Monte Musinè

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Monte Musinè
Musinè dal pilone della costa.JPG
Monte Musinè, versante occidentale
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Altezza 1.150 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 45°06′49.93″N 7°27′16.99″E / 45.11387°N 7.45472°E45.11387; 7.45472Coordinate: 45°06′49.93″N 7°27′16.99″E / 45.11387°N 7.45472°E45.11387; 7.45472
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Musinè
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Alpi Graie
Sottosezione Alpi di Lanzo e dell'Alta Moriana
Supergruppo Catena Rocciamelone-Charbonnel
Gruppo Gruppo del Rocciamelone
Sottogruppo Cresta Lunella-Arpone
Codice I/B-7.I-A.2.b
Monte Musinè e laghi di Caselette
Tipo di area SIC
Class. internaz. IT1110081
Stati Italia Italia
Regioni Piemonte Piemonte
Province Torino Torino
Superficie a terra 1.524,29[1] ha
Provvedimenti istitutivi DPR 357/1997 e DPR 120/2003[1]

Il monte Musinè è una montagna delle Alpi Graie alta 1.150 m s.l.m.

Si trova all'inizio della Val di Susa ed interessa i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre. È la montagna più vicina a Torino, dai 12 ai 25 km in linea d'aria a seconda della posizione in città, ma nonostante la vicinanza spesso a causa dell'inquinamento in città o della foschia in valle non risulta visibile.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome Musinè viene generalmente considerato una contrazione del piemontese monte degli asini (Mont Asinè), ma è un luogo comune tanto diffuso quanto sbagliato; l'origine storica del nome è ben diversa. Numerose attestazioni in documenti medievali lo indicano come mons Vicinea (in un documento del 1020)[2], Vesenius (intorno al 1150)[3], Vesinerius (nel 1208)[4], Vixinerius (nel 1302)[5]: varianti di un unico termine derivato da vicus (= villaggio); il mons Vicinea era cioè la "montagna del villaggio", e il suo nome ricorda un'antica organizzazione (forse già di età romana) di una comunità che vi esercitava diritti di uso su terre comuni[6]. L'espressione "monte Asinaro" compare in documenti d'archivio ai primi del Settecento; ma accanto ad essa si trova spesso la voce "Musinero", che è lo sviluppo volgarizzato della denominazione medievale, mentre "monte Asinaro" è probabilmente il risultato di un'interpretazione pseudoerudita che cercava di spiegare l'etimologia di "Musinero" senza conoscerne (o senza saperne riconoscere) l'antecedente medievale[7].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il Musinè è la montagna più orientale della lunga cresta spartiacque che separa il bacino della Dora Riparia da quello della Stura di Lanzo; la vetta principale presenta un’anticima settentrionale (il Truc dell'Eremita, 1.101 m) ed è circondata da una serie di elevazioni satelliti: a est il rilievo a quota 535 sul quale sorge il santuario di Sant'Abaco, a ovest il Truc Randolera (666 m) e a nord-est il monte Calvo (551 m). Il Musinè è separato dal vicino monte Curt (1.323 m) da una lunga costiera boscosa che ha il suo punto più basso nel colle della Bassetta (945 m). Sul versante sud è situato il Piano Domini a circa 450 di quota e lungo all'incirca 700 metri, dove si gode di un ampio panorama che spazia dalla pianura torinese alle vette dell'alta Valsusa. Per pian Domini passa la cosiddetta pista tagliafuoco, che parte dalla località Rivera di Almese e, dopo aver dato origine a una diramazione verso Madonna della Bassa, finisce presso il campo sportivo di Caselette ovvero il punto di partenza più noto per l'ascesa alla vetta del Musinè.

Situato a circa 20 km ad ovest di Torino, il Musinè ricade nei territori comunali di Caselette e Almese (a loro volta appartenenti alla Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone) e in quello di Val della Torre (Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone). La montagna è completamente inclusa, assieme ai laghetti a nord di Caselette, nel Sito di Interesse Comunitario (SIC) della rete europea Natura 2000 “Monte Musinè e Laghi di Caselette” (codice IT1110081).

