Milano calibro 9

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Milano calibro 9
Milano calibro 9 (Titoli di testa).PNG
I titoli di testa
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1972
Durata 88 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85 : 1
Genere noir, poliziesco, azione
Regia Fernando Di Leo
Soggetto Fernando Di Leo, Giorgio Scerbanenco
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Produttore Armando Novelli
Casa di produzione Cineproduzioni Daunia 70
Distribuzione (Italia) Alpherat S.p.a.
Fotografia Franco Villa
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enríquez Bacalov, Osanna
Tema musicale Preludio, Tema, Variazioni e Canzona
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Francesco Cuppini, Marcella Moretti
Trucco Antonio Mura
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Se continua così, vedrai che fanno l'antimafia pure pe' Milano! [...] La chiamano mafia, ma oggi sono...sono bande. Bande in lotta e concorrenza fra di loro. La vera mafia non esiste più »
(Don Vincenzo - dai dialoghi del film)

Milano calibro 9 è un film noir-poliziottesco del 1972, scritto e diretto da Fernando Di Leo, con Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf e Philippe Leroy, uscito in Italia il 25 febbraio 1972.[1]

Il film è il primo capitolo della trilogia del milieu del regista. Il titolo della pellicola è quello di un'antologia di racconti di Giorgio Scerbanenco: l'idea del pacco bomba e dello scambio dei pacchi è tratta da Stazione centrale ammazzare subito e le caratteristiche del personaggio di Ugo Piazza sono, invece, riferimenti ai racconti Vietato essere felici e La vendetta è il miglior perdono.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Rocco Musco, insieme ad un compare, sorveglia una spedizione di valuta clandestina in dollari, trasferita a Milano per mano di alcuni corrieri; il plico, nel percorso che parte da piazza del Duomo e prosegue in metropolitana, durante gli scambi viene misteriosamente sostituito e i soldi spariscono. I due interrogano inutilmente i corrieri che, non avendo fornito risposte esaurienti e dopo essere stati barbaramente torturati, vengono portati in una grotta e uccisi facendoli saltare in aria con il tritolo.

Tre anni dopo, Ugo Piazza, uno dei corrieri all'epoca sfuggito alla vendetta poiché nel frattempo arrestato per rapina, viene rilasciato dal carcere di San Vittore. Ad attenderlo all'uscita trova Rocco insieme ad altri due scagnozzi, incaricati del boss malavitoso conosciuto come l'Americano - convinto che sia stato lui a far sparire il malloppo - di avvicinarlo. Gli scagnozzi stanno alle calcagna di Piazza, che però nega ogni responsabilità: dopo averlo malmenato, gli portano via il portafoglio con i soldi e i documenti, e gli consigliano di andare a parlare con l'Americano, evitando così ulteriori angherie.

Ugo si reca alla stazione di polizia con il volto tumefatto, dichiarando di aver essere stato investito e avere smarrito i documenti, necessitando quindi di un duplicato. Lì deve subire le vessazioni di un esperto commissario, il quale intuisce il reale svolgimento dei fatti. Infatti, conoscendolo bene, anche lui sospetta che Piazza sia l'autore del furto ai danni del boss. Lo mette quindi in guardia del grosso rischio che sta correndo e lo invita invece a collaborare per incastrare l'Americano. Ugo nega ogni accusa e ottiene finalmente un duplicato del documento, così da potere trovare alloggio in un modesto albergo. La sera stessa i tre scagnozzi ritornano a trovarlo, distruggendo il mobilio della sua stanza alla ricerca dei soldi e mettendo Ugo nella condizione di dover pagare i danni. Non avendo il denaro, decide di andarlo a chiedere a due amici: Don Vincenzo, anziano boss decaduto della mafia locale, e il suo fidato figlioccio Chino, un esperto sicario, il quale gli presta i soldi ma si rifiuta di prendere l'amico sotto la sua protezione; i tre scagnozzi fanno irruzione nella casa ma Chino reagisce e dopo una breve colluttazione riesce a prevalere sui tre allontanandoli.

Ugo decide quindi di incontrare l'Americano, il quale lo invita a confessare in cambio della rinuncia alla vendetta, ma lui continua a negare le accuse. Il boss gli propone quindi di tornare a lavorare per lui, nella squadra di Rocco, così da potere controllare i suoi movimenti ed eventuali mosse sospette. Piazza è però costantemente pedinato sia dalle forze dell'ordine che da un misterioso uomo con la giacca rossa.

La sera Piazza si reca in un night club dove lavora la ballerina Nelly, un tempo sua amante, salutando alcune persone che conosceva prima del suo ingresso in carcere, tra i quali il barista e il figlio di quest'ultimo, Luca. Ugo passa la notte con Nelly, confidandole di non avere il denaro e di essere intenzionato a trovare il vero responsabile, poiché solo provando la sua estraneità al furto potrà finalmente vivere libero dalla vendetta della malavita.

