Fumetto nero italiano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia del fumetto italiano.

Diabolik, il personaggio capostipite del fumetto nero italiano

Il fumetto nero italiano è un genere di fumetto che a partire dagli anni sessanta con il personaggio di Diabolik (criminale spietato, ladro e assassino, che debutta nelle edicole nel 1962[1][2]), propone un ribaltamento della morale corrente in contro tendenza rispetto al moralismo degli altri fumetti dell'epoca. Il successo del personaggio creato dalle sorelle Giussani è tale da far nascere un genere insieme a Kriminal, Satanik e a portare alla creazione di numerosi epigoni più o meno simili nelle caratteristiche come Fantax, Demoniak o Sadik[3]. Il successo è tale da generare anche parodie come Cattivik, personaggio creato da Bonvi nel 1965, il quale è anch'egli un criminale ma molto sfortunato[4][5]. Anche il cinema ne verrà influenzato tanto da produrre sia pellicole direttamente ispirate ai personaggi principali del genere come Diabolik[6], Kriminal o Satanik[7], sia parodie come Arriva Dorellik diretto da Steno[8] o Sadik, episodio del film Thrilling[1]. La moda però non sarebbe durata a lungo e, fatte salve alcune eccezioni quali Diabolik (l'unico ancora pubblicato), Kriminal e Satanik, gli altri epigoni ebbero vita breve[9]. Col tempo alcune serie assunsero connotazioni erotiche portando alla nascita di un vero e proprio genere erotico o pornografico con nuovi personaggi[3][10].

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L'origine dei fumetti neri italiani da Diabolik in poi si può ricercare nei romanzi di appendice pubblicati a puntate nei quotidiani francesi. Erano solitamente storie di facile consumo spesso a tinte forti con intrighi, delitti e rapimenti. Non solo Fantômas - al quale le sorelle Giussani si ispirarono per creare il loro Diabolik - ma anche Arsenio Lupin e Rocambole furono protagonisti di grande richiamo della narrativa popolare ottocentesca[11].

Fantômas, prima che per Diabolik, fu d'ispirazione per un altro personaggio dei fumetti chiamato Fantax, ideato da Pierre Mouchot e Marcel Navarro (con gli pesudonimi di Malwyn Nash e Chott) nel 1946, un tipico giustiziere mascherato, col volto coperto e una grande lettera F disegnata sul torace. Le storie scritte da Navarro presentavano intrecci verosimili e con personaggi ricorrenti cosa questa che forniva una certa continuità alla serie al fine di fidelizzare i lettori. Nel 1948 l'editore Giovanni De Leo importò Fantax in Italia senza però ottenere il successo sperato e anzi subendo critiche e azioni giudiziarie a causa delle storie violente e dei personaggi crudi. Successivamente De Leo pubblicò altri personaggi in maschera sfruttando la collaborazione con la coppia di autori francesi ma la mancanza di successo duraturo e i continui problemi legali per le accuse di incitamento alla violenza fecero interrompere la collaborazione ponendo termine a un'iniziativa e a dei personaggi in anticipo sui tempi[11][12][13].

Ci furono altri tentativi nel 1948 quando Bonelli riprese il Furio Almirante del periodo bellico ribattezzandolo Furio Mascherato e nel 1949 quando esordisce Il Fantasma Verde disegnato da Gallieno Ferri che nello stesso anno crea anche la serie di Maskar, una versione meno violenta del francese Fantax, ma i problemi con la censura nell'Italia del secondo dopoguerra sono ancora tali da rendere impossibile poter pensare di pubblicare fumetti con protagonisti simili al Fantomas letterario di quarant'anni prima[13].

Fantax, criminale che cela la propria identità con una calzamaglia rossa e nera con cappuccio e mantellina, protagonista di storie spesso ricche di sequenze particolarmente violente va quindi considerato come il precursore dei fumetti neri dei successivi anni Sessanta[13].

Diabolik[modifica | modifica wikitesto]

Nel Novembre 1962, ispirato a Fantômas e a Fantax, venne creato Diabolik, un personaggio che avrebbe rilanciato con successo il fumetto nero in Italia anche se non mancarono controversie rispetto alla morale dell'epoca[11][13]. La copertina del primo numero della serie rappresentava una donna in primo piano che urlava di terrore e riportava termini come "brivido", "diabolico" e "terrore" oltre alla dicitura «per adulti». L'importanza di questa serie a fumetti è quella di aver permesso lo svecchiamento e lo scardinamento di un sistema nel giro di pochi anni[13].

