Biblioteca comunale di Trento

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Biblioteca comunale di Trento
Sala Manzoni.TIF
Sala Manzoni
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
CittàTrentino CoA.jpg Trento
IndirizzoVia Roma, 55 38122
Caratteristiche
TipoPubblica
ISILIT-TN0121
Numero opere736.000 volumi
Apertura1º gennaio 1856
Sito web

Coordinate: 46°04′11.25″N 11°07′15.15″E / 46.069792°N 11.120875°E46.069792; 11.120875

La biblioteca comunale di Trento è la biblioteca pubblica principale della città tridentina. È ubicata nel centro cittadino, poco distante da piazza del Duomo, ma conta anche diverse sedi periferiche e punti di prestito dislocati nelle circoscrizioni territoriali. La Biblioteca Comunale di Trento è inoltre l'istituto depositario per la provincia di Trento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal primo nucleo di volumi all'inaugurazione della biblioteca pubblica (1725-1856)[modifica | modifica wikitesto]

Aperta al pubblico il 1º gennaio 1856, la Biblioteca Comunale di Trento inizia in realtà a formarsi nel corso della prima metà del secolo precedente. Un ruolo fondamentale in questo senso lo rivestì il vescovo Giovanni Benedetto Gentilotti, il quale, morendo a Roma il 20 settembre 1725, dispose nel proprio testamento che i 4612 libri da lui stesso collezionati nel corso di una vita da studioso e bibliotecario, attivo fra Salisburgo, Vienna e Roma, fossero raccolti tutti a Trento e legati in fedecommesso perpetuo alla famiglia[1]. Pochi anni dopo, nel 1731, gli eredi del vescovo stabilirono che, una volta estinta la linea maschile della dinastia, i libri della collezione Gentilotti fossero "riposti in un decente luogo, ove da letterati, ed amanti delle virtù, e scienze sia libero l'accesso per leggere e studiare"[2], cosa che effettivamente avvenne nel 1806, quando il canonico Giovanni Battista Gentilotti, privo di eredi, lascia la considerevole raccolta di volumi (ormai più di 10.000) di cui era in possesso alla pubblica consultazione “a gloria di Dio ed a vantaggio della patria”[3].

In maniera del tutto analoga Pantaleone Borzi lasciò alla morte (31 ottobre 1748) la sua ricca biblioteca al fratello don Lorenzo con l'obbligo di legarla al Seminario Vescovile di Trento e di renderla accessibile al pubblico[4]. Le collezioni Gentilotti e Borzi si trovarono ben presto a dividere uno stesso spazio, quello della biblioteca del Seminario vescovile di Trento, assieme ad altre due cospicue raccolte: l'una proveniente dalla biblioteca principesco vescovile, l'altra dai fondi delle soppresse congregazioni religiose (Gesuiti, Domenicani, Francescani, Somaschi, Agostiniani di Trento e della Prepositura di San Michele all'Adige[5].

Nel corso della prima metà dell'Ottocento furono donate alla città anche le collezioni librarie di Ferdinando de Schreck (ad opera del fratello di questi Ambrogio Simpliciano, nel 1828) e di Antonio Mazzetti (1841), nonché i libri e l'archivio personale del podestà Benedetto Giovanelli (1847)[6]. Se dunque in questi anni da un lato si accresceva notevolmente il patrimonio letterario e archivistico messo a disposizione della cittadinanza, dall'altro si poneva il problema della sistemazione fisica del materiale e dell'individuazione dell'ente preposto alla conservazione dello stesso: complice anche l'accorpamento delle raccolte effettivamente destinate alla città con quelle di proprietà del Seminario Vescovile, sorse ben presto un contenzioso fra quest'ultimo, il Comune e il Governo, e che interessava in particolare la collezione Gentilotti[7].

