I ragazzi del massacro (romanzo)

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I ragazzi del massacro
Autore Giorgio Scerbanenco
1ª ed. originale 1968
Genere romanzo
Sottogenere giallo
Lingua originale italiano
Ambientazione Milano, fine anni sessanta

I ragazzi del massacro (1968) è un romanzo di Giorgio Scerbanenco. È il terzo romanzo del ciclo di Duca Lamberti, ambientato a Milano come i precedenti. Dal romanzo venne tratto nel 1969 il film omonimo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'omicidio e gli interrogatori[modifica | modifica wikitesto]

A Duca Lamberti è stata affidata l'indagine sull'omicidio di Matilde Crescenzaghi, una giovane insegnante. L'omicidio è avvenuto nell'aula della scuola serale A. e M. Fustagni, presso piazzale Loreto. Matilde si dedicava, quasi come una missione, ad insegnare ad undici ragazzi dai tredici ai vent'anni, che avevano quasi tutti alle spalle storie familiari drammatiche, padri alcolizzati, madri prostitute, ed avevano già avuto esperienze di riformatorio.

L'omicidio è stato compiuto con efferatezza inaudita e lo stesso Lamberti che era giunto con l'agente Mascaranti era rimasto colpito da quello che si presentava come un vero e proprio massacro. La vittima era stata denudata, i vestiti sparsi per tutta l'aula, abusata, e colpita ripetutamente con molta forza.

Dopo avere studiato le schede personali dei giovani imputati Lamberti e Mascaranti iniziano una notte di interrogatori degli undici arrestati, una notte che per l'investigatore si rivelerà drammatica, interrotta più volte dalle telefonate della sorella e Livia Ussaro, l'amica che aveva conosciuto durante le sue prime indagini, che lo aggiornano della evoluzione delle condizioni della piccola nipotina, colpita da una febbre fortissima. Duca, prima di chiamare i ragazzi sparge in tutto l'ufficio dell'anice lattescente (assenzio) di cui era stata rinvenuta una bottiglia vuota nell'aula della scuola. Probabilmente i ragazzi avevano usato il potentissimo liquore, 78 gradi alcolici, per incitarsi nel massacro. Lamberti vuole ricreare la situazione vissuta e colpire i ragazzi psicologicamente durante gli interrogatori. Davanti a Lamberti passano i casi umani degli indiziati. A tutti i ragazzi viene chiesto il ruolo avuto nel massacro e chi aveva portato la bottiglia. Tutti rispondono nello stesso modo dichiarando di non aver partecipato al massacro e di essere stati costretti dagli altri sotto le minacce ad assistere alle violenze. Tra gli interrogati c'è anche qualcuno come Fiorello Grasso, che dimostra un'indole diversa dal gruppo di criminali in erba. Molti ragazzi additano lui come colui che ha fornito il liquore ai compagni. Il profilo parla di una famiglia onesta e il ragazzo di 16 anni risulta vittima dei compagni per la sua omosessualità.

Conclusi gli interrogatori, Duca si ritrova senza alcun indizio in mano. In realtà la condotta difensiva dei ragazzi, quell'accusarsi a vicenda che di fatto rende impossibile trovare i maggiori colpevoli, sembra studiata a tavolino e non può certamente essere stata pensata da un gruppo di ragazzi ignoranti. Lamberti si fa l'idea che dietro l'omicidio ci sia la mente di un adulto, che ha spinto i ragazzi ad agire con brutalità e che dopo aver detto loro come comportarsi durante gli interrogatori mantiene su di loro una pressione psicologica forte.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Duca ottiene dall'amico Commissario Carrua la possibilità di continuare nelle indagini e di poter utilizzare Livia come autista.

Sfinito, torna a casa della sorella, ma trova l'appartamento vuoto. Si precipita quindi al Fatebenefratelli dove scopre che la nipotina è morta a seguito di un aggravamento delle condizioni respiratorie; un caso su centomila. Lamberti non ha nemmeno il tempo di consolare la sorella che viene richiamato da Mascaranti che lo avvisa che Fiorello Grasso aveva chiesto di poter parlare con lui. In realtà il ragazzo è terrorizzato e implora di non rimandarlo con i compagni; grida solo di sapere "chi è stata", ma non vuole dire di più, minaccia di uccidersi.