Diabolik non fu mai inserito in un contesto preciso e riconoscibile e ma in un ambiente immaginario con scenari indefinibili. Nella serie molto è lasciato nell'indeterminatezza e molte domande sono lasciate senza risposta come le origini stesse del personaggio che verranno raccontate solo nel 1968 dopo ben 107 numeri nell'albo "Diabolik chi sei?". Chiuso nel suo microcosmo che lo ha tenuto distante dalle contingenze della realtà Diabolik ha così evitato quel logoramento da troppa “umanizzazione” che ha colpito invece i suoi vari epigoni oggi tutti scomparsi[13].

Nelle vignette delle prime storie di Diabolik si riprendono intere sequenze presenti nei romanzi di Fantômas così come la tecnica del flashback tipica di certi romanzi d'appendice. Fantômas era un criminale con le stesse doti di ladro gentiluomo di Lupin ma con una malvagità che mancava in quest'ultimo. I lettori venivano anche attirati da titoli espliciti come "L'impiccato senza volto", "La campana di sangue" o "La bara vuota" ma anche dalla genialità del protagonista e dal cinismo con cui uccideva riuscendo sempre a sfuggire alla giustizia, tutte caratteristiche che si ritrovano decenni dopo in Diabolik[12]. L'apparizione del poliziotto Juve e il giovane giornalista Fando sono solo alcune delle molte citazioni di Fantomas che si ritrovano nei fumetti Diabolik, che successivamente si baseranno su soggetti e ispirazioni originali[12].

Kriminal e Satanik[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente a Diabolik nell'agosto del 1964 esordì in edicola Kriminal per mano di Max Bunker e con i disegni dell’esordiente Magnus (Roberto Raviola) che veste Kriminal con una calzamaglia in foggia di scheletro con un teschio come maschera. Fu la prima risposta qualificata al successo di Diabolik e non fu una semplice imitazione per sfruttarne la scia di successo ma venne realizzato con un aspetto grafico meglio curato rispetto a Diabolik non solo per i disegni di Magnus ma anche per copertine di Luigi Corteggi. Le sceneggiature di Luciano Secchi riescono a creare un mix di brivido, horror, suspense e humor introducendo con molta eleganza anche l’elemento erotico rendendo Kriminal un personaggio dotato di personalità ben definita contrariamente a Diabolik. Anche il contesto e le ambientazioni furono definite con chiari riferimenti alla realtà oltre a inserire riferimenti all'attualità o a situazioni di cronaca tali da rendere Kriminal un personaggio immerso nella vita reale[13].

Satanik uscito nelle edicole pochi mesi dopo Kriminal e narra le vicende di una scienziata sfigurata che grazie a un filtro di sua invenzione diventa bellissima. Ancora una volta ritroviamo una «K» nella testata. Satanik aggiunge tematiche più prettamente horror e Secchi supera i vecchi romanzi d'appendice citando opere letterarie quali il Faust di Goethe, il Jekyll & Hyde di Stevenson, Il ritratto di Dorian Gray di Wilde e i racconti di Poe, Lovecraft e Maupassant, così come i film di Hitchcock aggiungendo un un secondo livello di lettura. Anche in Satanik è presente una profonda caratterizzazione del personaggio e Secchi attraverso i disegni di Magnus spinge più in là il limite della componente erotica che in Kriminal era stato appena accennato e in Diabolik era completamente assente[13].

Gli epigoni di Diabolik[modifica | modifica wikitesto]

Di lì a poco si ruppero gli argini e tutta una pletora di imitatori di vario livello si presentarono in edicola sulla strada aperta da Diabolik e allargata da Kriminal e Satanik per dare risposta alle richieste di un pubblico che cresceva. Tra i vari epigoni si possono ricordare Demoniak ideato da Furio Arrasich nel 1965 che aveva caratteristiche tutte sue e non era una semplice copia delle tre serie originali. Anche l'altra serie ideata da Arrasich Fantax, omonima della serie francese, presentava segni di originalità. Zakimort, un altro criminale in calzamaglia nera fu la risposta femminile dell’editore stesso di Diabolik agli epigoni del re dei fumetti neri. La coppia Magnus & Bunker non paga dei successi di Kriminal e Satanik, creò la serie dell'agente SS 018 ispirata al James Bond di Ian Fleming che in quel periodo furoreggiava al cinema. Tutte le altre testate che videro la luce in questo periodo furono in alcuni casi veri e propri plagi con varianti minime di sceneggiatura e nella caratterizzazione dei personaggi. Da ricordare comunque due serie realizzate con la tecnica del fotoromanzo: Killing ispirata a Kriminal e Genius spirata a Diabolik[13].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Diabolik e gli altri antieroi come Kriminal, Satanik, Sadik e molti altri subirono sequestri da parte della magistratura, censure, campagne denigratorie a mezzo stampa, azioni legali, venendo bollati come socialmente pericolosi, destabilizzanti, indecenti[14].