Solo una volta appianata la situazione si poté cominciare a pensare più concretamente alla costruzione di una biblioteca civica nella quale riunire tutti i volumi, che dal 1846 erano stati provvisoriamente depositati presso il palazzo dei conti Saracini, oggi in via del Suffragio[8]. Forte del lascito testamentario di 20.000 fiorini) disposto da Camillo Sizzo (morto a Firenze nel 1849) "per contribuire alla creazione ed istituzione di una Biblioteca Trentina[9], il Comune poté provvedere in prima battuta al trasferimento del patrimonio librario ed archivistico, che fu spostato nel settembre del 1853 "nei locali della ex raffineria verso S. Trinità" (restaurati a seguito di un incendio scoppiato nel 1845) sotto lo sguardo vigile di Tommaso Gar, nominato bibliotecario provvisorio[10](a lui andrà in ogni caso la carica di primo vero Direttore della costituenda Biblioteca, per volere di Giacomo Marocchi di Arco, voluto da Camillo Sizzo, che gravitava attorno al Gabinetto Vieusseux e che rinunciò in seguito all'incarico a favore di Gar[6].

Finalmente, la Biblioteca si poteva dire pronta il 1º gennaio 1854, benché l'apertura ufficiale al pubblico sia avvenuta il 1º gennaio 1856, una volta ottenuta l'approvazione dell'Autorità superiore[11].

Dai primi anni di attività al trasferimento della sede attuale di via Roma (1856-1921)[modifica | modifica wikitesto]

Il lavoro svolto da Tommaso Gar negli anni della sua direzione, tra il 10 settembre 1853 e il 22 settembre 1862, fu fondamentale: con l'intento di favorire la frequentazione della biblioteca, Gar si mobilitò per coinvolgere il più ampio numero di studiosi possibile, chiedendo loro che contribuissero attivamente all'espansione della stessa, con la donazione di libri e documenti. Tra gli intellettuali coinvolti, tutti assidui frequentatori della biblioteca, possiamo ricordare i conti Matteo Thun, Paride Cloz, Vincenzo Consolati, Giuseppe Sizzo, Antonio Ciurletti, i baroni Sigismondo e Cristoforo Trentini, Giuseppe Altenburger, Tito Bassetti, l'etnografo Bartolomeo Malfatti, i medici Alessandro Volpi e Pietro Guarinoni, il giurista Pietro Bernardelli, l'ingegnere Giovanni Battista Tatti, il dottore Antonio Faes, il sacerdote Giovanni Battista Zanella e l'abate Giovanni a Prato[6].

Successivamente, con Francesco Ambrosi, chiamato a dirigere la biblioteca nel 1864, si portò a termine il catalogo per materie del materiale posseduto dall'ente (già abbozzato da Gar), mentre con Lodovico Carlo Oberziner fu adottato nel 1898 il principio delle schede di richiesta, tenendo distinte dalle schede comuni quelle per i manoscritti della Biblioteca e quelle dei manoscritti dell'Archivio Storico Comunale, confluito nelle raccolte della biblioteca nel 1876[12].

Nel frattempo la Biblioteca fu trasferita da Via Ss. Trinità al palazzo municipale di Via Belenzani, nel maggio del 1873: in previsione di ciò nel 1872 fu istituito un direttorio, cui prese parte il conte Carlo Giuliani, che s'occupò di realizzare un inventario particolareggiato dei manoscritti[13].

Arricchitasi tra il 1897 e il 1914 di 12.342 unità (compreso l'Archivio notarile del Tribunale di Trento, confluito nelle raccolte della biblioteca a inizio Novecento[14], durante la prima guerra mondiale la Biblioteca Civica di Trento rimase naturalmente chiusa; in seguito al passaggio di Trento all'Italia nel 1918, la Biblioteca continuò a rappresentare un fondamentale strumento per lo studio della città e del territorio, accanto al neonato Archivio di Stato che era pure ampiamente frequentato dagli studiosi di storia locale[15]. Un anno fondamentale per la Biblioteca Comunale di Trento fu però quello successivo, quando il Comune acquistò gran parte del complesso che si affacciava sull'attuale via Roma, un tempo appartenuto ai Gesuiti[16]. Lo stabile in questione altro non era che il Collegio della Compagnia di Gesù, costruito nella seconda metà del Seicento grazie a un cospicuo lascito del generale Mattia Galasso e rifatto, secondo le linee ancora visibili, fra il 1702 e il 1707 (negli anni immediatamente successivi fu costruita la contigua Chiesa di San Francesco Saverio)[16]. Soppressa la congregazione religiosa nell'agosto del 1773 per volere di Papa Clemente XIV, l'ex Collegium Tridentinum Societatis Jesu fu usato ancora per qualche anno come luogo deputato allo studio dagli studenti trentini (la potestà dell'edificio era stata infatti trasferita al Seminario per volontà del Principe Vescovo Cristoforo Sizzo), per poi essere adibito ad acquartieramento militare, ospedale, deposito tra il 1796 e il 1815, in seguito alle devastazioni delle invasioni francesi, austriache, bavaresi, italico-napoleoniche[16].

