Monte Musinè
| Monte Musinè | |
|---|---|
| Monte Musinè, versante occidentale | |
| Paese | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Altezza | 1.150 m s.l.m. |
| Catena | Alpi |
| Coordinate | 45°06′56″N 7°27′16″E / 45.11557°N 7.454395°E |
| Mappa di localizzazione | |
| Dati SOIUSA | |
| Grande Parte | Alpi Occidentali |
| Grande Settore | Alpi Nord-occidentali |
| Sezione | Alpi Graie |
| Sottosezione | Alpi di Lanzo e dell'Alta Moriana |
| Supergruppo | Catena Rocciamelone-Charbonnel |
| Gruppo | Gruppo del Rocciamelone |
| Sottogruppo | Cresta Lunella-Arpone |
| Codice | I/B-7.I-A.2.b |
Coordinate: 45°06′56″N 7°27′16″E / 45.11557°N 7.454395°E Il Monte Musinè è una montagna delle Alpi Graie alta 1.150 m s.l.m.
Si trova all'inizio della Val di Susa ed interessa i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre. È la montagna più vicina a Torino, dai 12 ai 25 km in linea d'aria a seconda della posizione in città, ma nonostante la vicinanza spesso a causa dell'inquinamento in città o della foschia in valle non risulta visibile.
Indice |
[modifica] Etimologia
Il nome Musinè viene generalmente considerato una contrazione del piemontese monte degli asini (Mont Asinè), ma è un luogo comune tanto diffuso quanto sbagliato; l'origine storica del nome è ben diversa. Numerose attestazioni in documenti medievali lo indicano come mons Vicinea (in un documento del 1020)[1], Vesenius (intorno al 1150)[2], Vesinerius (nel 1208)[3], Vixinerius (nel 1302)[4]: varianti di un unico termine derivato da vicus (= villaggio); il mons Vicinea era cioè la "montagna del villaggio", e il suo nome ricorda un'antica organizzazione (forse già di età romana) di una comunità che vi esercitava diritti di uso su terre comuni[5]. L'espressione "monte Asinaro" compare in documenti d'archivio ai primi del Settecento; ma accanto ad essa si trova spesso la voce "Musinero", che è lo sviluppo volgarizzato della denominazione medievale, mentre "monte Asinaro" è probabilmente il risultato di un'interpretazione pseudoerudita che cercava di spiegare l'etimologia di "Musinero" senza conoscerne (o senza saperne riconoscere) l'antecedente medievale[6].
[modifica] Descrizione
Il Musinè è la montagna più orientale della lunga cresta spartiacque che separa il bacino della Dora Riparia da quello della Stura di Lanzo; la vetta principale presenta un’anticima settentrionale (il Truc dell'Eremita, 1.101 m) ed è circondata da una serie di elevazioni satelliti: a est il rilievo a quota 535 sul quale sorge il santuario di Sant'Abaco, a ovest il Truc Randolera (666 m) e a nord-est il Monte Calvo (551 m). Il Musinè è separato dal vicino Monte Curt (1.323 m) da una lunga costiera boscosa che ha il suo punto più basso nel Colle della Bassetta (945 m).
Situato in provincia di Torino, circa 20 km ad ovest del capoluogo, il Musinè ricade nei territori comunali di Caselette e Almese (a loro volta appartenenti alla Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone) e in quello di Val della Torre (Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone). La montagna è completamente inclusa, assieme ai laghetti a nord di Caselette, nel Sito di Interesse Comunitario (SIC) della rete europea Natura 2000 “Monte Musinè e Laghi di Caselette” (codice IT1110081). Sulla vetta è stata eretta nell'anno 1900[7] una colossale croce bianca in cemento armato alta ben 15 metri[8], la quale permette di distinguere facilmente il Musiné da tutte le altre montagne del gruppo. Sulla cima del monte, che è costituita da un grande piazzale erboso disseminato di rocce affioranti, si trova anche una tavola di orientamento in pietra delle principali montagne (tra cui il Cervino[8]) visibili da quel punto ad occhio nudo nelle giornate di bel tempo. A sua volta il Musinè domina la pianura torinese ed è visibile anche da molto lontano, per esempio dalle Alpi Biellesi.
