Soft Machine

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Soft Machine
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Rock progressivo[1]
Rock psichedelico[1]
Rock sperimentale[1]
Fusion[1]
Art rock[1]
Periodo di attività 1966-1984
Etichetta Polydor, Probe, CBS, Harvest, De Wolfe, EMI
Album pubblicati 28
Studio 15
Live 9
Raccolte 4
Gruppi e artisti correlati Wilde Flowers
Daevid Allen Trio
Matching Mole

I Soft Machine sono stati un gruppo musicale inglese formatosi a Canterbury, nel Kent, nel 1966. Il nome viene dall'omonimo romanzo di William S. Burroughs del 1961, La macchina morbida.

Essi costituiscono una delle formazioni di punta della scena di Canterbury, nonché una delle band pioniere del rock progressivo. Il loro stile musicale combina elementi tratti dal pop rock, dal rock psichedelico e dal jazz.

Insieme ai Pink Floyd e ai Tomorrow rappresentano la prima originale ondata della sperimentazione e della psichedelia a Londra.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960 il musicista australiano Daevid Allen si trasferisce da Parigi, dove aveva maturato una grande esperienza musicale negli ambienti jazz, a Canterbury in Inghilterra, ospite della famiglia dell'allora sedicenne Robert Wyatt. I due suonano spesso assieme accomunati dall'interesse per il jazz. Daevid conosce anche Kevin Ayers. Nel 1962 Wyatt registra dei brani con il nucleo di quelli che saranno i Wilde Flowers, assieme a lui ci sono i fratelli Hugh e Brian Hopper e Mike Ratledge.[2]

Nel 1963 Daevid, Wyatt e Hugh Hopper formano il Daevid Allen Trio. La loro musica è basata sul jazz e risente dell'influenza del dadaismo. La registrazione di un loro concerto al famoso Marquee Club di Londra, a cui partecipa come ospite Mike Ratledge alle tastiere, verrà pubblicata nel 1993 dall'etichetta Voiceprint Records con il titolo Live 1963[3]. Il gruppo si scioglie in fretta, Allen si stabilisce a Parigi, mentre Hopper e Wyatt tornano a Canterbury e riversano l'esperienza maturata nei Wilde Flowers. La prima formazione vede i due fratelli Hopper, Wyatt, Ayers ed il quindicenne Richard Sinclair.

Le registrazioni si fanno sempre più frequenti e nel 1964 tengono i loro primi concerti. Negli anni che seguono diversi musicisti si alternano nella band, che raffina il suo stile e diventa la pietra d'angolo della corrente nota come scena di Canterbury. Da questa esperienza nasceranno i due gruppi che costituiranno i tronconi principali di tale corrente, i Soft Machine, capofila del filone più sperimentale, ed i Caravan di quello più melodico. I Wilde Flowers si scioglieranno nel 1969 senza riuscire a pubblicare alcun disco e sarà ancora la stessa Voiceprint che nel 1994 pubblicherà una raccolta dei loro brani nell'album eponimo The Wilde Flowers. Nel 1966 Wyatt, Hugh Hopper, Ayers e Ratledge abbandonano il progetto Wilde Flowers per riunirsi a Daevid Allen.[3]

La fondazione e gli anni di Daevid Allen[modifica | modifica wikitesto]

In quegli anni molti di questi musicisti alternavano i soggiorni inglesi con altri a Deià, nell'isola spagnola di Maiorca. Fu durante uno di questi soggiorni che, nella primavera del 1966, Allen ed Ayers convinsero il milionario americano Wes Brunson a finanziare il progetto Soft Machine. Si comprarono così tutta l'attrezzatura necessaria per la nuova sala prove che affittarono nei dintorni di Canterbury.[4]

La prima lineup è del maggio del 1966 e comprende Kevin Ayers (basso), Robert Wyatt (batteria e voce), Daevid Allen (chitarra) e Mike Ratledge (tastiere). Al gruppo si aggrega anche Hugh Hopper come "road manager", non disdegnando di partecipare alle prove e di comporre alcuni dei loro brani. All'inizio si fanno chiamare Mister Head ed è nell'agosto dello stesso anno che prendono il nome Soft Machine.[4]

Nel gennaio del 1967 vengono scritturati assieme ai primi Pink Floyd per suonare al mitico UFO Club di Londra, e nello stesso mese registrano per la Polydor il primo 45 giri, Love Makes Sweet Music. La conferenza stampa di presentazione del disco si tiene il 22 febbraio, la sera stessa allo Speakeasy Club di Londra sono il gruppo spalla della Jimi Hendrix Experience e lo stesso Jimi si unisce a loro suonando il basso.