Sulla vetta è stata eretta nell'anno 1901[8][9] una colossale croce bianca in cemento armato alta ben 15 metri[10] (restaurata nel 1991[11], la quale permette di distinguere facilmente il Musiné da tutte le altre montagne del gruppo. Sulla cima del monte, che è costituita da un grande piazzale erboso disseminato di rocce affioranti, si trova anche una tavola di orientamento, in acciaio inossidabile, con l'indicazione delle principali montagne (tra cui il Cervino[10]) visibili da quel punto ad occhio nudo nelle giornate di bel tempo. A sua volta il Musinè domina la pianura torinese ed è visibile anche da molto lontano, per esempio dalle Alpi Biellesi.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Indagini archeologiche hanno segnalato il Musiné come area di presenze pre e protostoriche: in territorio di Caselette tracce di una capanna di fine Età del Bronzo Antico (circa 1700 a.C.) in zona vicino alle vecchie cave di magnesite segnalano la più antica frequentazione per ora accertata nell'area del Musiné[12], mentre la Tarda Età del Ferro (ultimi secoli a.C.) è documentata da più ritrovamenti: in territorio di Almese da reperti ceramici presso il monte Truc Randolera[13] e in quello di Caselette da qualche traccia sulla cima del Moncalvo e soprattutto da un probabile sito rituale alle Rocchette (III-I secolo a.C.) oltre che in un punto poco sotto la vetta del monte[14].

La colossale croce di vetta in cemento posta sulla spianata sommitale del Musiné

In epoca romana l'inserimento della zona tra Torinese e Valle di Susa nella sfera di influenza di Roma (avvenuto in età augustea, negli ultimi anni del I secolo a.C.) è ben rappresentato ai piedi del Musiné da due edifici: una villa rustica a Caselette in zona Pian e una grande villa residenziale ad Almese presso le Grange di Rivera[15].

Almeno da età medievale (ma forse già da epoca romana) il Musiné ha rappresentato per le comunità insediate ai suoi piedi un "territorio di usi comuni" quale segnalato dal suo stesso nome[6]: preziosa riserva di legname, terreno da pascolo, luogo di raccolta di frutti selvatici, erba e fogliame; il tutto non come proprietà privata ma come terra comune. Per secoli il taglio periodico di lotti di bosco ceduo sul Musiné è stato un'importante fonte di entrata nel bilancio del comune di Caselette e per secoli il pascolo e la raccolta di erba e foglie fu un diritto di uso civico che la comunità cercò sempre di tutelare. Dalla montagna poi, sempre in ambito caselettese, si raccoglievano le acque delle fontane, che erano incanalate ad alimentare il paese. E la montagna offriva anche qualche risorsa mineraria: la presenza di magnesite era già evidente nell'antichità (usata, ad esempio, nella villa rustica di età romana come materiale per pavimenti), ma dopo la metà dell'Ottocento si avviò un suo utilizzo industriale: dal 1875 fino agli anni della seconda guerra mondiale le cave di magnesite alimentarono l'unica attività industriale allora esistente in Caselette[16].

Non stupisce allora se una montagna così legata in modo essenziale alla sopravvivenza della comunità abbia anche visto sorgere su di essa dei segni spirituali, in cui la gente si riconosceva ed esprimeva fede e valori: dal santuario di Sant'Abaco (sorto a metà '500, spazio di aggregazione socio-religiosa assai frequentato e sentito)[17] alla Croce monumentale costruita nel 1901[18], il Musiné viene anche considerato un "luogo dello spirito".

Accesso alla vetta[modifica | modifica sorgente]

L'ascensione del Musinè è un itinerario di tipo prettamente escursionistico. Il sentiero più frequentato segue tutto il crinale sud-est che parte dal campo sportivo di Caselette (378 m). Prima raggiunge il santuario di Sant'Abaco, dove lungo il sentiero vi sono delle cappellette che funzionano da stazioni della via crucis, poi si inerpica dietro al santuario percorrendo integralmente la cresta sudest, per la quale in poco più di un'ora si può raggiungere la vetta. Dalla cima nelle belle giornate si gode di un buon panorama a 360°. In tutto, l'escursione, dura circa 1:45/2:00 ore. Essendo il versante esposto al sole, il periodo più indicato per effettuare la salita va da ottobre a maggio, in quanto durante la stagione estiva il caldo può risultare fastidioso. Altri sentieri salgono alla cima da Rivera o dalle varie frazioni di Val della Torre.

Alpinismo[modifica | modifica sorgente]

La montagna è di interesse prevalentemente escursionistico, ma attorno ad essa sono sparsi parecchi massi erratici sui quali, in particolare a partire dagli anni settanta del Novecento, sono state descritte varie vie di arrampicata. Molti di questi massi sono ancora oggi apprezzati dagli amanti del bouldering.

Più di recente sul versante meridionale della montagna sono state aperte altre vie di arrampicata, tra le quali In Hoc Signo Vinces, [19], la via Ivano Boscolo [20] e quella degli speroni [21].

