Hugh Hopper

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(EN)
« ...I'm eternally grateful that I met someone like Hugh who provided something I don't think anyone else could have provided. »
(IT)
« ...sarò eternamente grato per aver conosciuto qualcuno come Hugh che ha offerto qualcosa che penso nessun altro avrebbe potuto offrire. »
(Robert Wyatt su Calyx, il sito web della musica di Canterbury[1])
Hugh Hopper
Fotografia di Hugh Hopper
Nazionalità Inghilterra Inghilterra
Genere Rock progressivo[2]
Fusion[2]
Musica sperimentale[2]
Avant-progressive rock[2]
Periodo di attività 1962-2009
Strumento Basso elettrico
Gruppi Wilde Flowers, Soft Machine, Robert Wyatt
Sito web

Hugh Colin Hopper (Canterbury, 29 aprile 19457 giugno 2009) è stato un bassista e compositore britannico. Musicista di spicco della scena di Canterbury, fu membro dei Soft Machine e di diverse altre band ad essi collegate.[3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Inizi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1961 arriva a Canterbury Daevid Allen, reduce dalle esperienze jazzistiche parigine, che presto incontra ed influenza la gioventù musicale cittadina. Prende una stanza in affitto nella casa dei genitori di Robert Wyatt, con il quale condivide la passione per il jazz. Nel 1962 Hugh Hopper al basso registra i primi brani con il compagno di classe Robert Wyatt alla batteria, il fratello maggiore Brian al sax e Mike Ratledge al piano, una formazione che rappresenta il primo vero e proprio embrione dei Wilde Flowers[4]. Questa band si evolve negli anni a seguire, cambiando spesso formazione, ed i vari componenti che si alternano sono i progenitori di quella che si affermerà come la scena di Canterbury. I Wilde Flowers si sciolgono nel 1969 senza aver pubblicato niente, ma dalle loro ceneri nascono i due gruppi guida di Canterbury, i Soft Machine ed i Caravan. Solo nel 1993 l'etichetta Voiceprint Records pubblica vecchie registrazioni della band in un album dal titolo The Wilde Flowers[5].

Nel 1963 Hugh e Robert Wyatt seguono Daevid, che si era spostato a Londra, e formano il Daevid Allen Trio, alle cui date occasionalmente partecipa Ratledge. La registrazione del concerto tenuto con Mike al Marquee Club di Londra nel '63, verrà a sua volta pubblicato nel 1993 dalla Voiceprint con il titolo Live 1963[5]. Questo gruppo si esibisce in una forma avanguardistica di jazz che risente dell'influenza della psichedelia, soprattutto nei testi, e nei concerti alterna i brani musicali con la lettura di poesie beat. L'esperimento non incontra i favori del pubblico ed il trio si scioglie.

Allen si sposta a Parigi e dopo un po' viene raggiunto da Hopper e Wyatt, che hanno qui modo di provare l'LSD. In questo periodo i tre non trovano nuovi ingaggi musicali, ma hanno modo di sperimentare per la prima volta l'utilizzo dei loops, i nastri che permettono la ripetizione di motivi musicali e la sovraincisione, un dispositivo di cui in seguito Hopper farà largo uso.

Mentre l'irrequieto Allen si trasferisce a Deià, nell'isola di Maiorca, dove da anni vive una comunità di artisti della Beat Generation, Robert e Hugh tornano in Inghilterra e travasano la loro esperienza nei Wilde Flowers. Nel 1966 Wyatt ed Ayers lasciano il gruppo per formare i Soft Machine.

Soft Machine (1966-1972)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Soft Machine.

Hugh partecipa all'avventura dei primi Soft Machine, all'inizio solo come compositore e road manager, che sono composti da Wyatt alla batteria e voce, Allen alla chitarra, Ayers al basso e Ratledge alle tastiere. Nel 1967 vengono scritturati assieme ai primi Pink Floyd per suonare al mitico UFO Club di Londra, ed ottengono un tale successo che in febbraio registrano per la Polydor il primo 45 giri, Love Makes Sweet Music.[5] Qualche sera dopo allo Speakeasy Club di Londra sono il gruppo spalla della Jimi Hendrix Experience e lo stesso Jimi si unisce a loro suonando il basso.

