Appiano (famiglia)

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Signoria e Principato di Piombino
Casata degli Appiano
Coat of arms of the House of Appiano.svg

Jacopo I (1392 - 1398)
Gherardo (1398 - 1405)
Jacopo II (1404 - 1441)
Paola Colonna (1441 - 1445)
Caterina (1445 - 1451)
Emanuele I (1451 - 1457)
Jacopo III (1457 - 1474)
Jacopo IV (1474 - 1510)
Jacopo V (1510 - 1545)
Jacopo VI (1545 - 1585)
Alessandro (1585 - 1589)
Jacopo VII (1594 - 1603)
Carlo I (1603)
Isabella I (1611 - 1628)
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Gli Appiano (o Appiani o d'Appiano) sono una nobile famiglia pisana originaria di Al Piano o Appiano (oggi scomparso e individuato in località La Pieve nel comune di Ponsacco), già conosciuta con il toponimo di Terra Valda o Terra Walda (dal longobardo wald, «bosco») e più tardi mutatosi in Travalda.

Il capostipite di questa famiglia è Guarnito d'Appiano, notaio collegiato a Pisa, vissuto all'incirca tra il 1200 ed il 1255. Questi diede origine ad una discendenza di notai, che di generazione in generazione ottennero una sempre maggior ascesa sociale. Il figlio Jacopo (vissuto a Pisa tra il 1230 ed il 1290 circa) fu notaio collegiato a Pisa; il nipote Benvenuto, notaio, divenne Capitano della Corporazione dei Notai pisani nel 1303, e morì verso il 1330; il pronipote Vanni, notaio, divenne Anziano di Pisa nel 1328, Cancelliere del Senato di Lucca nel 1347 e morì decapitato a Pisa il 28 maggio 1355.

Figlio di Vanni fu Jacopo (1322 circa - 5 settembre 1398), che a seguito di una vita di sempre maggiore impegno nella vita del comune pisano, riuscì a diventare Cancellerie della Repubblica di Pisa e capo della fazione dei Raspanti insieme alla consorteria della Gherardesca: nel 1392 fece uccidere a tradimento Pietro Gambacorti ed avvelenò i suoi due figli, capi della fazione dei Bergolini, insieme alla consorteria dei Lanfranchi e ciò lo portò per quasi un decennio alla signoria di Pisa.

Appiano di Piombino[modifica | modifica sorgente]

Gli succedette il figlio secondogenito Gherardo (Pisa, 1370 circa - Piombino, maggio 1405) nel 1398; il primogenito Vanni era morto nel 1397, forse avvelenato dal padre. Nel 1399 Gherardo cedette la città ed il contado a Gian Galeazzo Visconti di Milano; morto questi, ereditò la signoria suo figlio Gabriele Maria, che si affrettò a cederla ai fiorentini, in cambio di 200 000 fiorini d'oro, nell'anno 1405. Gherardo trattenne la Signoria pisana su Piombino, Suvereto, Buriano, Scarlino, Vignale, Populonia, l'Elba, Pianosa e Isola di Montecristo.

Bandiera della Signoria di Piombino[1]

Alla sua morte (maggio 1404) gli succedette il figlio Jacopo II nato nel 1400 circa: durante la minore età fu posto sotto la reggenza della madre Paola Colonna, che alla sua morte senza prole nel 1441, riassunse il potere scontrandosi con il cognato Emanuele Appiano. Questi assoldò il condottiero di ventura Baldaccio d'Anghiari per attaccare Piombino e chiese l'aiuto dei Fiorentini, con cui Jacopo II aveva troncato l'alleanza per passare con i Senesi ed i Visconti. Dopo la morte di Paola nel 1445 il potere passò a Caterina, sorella di Jacopo II: di fatto le leve del comando erano delle mani di suo marito, nominato co-signore, il condottiero Rinaldo Orsini. Morto questi di peste nel 1450 e l'anno dopo la moglie, Emanuele venne eletto dai piombinesi signore dello stato.

Emanuele si avvicinò politicamente al regno di Napoli, sposandosi con una figlia illegittima di Alfonso V d'Aragona e decise di mutare il proprio cognome in "Appiano d'Aragona", diritto riconosciuto nel 1465 da Ferdinando, re di Napoli. La sposa Colia de'Giudici d'Aragona spinse il proprio figliastro Jacopo III (figlio illegittimo di Emanuele), uomo crudele e tirannico, a proteggere per quanto poco poteva in uno stato così piccolo gli artisti locali. Nel 1474 divenne signore Jacopo IV che sposò una nipote del re di Napoli e che nel 1509 ottenne l’innalzamento della Signoria di Piombino a Principato, insieme ad una dichiarazione formale di feudo Imperiale, per guadagnare la protezione di Massimiliano I d'Asburgo.

Suo figlio Jacopo V si impegnò in un'attiva politica matrimoniale, favorito anche dalla breve vita delle sue mogli: sposò prima, come gli avi, una nipote di Ferdinando il Cattolico, da poco sovrano di Napoli, poi due sorelle Ridolfi, nipoti del fiorentino Leone X e di Clemente VII ed infine un'altra discendente per via materna di Lorenzo il Magnifico, che gli sopravvisse: grazie a queste parentele con il granduca Cosimo I poté affidare a lui l'onere della difesa dello stato dai pirati barbareschi.