Lamberti inizia le indagini, mentre in famiglia si consuma il dolore per la morte della piccola. Ricostruisce le vite dei ragazzi, interrogando i genitori, le amiche, le conoscenze. Ricostruendo il filo delle vite arriva ad approfondire quella di Ettore Elusic, un ragazzo arrivato dalla Jugoslavia. Viene a sapere che aveva un'amica più anziana di lui da cui riceveva dei soldi. Rintraccia Listza Kadieni una traduttrice, proveniente anch'essa da Sarajevo. Era una donna a posto, che confessa con vergogna di pagare il ragazzo per qualche serata di sesso, ma che è pronta a collaborare raccontando di sapere che Ettore si drogava come un amico che riceveva la roba da una dottoressa. Dice anche che Ettore gli aveva detto che quella donna "non era proprio una donna".

Per ricostruire quell'intreccio che sta diventando sempre più inestricabile Lamberti si reca dall'assistente sociale che segue questi ragazzi. Alberta Romani, 48 anni, ha davvero a cuore un obiettivo di redenzione per i suoi ragazzi e si lancia in una lunga accusa delle condizioni familiari che portano molti giovani a diventare dei criminali. Lamberti si rende conto però che oltre ad una difesa sincera Alberta si mostra reticente su molte domande. Poco alla volta Lamberti entra nelle difese della donna che inizia a raccontare di sua sorella Ernesta, un medico che aveva aiutato una ragazza, Beatrice, disperata e sull'orlo di un suicidio, ad abortire. Ora le due donne erano amanti. Il fratello di lei Paolino Bovato, uno degli undici ragazzi della scuola, aveva minacciato di denunciarla e aveva iniziato a ricattarla, chiedendole soldi e droga. Dalle due donne scopre solo che Paolino con un amico aveva compiuto diversi viaggi in Svizzera, accompagnato da un uomo.

Mentre le indagini continuano Fiorello Grassi si uccide buttandosi dalla terrazza del Beccaria, il riformatorio di Milano. Lamberti fa chiamare tutti i ragazzi per interrogarli e scoprire se Fiorello non sia stato in realtà ucciso, ma ancora una volta si scontra con l'omertà più completa. La sua attenzione viene attratta da un ragazzo, Carolino Marassi, che si lascia scappare che Fiorello frequentava un bar per stare con un ragazzo che gli piaceva.

Carolino Marassi[modifica | modifica wikitesto]

ATTENZIONE: Da questo punto viene raccontato l'epilogo del romanzo e vengono svelate le ragioni che hanno portato al massacro.

Lamberti intuisce che l'unico modo per procedere e farsi affidare uno dei ragazzi, provare a guadagnare la sua fiducia e ottenere informazioni su cosa fosse realmente accaduto nella sera del massacro.

Con sorpresa di Carrua, il giudice che aveva conosciuto Lamberti durante il processo a carico dell'ex medico per procurata eutanasia, concede il permesso di affidare Carolino Marassi al poliziotto. Duca passa con Livia a prendere il ragazzo al Beccaria e lo porta a casa della sorella. Carolino è molto sospettoso, il suo istinto gli fa pensare a qualche inganno da parte della polizia. In realtà Lamberti, lo tratta da amico, gli fa fare un bel bagno, gli compra dei nuovi vestiti e non lo incalza con delle domande sulle indagini. Carolino continua ad interrogarsi sul motivo di questo comportamento di Lamberti; si rende conto di essere di fronte ad un poliziotto diverso ma la sua storia non gli permette di potersi fidare del tutto.

Per dimostrare la sua fiducia al ragazzo, Lamberti gli chiede di uscire a comprare delle sigarette per lui. Appena in strada Carolino è dibattuto: vorrebbe continuare questa sua nuova vita ma è troppo terrorizzato che presto tutti finirà e che verrà riportato al Beccaria. Decide quindi di scappare per le vie di Milano, mentre Mascaranti con un collega inizia a seguirlo. Arrivato in piazza Eleonora Duse entra in un portone, su fino all'appartamento sulla terrazza dove abitava Marisela Domenici. Quando la donna vede il ragazzo è sorpresa e si rende subito conto del pericolo. D'altra parte per una prostituta come lei il racconto del ragazzo è un segnale d'allarme immediato. Basta affacciarsi alla finestra per scoprire i due poliziotti che hanno seguito il ragazzo.