Il produttore Giorgio Gomelsky nell' aprile del '67 produce una serie di demo che saranno però pubblicati solo nel 1971 con il titolo At the Beginning (in altre edizioni Jet-Propelled Photographs)[6], in quello che avrebbe potuto essere il loro primo Lp. Alcuni dei brani sono firmati da Hugh Hopper. Diventano in breve una "cult band" della scena londinese e Gomelsky finanzia la tournée estiva francese che ottiene un successo clamoroso[7].

Al ritorno in Inghilterra ad Allen viene negato il visto d'ingresso, deve quindi lasciare il gruppo e tornarsene in Francia dove dopo poco fonda il primo nucleo dei Gong, altro importante gruppo di derivazione Canterbury.

I "Soft" proseguono l'attività come trio e vengono da lì a poco ingaggiati come gruppo di apertura per il tour nordamericano della Jimi Hendrix Experience che ha inizio nel febbraio del 1968[7]. Durante la tournée, nell' aprile del 1968, registrano in soli quattro giorni a New York[7] il promo Why are we sleeping? e, finalmente, il primo Lp, The Soft Machine, a cui Hugh partecipa suonando il basso in uno dei brani,[8] l'opera è la prima pubblicazione della Probe, una casa discografica affiliata alla ABC Records.

A fine anno Ayers abbandona il gruppo e la banda decide di sciogliersi, ma per rispettare gli impegni contrattuali, si riforma nel febbraio del 1969 con al basso Hugh[7], e subito incidono il secondo album Volume Two, sempre pubblicato dalla Probe, ma autoprodotto e registrato a Londra. La musica risente delle influenze di Frank Zappa, del minimalismo di Terry Riley e del dadaismo[5]. In questo periodo Hugh, Wyatt e Ratledge partecipano alle registrazioni suonando in due brani dell'album The Madcap Laughs di Syd Barrett, col quale avevano spesso suonato in precedenza[9].

La maturità artistica ed il successo arrivano con il doppio Lp Third pubblicato dalla CBS nel 1970, album fortemente ispirato dalle atmosfere fusion che con Miles Davis stavano rivoluzionando il panorama jazzistico mondiale[5]. Hugh firma il brano Facelift che copre un'intera facciata. Continua a suonare con i Soft fino al 1973 realizzando altri tre album, componendo anche molti dei brani. Nel 1972 registra la sua prima opera solista: 1984, in cui figurano lunghi brani eseguiti da solo usando dei loops, ed altri più corti accompagnato da un gruppo.

Dal 1973 al 2009[modifica | modifica sorgente]

Negli anni settanta dopo essere uscito dai Soft, collabora con molti musicisti tra i quali gli East Wind di Stomu Yamashta, gli Isotope, i Gilgamesh, e la Carla Bley Band. Partecipa anche allo splendido Rock Bottom di Wyatt del 1974. Di rilievo il supergruppo Soft Heap che forma nel 1978 con l'altro Soft machine Elton Dean e con i membri dei National Health Alan Gowen e Pip Pyle. Lascia i Soft Heap l'anno seguente, sostituito da John Greaves.

Nei primi anni ottanta Hopper si ferma per un paio d'anni , quando riprende suona con gli Equipe Out di Pip Pyle, gli In Cahoots di Phil Miller e con una band olandese chiamata in suo onore Hopper Goes Dutch. Con l'ingresso del chitarrista francese Patrice Meyer prendono in seguito il nome Hugh Hopper Franglo-Dutch Band.

Nel 1993 fonda gli Short Wave, una jazz-band nella cui prestigiosa formazione figurano il sassofonista dei Gong Didier Malherbe, l'ex chitarrista dei Matching Mole Phil Miller e l'ex batterista dei Gong Pip Pyle. Le difficoltà legate al fatto che i musicisti abitano in zone diverse, due sono residenti in Francia e due nel Regno Unito, porterà allo scioglimento del gruppo l'anno seguente, dopo un'entusiasmante serie di concerti e la pubblicazione di un album dal vivo.[10]

Alla metà degli anni novanta, dopo lustri di esplorazione strumentale jazzistica, torna a collaborare con band più orientate verso il rock dotate di vocalisti, tra cui il gruppo della cantante Lisa S. Klossner.