Dopo il Congresso di Vienna, con il ritorno del Trentino all'Austria, il Seminario Vescovile fu ampliato per accogliere un maggior numero di chierici obbligati a risiedere nel Seminario; la decisione, presa nel 1903 da parte del vescovo Valessi, di costruire un nuovo e più funzionale Seminario (realizzato poi effettivamente solo da parte del suo successore Endici), permise lo smembramento del complesso, di cui una notevole porzione fu acquistata appunto dal Comune di Trento nel 1919 come nuova sede della Biblioteca, che fu aperta al pubblico nel 1921 come Biblioteca comunale e Archivio di Stato[16].

La Biblioteca Comunale di Trento (1921 - presente)[modifica | modifica wikitesto]

Trasferite nella nuova sede di Via Roma, le raccolte della Biblioteca Comunale furono incrementate da nuove donazioni (ad esempio da parte delle eredi del senatore Paolo Boselli) o acquisti (nel caso dell'Archivio dei conti Tabarelli) negli anni trenta, mentre nel corso degli anni quaranta le stesse furono più volte spostate, prima (durante il conflitto mondiale) a Terlago, in tre "sotterranei solidissimi e asciutti di una casa abitata dal segretario comunale"[17], poi nuovamente in sede, riaperta il 20 maggio 1946 ma successivamente chiusa per degli interventi di restauro nel corso di quello stesso anno e del 1948.

Negli anni cinquanta, oltre all'incremento del patrimonio bibliografico e di quello 'materiale' della biblioteca, si procedette all'apertura della Sezione musicale, fortemente voluta da Renato Lunelli nel 1953. Nel corso degli anni sessanta e settanta la nascita dell'Università degli studi di Trento e dell'Istituto trentino di cultura favorirono un'innovazione dei servizi bibliotecari, che si concretizzò durante il decennio successivo nella realizzazione non solo su scala cittadina, ma anche su scala provinciale di un sistema di biblioteche all'altezza del concetto di public library[18]. Furono di conseguenza aperte le sedi periferiche e, con motivazioni e per circostanze diverse, si è strutturato un archivio storico recente (costituito nel 1997), separato da quello antico affidato alla biblioteca[16].

Sala Studio

Dopo che nel 1990 fu annessa al corpo della Biblioteca Comunale la bella sala liberty (Sala Manzoni), l'anno successivo viene avviato un progetto di restauro e di ristrutturazione della nuova sede centrale, inaugurata nel marzo 2002[16]. Nel corso degli ultimi anni si è provveduto ad arricchire periodicamente le raccolte della Biblioteca (quelle della sede centrale, ma anche delle sedi periferiche) e ad aggiornare l'OPAC del Catalogo Bibliografico Trentino, il catalogo elettronico integrato costituito dal materiale posseduto da oltre 150 biblioteche pubbliche e private del Trentino. Per quel che riguarda invece il deposito legale, la Biblioteca Comunale di Trento è l'istituto depositario per la provincia di Trento: di conseguenza all'ente deve essere consegnata una copia di ogni esemplare destinato alla pubblicazione, su supporto cartaceo o digitale, e alla distribuzione, entro 60 giorni da quest'ultima[19]. A novembre 2015, infine, la Sezione Ragazzi della Biblioteca Comunale è stata trasferita nella vicina Palazzina Liberty, i cui restauri sono stati avviati nel 2013[20].