Marisela Domenici[modifica | modifica wikitesto]

La donna improvvisa un piano per sfuggire alla polizia, maledendo il ragazzo che aveva portato gli agenti fino a lei. Per farsi coraggio prende una pastiglia di eccitante e il coltello che le aveva lasciato suo marito, il Francone, morto di polmonite nell'infermeria del carcere di San Vittore. Invitò Carolino a scappare per i tetti, lei sarebbe uscita e lo avrebbe aspettato in macchina pochi isolati di distanza.

Nel frattempo Duca e Livia vengono avvisati da Mascaranti che il ragazzo è salito in una casa e raggiungono il collega. Dal registro degli inquilini che si fanno consegnare dalla portinaia individuano la persona che Carolino aveva deciso di incontrare. Scoperta la fuga Lamberti collega i fatti ricordando che Marisela è la madre di Ettore Dominici, uno degli undici ragazzi che ha partecipato al massacro. Una consultazione negli archivi della polizia mostra che il padre del ragazzo è Oreste Domenici, detto Francone, più volte arrestato per reati vari e per traffico di stupefacenti con la Svizzera, oltre che per sfruttamento della prostituzione.

Lamberti decide di andare a trovare la sorella di Marisela, la signora Faluggi che aveva accettato l'affidamento di Ettore. La signora ricorda con disprezzo la vita del nipote e tra l'altro racconta che un giorno la maestra Crescenzaghi era venuta a casa sua per informarla che il ragazzo da tempo non andava più a scuola. Dalla donna la maestra aveva saputo dei traffici della famiglia. Allora la Crescenzaghi le aveva detto che avrebbe denunciato il caso alla polizia perché questo era l'unico modo di salvare il ragazzo. A seguito delle indagini venne scoperto il traffico illecito e i genitori di Ettore vennero arrestati e durante la detenzione il padre morì in carcere. Per la prima volta emerge il possibile movente del massacro: la vendetta.

La fine delle indagini[modifica | modifica wikitesto]

Lamberti e Mascaranti fanno irruzione nella casa di Marisela solo per scoprire che la donna e il ragazzo sono fuggiti. Lamberti si rende conto di avere perso: il ragazzo è con la Domenici e non c'è nessun modo di trovarlo in una città di due milioni di abitanti. Anzi sa che probabilmente la donna se ne sbarazzerà presto; avrà eliminato un pericoloso testimone e allo stesso tempo otterrà di aumentare la paura negli altri ragazzi.

Livia e Duca passano la notte in un albergo in Corso Buenos Aires, ma Duca non smette un attimo di pensare al ragazzo. Nel frattempo Marisela è arrivata in un nascondiglio alla periferia di Milano che aveva utilizzato più volte in passato con il suo uomo. Estratto il coltello colpisce Carolino ad un rene ma il ragazzo riesce a gettarsi verso la macchina e a scappare nella notte. Carolino vaga per Milano, mentre le forze le vengono meno. Alla fine decide di andare dall'unica persone che ha mostrato attenzione nei suoi confronti. Livia e Duca, mentre rientrano a casa lo trovano svenuto nella macchina posteggiata di fronte al portone.

Dopo essere stato tra la vita e la morte, Carolino sta meglio e inizia a raccontare quello che è successo. Quella sera Ettore aveva aperto il portone della scuola alla madre che era entrata nell'auto e aveva iniziato a colpire la maestra incitando i ragazzi a partecipare il massacro offrendo loro l'anice in cui aveva disciolto della droga. I "peggiori" tra i ragazzi presenti avevano partecipato alle sevizie e alle violenze.

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Lamberti è convinto che la Marisela meriterebbe di morire. Un buon avvocato le avrebbe permesso di invocare l'infermità mentale e alla fine avrebbe scontato solo in parte le sue colpe. D'accordo con Carrua, Lamberti decide allora di raccontare i particolari del delitto in una conferenza stampa in modo da spingere Marisela a sentirsi braccata e indurla così al suicidio. In effetti la donna si lancia con l'auto contro un autobus; malgrado il terribile scontro se la cava con qualche costola rotta. Usciti dall'ospedale, dopo l'arresto dell'assassina, Lamberti confessa a Livia e a Carrua di essere contento che la storia sia finita in quel modo.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]