Spedizione alle isole Baleari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La taifa delle Baleari (verde), con indicata la capitale (Maiorca), principale obbiettivo dei crociati

Nel 1114 fu lanciata sotto forma di crociata una spedizione alle isole Baleari, che allora era una taifa musulmana. Istituita con un trattato nel 1113 tra la Repubblica di Pisa e Raimondo Berengario III di Barcellona, la spedizione ottenne il supporto di Papa Pasquale II e la partecipazione di numerosi signori di Catalogna e Occitania, oltre a contingenti provenienti dall'Italia Centrale e Settentrionale, dalla Sardegna e dalla Corsica. I crociati erano forse ispirati dall'attacco del re norvegese Sigurd I a Formentera nel 1108 e nel 1109, durante la crociata norvegese.[1] La spedizione terminò nel 1115 con la conquista delle isole Baleari, ma il dominio durò solo un anno. La principale fonte di informazioni riguardo a questa spedizione è il pisano Liber maiolichinus, scritto nel 1125.

Trattato e preparativi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1085 Papa Gregorio VII aveva concesso a Pisa la sovranità sulle isole Baleari.[2] Nel settembre 1113 una flotta pisana organizzò una spedizione a Maiorca che fu deviata da una tempesta ed approdò nei pressi di Blanes sulla costa catalana, che inizialmente scambiarono per le Baleari.[3] I pisani incontrarono il conte di Barcellona nel porto di Sant Feliu de Guíxols, dove il 7 settembre firmarono un trattato causa corroborandae societatis et amicitiae ("per cooperazione sociale ed amicizia"). In particolare i pisani erano esentati dall'usagium e dallo jus naufragii in tutti i territori, presente e futuro, della contea di Barcellona, anche se Arles e Saint-Gilles nella neoacquisita contea di Provenza, furono citate a parte (tre volte).[4]

La sola copia sopravvissuta del trattato tra Pisa e Barcellona si trova in un documento che Giacomo I diede a Pisa nel 1233. Afferma che l'incontro non fu pianificato, ma apparentemente deciso da Dio.[5] Alcuni studiosi hanno avanzato dubbi riguardo alla mancanza di accordi preventivi, dicendo che la rapida risposta dei catalani alla presenza dei pisani era di per sé una prova evidente dei precedenti accordi.[6] L'attribuzione dell'incontro alla sola Provvidenza avrebbe permesso di aggiungere una "aura di sacralità" all'alleanza ed alla crociata.[4]

Il trattato, o quello che ne è rimasto, non fa riferimento a cooperazione militare contro Majorca; forse questo accordo fu orale, o forse si è persa una parte dello scritto, ma fu organizzata una crociata per il 1114. L'obbiettivo principale era la liberazione dei prigionieri cristiani e la soppressione della pirateria musulmana.[7] Buona parte della flotta pisana tornò a Pisa, ma alcune navi danneggiate dalla tempesta rimasero per le riparazioni, mentre gli uomini costruivano armi da assedio.[8] Nella primavera del 1114 una nuova flotta di otto navi giunse da Pisa, costeggiando la Francia e facendo una breve tappa a Marsiglia.[9]

La flotta portò con sé il cardinal Bosone, emissario di Pasquale II, che aveva vigorosamente sostenuto la spedizione autorizzandola con una bolla nel 1113.[2] Pasquale II aveva anche concesso ai pisani la Romana signa, sedis apostolicae vexillum ("stendardo romano, bandiera della sede apostolica"),[10] ed il suo appoggio all'iniziativa portò i suoi frutti. Oltre alle 300 navi pisane, ve ne furono 120 catalane ed occitane (più un grande esercito), contingenti dalle città italiane di Firenze, Lucca, Pistoia, Roma, Siena e Volterra, e dalla Sardegna e Corsica guidati da Saltaro, figlio di Costantino I di Logudoro. Tra i principi catalani vi furono Ramon Berenguer, Ugo II di Empúries e Ramon Folc II of Cardona.[11] I più importanti lord d'Occitania parteciparono, con l'eccezione del Conte di Tolosa, Alfonso Giordano: Guglielmo V di Montpellier, con venti navi; Aimeric II di Narbona, con venti navi; e Raimondo I di Baux, con sette navi.[11] Anche Bernard Ato IV, capo della famiglia di Trencavel, prese parte alla spedizione.[12] Ramon Berenguer e la moglie, Dolce, raccolsero 100 maravedí da Ramon Guillem, il vescovo di Barcellona, per finanziare la spedizione.