Mantiene sempre comunque i contatti con i membri e con la musica dei Soft Machine. La collaborazione con i francesi Polysons sfocia in un concerto a Parigi che viene pubblicato su CD con il titolo Tribute to Soft Machine a cui partecipa l'ex Soft Elton Dean. Ancora con Dean e gli altri due ex John Stanley Marshall e Allan Holdsworth, fa dei tour e incide come SoftWorks. Con John Etheridge al posto di Holdsworth formano i Soft Machine Legacy che, oltre a brani dei Soft Machine, ne eseguono altri nuovi da loro realizzati, con questa formazione vengono pubblicati tre lavori: Live in Zaandam (CD del 2005), New Morning - The Paris Concert (DVD del 2005) e l'album in studio Soft Machine Legacy (CD del 2006).

Nel 2006 muore Elton Dean , al suo posto entra Theo Travis e Soft Machine Legacy incide Steam pubblicato nel 2007.

Altre collaborazioni di questi anni sono con i francesi Soft Bounds e con i Clear Frame, in alcune occasioni con Robert Wyatt e Lol Coxhill.

Hopper nei suoi ultimi anni realizza due album solisti con l'etichetta britannica Burning Shed. Forma poi il duo chiamato Humi con il giapponese Yumi Hara Cawkwell. Il tour del Giappone programmato per il 2008 viene cancellato per le cattive condizioni di salute di Hugh.

Nel giugno del 2008 gli viene diagnosticata una leucemia e deve sottoporsi a chemioterapia. Deve quindi cancellare anche tutte le altre date che erano state fissate.[11]

Un concerto di beneficenza in suo favore si è tenuto nel dicembre del 2008 a Londra e vi hanno partecipato diversi gruppi ed amici.[12]

Ha sposato la sua compagna Christine il 5 giugno 2009 ed è morto di leucemia due giorni dopo.[13][14] Il funerale, celebrato come da lui richiesto con rito buddhista tibetano, si è svolto il 25 giugno 2009.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album solisti[modifica | modifica sorgente]

Con i Soft Machine[modifica | modifica sorgente]

Altre collaborazioni (lista parziale)[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ What is Canterbury music? su Calyx
  2. ^ a b c d (EN) Hugh Hopper - Biography, allmusic.com. URL consultato il 4-4-2011.
  3. ^ (EN) Biografia di Hugh Hopper su Calyx, il sito web della musica di Canterbury
  4. ^ (EN) Robert Wyatt, The Wilde Flowers years (1962-1966), Hulloder, 03-11-2000. URL consultato il 4-04-2011.
  5. ^ a b c d e Soft Machine, Piero Scaruffi, 1999. URL consultato il 4-4-2011.
  6. ^ (EN) Soft Machine – Faces And Places Vol. 7, Discogs
  7. ^ a b c d (EN) Soft Machine, Discogs, 2011. URL consultato il 28-03-2011.
  8. ^ (FR) Une discographie de Robert Wyatt..., www.disco-robertwyatt.com. URL consultato il 28-03-2011.
  9. ^ (EN) 2003 Intervista a Hugh Hopper su www.cosmik.com
  10. ^ (EN) Intervista a Malherbe su www.allaboutjazz.com
  11. ^ (EN) scheda di Hugh Hopper, burningshed.co.uk. URL consultato il 4-4-2011.
  12. ^ (EN) Hugh Hopper benefit concert, www.the100club.co.uk. URL consultato il 4-4-2011.
  13. ^ (EN) Soft Machine icon Hugh Hopper dies su www.jazzwisemagazine.com
  14. ^ (EN) necrologio di Hugh Hopper sul sito di The Guardian
  15. ^ (EN) Uses Wrist Grab in Allmusic, All Media Network.
  16. ^ (EN) Polysoft: Tribute to Soft Machine Live at Le Triton 2002 recensione su Allaboutjazz.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) H.C. & L.T. Hopper: Thirty Kent Churches, ISBN 0950639400 - Great Stour Publications
  • (EN) Hugh Hopper: The Rock Bass Manual - the complete guide to the electric bass guitar, ISBN 0907937160 - Portland Publications (1984)
  • (EN) Hugh Hopper: Jazz, Love & Dirty Tricks

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 2673516 LCCN: nr97027604

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