. La donna è stata aggredita da quasi tutti i ragazzi insieme e massacrata con efferatezza inaudita: era stata denudata, i vestiti sparsi per tutta l'aula, abusata, e colpita ripetutamente con molta forza.

Dopo avere studiato le schede personali dei giovani imputati, Duca e Mascaranti iniziano una notte di interrogatori degli undici arrestati, interrotti più volte dalle telefonate della sorella e Livia Ussaro (conosciuta durante la sua prima indagine), che lo aggiornano sulle condizioni della nipotina, colpita da una febbre fortissima. Duca sparge in tutto l'ufficio dell'anice lattescente (assenzio), di cui era stata rinvenuta una bottiglia vuota nell'aula della scuola: probabilmente i ragazzi hanno compiuto il massacro sotto l'effetto di questo liquore, dunque Lamberti vuole ricreare la situazione vissuta e colpire i ragazzi nel profondo della psiche. A tutti i ragazzi viene chiesto il ruolo avuto nel massacro e chi ha portato la bottiglia. Tutti si dichiarano innocenti o al massimo di essere stati costretti dagli altri sotto le minacce ad assistere alle violenze. Tra gli interrogati c'è Fiorello Grasso, che dimostra un'indole diversa: molti ragazzi lo additano come colui che ha portato il liquore, ma il suo profilo parla di una famiglia onesta e il sedicenne risulta vittima dei compagni per la sua omosessualità.

Gli interrogatori si rivelano vani: la condotta difensiva dei ragazzi sembra studiata per creare confusione sul colpevole e Duca inizia a pensare che dietro l'omicidio ci sia un adulto, che ha spinto i ragazzi ad agire con brutalità e che dopo aver detto loro come comportarsi durante gli interrogatori mantiene su di loro una pressione psicologica forte. Duca ottiene dall'amico Commissario Carrua la possibilità di continuare le indagini e di poter utilizzare Livia come autista. Tornato a casa, scopre che la nipotina è morta a seguito di un aggravamento delle condizioni respiratorie, ma non ha nemmeno il tempo di consolare la sorella: Fiorello Grasso chiede di poter parlare nuovamente con lui. Il ragazzo, terrorizzato, chiede di non essere lasciato solo con i compagni e minaccia di uccidersi, e lascia intuire di sapere chi sia il vero colpevole.

Ricostruendo le vicende personali dei ragazzi, Duca arriva ad approfondire quella di Ettore Elusic, un ragazzo arrivato dalla Jugoslavia. Viene a sapere che questi aveva un'amica più anziana di lui da cui riceveva dei soldi in cambio di sesso. La donna si rivela essere Listza Kadieni, la quale confessa con vergogna di aver davvero pagato il ragazzo; rivela che Ettore si drogava assieme a un amico, il quale riceveva la droga da una dottoressa. Ettore gli aveva inoltre detto che quella donna "non era proprio una donna".

Duca si reca dall'assistente sociale che segue i ragazzi, Alberta, la quale, inizialmente reticente a parlare di quanto accaduto, li difende spassionatamente indicando come causa del massacro le loro difficili situazioni familiari. Poco alla volta Duca entra in confidenza con la donna, e lei gli racconta di sua sorella Ernesta: questa, un medico, aveva aiutato Beatrice, una ragazza disperata, ad abortire, e successivamente le due donne erano diventate amanti. Il fratello di Beatrice, Paolino, è uno degli undici ragazzi: aveva iniziato a ricattarla, chiedendole soldi e droga in cambio del suo silenzio sulla relazione lesbica. Duca si reca dalle due donne, ma queste gli dicono solo che Paolino aveva compiuto diversi viaggi in Svizzera per procacciarsi la droga, accompagnato da un altro dei ragazzi e un misterioso uomo.

Mentre le indagini continuano Fiorello Grassi, in riformatorio, si suicida. Duca fa chiamare tutti i ragazzi per interrogarli e scoprire se Fiorello non sia stato in realtà ucciso, ma ancora una volta si scontra con la loro omertà. La sua attenzione viene attratta da un ragazzo, Carolino Marassi, che si lascia scappare che Fiorello frequentava un bar per stare con un ragazzo con cui aveva una relazione, e intuisce che l'unico modo per procedere è farsi affidare il Marassi, provare a guadagnare la sua fiducia e ottenere informazioni su cosa fosse realmente accaduto nella sera del massacro.