I Direttori della Biblioteca Comunale di Trento dal 1856 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nominativo Periodo in carica
Tommaso Gar 10 settembre 1853 - 22 settembre 1862
Filippo Cheluzzi (facente funzione) 26 settembre 1862 - 30 aprile 1864
Francesco Ambrosi 1º maggio 1864 - 9 aprile 1897
Lodovico Carlo Oberziner 1º giugno 1897 - 21 giugno 1915
Arnaldo Segarizzi (facente funzione) 28 febbraio 1919 - 31 dicembre 1919
Lamberto Cesarini Sforza 1º gennaio 1920 - 30 giugno 1933
Italo Lunelli 1º luglio 1933 - 4 gennaio 1945
Antonio Zieger (commissario) 1º giugno 1945 - 30 novembre 1948
Adolfo Cetto 1º dicembre 1948 - 17 luglio 1962
Anna Maria Paissan Schlechter 16 luglio 1962 - 6 luglio 1986
Alessandro Osele (incaricato) 17 ottobre 1985 - 17 aprile 1989
Antonio a Beccara 18 aprile 1989 - 31 maggio 1989
Alessandro Osele (incaricato) 1º giugno 1989 - 30 giugno 1991
Fabrizio Leonardelli 1º luglio 1991 - 31 agosto 2014
Giorgio Antoniacomi 1º settembre 2015 - in carica

Patrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio della Biblioteca Comunale di Trento, comprendente circa 736.000 volumi al presente, vanta un incremento di circa 25.000 volumi all'anno. Esso si divide tra la sede centrale e quelle periferiche (compresi i punti di prestito e il Bibliobus).

I numeri[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio concentrato nella sede centrale è indubbiamente di particolare valore per la storia della cultura e del territorio trentino e comprende:

  • 560.000 volumi
  • 166.000 volumi e opuscoli a stampa nella Sezione trentina
  • 9.600 titoli di periodici (di cui circa 4.300 correnti)
  • 8.000 volumi della Biblioteca Austriaca
  • 29.200 volumi della Sezione ragazzi
  • 3900 CD musicali
  • oltre 2.200 titoli su DVD
  • 20.000 unità inventariali della sezione manoscritti e archivi; tra queste, 9.000 pergamene e 180 manoscritti anteriori al secolo XVI
  • 10.000 documenti del fondo geografico, 6.000 anteriori al 1851
  • 15.000 documenti del fondo iconografico, di cui 11.000 anteriori al 1851
  • 18.000 documenti di musica a stampa e manoscritta
  • 5.000 unità inventariali nel fondo archivistico musicale
  • 2.000.000 di fotogrammi relativi a manoscritti, giornali trentini, edizioni rare
  • 5.000 cartoline del Trentino

Nelle sedi periferiche della Biblioteca Comunale di Trento sono conservati complessivamente circa 176.000 volumi, oltre ai periodici consultabili in loco.

Sezioni particolari e fondi speciali[modifica | modifica wikitesto]

Gran parte del materiale della Biblioteca Comunale di Trento è organizzato in sezioni particolari o fondi speciali, tutti concentrati nella sede centrale di via Roma:

Emeroteca Biblioteca Comunale Trento

Emeroteca[modifica | modifica wikitesto]

In emeroteca, situata al piano terra, è possibile consultare 278 titoli, tra testate nazionali e di ambito locale, riviste di divulgazione e specialistiche e quotidiani/riviste in lingua originale

Biblioteca Austriaca

(tra cui tedesco, inglese, francese, spagnolo, arabo, hindi, polacco, russo, serbo-croato)[21]

Biblioteca Austriaca[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Austriaca è stata inaugurata nel 1995 come dono del Ministero Austriaco per gli Affari Esteri, che aveva l'obiettivo di fondare analoghe istituzioni (principalmente nei paesi dell'Europa centro-orientale) attraverso le quali fosse possibile promuovere la fruizione di testi relativi alla storia e alla cultura austriache e che pertanto donò alla Biblioteca Comunale di Trento 3.262 volumi in lingua tedesca[22] . Nel 1997, accanto alla Biblioteca Austriaca, nasce il Centro LAI (Centro di documentazione sulla Letteratura Austriaca in Italia), con lo scopo di incentivare la conoscenza della Letteratura Austriaca e di documentarne la diffusione in Italia[22]. Più concretamente, il LAI raccoglie tutte le traduzioni in lingua italiana (monografie) di opere della letteratura austriaca, ma anche opere critiche di studiosi italiani sulla letteratura austriaca e i suoi autori[22]. Nel corso degli anni sia la Biblioteca Austriaca sia il Centro LAI si sono arricchite di nuovi titoli, in parte donati dal Ministero Austriaco per gli Affari Esteri di Vienna, che ad oggi sono circa 9300, tutti conservati in Sala Manzoni[22].