Sci[modifica | modifica sorgente]

Il Musinè si trova ad una quota che di solito non consente di sciare; è però interessante ricordare che all’inizio degli anni settanta del Novecento sul versante orientale della montagna fu costruito il Villaggio Primavalle, un centro turistico-sportivo dove si potevano praticare in ogni stagione lo sci da discesa e lo sci di fondo su piste in materiale sintetico. Dopo il successivo abbandono dell'area vari progetti di valorizzazione più o meno rispettosi dell'ambiente naturale si sono succeduti nel tempo per essere poi accantonati sia a causa di difficoltà a reperire i finanziamenti sia perché divenuti incompatibili con l'istituzione del SIC.[22]

Leggende e curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il Monte Musinè è al centro di miti locali e non di ogni tipo, ed è noto per questo agli amanti del mistero. Probabilmente anche per la grande assenza di vegetazione, il Musinè è da sempre ritenuto un sito esoterico. Esistono diversi racconti misteriosi e leggendari su Musinè:[23] da ipotetica sede di una base aliena e vari avvistamenti UFO[24], alla presenza di fuochi fatui notturni, da rigagnoli presenti in alcuni punti dove l'acqua scorre al contrario rispetto alla forza di gravità, a punto catalizzatore radiante spirituale delle misteriose rotte o linee ortogoniche [25].

  • Tra gli avvistamenti - veri o presunti - di esseri alieni uno dei più clamorosi risale all'8 dicembre 1978 quando, alle falde del monte, due giovani escursionisti videro una intensa luce; uno dei due dopo essersi avvicinato alla fonte luminosa, scomparve. Il suo compagno, con l'aiuto di altri escursionisti trovati nei pressi del luogo della scomparsa, iniziò le ricerche dell'amico. Questi, dopo essere stato ritrovato in stato di shock e con una evidente bruciatura su una gamba, quando si fu sufficientemente riavuto dallo stato di trance nel quale era caduto riferì di essersi avvicinato ad un veicolo di forma oblunga dal quale erano scesi alcuni esseri che lo avrebbero toccato e sollevato. Entrambi i testimoni soffrirono di congiuntivite per un certo periodo.[26].
  • Leggende narrano che fu sede di esilio temporaneo del celebre re della Giudea Erode il Grande, intorno al 3 a.C. (vedi Nascita di Gesù), in espiazione della Strage degli innocenti, secondo il Vangelo secondo Matteo nel Cristianesimo, prima di ritornare a Gerico (Cisgiordania), dove morì.
  • Altre leggende narrano che fu proprio qui che apparve a Costantino I, la croce fiammeggiante con la scritta In hoc signo vinces (in questo segno vincerai),nel 312 alla vigilia della cosiddetta Battaglia di Torino[27] tra l'esercito di Costantino e quello di Massenzio, nell'ambito della guerra civile seguita alla morte di Costanzo Cloro. Episodio che avrebbe convinto Costantino a convertirsi al cristianesimo. Proprio per ricordare l'apparizione miracolosa è stata eretta la gigantesca croce che sulla quale vi è una piastra con la seguente scritta:

IN HOC SIGNO VINCES - A PERPETUO RICORDO DELLA VITTORIA DEL CRISTIANESIMO CONTRO IL PAGANESIMO RIPORTATA IN VIRTÙ DELLA CROCE NELLA VALLE SOTTOSTANTE IN PRINCIPIO DEL SECOLO IV SUA MAESTÀ IL RE VITTORIO EMANUELE III MARCH. MEDICI SEN. DEL REGNO CONT. CARLO E CONT. GIULIA CAYS DI CASELETTE[28]

L'iscrizione sul pilastrino di vetta nel marzo 2006

Nella letteratura e nei media[modifica | modifica sorgente]

Attorno al Musinè sono stati girati vari documentari e trasmissioni televisive. Inoltre è stato scelto tra le location di alcuni film, tra i quali il post-atomico La città dell'ultima paura del regista Carlo Ausino (1975). [32]

Lo scrittore Marcello Simoni ambienta sul Musinè l'epilogo del suo romanzo Il mercante di libri maledetti, descrivendo la montagna in questi termini:

« ...era un luogo avvolto dal mistero, e si diceva che là lo spirito di Erode si aggirasse su un carro infuocato. Fra quelle rocce, inoltre, le streghe si radunavano per celebrare i loro riti... ».[33]

