Plagio (psicologia)

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Il plagio è un termine utilizzato in ambito psicologico in due accezioni: una indica una forma di abuso, consistente nella riduzione di una persona "in uno stato di totale soggezione al proprio potere", l'altra indica una forma di plagio incosciente nel quale un soggetto senza rendersene conto riproduce un elemento già prodotto da altri (ad es. il musicista che adotta un tema di altro musicista senza averne piena coscienza)[1].

Descrizione del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Plagio e lavaggio del cervello[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "plagio" è spesso associato ai termini "manipolazione mentale" e "lavaggio del cervello" (calco dall'inglese brainwashing), sebbene questi ultimi due concetti siano nati successivamente e in contesti diversi.[2][3][4][5]

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nel dicembre del 1992, Piergiacomo Migliorati, allora responsabile della formazione professionale dell'AIPA (Associazione italiana di psicologia analitica) che raccoglie psicanalisti di orientamento junghiano, sostiene che l'abuso del transfert a fini non curativi da parte dello psicoterapeuta, atto che infrange la deontologia professionale, in alcuni casi configurerebbe una sorta di plagio, anche se non dichiarato.[6]

La modalità di convincimento totale che implica il plagio, per cui qualcuno può essere indotto da terzi, senza l'ausilio di forza fisica, a fare ciò che non avrebbe mai fatto, non è mai stata provata come reale dagli specialisti: il concetto di plagio e di altri termini in qualche modo simili, risultano ampiamente controversi e sono in genere criticati dalla comunità accademica.[7][3][8]

Aspetti giuridici in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Plagio (ordinamento penale italiano).

Il plagio era un reato previsto dall'art. 603 del codice penale italiano fin dal 1930. L'articolo stabiliva che “chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni”. Nel 1981 la Corte costituzionale ne sancì l'incostituzionalità (sentenza 8 giugno 1981, n. 96) per l'indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa. La sentenza, fra le altre cose, affermava che i comportamenti descritti nel reato di plagio erano "irreali o fantastici o comunque non avverabili", che "devono considerarsi inesistenti o non razionalmente accertabili" e che "non si conoscono né sono accertabili i modi con i quali si può effettuare l’azione psichica del plagio né come è raggiungibile il totale stato di soggezione che qualifica questo reato".[9] Nel corso degli anni ci sono stati alcuni sporadici tentativi di reintrodurre, senza esito, questo reato, ma hanno sempre incontrato l'opposizione della stragrande maggioranza degli psicologi italiani e delle associazioni di settore.[8][4][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Umberto Galimberti. Dizionario di psicologia, Milano, Garzanti, 1999, p.779
  2. ^ Cfr. ad esempio Perché diciamo no alla proposta di legge italiana sulla manipolazione mentale (articolo di Massimo Introvigne, "il Foglio", 19 marzo 2004), dal sito del Cesnur.
  3. ^ a b c FAQ sul lavaggio del cervello e la manipolazione mentale, di Massimo Introvigne, dal sito del Cesnur.
  4. ^ a b Plagio, studiosi a Ciampi e Berlusconi: "Fermate quella legge" (il Velino, anno VII, n. 67, 6 aprile 2004), dal sito del Cesnur.
  5. ^ (EN) Phillip Charles Lucas e Thomas Robbins, New Religious Movements in the Twenty-first Century: Legal, Political, and Social Challenges in Global Perspective, Psychology Press, 1° gennaio 2004, p. 78, ISBN 9780415965767. URL consultato il 1° settembre 2016.
  6. ^ Articolo sul Corriere
  7. ^ Raffaella Di Marzio, Lezione UPS: Manipolazione mentale, 5 giugno 2011. URL consultato il 26 agosto 2016.
  8. ^ a b moreorless - www.moreorless.net, Psicologia delle religioni e psicosette, su www.cesnur.org. URL consultato il 26 agosto 2016.
  9. ^ Sentenza Corte Costituzionale n. 96-1981 - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 26 agosto 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aletti. M. (Ed.) Psicoterapia o Religione? Nuovi fenomeni e movimenti religiosi alla luce della psicologia, Roma, LAS, 1994
  • Aletti, M., & Alberico, C. (1999). Tra brainwashing e libera scelta. Per una lettura psicologica dell'affiliazione ai Nuovi Movimenti Religiosi. In M. Aletti & G. Rossi (Eds.), Ricerca di sé e trascendenza. Approcci psicologici all'identità religiosa in una società pluralista (pp. 243-252). Torino: Centro Scientifico Editore.
  • Massimo Introvigne, Il lavaggio del cervello: realtà o mito?, Torino, Elledici,Leumann, 2002.
  • E.H. Schein, The Chinese Indoctrination Program for Prisoners of War, Psychiatry, 1956.
  • Hood, R. W., Jr., Spilka, B., Hunsberger, B., & Gorsuch, R. (1996). Trad. it. Psicologia della religione. Prospettive psicosociali ed empiriche. Torino. Centro Scientifico Editore, 2001.
  • R.J. Lifton, Thought reform and the psychology of totalism, New York, Norton Library, 1963.
  • W. Sargant, Battle for the Mind, New York, Doubladay & Company, In. Garden City, 1957.
  • M. Di Fiorino, La persuasione socialmente accettata, il plagio e il lavaggio del cervello, Forte dei Marmi, Psichiatria e Territorio vol. I, 1990.
  • L.J. West, Persuasive Techniques in Contemporary Cults: A Public Health Approach, Washington, CULTS and New Religious Movements American Psychiatric Association, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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