Allen fa ascoltare la registrazione del concerto al produttore Giorgio Gomelsky che, entusiasta, nell'aprile del 1967 produce una serie di demo che saranno però pubblicati solo nel 1972 con il titolo Faces And Places Vol.7 (in altre edizioni At the Beginning e Jet-Propelled Photographs)[5], in quello che avrebbe potuto essere il loro primo Lp. Diventano in breve una cult band della scena londinese e Gomelsky finanzia la tournée estiva francese che ottiene un successo clamoroso.[4]

Al ritorno in Inghilterra ad Allen viene negato il visto d'ingresso, durante il suo precedente soggiorno era rimasto anche dopo che il visto era scaduto, deve quindi lasciare il gruppo e tornarsene in Francia dove poco dopo fonda il primo nucleo dei Gong, altro importante gruppo di derivazione Canterbury.

Gli anni della maturazione[modifica | modifica wikitesto]

I "Soft" proseguono l'attività come trio e vengono ingaggiati come gruppo di apertura per il tour nordamericano della Jimi Hendrix Experience che ha inizio nel febbraio del 1968[4]. Dato che l'attività live si svolge oltre oceano, in questo periodo il gruppo finisce per essere più conosciuto lì che in patria. Durante la tournée, nell'aprile del 1968, registrano in soli quattro giorni a New York[4] il promo con i due brani Joy of a toy e Why are we sleeping?[5] e, finalmente, il primo Lp, The Soft Machine. Anche se il suono è ancora abbastanza grezzo si distingue per i molti spunti interessanti, parte della follia dadaista di Allen è conservata e le improvvisazioni si susseguono, una girandola di convincenti assoli punteggiano l'opera che spazia tra il beat, la psichedelia, i "profumi di oriente" ed un timido jazz[3]. Il disco è prodotto da Tom Wilson e Chas Chandler ed è la prima pubblicazione della Probe, una casa discografica specializzata in rock progressivo affiliata alla ABC Records.

Di ritorno dagli Stati Uniti per alcuni mesi il trio si trasforma in quartetto, con l'inserimento del chitarrista Andy Summers (poi nei Police). Dopo qualche settimana di prove ripartono per una nuova tournée negli States, ma Summers viene licenziato per dissapori con Ayers[6]. Alla fine del tour lo stesso Ayers, stanco della vita raminga e disgustato dal "musical business", abbandona il gruppo e raggiunge Daevid Allen a Maiorca[3]. Nel dicembre del 1968 la band si scioglie, ma la Probe, entusiasta del successo riscosso dal primo disco, impone che vengano rispettati gli impegni contrattuali che prevedevano la realizzazione di un secondo album. È così che i Soft si riformano nel febbraio del 1969 con al basso Hugh Hopper[7], che aveva già collaborato suonando in una canzone del primo disco[5], e che era stato componente dei disciolti Daevid Allen Trio e dei Wilde Flowers.

Il secondo album Volume Two viene autoprodotto e registrato tra il febbraio e il marzo del 1969 negli studi della Olympic Sound di Londra. Questo nuovo lavoro rappresenta una svolta musicale decisiva, la presenza di Hugh Hopper e la partecipazione del fratello Brian al sax incanalano il sound nei binari del rock sperimentale e della fusion. La prima facciata, in cui il sopravvento è preso da Wyatt, presenta canzoni più legate alle follie dadaiste dei primi lavori, mentre nella seconda la mano di Ratledge si fa sentire nell'esplorazione delle nuove tendenze jazzistiche, in cui la musica risente delle influenze di Frank Zappa, del minimalismo di Terry Riley[3]. Per la prima volta Wyatt propone, nel brano A Concise British Alphabet part 2, un saggio di "malinconia nonsense", che lo caratterizzerà in seguito per tutta la carriera[3].

L'opera rappresenta la prima fusione tra il rock, la psichedelia, il dadaismo, il jazz e l'avanguardia. L'alto livello musicale della band trova conferma subito dopo le registrazioni di Volume Two, con Wyatt, Ratledge e Hopper che suonano in due brani di The Madcap Laughs[8], il disco di esordio di Syd Barrett, che aveva appena lasciato i Pink Floyd.

