Jacopo III Appiano

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Jacopo III Appiano
Signore di Piombino
Stemma
In carica 1457-1474
Predecessore Emanuele Appiano
Successore Jacopo IV
Nome completo Jacopo di Emanuele Appiano
Nascita Piombino, 1422
Morte Piombino, 22 marzo 1474
Dinastia Appiano
Padre Emanuele Appiano
Consorte Battistina Fregoso
Figli Emanuele
Jacopo IV
Belisario
Gherardo
Semiramide
Belisario
Religione Cattolicesimo

Jacopo III Appiano (Piombino, 1422Piombino, 22 marzo 1474) fu il sesto Signore di Piombino, Scarlino, Populonia, Suvereto, Buriano, Badia al Fango e delle isole d'Elba, Montecristo e Pianosa; anche conte palatino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di Jacopo III col cimiero del drago presso il castello di Piombino

Figlio illegittimo di Emanuele Appiano, prese possesso dei domini paterni alla morte del genitore, nel 1457: mecenate, per quanto le scarse rendite permettevano, assunse Andrea Guardi, architetto e scultore fiorentino, che tra il 1465 e il 1470 eseguì molti lavori che mutarono l'assetto di Piombino: venne costruita la Cittadella, con al suo interno il Palazzo Residenziale Villanova in sostituzione del vecchio Palazzo Appiani, la cappella, la cisterna (pozzo a pianta quadrangolare in marmo), oltre al chiostro e fonte battesimale in Sant'Antimo.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Jacopo III Appiano Padre:
Emanuele Appiano
Nonno paterno:
Jacopo I Appiano
Bisnonno paterno:
Vanni Appiano
Trisnonno paterno:
Benvenuto Appiano
Trisnonna paterna:
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Bisnonna paterna:
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Trisnonno paterno:
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Trisnonna paterna:
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Nonna paterna:
Polissena Pannocchieschi
Bisnonno paterno:
Emanuele Pannocchieschi
Trisnonno paterno:
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Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Adelasia della Gherardesca
Trisnonno paterno:
Gherardo VII della Gherardesca
Trisnonna paterna:
Adelasia Grimaldi
Madre:
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Nonno materno:
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Bisnonno materno:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Bisnonna materna:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Nonna materna:
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Bisnonno materno:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Bisnonna materna:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Il padre, per avere un altro alleato oltre al Re di Napoli, lo fece sposare a Genova nel 1454 con Battistina Fregoso (14321481), figlia di Giano Fregoso, uno dei Dogi della Repubblica di Genova ed in seguito Signore di Sarzana.

  • Emanuele (morto giovane);
  • Jacopo IV (Piombino, 1459 – Piombino, 22 marzo 1510), Signore di Piombino dal 1481 al 1510, divenuto Principe del Sacro Romano Impero nel 1509;
  • Belisario (morto giovane);
  • Gherardo (14611502) fu Signore di Valle e Montioni dal 1474 assieme al fratello minore Belisario. Sedicenne, divenne prima signore di Brando ed Erbalunga in Corsica (titoli persi nel 1479) e subito dopo, acquistando i feudi dalla Regia Camera di Napoli cui erano tornati alla morte di Giacomo di Montagnano, ultimo della sua famiglia, fu investito dal Re di Napoli primo conte di Montagnano e Signore di Casacalenda, Ripabottoni, Matrice, Sant'Angelo Limosano, Campolieto, Lupara, Provvidenti e Limosano. Nel giugno 1483 venne eletto Conte Sovrano di Corsica da un Consulta di Nobili Corsi riuniti a Lago Benedetto, dopoché questi l'anno prima avevano fatto appello a suo fratello Jacopo IV per liberarli dal governo di Tommasino da Campofregoso, il quale cedette le proprie prerogative al potente Banco di San Giorgio, il quale facilmente fu in grado di scacciare l'Appiano dall'isola. Nel 1494 venne privato dei feudi napoletani per aver partecipato alla Congiura dei baroni. Nel 1482 aveva sposato Lucrezia Pico, signora di Sutri, Vetralla, Giove e Faldo, figlia di Gianfrancesco Pico, Signore della Mirandola e Conte di Concordia, già vedova di Pino III Ordelaffi, Signore di Forlì;
  • Semiramide (1464Firenze, 9 marzo 1523) sposa nel 1485 Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici;
  • Belisario (14651515 circa), Signore di Valle e Montioni dal 1474 assieme al fratello Gherardo sino alla sua morte, poi da solo. Dà origine alla linea degli Appiano di Populonia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Carrara, Signori e principi di Piombino, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 1996.
  • Licurgo Cappelletti, Storia della città e stato di Piombino: dalle origini fino all'anno 1814, Livorno, Giusti, 1897.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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