La magistratura di Milano nel 1965 intervenne con massicci sequestri, avviando un'indagine per pubblicazioni oscene. Alcuni quotidiani pubblicarono titoli come «I signori del crimine rischiano la gattabuia» (Il Giorno del 7 aprile 1965)[15].

Ai problemi giudiziari si aggiunsero le stroncature della stampa. Enzo Tortora definì i fumetti neri come di «sgangherati gorilla del brivido» a base di «sesso, violenza e balbettanti scemenze».[15]

Nel 1966 il periodico La Tribuna illustrata ospitò un dibattito in forma di “processo”, cui parteciparono anche celebrità come Mina, Alberto Sordi e Omar Sívori: l'accusa era «oltraggio al buon senso, offesa al buon gusto, alto tradimento». Il "processo" terminò con una «condanna senza indulgenza e senza appello». Tale "condanna" non sorprese nessuno, se anche lo scrittore Gianni Rodari, nelle vesti di difensore, li definì «brutti, stupidi, gonfi di sangue come un tafano ubriaco; sono un losco affare, una trappola per i gonzi, una macchia sull'onorabilità dell'editoria nazionale»[14][15].

Tra gli anni Sessanta e Settanta ci fu la moda dei film ispirati ai protagonisti dei fumetti neri che vennero facilmente presi di mira dai moralisti dell'epoca per le venature di violenza e di trasgressione che li accompagnava[9]. L'ondata di moralismo è esemplificata a esempio nell'episodio "La bambinaia" del film Capriccio all'italiana del 1968 nel quale Silvana Mangano è una giovane governante che scopre i bambini di cui si deve occupare intenti a leggere fumetti neri. Dopo averli rimproverati glieli sequestra e li getta in un laghetto. Subito dopo racconta loro una fiaba classica che farà spaventare questa sì per davvero i bambini fino a farli piangere diversamente da quanto avevano fatto invece i fumetti neri[16][17].

Nonostante l'ostilità della critica e i problemi di censura e sequestri giudiziari, oltre alla dicitura in copertina di «fumetti per adulti», il successo fu enorme: Diabolik, Kriminal e Satanik vendevano centinaia di migliaia di copie. Dino Buzzati, una delle poche voci fuori dal coro nel "processo" di Tribuna Illustrata, ammise che li leggeva affermando che «tecnicamente parlando, non sono male», perché hanno il dono «della rapidità e della sintesi», che soddisfa le esigenze del pubblico stanco di «romanzi faticosi», dove «non succede mai niente»[15].

Caratteristiche del genere[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte di questi antieroi avevano come radice nome un aggettivo con accezione negativa ("diabolico", "criminale", "satanico"), che veniva reso più esotico dall'uso di lettere tipicamente straniere come la K, la X o la J[9][18] e per tenere fede al nome, questi “signori del crimine” sono tutti dei delinquenti spregiudicati, inafferrabili e spietati[19][18].

I protagonisti sono in genere criminali che per celare la propria identità indossano un caratteristico costume. Diabolik a esempio usa una calzamaglia nera che lascia intravedere solo i suoi occhi, Kriminal ha una tuta aderente gialla con uno scheletro stilizzato e una maschera con le fattezze di un teschio, Satanik un abito rosso e nero. Gli altri protagonisti delle serie nate sulla scia del successo del genere si ispirano pedissequamente agli standard precedenti. A esempio Sadik usa una calzamaglia che gli lascia scoperto solo metà volto, Zakimort indossa una semplice calzamaglia nera e una mascherina, Killing un costume da scheletro[18].