La sezione musicale[modifica | modifica wikitesto]

La sezione musicale della Biblioteca Comunale di Trento, che conta circa 18.000 documenti di musica a stampa e manoscritta (gran parte dei quali inseriti all'interno del Catalogo Bibliografico Trentino), prende forma nel 1940, quando la Società Filarmonica trentina decide di donare un cospicuo numero di documenti, tra i quali spiccavano le musiche del violinista Marco Anzoletti (collezionista oltre che musicista: appartenevano alla sua raccolta alcuni dei pezzi di maggior pregio della sezione musicale della biblioteca, ossia del materiale autografo di Paganini), diverse edizioni degli editori Ricordi e Lucca dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, oltre a edizioni di pregio di editori austriaci e tedeschi[23]. Un ruolo fondamentale per la nascita e la successiva espansione della sezione musicale fu quello ricoperto da Renato Lunelli che, tra i responsabili della Filarmonica al momento della generosa donazione, fu spostato dall'Ufficio anagrafe alla Biblioteca Comunale a metà degli anni cinquanta, favorendo grazie alla sua sensibilità e passione un ulteriore accrescimento della stessa, in seguito ampliato grazie anche al figlio Clemente, che dal 1976 si occupò in prima persona del riordinamento delle collezioni di musica della Biblioteca Comunale di Trento, i cui risultati furono pubblicati diversi anni dopo[24].

La sezione trentina[modifica | modifica wikitesto]

La sezione trentina raccoglie documenti di ogni tipo (pubblicazioni a stampa, manoscritti, tesi di laurea, periodici, musica, carte geografiche, disegni, incisioni, cartoline, manifesti, pieghevoli, audiovisivi, supporti informatici, documenti archivistici) che hanno un legame diretto con il territorio corrispondente alla città e al comune di Trento, all'intero territorio provinciale e, in parte, anche regionale[25]. Gran parte del materiale della Sezione trentina è già stato digitalizzato (o è in fase di digitalizzazione) nell'ambito dei progetti ESTeR e Stabat.

Il progetto ESTeR (Editori e Stampatori di Trento e Rovereto), che ha lo scopo di ricostruire la fisionomia dell'attività di produzione editoriale trentina, nasce nel 2004 e prevede la raccolta di informazioni relative a libri di ogni formato, fogli volanti, affissioni, bandi, manifesti, pubblicazioni periodiche a frequenza annuale o semestrale e giornali con cadenza settimanale, quindicinale o mensile e - a breve - alle allegationes, ovvero delle deduzioni legali prodotte a stampa dalle parti in causa a sostegno delle proprie ragioni[26]. Per tutto il materiale preso in considerazione, non appartenente solo alla Biblioteca Comune di Trento (i cui materiali sono anche stati digitalizzati) ma a tutte le biblioteche della regione, i presupporti per la descrizione analitica sono che sia stato edito e stampato a Trento o Rovereto e che la datazione sia anteriore al 1801[26]. Sul sito dedicato al progetto è inoltre possibile effettuare delle ricerche che abbiano come oggetto da un lato tipografi, editori e librai citati, di cui sono fornite informazioni relative alla vita della persona e all'attività dell'azienda, dall'altro autori, dedicanti, dedicatari, illustratori, enti territoriali e no, trentini o legati all'attuale territorio trentino, per i quali sono state redatte delle brevi note biografiche e storiche[26].

Il progetto Stabat (Stampe antiche della Biblioteca comunale di Trento), che nasce nel 2013, intende valorizzare l'archivio della produzione editoriale trentina conservata nelle collezioni della Biblioteca comunale di Trento e dell'Archivio storico del Comune di Trento, attraverso la digitalizzazione, la descrizione analitica del contenuto e degli aspetti materiali, nonché l'analisi dei possessori di tutte le edizioni a stampa pubblicate in Trentino nel corso dei secoli XV-XVII[27]. Anche questo progetto ha un sito dedicato in cui, al pari di ESTeR, sono presenti delle maschere di ricerca che permettono all'utente di ottenere informazioni dettagliate sulle edizioni descritte[27].