Nella stazione di Polizia, mentre si indaga sui traffici dell'Americano, si svolgono spesso lunghe discussioni tra il commissario e il suo vice Mercuri, il primo sostenitore dell'irrecuperabilità dei criminali e pronto a usare ogni mezzo per combatterli, mentre il secondo più attento alle questioni sociali e convinto che anche i boss siano solo pedine di uno scacchiere molto più grande.

Nei giorni successivi scompare un'altra grossa spedizione di denaro: uno dei corrieri viene assassinato dall'uomo con la giacca rossa, che poi fugge col bottino senza essere notato. L'Americano è convinto che sia stato Chino e decide di farlo eliminare dalla sua squadra, incluso Ugo che viene però tenuto all'oscuro dell'obiettivo. Al momento dell'attentato egli cerca di impedirlo, ma Don Vincenzo viene comunque colpito a morte mentre Chino riesce a darsi alla fuga. A causa del suo comportamento, Ugo è sospettato di essere coinvolto anche in questo furto e viene quindi nuovamente picchiato e interrogato, ma riesce a convincere l'Americano della propria innocenza e dell'estraneità di Chino, sollevando invece sospetti sugli altri membri della squadra. Il boss non respinge l'idea, cominciando a dubitare dei suoi uomini, e il giorno seguente manda Rocco a casa di Chino per avere finalmente un incontro chiarificatore.

Ugo Piazza (Gastone Moschin) durante la strage alla villa dell'Americano

Rocco però non trova nessuno e attende invano: Chino infatti vuole vendicare la morte del suo padrino e si sta già recando nella villa dell'Americano dove compie una strage, aiutato da Ugo che inizialmente aveva finto di essere dalla parte del boss. Chino ottiene quindi la sua vendetta ma viene gravemente ferito e un attimo prima di morire capisce l'intento di Ugo. Questi, infatti, finalmente libero dal suo nemico si reca in una casa diroccata in campagna a prelevare i 300.000 dollari rubati tre anni prima. Mentre sta facendo ritorno a Milano, viene fermato dalla polizia che nel frattempo aveva scoperto la strage nella villa e sospetta il suo coinvolgimento.

Ugo è quindi costretto a recarsi in commissariato per accertamenti, e qui incontra Rocco, anche lui fermato per lo stesso motivo. Piazza ha sempre con sè la borsa col denaro, ma questa non desta l'attenzione di nessuno e non viene perquisita. Il commissario, contento del trasferimento del suo collega Mercuri, interroga alcune donne che erano presenti nella villa al momento della strage, chiedendo loro se Piazza fosse stato presente ma queste, su ordine di Rocco, lo scagionano. Anche Rocco, infatti, ha compreso la strategia di Ugo e prima che questi venga rilasciato gli chiede di lavorare per lui affascinato dal suo piano; Piazza temporeggia rispondendo che rifletterà sulla proposta.

Luca (Salvatore Aricò) uccide Ugo Piazza

In realtà Ugo ha già deciso di lasciare Milano e, dopo aver telefonato a Nelly, si reca a casa di lei per invitarla a seguirlo a Beirut, facendole vedere la borsa piena di dollari. Improvvisamente appare Luca, che si rivela essere il misterioso uomo con la giacca rossa: Nelly è sua complice e lo incita a sparare ad Ugo il quale, nonostante sia stato colpito mortalmente, riesce a sferrare un violento pugno alla ragazza uccidendola. Mentre Luca piange la morte di Nelly, giunge anche Rocco, che aveva seguito Ugo dopo il rilascio dal commissariato. Egli vede il corpo di Piazza vigliaccamente colpito alle spalle e, disinteressandosi totalmente del bottino, si scatena in un impeto d'ira su Luca fracassandogli la testa, prima di essere arrestato dalla polizia sopraggiunta sul posto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese del film si sono svolte a Milano[2] e Roma, sia in esterni che agli studi DEAR[3].

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Preludio, Tema, Variazioni e Canzona.

La colonna sonora del film è del maestro argentino Luis Bacalov il quale si avvalse delle musiche da egli composte per il complesso progressive degli Osanna. Nel film è inserito anche il brano dal titolo Adagio tratto dall'album Concerto grosso dei New Trolls.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Preludio
  2. Tema
  3. Variazione I (To Plinius)
  4. Variazione II (My Mind Flies)
  5. Variazione III (Shuum...)
  6. Variazione IV (Tredicesimo cortile)
  7. Variazione V (Dianalogo)
  8. Variazione VI (Spunti)
  9. Variazione VII (Posizione raggiunta)
  10. Canzona

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel videoclip del brano Record player dei Vinylistic sono riprese e rimontate diverse scene del film.
  • Frank Wolff e Luigi Pistilli, i due attori che interpretano rispettivamente il commissario capo e il vicecommissario Mercuri, furono accomunati nella vita reale da un triste destino: entrambi infatti morirono suicidi in seguito a gravi forme depressive.
  • Il regista del film Fernando Di Leo appare in un cameo ad inizio film: è l'uomo che esce dalla cabina del telefono in piazza del Duomo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Date di uscita per Milano calibro 9 (1972), imdb.it. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  2. ^ I luoghi milanesi del film
  3. ^ Davinotti

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]