Il massimo livello artistico, l'apice della notorietà e il definitivo riconoscimento della critica giungono con l'acclamato Third, un album doppio con soli quattro brani, ciascuno della lunghezza di un'intera facciata, pubblicato il 6 giugno del 1970. La concezione musicale del disco nonché l'ingresso del sassofonista Elton Dean, che a partire da quest'album diventa un membro stabile del gruppo, di altri strumenti a fiato e di un violino, orientano il sound verso il jazz rock di Miles Davis, che in quel periodo stava rivoluzionando la scena musicale americana, e lo avvicinano ulteriormente alle creazioni minimaliste di Terry Riley[3], mantenendo comunque intatte le doti di peculiarità e di originalità della band. La splendida Moon in June è composta da Wyatt, che dà libero sfogo alle sue doti vocali ed esprime il suo genio di compositore e batterista. Gli altri tre brani, Slightly All The Time e Out Bloody Rageous di Ratledge, e Facelift di Hopper, risentono maggiormente delle atmosfere jazzistiche e confermano il livello di maturità raggiunto dal gruppo.

Nel frattempo si viene a creare una frattura nel gruppo quando Ratledge e Hopper, contrari alla concezione musicale di Moon in June, vi partecipano per brevi tratti, lasciando Wyatt a suonare i vari strumenti da solo. Durante i concerti dal vivo il brano viene suonato in versione ridotta, limitata alle parti in cui Ratledge e Hopper partecipano nell'album. Il grande disappunto di Robert, che aveva invece entusiasticamente contribuito agli altri brani, lo porterà a lasciare la band nell'anno successivo[9]. Già durante la preparazione di Third, Wyatt incide il suo primo lavoro solista, The End of an Ear.

Nel 1971 esce l'album strumentale Fourth, che testimonia la definitiva consacrazione della band al jazz rock; le redini sono ora in mano a Ratledge e Wyatt viene confinato alla batteria - suonata peraltro in maniera impeccabile, non canta e non partecipa alla stesura dei brani. Ne esce un prodotto che, malgrado risulti piuttosto freddo nelle sue atmosfere rigidamente jazzistiche,[3] raggiunge un altissimo livello dal punto di vista musicale, stilistico e professionale, garantendosi entusiasti favori della critica[10].

Dopo l'uscita di Fourth Wyatt sente l'esigenza di nuovi stimoli, e, deluso dall'impostazione musicale voluta da Ratledge in cui non trovano spazio la sua creatività e le sue sperimentazioni vocali, lascia il gruppo. Nel 1972 fonda i Matching Mole, omofonia di "machine molle" - la traduzione francese di "soft machine" -, con i quali intende idealmente proseguire la strada dei primi Soft Machine; il nuovo gruppo si scioglierà dopo circa un anno in seguito al grave incidente che renderà Wyatt paraplegico.

Il dopo-Wyatt[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla dipartita di Robert Wyatt il suo posto viene preso dal batterista australiano Phil Howard, che viene però congedato dopo la registrazione della prima facciata di Fifth, uscito nel 1972, e sostituito a sua volta dall'ex Nucleus John Stanley Marshall. Il nuovo album risente pesantemente della mancanza dei tre psichedelici fondatori della band, Allen, Ayers e Wyatt, e si limita a ricalcare a grandi linee il precedente Fourth sotto la guida di Ratledge e Dean.[3]

Lo stesso Dean lascia la band dopo l'uscita del disco e nel successivo lavoro, Six, che esce nel 1973, il suo posto viene preso da un altro ex Nucleus, il sassofonista e tastierista gallese Karl Jenkins. L'album viene registrato in parte dal vivo ed in parte in studio, e la musica, che è sempre più saldamente nelle mani di Ratledge, si discosta leggermente dai binari della fusion per addentrarsi nell'avanguardia elettronica.[3] Malgrado che il sound sia sempre più compassato ed ormai lontano anni luce dalla freschezza e creatività di Third, le evoluzioni al piano di Ratledge, il sempre costruttivo apporto di Hopper e la mano del nuovo entrato Jenkins contribuiscono a realizzare un'opera gradevole.[11]

Dopo Six esce anche Hopper, che ha pronto il suo album di esordio da solista, adducendo tale decisione allo scarso livello musicale di Jenkins.[12] Al suo posto entra nuovamente un ex Nucleus, il bassista Roy Babbington, e con la nuova formazione viene registrato nel 1974 Seven, che conferma il progressivo declino della band. Jenkins acquisisce sempre più spazio e firma buona parte dei brani.