Il formato degli albi di Diabolik, di piccola dimensione per poter essere tascabili (11,5x16,9 cm), divenne lo standard anche per tutti gli epigoni[2][18]. Era stato ideato per venire incontro alle esigenze dei pendolari che una delle sorelle Giussani osservava ogni mattina da casa sua vicino alla stazione[20][21][22].

Caratteristica tipica del genere sono i personaggi comprimari e antagonisti. Gli antieroi vengono affiancati da un partner di sesso opposto in genere molto sexy e duramente combattuti da un integerrimo poliziotto che rappresenta la legge[19]. L'antagonista dell'antieroe è quasi sempre un funzionario di polizia integerrimo e furbo quasi quanto il protagonista[18][19]. L'Ispettore Ginko, antagonista di Diabolik, il commissario capo di Scotland Yard Patrick Milton, antagonista di Kriminal e il Tenente Trent di New York, avversario di Satanik. Di solito tra antieroe e poliziotto esiste solo il rapporto guardia-ladro, ma talvolta altre dinamiche legano e complicano le relazioni: Kriminal, ad esempio, ha stuprato Gloria, fidanzata di Milton, e la stessa Gloria è combattuta tra l'amore per il poliziotto e l'attrazione che prova per il criminale scheletrico, arrivando addirittura ad aiutarlo in colpi e fughe. Satanik, invece, uccide sua sorella Lidia, che aveva intrecciato una relazione con Trent, trasformando i sentimenti del tenente fino a farli degenerare in un desiderio di vendetta personale.[senza fonte]

Gli antieroi si muovono in un mondo dove dietro la facciata ipocrita della nobiltà e del perbenismo agiscono individui senza scrupoli: ricconi perversi, nobili cinici e profittatori, donne assetate di sesso e gioielli. Queste debolezze li rendono facili prede di questi pericolosi personaggi, che giocano sulle leve dei vizi per arrivare al loro scopo. Questi criminali tuttavia non sono mossi dal semplice desiderio di profitto, che li renderebbe del tutto simili alle loro vittime, ma spesso nel loro animo c'è qualcosa di più profondo: Diabolik non ruba e uccide per arricchirsi semplicemente, ma per imporre la propria legge, per sfidare la società, per provare l'ebbrezza dell'avventura e dell'essere "solo contro tutti", come lui stesso dirà più volte. Kriminal e Satanik hanno vissuto, prima di diventare criminali, una vita fatta di ingiustizie, soprusi e soperchierie e adottano i rispettivi alter ego per vendicarsi di quel mondo crudele, passando da vittime a carnefici. Altri personaggi, come Sadik e Zakimort, addirittura si presentano come giustizieri mascherati, vendicatori per i quali viene prima il loro concetto di giustizia e solo dopo il profitto.[senza fonte]

Declino del genere[modifica | modifica wikitesto]

La moda non sarebbe durata a lungo e solo Diabolik, Kriminal, Satanik e Zakimort avrebbero avuto una lunga vita editoriale mentre tutti gli altri avrebbero interrotto presto le pubblicazioni a causa della ripetitività di situazioni sempre più scontate[9] e per un mercato ormai saturato da prodotti spesso dozzinali[13]. Inoltre gli attacchi moralisti di stampa e opinione pubblica avevano indotto gli editori a porre un freno alla creatività di soggettisti e disegnatori a discapito della qualità delle storie di quei personaggi che traevano il proprio successo dalla gratuita esibizione di sesso e violenza e così durante gli anni settanta tutti i personaggi neri scomparvero tranne Diabolik[13].

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Il posto lasciato libero dai fumetti neri durante gli anni settanta venne occupato da un genere più propriamente horror che aveva visto le sue prime manifestazioni nella serie Terror del 1966. Sulla scia del successo dei fumetti erotici come Isabella, Messalina o Jacula il terreno era aperto per un’altra ondata di fumetti ma si trattò quasi sempre di produzioni di bassa qualità a eccezione della rivista horror nata ne 1969 per opera Pier Carpi e Alfredo Castelli. Il genere horror trovo nuova linfa nel decennio successivo quando nel 1986 esordì nelle edicole Dylan Dog[13].