Suo figlio Jacopo VI nel 1548 fu scacciato da Piombino poiché l'imperatore Carlo V aveva ceduto il principato a Cosimo I, insoddisfatto di come l'Appiano difendeva le sue coste dai pirati. La situazione tornò allo status quo (eccezion fatta per la perdita dei diritti su Portoferraio) nel 1559, con il beneplacito imperiale. Nel 1562 si scatenò contro di lui una rivolta popolare, che lo portò ad abbandonare lo stato per andare a militare nella flotta toscana, lasciando come governatore in loco il figlio illegittimo Alessandro, che riuscì a far legittimare dall'Imperatore perché gli potesse succedere. In seguito ad una rivolta, favorita anche dal presidio spagnolo di Piombino, venne ucciso nel 1589, dopo solo quattro anni di regno.

Gli succedette il figlio Jacopo VII, prima sotto la reggenza della madre Isabella di Mendoza, che ottenne dall'imperatore Rodolfo II l'elevazione del feudo in Principato dell'Impero. Con Jacopo VII la casata degli Appiano si estinse in linea maschile primogenita nel 1603; divenne principe per un brevissimo periodo un cugino, Carlo Appiano. In seguito fu la sorella di Cosimo, Isabella a reggere il principato fino al 1628, prima con il marito e zio Giorgio di Mendoza (morto nel 1618) e poi con il secondo marito Paolo Giordano II Orsini, sposato nel 1621. Nel 1628 Isabella fu spodestata, i cugini (discendenti di Carlo I Appiano) non furono ritenuti atti a succederle e il principato di Piombino e dell'Elba (mutilati di Portolongone) fu concesso il 24 marzo 1634 dall'imperatore Ferdinando II a Niccolò Ludovisi, sposato con Polissena de Mendoza, figlia di Isabella.

Appiano di Populonia[modifica | modifica sorgente]

Sestogenito di Jacopo III fu Belisario (circa 1465 - 1515), dal 1474 Signore di Valle e Montioni: sposatosi con Aurelia Sforza, figlia di Guido Sforza conte di Santa Fiora, e Francesca Farnese, fu padre di Camillo, generale della Repubblica di Siena ucciso dai suoi soldati nel 1529 e di Ferrante (1492 - 1515). Questi divenne signore di Valle e Montioni nel 1515 alla morte del padre e si arricchì moltissimo grazie allo sfruttamento delle miniere di allume, fino a poter comprare dal duca Alessandro de' Medici il titolo di marchese nel 1534; risiedeva spesso a Populonia e per questo compare in alcuni testi come Signore di detta città.

Sposatosi con una Orsini, fu padre di svariati figli: il maschio primogenito, Sforza (1526 - 1581) sposatosi con Camilla Gonzaga, figlia di Carlo Signore di Gazzuolo, fu padre di Carlo I, il più prossimo parente maschio della linea principesca di Piombino, che per questo fu creato, seppur per un solo mese, Principe nel 1603 alla morte di Jacopo VII. Poiché nessuno dei suoi nove figli ebbe prole vissuta fino all'età adulta, e ciò accadde anche ai suoi numerosi fratelli, si estinse questa linea.

Gli Appiano di Piacenza e del Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Il quartogenito di Jacopo IV, Gerolamo (Genova, 1489 - Piombino, 1521) si sposò prima con Camilla Fregoso, di nobile famiglia genovese, poi con Caterina Torelli figlia di Cristoforo, signore sovrano e conte di Montechiarugolo ed infine con Antonia Sforza, figlia di Francesco II, conte di Borgonovo. Nonostante le tre mogli ebbe solo due figli.

Il secondogenito Giambattista (1550 - 1603), fu creato conte del Sacro Romano Impero e patrizio di Piacenza: fu padre di Alberico, la cui discendenza ancora esistente in line maschile porta i titoli di marchesi di Baselica e conti del Sacro Romano Impero. Il primogenito di Gerolamo fu Giulio (1586 - 1629), consignore di Castino e Cortemiglia: la sua discendenza ottenne il titolo di conte di Castelletto Uzzone nel 1796. Suo figlio Conte Luigi Fresia Appiani di Castino (procuratore del Regno d'Italia) maritò la Contessa Benedetta Protto, dalla quale ebbe tre figli: Giulio Fresia Appiani di Castino, Giuseppe ed Eugenio. Il secondogenito Evangelista, consignore di Cocconato e Torre Bormida, fu consigliere del Duca di Savoia, presso la cui corte fece carriera: sposato a Clementina Del Carretto, ebbe discendenza che si estinse con i fratelli Francesco Tommaso, consignore di Cocconato e Torre Bormida (+ Torino 1743) e Alessandro, arciprete di San Chiaffredo a Saluzzo (+ Dogliani 1756).

Linea dinastica[modifica | modifica sorgente]

Signori di Pisa[modifica | modifica sorgente]

Signori di Piombino[modifica | modifica sorgente]

Principi di Piombino[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dalla rivista Vexilla Italica, numero 54, 2º Semestre 2002

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]