Conquista e sconfitta[modifica | modifica sorgente]

Le flotte crociate saccheggiarono Ibiza a giugno, e ne distrussero le difese, dato che Ibiza si trovava tra Maiorca e la terraferma ed avrebbe rappresentato un'eterna minaccia durante l'assedio. Il Liber maiolichinus ricorda anche la cattura di prigionieri, che tentavano di nascondersi in careae (probabilmente grotte), a Formentera.[13] Ibiza fu sotto il controllo crociato fin da agosto.[12] I crociati giusnero a Palma di Maiorca nell'agosto del 1114.[14] Mentre l'assedio si trascinava, i conti di Barcellona ed Empúries intavolarono trattati di pace col regnante musulmano di Maiorca, ma il cardinale e Pietro Moriconi, Arcivescovo di Pisa, si intromisero per far terminare le discussioni. Probabilmente i regnanti catalani, le cui terre si trovavano vicino alle Baleari, si aspettavano un pagamento annuo di parias (tributi) dai musulmani, e la cessazione dei raid di pirati in cambio del ritiro dell'assedio.[14]

I rinforzi musulmani, Almoravidi provenienti dal porto iberico di Dénia, sorpresero una flotta pisana di sei navi al largo di Ibiza, con due soli vascelli pisani che riuscirono a mettersi in salvo all'interno di una fortezza incendiata dal re di Norvegia dieci anni prima.[13] Nell'aprile 1115 la città capitolò e tutta la sua popolazione fu resa schiava. Questa vittoria fu seguita dalla conquista di molti dei principali insediamenti delle Baleari, e dalla liberazine di molti prigionieri cristiani. Il regnante musulmano del taifa fu riportato a Pisa come prigioniero.[15] La più grande vittoria, comunque, fu la cancellazione della pirateria di Maiorca.

La conquista delle Baleari durò solo qualche mese. Nel 1116 le isole furono riconquistate dagli Almoravidi della penisola iberica.[14]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gary B. Doxey (1996), "Norwegian Crusaders and the Balearic Islands", Scandinavian Studies, 10–11. Nel Liber maiolichinus il re norvegese è citato solo come rex Norgregius, e si dice che sia salpato con 100 navi, anche se successive saghe parlano di sole 60.
  2. ^ a b Charles Julian Bishko (1975), "The Spanish and Portuguese Reconquest, 1095–1492", A History of the Crusades, Vol. 3: The Fourteenth and Fifteenth Centuries, ed. Harry W. Hazard (Madison: University of Wisconsin Press), 405.
  3. ^ Silvia Orvietani Busch (2001), Medieval Mediterranean Ports: The Catalan and Tuscan Coasts, 1100 to 1235 (BRILL, ISBN 90-04-12069-6), 207. La flotta aveva lasciato Pisa in agosto.
  4. ^ a b Busch, 208.
  5. ^ Ricorda il provvidenziale incontro di pisani e catalani come divino ducatu in portu Sancti Felicis prope Gerundam apud Barcinonam [Pisanorum exercitus] applicuisset (Busch, 207).
  6. ^ Busch, 208 n4. Enrica Salvatori, "Pisa in the Middle Ages: the Dream and the Reality of an Empire", Empires Ancient and Modern, 19, contemporaneamente associa la grande conoscenza dell'autore del Liber maiolichinus della geografia catalana ed occitana come derivante da precedenti contatti tra Pisa e Barcellona.
  7. ^ Doxey, 13. Il ricordo delle azioni di Sigurd potrebbe aver giocato un ruolo secondario.
  8. ^ Busch, 210. Durante questo inverno in Catalogna, si dice che molti cavalieri pisani siano andati in Francia meridionale (Provintia, Provenza, per l'autore del Liber), spingendosi fino a Nîmes ed Arles.
  9. ^ Molti pisani uccisi furono sepolti presso la [[Abbazia di San Vittore (Marsiglia)|]] di Marsiglia durante il viaggio di ritorno, cf. Salvatori, 19.
  10. ^ Quasi sicuramente si tratta del vexillum sancti Petri ("bandiera di San Pietro") usata dall'esercito papale in altre occasioni. Il papa concesse anche una croce processionale al vescovo pisano, il quale la consegnò ad un laico, Atho, per fargliela portare. Cfr. Carl Erdmann (1977), The Origin of the Idea of Crusade (Princeton: Princeton University Press), 186, il quale fa notare che il vessillo di San Pietro non è la base della successiva croce bianca in campo rosso associata a Pisa.
  11. ^ a b Busch, 210 n12.
  12. ^ a b Salvatori, 19.
  13. ^ a b Doxey, 11.
  14. ^ a b c Busch, 211.
  15. ^ Giuseppe Scalia (1980), "Contributi pisani alla lotta anti-islamica nel Mediterraneo centro-occidentale durante il secolo XI e nei primi decenni del XII", Anuario de estudios medievales, 10, 138.