Nel 2004 ha fatto la sua comparsa nella rivista Ink il personaggio de Il Morto che presenta caratteristiche che si rifanno al fumetto nero quali il formato tascabile, il prezzo contenuto e i disegni in bianco e nero oltre alla caratterizzazione grafica del personaggio che veste una tuta che ricorda quella di Killing o di Kriminal[23][24][25].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

“Il nero a fumetti costituisce un salto qualitativo nella produzione seriale degli anni Sessanta. Esso si fa eclatante fenomeno di costume, rompe precostituiti valori ideologici di trasmissione dell'educazione, pone esplicite e inquietanti domande sui meccanismi di riconoscimento nella lettura, mette apertamente in scena la propria origine”, afferma Gino Frezza nel libro La scrittura malinconica.[3]

Il successo di massa dei fumetti, non solo neri ma anche d'autore, avvicina gli intellettuali al genere che incominciano a considerarli come oggetti di studio[3]. L'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma promuove convegni sui fumetti, mentre si pubblicano saggi sull'argomento come quello Umberto Eco con il libro “Apocalittici e integrati”, pubblicato nel 1963, che attribuisce al fumetto la dignità di un oggetto di studio e di analisi sociologica ed estetica: “Il fumetto è un prodotto industriale, commissionato dall'alto, funziona secondo tutte le meccaniche della persuasione occulta, suppone nel fruitore un atteggiamento di evasione che stimola immediatamente le velleità paternalistiche dei committenti. E gli autori per lo più si adeguano: così il fumetto nella maggior parte dei casi, riflette l'implicita pedagogia di un sistema e funziona come rafforzatore dei miti e dei valori vigenti.”[3].

Durante gli anni sessanta furono molto numerosi i processi e le accuse che nei mass media furono rivolte a questo tipo di fumetti popolari, considerati all'epoca - nel caso migliore - pseudoletteratura. Le accuse erano soprattutto di "plagio" nei confronti delle menti dei giovani. I personaggi del fumetto nero erano eroi negativi, infrangevano le leggi e la morale comune ma riuscivano regolarmente a sfuggire alla punizione. La violenza e l'omicidio erano un tema ricorrente in tutti gli episodi. Inoltre gli albi, eccetto Diabolik, erano infarciti di scene ammiccanti all'erotismo che, secondo la mentalità dell'epoca, erano considerate oltremodo oscene, ed erano per questo definiti "fumetti per adulti". A cavallo dei generi, vi erano i fumetti erotici e pornografici, da Goldrake a Jacula a seconda della morale vigente variamente classificati. Ci furono numerosi casi di sequestro da parte della magistratura e processi che coinvolsero autori e case editrici. In conclusione, nonostante il fisiologico declino del genere, i fumetti neri lasciarono un segno indelebile nella società italiana e nelle nuove generazioni, tanto che alcuni si sono spinti ad affermare che il fumetto nero generò la prima vera rivoluzione culturale, sociale e di costume dell'Italia del dopoguerra, anticipando tematiche come la liberazione sessuale (Satanik) o il femminismo (Gesebel) che avrebbero infiammato le piazze italiane solo qualche anno più tardi.[26]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il successo di vendita portò alla realizzazione di trasposizioni cinematografiche di Diabolik (regia di Mario Bava) ma il film non ebbe il successo sperato. Anche altre trasposizioni come Kriminal di Umberto Lenzi o Satanik di Piero Vivarelli, insieme a Isabella di Bruno Corbucci o Baba Yaga di Corrado Farina tratto dai fumetti di Guido Crepax con venature erotiche non hanno mai raggiunto un certo successo di pubblico o di critica anche per la difficoltà di ricreare nei film le atmosfere delle storie a fumetti[9].

Altri film furono Il marchio di Kriminal del 1968, di Fernando Cerchio e Nando Cicero, sequel di Kriminal, anch'esso di scarso successo[27][28][29] ma anche parodie come Arriva Dorellik[8] ispirato a Diabolik e diretto da Steno o Sadik, episodio del film Thrilling di Gian Luigi Polidoro nel quale Johnny Dorelli si traveste come l'eroe dei fumetti preferiti dalla moglie per farla contenta[1].

Nel 1967 esce il film Mister X, per la regia di Piero Vivarelli, con Norman Clark e Gaia Germani[30][31].

Nel 2007 il regista Ss-Sunda ha realizzato il film documentario The Diabolikal Super-Kriminal dedicato al fenomeno dei fumetti neri e all'editoria che li riguardava, e in particolare al personaggio Killing, uno dei più violenti ed eversivi tra i fumetti neri dell'epoca[senza fonte].