[modifica] Cenni storici
Indagini archeologiche hanno segnalato il Musiné come area di presenze pre e protostoriche: in territorio di Caselette tracce di una capanna di fine Età del Bronzo Antico (circa 1700 a.C.) in zona vicino alle vecchie cave di magnesite segnalano la più antica frequentazione per ora accertata nell'area del Musiné[9], mentre la Tarda Età del Ferro (ultimi secoli a.C.) è documentata da più ritrovamenti: in territorio di Almese da reperti ceramici presso il monte Truc Randolera[10] e in quello di Caselette da qualche traccia sulla cima del Moncalvo e soprattutto da un probabile sito rituale alle Rocchette (III-I secolo a.C.) oltre che in un punto poco sotto la vetta del monte[11].
In epoca romana l'inserimento della zona tra Torinese e Valle di Susa nella sfera di influenza di Roma (avvenuto in età augustea, negli ultimi anni del I secolo a.C.) è ben rappresentato ai piedi del Musiné da due edifici: una villa rustica a Caselette in zona Pian e una grande villa residenziale ad Almese presso le Grange di Rivera[12].
Almeno da età medievale (ma forse già da epoca romana) il Musiné ha rappresentato per le comunità insediate ai suoi piedi un "territorio di usi comuni" quale segnalato dal suo stesso nome: preziosa riserva di legname, terreno da pascolo, luogo di raccolta di frutti selvatici, erba e fogliame; il tutto non come proprietà privata ma come terra comune. Per secoli il taglio periodico di lotti di bosco ceduo sul Musiné è stata un'importante fonte di entrata nel bilancio del comune di Caselette e per secoli il pascolo e la raccolta di erba e foglie fu un diritto di uso civico che la comunità cercò sempre di tutelare. Dalla montagna poi, sempre in ambito caselettese, si raccoglievano le acque delle fontane, che erano incanalate ad alimentare il paese. E la montagna offriva anche qualche risorsa mineraria: la presenza di magnesite era già evidente nell'antichità (usata, ad esempio, nella villa rustica di età romana come materiale per pavimenti), ma dopo la metà dell'Ottocento si avviò un suo utilizzo industriale: dal 1875 fino agli anni della seconda guerra mondiale le cave di magnesite alimentarono l'unica attività industriale allora esistente in Caselette[13].
Non stupisce allora se una montagna così legata in modo essenziale alla sopravvivenza della comunità abbia anche visto sorgere su di essa dei segni spirituali, in cui la gente si riconosceva ed esprimeva fede e valori: dal santuario di S. Abaco (sorto a metà '500, spazio di aggregazione socio-religiosa assai frequentato e sentito)[14] alla Croce monumentale costruita nel 1901[15], il Musiné è anche un "luogo dello spirito".
[modifica] Alpinismo e sci
La montagna è di interesse prevalentemente escursionistico: tra i numerosi sentieri che consentono di raggiungere la cima il più frequentato è senza dubbio quello che parte dal campo sportivo di Caselette (378 m) e che, passando per il santuario di Sant'Abaco, percorre integralmente la cresta sudest. Attorno al Musinè sono sparsi poi parecchi massi erratici sui quali, in particolare a partire dagli anni settanta del Novecento, sono state descritte varie vie di arrampicata. Molti di questi massi sono ancora oggi apprezzati dagli amanti del bouldering.