Cartografia[modifica | modifica sorgente]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Sito ufficiale della Regione Piemonte www.regione.piemonte.it (consultato nell'aprile 2014)
  2. ^ Monumenta Novalicensia vetustiora, a cura di C. Cipolla, I, Roma 1898, p. 142
  3. ^ Cronaca della Novalesa, a cura di G. C. Alessio, Torino 1982, p. 228
  4. ^ Archivio di Stato di Torino, Sez. Prima, Serie III, Vol, II, doc. 3
  5. ^ Archivio Storico del Comune di Caselette, F 41
  6. ^ a b G. Serra, Contributo toponomastico alla teoria della continuità nel Medioevo delle comunità rurali romane e preromane nell'Italia superiore, Cluj 1931, pp. 6, 11, 20
  7. ^ E. Patria, Almese. Una terra tra le Alpi e la pianura, Almese 1993, p. 30; D. Vota, Sui confini della colonia di Augusta Taurinorum, in Caselette. Uomini e ambienti ai piedi del Musiné dalle origini all'Ottocento, Borgone 1999, pp. 66-67
  8. ^ Museo civico di storia naturale di Milano, Atti della Società italiana di scienze naturali e del Museo civico di storia naturale di Milano, vol. 47,ed. La Società, 1908, p.140
  9. ^ http://www.unitrealpica.it/giornalinoottobre2011/ottobre%202011%20ultimo%20pub_08.pdf
  10. ^ a b Aldo Molino, Musiné Monte del mistero, articolo pubblicato sulla rivista Piemonte Parchi n.128 giugno/luglio 2003, pagg.46-47
  11. ^ Intervento Recupero Monumento "Croce del Musiné"
  12. ^ A. Bertone e altri, in "Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte" 11 (1993), pp. 274-276
  13. ^ A. Bertone, in "Quad. Sopr. Arch. Piem." 3 (1984), pp.279-280
  14. ^ A. Bertone, in "Segusium" 47 (2008), pp. 11-34, in part. pp. 16, 24-25
  15. ^ E. Lanza, G. Monzeglio, I Romani in valle di Susa, S. Ambrogio 2001, pp. 71-76 e 92-97; D. Vota, Duemila anni fa in Valle di Susa. Il tempo dei Cozii, Borgone 2010, pp. 190-195 e 207-210, con bibliografia di riferimento
  16. ^ D. Vota, La comunità civica nell'Ottocento, in Caselette. Uomini e ambienti cit., pp. 374-380
  17. ^ AA. VV., Mario, Marta, Audiface e Abaco martiri, venerati nel santuario di Caselette, Alpignano 1993
  18. ^ D. Vota, Il segno sul monte, Borgone 2001
  19. ^ Musinè (Monte) Versante Sud - In Hoc Signo Vinces; descrizione dell'utente Teddy su www.gulliver.it (consultato il 30-11-2013)
  20. ^ Musinè (Monte) Versante Sud - Via Ivano Boscolo; descrizione dell'utente otaner su www.gulliver.it (consultato il 30-11-2013)
  21. ^ Musinè (Monte) Versante Sud - Via degli Speroni; descrizione dellutente rfausone su www.gulliver.it (consultato il 30-11-2013)
  22. ^ Cronistoria dell’area ex Centro Sportivo Musinè, 28 novembre 2009, articolo sul sito www.amministrareinsieme.it, consultato nell'agosto 2010
  23. ^ CICAP Piemonte
  24. ^ Nico Orengo, La montagna incantata sotto il Musinè in La Stampa, 9 dicembre 2007.
  25. ^ >Monte Musinè
  26. ^ Rosalba Nattero , Il Monte Musiné tra storia, tradizione, UFO e viaggi nel tempo; on-line su www.shan-newspaper.com (consultato nel novembre 2013)
  27. ^ I campi Taurinati di cui parlano i documenti dell’epoca, sembrerebbero coincidere con la zona pianeggiante tra Grugliasco e Rivoli, che separa Torino proprio dal massiccio del Musinè
  28. ^ La croce del Monte Musiné
  29. ^ Il Monte Musinè: un enigma irrisolto, testo di Stefano Panizza on-line su www.cerchinelgrano.info (consultato nell'aprile 2011)
  30. ^ Il guradiano silenzioso, articolo di Fabio Fox Gariani su www.edicolaweb.net (consultato nel novembre 2012)
  31. ^ Tav: Giovane Italia festeggia 1 aprile modificando scritte No tav su monte Musine - - Libero Quotidiano
  32. ^ Dizionario del Turismo Cinematografico: Piemonte, nostra location dei misteri! in La Nuova Provincia di Biella, 12-10-2012.
  33. ^ Marcello Simoni, Il mercante di libri maledetti, Newton Compton Editori, 2011. ISBN 978-88-541-3194-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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