Fondo cartografico[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo, costituito da circa 10.000 documenti provenienti da tutte le sezioni della biblioteca, comprende nello specifico carte geografiche, atlanti e mappe, distinte fra materiale di pertinenza trentina e generale, databili tra il secolo XVI e i giorni nostri[28].

Fondo iconografico[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo iconografico della Biblioteca Comunale di Trento conta circa 15.000 documenti e comprende incisioni, disegni, stampe, fotografie e una notevole raccolta di cartoline illustrate di argomento trentino[28].

Al pari dei progetti ESTeR e Stabat, è in corso la digitalizzazione del materiale iconografico della biblioteca: il progetto, denominato CATINA, prevede la catalogazione e la resa immediatamente disponibile a video delle riproduzioni delle immagini relative al territorio trentino[28]. Più nello specifico CATINA (il cui nome è un omaggio alla fotografa trentina Caterina Unterveger) è il vero e proprio catalogo della collezione iconografica della Biblioteca Comunale di Trento comprendente ad oggi 6.000 cartoline e 500 incisioni, anche se si è già previsto di aprire il progetto anche alla digitalizzazione delle carte geografiche[29].

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

Sede centrale[modifica | modifica wikitesto]

Sala Affreschi
Sede di Povo
Sede di Madonna Bianca

La sede centrale di via Roma si trova all'interno del Collegio dei Gesuiti e si articola su tre piani: al piano terra si trovano l'emeroteca, la caffetteria, la Sala giovani e, infine, la Sala Manzoni e la Biblioteca austriaca; al primo si trovano le sale studio e la Sala degli affreschi; al secondo l'Archivio storico del Comune di Trento, la Sala trentina, la Sala dei forzieri e la strumentazione idonea alla consultazione dei microfilm; al terzo, infine, sono ubicati gli uffici dei dipendenti e la Direzione della Biblioteca. La Sezione bambini e ragazzi, ubicata in sede centrale fino al novembre 2015, è ora trasferita nella Palazzina Liberty presso la vicina Piazza Dante.[30]

Sedi periferiche, punti di prestito e Bibliobus[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco delle 10 sedi periferiche della Biblioteca Comunale di Trento:

Sede periferica Indirizzo
Argentario piazza dell'Argentario, 2
Clarina via Clarina, 2/1
Gardolo piazza Lionello Groff, 2
Madonna Bianca piazzale Europa, 11
Mattarello via Guido Poli, 6
Meano via delle Sugarine, 26
Povo via don Tommaso Dallafior, 5
Ravina via Val Gola, 2
Sopramonte via Revòlta, 4
Villazzano via Villa, 3

Sono disponibili anche 4 punti di prestito a Cadine, Martignano, Montevaccino, Romagnano[31] e il Bibliobus, attivo dal lunedì al sabato[32]. Da segnalare anche la presenza di due punti di prestito all'interno del reparto pediatrico dell'Ospedale Santa Chiara e, durante il periodo estivo, presso le piscine cittadine[31].

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca offre diversi servizi, tra cui:

  • lettura e consultazione[33];
  • prestito, anche digitale tramite MediaLibraryOnLine[34];
  • informazioni bibliografiche[35];
  • servizio di riproduzione (fotocopie, fotografie e microfilm)[36]

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività curate dalla Biblioteca Comunale di Trento merita qui segnalare:

  • i gruppi di lettura, curati da facilitatori bibliotecari e volontari in lingua italiana, inglese, tedesco e spagnolo e svolti in gran parte presso la sede centrale[37];
  • le attività didattiche annualmente organizzate per gli studenti e le visite guidate rivolte a scuole di ogni ordine e grado e a gruppi di cittadini[38];
  • la redazione e la cura di informazioni bibliografiche pubblicate su riviste scientifiche locali[39];