Il giudice, lo stesso che aveva condannato Duca per procurata eutanasia, concede il permesso di affidare Carolino Marassi al poliziotto. Duca lo porta a casa della sorella e, nonostante il suo atteggiamento sospettoso, lo tratta da amico, gli consente di lavarsi, gli compra dei nuovi vestiti ed evita domande sul massacro. Carolino rimane comunque diffidente fino a che, per dimostrare la sua fiducia al ragazzo, con un pretesto Duca lo lascia libero di uscire. Appena in strada Carolino è dibattuto: inizialmente vorrebbe evitare di deludere Duca, ma presto inizia a temere che la benevolenza del poliziotto finirà e che verrà riportato al riformatorio. Decide quindi di scappare per le vie di Milano, mentre Mascaranti inizia a seguirlo. Il ragazzo raggiunge l'abitazione di una prostituta di mezz'età, Marisela Domenici: quando il ragazzo le racconta di Duca, la donna comprende la trappola di Duca e improvvisa un piano per sfuggire alla polizia.

Nel frattempo Duca e Livia vengono avvisati da Mascaranti che il ragazzo è entrato nella casa e vi si introducono a loro volta. Venuto a sapere il suo nome, il poliziotto ricorda che Marisela è la madre di Ettore Dominici, uno degli undici ragazzi del massacro. Scopre inoltre che il padre del ragazzo è Oreste Domenici, detto Francone, più volte arrestato per reati vari e per traffico di stupefacenti con la Svizzera, oltre che per sfruttamento della prostituzione; l'uomo è morto di polmonite in carcere pochi anni prima. Duca decide quindi di andare a trovare la sorella di Marisela, la signora Faluggi, alla quale era stato affidato Ettore. La signora ricorda con disprezzo la vita del nipote e racconta che un giorno la maestra Crescenzaghi era venuta a casa sua per informarla che il ragazzo da tempo non andava più a scuola; durante quel colloquio, la Faluggi l'aveva messa a parte dei traffici della famiglia. La Crescenzaghi aveva poi denunciato alla polizia questi illeciti, ritenendo questo l'unico modo di salvare il ragazzo. I genitori di Ettore vennero arrestati e durante la detenzione il padre morì in carcere. Duca comprende che il movente del massacro può essere la vendetta.

I poliziotti fanno irruzione nella casa di Marisela, ma la donna e il ragazzo sono fuggiti. Duca si rende allora conto di avere sottovalutato l'intera situazione: la trappola che aveva ordito l'ha portato a perdere Carolino e la colpevole del massacro, che probabilmente scapperà, non prima di essersi sbarazzata del ragazzo, allo scopo di eliminare un pericoloso testimone e allo stesso tempo di aumentare la paura negli altri ragazzi: questo avrà serie ripercussioni sulla sua carriera. Nel frattempo Marisela porta Carolino in un nascondiglio alla periferia di Milano e lo colpisce a un rene; il ragazzo riesce a fuggire in auto e, dopo aver vagato in stato confusionale per l'intera notte, decide di andare dall'unica persone che ha mostrato attenzione nei suoi confronti. Livia e Duca, rincasando, lo trovano svenuto nella macchina posteggiata di fronte casa loro.

Una volta ristabilitosi, Carolino inizia a raccontare la verità. La notte del massacro, Ettore aveva aperto il portone della scuola alla madre, la quale aveva iniziato a colpire la maestra incitando i ragazzi a partecipare alle sevizie, offrendo loro l'anice in cui aveva disciolto della droga. Duca è convinto che, per la sua crudeltà, Marisela meriterebbe di morire: un buon avvocato sarebbe certo in grado di farle riconoscere l'infermità mentale e alla fine avrebbe scontato solo in parte le sue colpe. D'accordo con Carrua, l'uomo decide allora di raccontare i particolari del delitto in una conferenza stampa in modo da spingere Marisela a sentirsi braccata e indurla così al suicidio. In effetti la donna si lancia con l'auto contro un autobus, ma se la cava con pochi danni e viene arrestata. Duca confessa a Livia e a Carrua di essere contento che la storia sia finita in quel modo, e dichiara che cercherà in tutti i modi di aiutare Carolino a trovare riscatto.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]