Agostina Belli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Agostina Belli nel 1978

Agostina Belli, pseudonimo di Agostina Maria Magnoni (Milano, 13 aprile 1949), è un'attrice italiana, di grande popolarità soprattutto negli anni settanta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nata nel quartiere milanese del Giambellino[1], figlia di Domenico Magnoni, artigiano, e di Adele Margherita Dossena (titolare di una pensione in via Copernico, nei pressi della Stazione Centrale di Milano, che nel 1970 sarà vittima di un atroce delitto rimasto irrisolto[2]), lavora come segretaria alla Rinascente di Milano,[3] ma il suo sogno è il cinema.

Giunge a Roma con la condizione posta dal padre, contrario alla sua vocazione di attrice, di ottenere il successo entro sei mesi dal suo arrivo alla capitale[4]. Quel poco tempo le basta per ottenere già una piccola parte nel film Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani.[5]

Agostina Belli in Angeli senza paradiso (1970)

Stabilitasi definitivamente nella capitale, la sua avvenenza l'aiuta a ottenere le prime particine in una serie di commedie, musicarelli e thriller tra cui Angeli senza paradiso (1970) con Al Bano e Romina Power, Giornata nera per l'ariete con Franco Nero e Barbablù (1972) con Richard Burton.

L'attrice riesce a farsi notare per il ruolo della moglie di Giancarlo Giannini in Mimì metallurgico ferito nell'onore di Lina Wertmüller, anche se sono L'ultima neve di primavera di Raimondo Del Balzo e Sepolta viva di Aldo Lado a imporla al grande pubblico e farle conoscere il futuro compagno, l'attore norvegese Fred Robsahm, cognato di Ugo Tognazzi.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Belli in Profumo di donna (1974)

Nel 1974 è Sara in Profumo di donna di Dino Risi, il ruolo più celebre della sua carriera, che le fa vincere il Globo d'oro alla miglior attrice rivelazione, anche se ammetterà che il rapporto con Vittorio Gassman non fu facile[6]. Un sequel, pensato dalla stessa Belli, non sarà mai realizzato.

Ormai famosa, viene chiamata per affrontare ruoli più impegnativi, ma non vuole staccarsi dal cinema prettamente commerciale. Nel frattempo, infatti, continua a essere fra le protagoniste della commedia erotica all'italiana, talora ambiziosa come ne Il piatto piange di Paolo Nuzzi, tratto da Piero Chiara, altre volte trascurabile come Due cuori, una cappella con Renato Pozzetto e Virilità di Paolo Cavara, contendendo a Laura Antonelli il ruolo di icona sexy di questo periodo[4].

Due anni dopo Dino Risi la chiama ancora per Telefoni bianchi per la cui interpretazione vincerà la Targa d'oro ai David di Donatello1976; il film viene accolto tiepidamente in Italia ma ha grande successo in Francia, dove la Belli, molto apprezzata, viene subito chiamata per affiancare Philippe Noiret in Giochi di fuoco. In questo periodo posa nuda per l'edizione italiana di Playboy.

Sul finire degli anni settanta, al culmine della popolarità, la Belli riesce a inserirsi in alcune coproduzioni internazionali come Holocaust 2000 con Kirk Douglas, Il Genio con Yves Montand, Doppio delitto con Marcello Mastroianni e Peter Ustinov, Un taxi color malva con Fred Astaire, Charlotte Rampling e ancora Ustinov, e, nel 1978, Enfantasme di Sergio Gobbi, un inquietante dramma che segna la fine del periodo d'oro dell'attrice e l'inizio di una pausa professionale di qualche anno.

Il ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta l'attrice milanese torna sporadicamente sul set, sebbene con minor frequenza che nel passato, fino alla metà degli anni novanta; fra le apparizioni di questo periodo, ricordiamo Vai avanti tu che mi vien da ridere (1982) con Lino Banfi, Soldati - 365 all'alba (1987) di Marco Risi e la miniserie televisiva La voce del cuore, con Gianni Morandi (1995). Nel 1996 decide di ritirarsi dalle scene.

Nel 2006, dopo una pausa di dieci anni, la Belli torna sul set con il film Uno su due di Eugenio Cappuccio, con Fabio Volo; interpreterà ancora qualche film negli anni seguenti, prima di ritirarsi definitivamente dal cinema.

Nel 2007 compare nel ruolo di sé stessa in Natural Born Star, un documentario di Even Benestad che racconta il periodo d'oro e il declino dell'ex compagno Fred Robsahm[7].

In film come Conviene far bene l'amore e Cara sposa, oltre alla bellezza, Agostina Belli mostra una vis comica notevole, mai veramente sfruttata dal cinema italiano.[8]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Agostina Belli e Christian De Sica in Conviene far bene l'amore (1975)

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1980: Sagittario d'Oro
  • 1986: Premio De Curtis
  • 1987: Premio Personalità Europea

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo italiana, Agostina Belli è stata doppiata da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniela Vitello, L'ex icona sexy: "Ho indagato sull'omicidio di mia madre ma mi hanno minacciata", su Perizona Magazine. URL consultato il 9 gennaio 2020.
  2. ^ Archivio La Stampa - L'omicidio di Adele Dossena
  3. ^ Agostina Belli. L'omicidio della madre e il lato oscuro del cinema, su The Social Post, 26 ottobre 2017. URL consultato il 9 gennaio 2020.
  4. ^ a b Massimo M. Veronese, "Ho fatto la 007 per scoprire chi ha ucciso mia madre", su ilGiornale.it, 25 ottobre 2017. URL consultato il 9 gennaio 2020.
  5. ^ Intervista di Caterina Balivo all'interno del programma Pomeriggio sul 2 di RaiDue.
  6. ^ https://www.ilsussidiario.net/autori/francesco-agostini, AGOSTINA BELLI/ “Vittorio Gassman? Un uomo cattivo. Dopo 50 anni cerco ancora l'assassino di mia madre”, su IlSussidiario.net, 25 ottobre 2017. URL consultato il 9 gennaio 2020.
  7. ^ CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Natural Born Star", di Even Benestad (Extra), su SentieriSelvaggi, 27 ottobre 2007. URL consultato il 9 gennaio 2020.
  8. ^ Corriere della Sera, su cinema-tv.corriere.it. URL consultato il 9 gennaio 2020.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN2655428 · ISNI (EN0000 0001 1946 0742 · SBN IT\ICCU\RAVV\095090 · LCCN (ENno98069406 · GND (DE106203726X · BNF (FRcb13891315x (data) · BNE (ESXX1066457 (data) · WorldCat Identities (ENlccn-no98069406