Il Musinè si trova ad una quota che di solito non consente di sciare; è però interessante ricordare che all’inizio degli anni settanta del Novecento sul versante orientale della montagna fu costruito il Villaggio Primavalle, un centro turistico-sportivo dove si potevano praticare in ogni stagione lo sci da discesa e lo sci di fondo su piste in materiale sintetico. Dopo il successivo l'abbandono dell'area vari progetti di valorizzazione più o meno rispettosi dell'ambiente naturale si sono succeduti nel tempo per essere poi accantonati sia a causa di difficoltà a reperire i finanziamenti sia perché divenuti incompatibili con l'istituzione del SIC. [16]
[modifica] Leggende e curiosità
Da sempre il Monte Musinè è al centro di miti locali e non di ogni tipo, ed è noto per questo agli amanti del mistero. Le leggende hanno vari riferimenti, sia la stregoneria sia la vita extraterrestre (dalla montagna di notte sono ben visibili varie costellazioni). Inoltre secondo alcune opinioni nei dintorni apparvero a Costantino la croce fiammeggiante e la scritta "In Hoc Signo Vinces", segni che convinsero l’imperatore a convertirsi al Cristianesimo. Difatti, cosiddetti "Campi Taurinati", di cui parlano le cronache dell’epoca, sembrerebbero coincidere con la zona pianeggiante di Grugliasco e Rivoli che separa Torino proprio dal massiccio del Musinè. Altra curiosità è l'effigie apparsa sul monte nel 1973 con scritte tali parole: "Qui è l'Una Antenna dei Sette Punti Elettrodinamici, che dal proprio nucleo incandescente vivo la Terra tutta respira emette vita. Qui operano le Astrali Entità che furono: Hatsheptut, Echnaton, Gesù il Cristo, Abramo, Confucio, Maometto, Buddha, Ghandi, Martin Luther King, Francesco d'Assisi, e anche Tu, se vuoi, alla fratellanza costruttiva tra tutti i Popoli. Pensaci intensamente, 3 minuti: Pensiero è Costruzione".[17]
[modifica] Riferimenti
- Carta Tecnica Regionale raster 1:10.000 della Regione Piemonte - 1999
[modifica] Galleria
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Il versante sud del Musinè visto dalla ex-statale 24, nei pressi di Milanere (Almese, TO)
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Panoramica del Musinè dalla torre del castello Cays, Caselette (TO)
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Il Musinè visto dal ponte di San Gillio sul Torrente Casternone
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Il Musinè (sullo sfondo, dietro al Bric Burcina) visto dal Monte Casto
[modifica] Note
- ^ Monumenta Novalicensia vetustiora, a cura di C. Cipolla, I, Roma 1898, p. 142
- ^ Cronaca della Novalesa, a cura di G. C. Alessio, Torino 1982, p. 228
- ^ Archivio di Stato di Torino, Sez. Prima, Serie III, Vol, II, doc. 3
- ^ Archivio Storico del Comune di Caselette, F 41
- ^ G. Serra, Contributo toponomastico alla teoria della continuità nel Medioevo delle comunità rurali romane e preromane nell'Italia superiore, Cluj 1931, pp. 6, 11, 20
- ^ E. Patria, Almese. Una terra tra le Alpi e la pianura, Almese 1993, p. 30; D. Vota, Sui confini della colonia di Augusta Taurinorum, in Caselette. Uomini e ambienti ai piedi del Musiné dalle origini all'Ottocento, Borgone 1999, pp. 66-67
- ^ Museo civico di storia naturale di Milano, Atti della Società italiana di scienze naturali e del Museo civico di storia naturale di Milano, vol. 47,ed. La Società, 1908, p.140
- ^ a b Aldo Molino, Musiné Monte del mistero, articolo pubblicato sulla rivista Piemonte Parchi n.128 giugno/luglio 2003, pagg.46-47
- ^ A. Bertone e altri, in "Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte" 11 (1993), pp. 274-276
- ^ A. Bertone, in "Quad. Sopr. Arch. Piem." 3 (1984), pp.279-280
- ^ A. Bertone, in "Segusium" 47 (2008), pp. 11-34, in part. pp. 16, 24-25
- ^ E. Lanza, G. Monzeglio, I Romani in valle di Susa, S. Ambrogio 2001, pp. 71-76 e 92-97; D. Vota, Duemila anni fa in Valle di Susa. Il tempo dei Cozii, Borgone 2010, pp. 190-195 e 207-210, con bibliografia di riferimento
- ^ D. Vota, La comunità civica nell'Ottocento, in Caselette. Uomini e ambienti cit., pp. 374-380
- ^ AA. VV., Mario, Marta, Audiface e Abaco martiri, venerati nel santuario di Caselette, Alpignano 1993
- ^ D. Vota, Il segno sul monte, Borgone 2001
- ^ Cronistoria dell’area ex Centro Sportivo Musinè, 28 novembre 2009, articolo sul sito www.amministrareinsieme.it, consultato nell'agosto 2010
- ^ Il Monte Musinè: un enigma irrisolto, testo di Stefano Panizza on-line su www.cerchinelgrano.info (consultato nell'aprile 2011)
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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