Nel febbraio 1962 Totò fu protagonista della pellicola Totò diabolicus diretto da Steno[32][33]. Il film è precedente all'esordio di Diabolik nelle edicole (novembre 1962) pertanto non è da ritenersi una parodia del genere ma più probabilmente si ispirava a un vero fatto di cronaca avvenuto a Torino nel 1958 e nel quale un misterioso assassino lasciò sul luogo del delitto una lettera nella quale si firmava Diabolich[34]. Probabilmente l'assassino si era ispirato a sua volta al romanzo del giallista Bill Skyline (alias Italo Fasan) dal titolo "Uccidevano di notte" e il cui protagonista si faceva chiamare Diabolic (senza l’acca finale)[35]. Nel 1962 le sorelle Giussani battezzarono “Diabolik” il loro personaggio oscuro e amante della sfida proprio come il misterioso assassino di Torino[36].

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sulla scia del successo di Diabolik delle sorelle Giussani nacquero Kriminal, Satanik e molti altri antieroi, tra cui Zakimort, Fantax (in seguito Fantasm), Mister-X, Demoniak, Sadik, Spettrus, Jnfernal, Jena. Di questi solo Diabolik, Kriminal e Satanik ebbero una lunga vita editoriale, mentre le altre testate interruppero presto le pubblicazioni[18][19].

Altri personaggi riconducibili al genere furono: Rocambol, Maskar, L’Uomo Fantasma, Samantha, Masokis, Super Women, La Jena, La Donna Invisibile, Dominò, Spiderman (solo omonimo del personaggio Marvel Comics), Milord (Aprile 1968)[37], Sangòor (12 albi - 1968-69)[38], Genius (febbraio 1966)[39], Makabar (luglio 1970)[40], Cobrak (numero unico - gennaio 1966)[41], Terror (gennaio 1966), Honda (Numero unico uscito senza data nel 1967)[42] e altri[19].

Elenco dei personaggi in ordine di pubblicazione.[modifica | modifica wikitesto]