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cetto, p. 4
  2. ^ Gianfrancesco, Giambattista e Giangiuseppe Gentilotti, citato in Cetto, pp. 4-5
  3. ^ Cetto, p. 7
  4. ^ Cetto, p. 9
  5. ^ Biblioteca Comunale e Archivio Storico del Comune di Trento, p. 21
  6. ^ a b c Cagol, Groff, pp. 106-107
  7. ^ La disputa tra le istituzioni traeva origine dall'incerta interpretazione da attribuire alla destinazione pubblica della collezione. Per la ricostruzione dettagliata di tutta la questione, che vede protagonisti in prima battuta unicamente Seminario e Comune e solo successivamente il Governo (chiamato in causa direttamente dalla Commissione Aulica per gli Studi di Vienna nel 1837),Cetto, pp. 45-59
  8. ^ Cetto, pp. 67-72
  9. ^ Cetto, p. 73
  10. ^ Cetto, pp. 98-101
  11. ^ Cetto, p. 101
  12. ^ Cetto, pp. 130, 140
  13. ^ Cetto, pp. 132-135
  14. ^ Cetto, pp. 151-153
  15. ^ Biblioteca Comunale e Archivio Storico del Comune di Trento, p. 22
  16. ^ a b c d e f La storia, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 2.10.2015.
  17. ^ Cetto, p. 190
  18. ^ Leonardelli, p. 166
  19. ^ Deposito legale: indicazioni per gli editori, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 09.10.2015. In base alla Legge 23 giugno 2014, n. 89 (art. 24 comma 5) alla Biblioteca comunale di Trento è dovuta una sola copia delle pubblicazioni soggette a deposito legale, mentre in precedenza gliene erano dovute due.
  20. ^ ch. be., Ecco la Palazzina Liberty con il tetto trasparente, Trentino. URL consultato il 05.10.2015.
  21. ^ Periodici, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  22. ^ a b c d Biblioteca austriaca, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 06.10.2015.
  23. ^ Biblioteca Comunale e Archivio Storico del Comune di Trento, p. 113
  24. ^ Si veda in bibliografia Annamaria Paissan Schlechter, Clemente Lunelli, La sezione musicale della biblioteca comunale di Trento: notizie sul riordino e la catalogazione, in Studi trentini di scienze storiche, A.63, Trento, TEMI, 1984, pp. 285-296
  25. ^ La sezione trentina, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  26. ^ a b c Presentazione > nota tecnica, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 6.10.2015.
  27. ^ a b Il progetto, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 6.10.2015.
  28. ^ a b c Fondi speciali, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  29. ^ Il progetto Catina. Catalogo del fondo iconografico locale della Biblioteca comunale di Trento, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 7.10.2015.
  30. ^ Struttura, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 26 luglio 2016.
  31. ^ a b Punti di prestito, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 07.10.2015.
  32. ^ Bibliobus, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 07.10.2015.
  33. ^ Lettura e consultazione, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  34. ^ Prestito, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  35. ^ Informazioni bibliografiche, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  36. ^ Riproduzioni, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  37. ^ Gruppi di lettura, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  38. ^ Visite guidate, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.
  39. ^ Pubblicazioni, Biblioteca Comunale di Trento. URL consultato il 5.10.2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adolfo Cetto, La biblioteca comunale di Trento nel centenario della sua apertura, Firenze, L. S. Olschki, 1956, SBN IT\ICCU\IEI\0039842.
  • Una civica Biblioteca "per la studiosa gioventù", in Quaderni per la storia di Trento, 5 (La città di Trento nel Risorgimento europeo), Mattarello (Trento), Grafiche Futura, settembre 2013, pp. 106-107.
  • Biblioteca Comunale e Archivio Storico del Comune di Trento. Guida alle sedi, alle sezioni e ai servizi, Trento, 2002.
  • Fabrizio Leonardelli, Documentazione locale: le sezioni presso le sedi periferiche, Trento, 2007.
  • Annamaria Paissan Schlechter, Clemente Lunelli, La sezione musicale della biblioteca comunale di Trento: notizie sul riordino e la catalogazione, in Studi trentini di scienze storiche, A.63, Trento, TEMI, 1984, pp. 285-296..
  • Giuseppe Olmi, Uno "strano bazar" di memorie patrie, Trento, 2002.
  • Gino Tomasi, Per l'idea di natura : storia del Museo di scienze naturali di Trento, Trento, Museo tridentino di scienze naturali, 2010, ISBN 978-88-531-0013-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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