Bruno Kessler

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Bruno Kessler
Bruno Kessler.jpg

Presidente della Provincia autonoma di Trento
Durata mandato 1960 –
1974
Predecessore Riccardo Rosa
Successore Giorgio Grigolli

Presidente della Regione Trentino-Alto Adige
Durata mandato 1974 –
1976
Predecessore Giorgio Grigolli
Successore Flavio Mengoni

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature IX, X
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Coalizione Pentapartito
Circoscrizione Trentino-Alto Adige
Collegio Mezzolombardo
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VII, VIII
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Circoscrizione Trentino-Alto Adige
Collegio Trento
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Università Università degli Studi di Padova
Professione Avvocato

Bruno Kessler (Peio, 17 febbraio 1924Trento, 19 marzo 1991) è stato un politico italiano, presidente della Provincia autonoma di Trento dal 1960 al 1974.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha ottenuto nel 1943 a Rovereto la maturità classica e nel 1950 si è laureato in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova.[1]

Nel 1956 è stato eletto la prima volta al Consiglio della Provincia autonoma di Trento con la Democrazia Cristiana[2] (rimarrà in Consiglio fino al 1976).[3] È stato presidente della Provincia autonoma di Trento dal 1960 al 1974. Nel 1962 ha fondato l'Istituto trentino di cultura, primo nucleo dell'Università di Trento. La facoltà di sociologia è la prima d'Italia in ordine di tempo.[4][5] Ha sostenuto lo Statuto d'Autonomia del 1972 e il piano urbanistico provinciale. È stato deputato nella VII[6] e nell'VIII legislatura[7] (1976 - 1983) e sottosegretario all'Interno nel Governo Cossiga I (1979 - 1980).[8] Eletto in Senato nel 1983 e nel 1987. Morì nel 1991 durante la X legislatura, venne sostituito da Alberto Robol.

Nel 2007 l'Istituto trentino di cultura è diventato la Fondazione Bruno Kessler.[9]

Era il marito di Cecilia Tommasoni e padre di Giovanni Kessler.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte
— 2 giugno 1966[10]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 27 dicembre 1967[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lorenzo Rotondi, "Bruno Kessler" in Sapere&Saperi (PDF) [collegamento interrotto], su fbk.eu, 14. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  2. ^ Terza legislatura (1956-1960), Consiglio della Provincia Autonoma di Trento. URL consultato il 26 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2009).
  3. ^ Settima legislatura (1973-1978), Consiglio della Provincia Autonoma di Trento. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  4. ^ La nascita di sociologia a Trento, su dna.trentino.it. URL consultato il 26 marzo 2018.
  5. ^ Paolo Piffer, Quel 22 luglio di 50 anni fa i primi laureati a Sociologia, su vitatrentina.it, 19 luglio 2017. URL consultato il 26 marzo 2018.
  6. ^ Date personali e incarichi nella VII Legislatura, Camera dei Deputati. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  7. ^ Date personali e incarichi nella VIII Legislatura, Camera dei Deputati. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  8. ^ I Governo Cossiga, Governo Italiano - I governi italiani. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  9. ^ Storia della Fondazione Bruno Kessler, su fbk.eu. URL consultato il 26 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2008).
  10. ^ Le onorificenze della Repubblica Italiana, su quirinale.it. URL consultato il 22 settembre 2019.
  11. ^ Le onorificenze della Repubblica Italiana, su quirinale.it. URL consultato il 22 settembre 2019.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Kessler (1924-1991), Storia dell'Autonomia Trentina. URL consultato il 26 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2012).
Controllo di autoritàVIAF (EN262938688 · ISNI (EN0000 0003 8197 9291 · SBN IT\ICCU\SBLV\240960 · LCCN (ENno2012121190 · GND (DE1027682111 · WorldCat Identities (ENlccn-no2012121190