  1. Diabolik (novembre 1962 - in corso)
  2. Fantax (poi "Fantasm", giugno 1964 - 1967)[19]
  3. Kriminal (agosto 1964 - 1974)
  4. Mister-X (Edizioni Cervinia, da ottobre 1964 a febbraio 1968 e Edizioni Alhambra 1968-1969)[19]
  5. Satanik (dicembre 1964 - 1974)
  6. Demoniak (febbraio 1965)[19]
  7. Sadik (marzo 1965 - 1967)[19]
  8. Spettrus (marzo 1965)[19]
  9. Jnfernal (maggio 1965)[19]
  10. Zakimort (agosto 1965 - 1974)[43][19]
  11. Samantha (gennaio 1966)[44]
  12. Terror (numero unico, gennaio 1966)[19]
  13. Cobrak (numero unico “Ora 0 la morte è in agguato” - Berté Editore - gennaio 1966)[41][19]
  14. Genius (febbraio 1966)[19][39]
  15. Masokis (marzo 1966 - settembre 1966)[45][19]
  16. Killing (15 marzo 1966)
  17. Super Women (aprile 1966 - ottobre 1966)[46][19]
  18. Jena (Settembre 1966 - 1969)[47]
  19. Spiderman (agosto 1967 - ottobre 1968)[19]
  20. Il Morto (2004 - in corso)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Articoli (quotidiani e riviste)[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Noci, Fumetti e fascino dell'orrore, in Giornale del Mattino (Firenze), 11 gennaio 1965.
  • Guglielmo Zucconi, Ragazzini e signore-bene divorano i nuovi fumetti dell'orrido, in La Domenica del Corriere, 4 aprile 1965.
  • Natalia Aspesi, I signori del crimine rischiano la gattabuia, in Il giorno, 6 aprile 1965.
  • Giampiero Cane, Fumetti per adulti protagonisti di turno, in Il Lavoro, 8 aprile 1965.
  • Gian Franco Vené, Fantomas e Figlik, in L'Europeo, 11 aprile 1965.
  • Guido Bousier, I mostruosi eroi del fumetto del brivido, in La Gazzetta del Popolo, 25 aprile 1965.
  • Vittorio Pescatori, Una bambina di nome Diabolik, in ABC, 9 maggio 1965.
  • Enzo Tortora, I figli di 007: Sadik, Diabolik, Kriminal, in La Nazione, 12 maggio 1965.
  • Paolo Pietroni, Diabolik, in Settimana TV n. 32, agosto 1965.
  • Guerra ai fumetti diabolici che esaltano folli criminali, in La Gazzetta del Popolo, 19 ottobre 1965.
  • Ogni botto un morto, in La Notte, 4 dicembre 1965.
  • Alberto Ongaro, Il regno della violenza, in L'Europeo, 5 dicembre 1965.
  • G. Galimberti, F. Mannocchia, G. Capuano, Abbiamo intervistato "i Diabolik dell'asfalto", in La Tribuna illustrata, 3 luglio 1966.
  • I fumetti del terrore" un nuovo sconcertante fenomeno dei giovani d'oggi. Orizzonti. N.27 3 luglio 1966.
  • Assolto Diaboliik per i delitti a fumetti, in Corriere della sera, 6 gennaio 1966.
  • Arrigo Petacco, Questa volta Diabolik ha ucciso davvero, in Domenica del Corriere, 23 gennaio 1966.
  • Dario Natoli, È arrivato il fumetto dell'orrore, in L'Unità, 30 gennaio 1966.
  • Fulvio A. Scocchera, Sadik vuol dire anche libertà, in Sadik n. 15, 15 ottobre 1966.
  • Kriminal in tribunale e ora sullo schermo, in Tribuna illustrata, 4 dicembre 1966.
  • Gian Battista Arduini, Dove vai Diabolik? - Duecentocinquanta morti in edicola, in Vie Nuove, 9 giugno 1966.
  • Dario Natoli, Il mondo dei fumetti, in Il Calendario del popolo, marzo-aprile 1967.
  • E.B., Crisantemi per l'eroe del bene - Inchiesta sui fumetti neri, in Meridiano 12, 15 gennaio 1967.
  • Claudio Roma, I fumetti neri alla sbarra, in Famiglia cristiana, 4 dicembre 1966.
  • Pierluigi Gandini, Terrore e miseria del fumetto nero, in L'Unità, 5 febbraio 1967.
  • Diabolik nuovamente sequestrato, in Il secolo XIX, 21 marzo 1967.
  • Giuseppe Barillà, In Italia è nato male il fumetto per adulti, in Il secolo XIX, 26 luglio 1967.
  • Bernardino Zapponi, Anime bianche e fumetti neri, in L'Espresso, 17 dicembre 1967.
  • B.R., Diabolik, una simpatica e moderna incarnazione del maligno, in Paese Sera, 26 gennaio 1968.
  • L. Tatto, I mostri con il "K", in Specchio del libro per ragazzi, luglio-settembre 1968.
  • Gigi Ghirotti, siamo i maggiori produttori di fumetti con eroi diabolici, in La Stampa, 25 settembre 1968.
  • P. F. Listri, Fra "horror" e "terror", in Nazione Sera, 12 novembre 1968.
  • Dario Natoli, Diabolik contesta, in L'Unità, 16 novembre 1968.
  • Maurizio Chierici, diabolik si siede a tavola col commenda, in Il Giorno, 3 dicembre 1968.
  • Luigi Tola, La chiave di Diabolik, in Executive n. 5, 1968.
  • Gianni Bono, Il fumetto per adulti, in Appunti sul fumetto italiano del dopoguerra, Club gli amici del fumetto, 1969.
  • T. Malaspina, La carne, la morte e il diavolo, in L'espresso n. 44, 1969.
  • G. Chiari, Vi presento "Diabolik", in La Voce, 4 settembre 1966.
  • Lotta aperta contro i fumetti neri, in Corriere Mercantile, 22 settembre 1966.
  • Natalia Aspesi, Hanno invaso con le "k" il dorato mondo dei fumetti, in Il giorno, 25 settembre 1966.
  • Mimmo Candito, Kriminal e c. siedono sul banco degli imputati, in Il Lavoro, 28 ottobre 1966.
  • GuglielmoZucconi, Processo ai fumetti dell'orrore, in Tribuna illustrata, 2 ottobre 1966.
  • I giornalisti lombardi contro i fumetti malsani, in Il Secolo XIX, 29 ottobre 1966.
  • Giulio Orecchia, Processo ai super "k", in Gente n.39, 28 settembre 1966.
  • l'ondata nera di kriminal & c. Inchiesta di Laura draghi Salvadori. In città nuova. 10 maggio 1969.
  • Antonio Imbasciati, I fumetti neri, in Ikon, ottobre 1970.
  • Giuliano Zincone, L'avanzata dei fumetti neri, in Corriere della sera, 11 settembre 1970.
  • Luigi Allegri, Adelmina Bonazzi, Rossella Ruggeri, Sexy e neri: il fumetto nero, in Nero a strisce, la reazione a fumetti, Istituto di Storia dell'arte dell'Università di Parma, 1971.
  • William Maglietto, I fumetti neri e le rilevanze socio-criminologiche, in Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, 1971.
  • Maria Grazia Bevilacqua, i miliardi del diavolo a fumetti, in Famiglia cristiana, 3 dicembre 1972.
  • F. Martinelli, Diabolik nasce in via Boccaccio, in Il milanese, 19 maggio 1974.
  • Giancarlo Albano, Le sorelle omicidi, in Grazia, 21 aprile 1974.
  • Graziano Frediani e Renato Genovese, Neri a metà: "il fumetto nero da Kriminal a lo sconosciuto", in Orient express n. 9, marzo 1983.