Nel 1975 viene pubblicato Bundles con due grandi novità, l'abbandono dopo molti anni dell'etichetta CBS, registrando ora per la Harvest Records, e l'ingresso di un quarto ex Nucleus, il chitarrista Allan Holdsworth, il primo ad occupare tale ruolo dall'abbandono di Daevid Allen. Il nuovo arrivato, un virtuoso dello strumento che arriva a suonare ad una velocità impressionante, contribuisce a dissolvere un po' dell'aria stagnante in cui è immerso il gruppo, e lo traghetta dalle cupe atmosfere sperimentali a quelle di un jazz rock più moderno, che richiama vagamente quello espresso a quei tempi da Al Di Meola.[13]

Ratledge, l'ultimo rimasto tra i fondatori del gruppo, a cui Jenkins ha gradualmente tolto lo scettro di leader, ha un ruolo decisamente minore rispetto a quello di tutti i lavori precedenti, e lascia la band nel 1976, quando erano cominciate le registrazioni del nuovo disco, per seguire altri progetti musicali. Tali progetti rimarranno però sostanzialmente solo tali, dopo alcuni lavori di secondo piano in collaborazione con Jenkins, sparirà dalla scena musicale in modo anonimo.

Nel 1976 i Soft Machine cominciano anche a diradare i loro lavori, anche Holdsworth se ne va e viene sostituito da John Etheridge. Con la nuova formazione registrano il loro ultimo album ufficiale in studio, Softs, a cui fanno seguito diverse date ed un album dal vivo del 1977 intitolato Alive and Well. In quegli anni altri musicisti ruotano nella formazione e quella che registra in studio Land of Cockayine nel 1981 usando il nome Soft Machine, ha al suo interno solo Holdsworth dei più importanti membri del passato.

Le ultime date vengono tenute a Londra nel 1984 da una band comprendente tra gli altri Marshall, Jenkins ed Etheridge. Dopo questi concerti i Soft Machine si sciolgono definitivamente.

Il dopo-Soft Machine[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1988 in poi sono stati pubblicati diversi album delle passate esibizioni dal vivo della band.

Nel 2002 gli ex Hugh Hopper, Elton Dean, John Marshall e Allan Holdsworth formano un gruppo chiamato Soft Work, compiono dei tour e registrano. Dalla fine del 2004, con Etheridge al posto di Holdsworth, prendono il nome Soft Machine Legacy e registrano 3 CD: Live in Zaandam del 2005, l'album in studio Soft Machine Legacy e Live at the New Morning, entrambi del 2006.

Nello stesso anno muore Elton Dean, che viene sostituito dal sassofonista e flautista Theo Travis, ex Gong, e a dicembre registrano il loro lavoro in studio, Steam.

Nel 2008 a Hopper viene diagnosticata una leucemia, e continuano le date con Fred Baker. Hopper muore nel 2009, e la banda annuncia che continua l'attività con Babbington, che subentra per la seconda volta a Hugh Hopper.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

45 giri[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Grafico che evidenzia i cambiamenti delle formazioni dei Soft Machine dal 1966 al 1979

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Dave Lynch, Soft Machine in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 30 giugno 2014.
  2. ^ (EN) Robert Wyatt, The Wilde Flowers years (1962-1966), Hulloder, 3 novembre 2000. URL consultato il 28 marzo 2011.
  3. ^ a b c d e f g h i j Piero Scaruffi, Soft Machine, 1999. URL consultato il 28 marzo 2011.
  4. ^ a b c d e (EN) Soft Machine, Discogs, 2011. URL consultato il 28 marzo 2011.
  5. ^ a b c (FR) Une discographie de Robert Wyatt..., www.disco-robertwyatt.com. URL consultato il 28 marzo 2011.
  6. ^ (EN) Andy Summers, One Train Later, Thomas Dunne Books, 2006. ISBN 0-312-35914-4.
  7. ^ (EN) Soft machine: out-bloody-rageous di Graham Bennet, pag.151 books.google.com
  8. ^ (EN) Intervista di Wyatt sulla rivista musicale Dream nel 2005 su www.disco-robertwyatt.com
  9. ^ Etero genio aka e. g. (no): Robert Wyatt su Sands Zine, rivista online di musica indipendente www.sands-zine.com
  10. ^ (EN) Scheda di Fourth www.allmusic.com
  11. ^ (EN) Scheda di Six www.allmusic.com
  12. ^ (EN) Soft Machine: Out Bloody Rageous, Graham Bennett, 2008 (ISBN 0-946719-84-5) pag. 246
  13. ^ (EN) Scheda di Bundles www.allmusic.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Soft Machine: Out Bloody Rageous, Graham Bennett, 2005, ISBN 0-946719-84-5 (Nel 2006 il libro ha vinto nel Regno Unito il premio per l'Eccellenza nella Ricerca Storica del Suono Registrato dall'Associazione per le Collezioni dei Suoni Registrati).
  • Enciclopedia Rock - anni '70, a cura di Riccardo Bertoncelli, Milano, Arcana editrice, 1990, ISBN 88-85859-14-3
  • Progressive & Underground '67 - '76, Cesare Rizzi, Firenze, Giunti Editore (2003), ISBN 88-09-03230-6.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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