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nero a strisce - la reazione a fumetti, Istituto di storia dell'arte dell'Università di Parma, 1971
  • I fumetti neri e le rilevanze socio-criminologiche, estratto da Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, 1971
  • Le regine del terrore a cura di Davide Barzi e Tito Faraci, edizioni db, 2007.
  • Nero nerissimo, cento anni di fumetto italiano, Panini Comics, 2008
  • "cinefumetto 1960-73" a cura di Stefano Pistelli. Glittering images 2008.
  • " Diabolik: cronistoria di un film" a cura di Roberto altariva. Diabolik club. 2008.
  • La diabolika Astorina, Comicon edizioni, Napoli, 2012.
  • Diabolik e i fumetti neri, Varchi Comics, 2012 ( circ.fil.num. benedetto varchi) montevarchi.
  • Luca Mencaroni, Avventure Noir, volume I, Mencaroni editore, 2012.
  • Neri come il carbone. I fumetti neri degli anni sessanta, Alessandro Tesauro editore, 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  3. ^ a b c d e Il Fumetto In Italia Prima Parte - A T M O S P H E R E, su www.atmosphereblog.com. URL consultato il 04 novembre 2016.
  4. ^ Cattivik, il nero genio del male di Bonvi, Silver, Bonfatti, su www.slumberland.it. URL consultato il 04 novembre 2016.
  5. ^ Cattivik e il fumetto nero - Chi? Come? Dove? Quando? Perché? - Un excursus dell'oscuro antieroe, su www.scanner.it. URL consultato il 04 novembre 2016.
  6. ^ Diabolik (1967), su mymovies.it. URL consultato il 04 novembre 2016.
  7. ^ Satanik (1968), su mymovies.it. URL consultato il 04 novembre 2016.
  8. ^ a b Arriva Dorellik (1968), su mymovies.it. URL consultato il 04 novembre 2016.
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  10. ^ JACULA LA VAMPIRA NON SUCCHIA PIÙ, in - GIORNALE POP -, 16 settembre 2016. URL consultato il 29 novembre 2016.
  11. ^ a b c I fumetti “neri” nascono con Fantax - afnews.info, in afnews.info, 07 giugno 2011. URL consultato il 04 novembre 2016.
  12. ^ a b c Fantomas, il padre dei fumetti neri - afnews.info, in afnews.info, 12 aprile 2011. URL consultato il 04 novembre 2016.
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  21. ^ Diabolik ha 50 anni - Living Corriere, in Living, 14 marzo 2012. URL consultato il 04 novembre 2016.
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  26. ^ Paolo Ferriani-Franco Spiritelli "Diabolik" quaderni del fumetto italiano n.8 (Paolo Ferriani editore) I edizione 1992
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  32. ^ Mo-Net s.r.l. Milano-Firenze, Totò Diabolicus (1962), su mymovies.it. URL consultato il 22 novembre 2016.
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  34. ^ Carlo Scaringi, Il mito Diabolik, Gremese Editore, 1° gennaio 2003, ISBN 9788884400888. URL consultato il 22 novembre 2016.
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  43. ^ Zakimort, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 17 novembre 2016.
  44. ^ Samantha - La donna del mistero, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 17 novembre 2016.
  45. ^ Masokis, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 17 novembre 2016.
  46. ^ Super Women, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 17 novembre 2016.
  47. ^ La Jena, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 17 novembre 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]