Thaumetopoea pityocampa

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Processionaria del pino
Traumatocampa pityocampa01.jpg
Thaumetopoea pityocampa
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
(clade) Ecdysozoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
(clade) Amphiesmenoptera
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
(clade) Apoditrysia
(clade) Obtectomera
(clade) Macroheterocera
Superfamiglia Noctuoidea
Famiglia Notodontidae
Sottofamiglia Thaumetopoeinae
Genere Thaumetopoea
Specie T. pityocampa
Nomenclatura binomiale
Thaumetopoea pityocampa
Denis & Schiffermüller, 1775
Sinonimi

Traumatocampa pityocampa

La Processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa Denis & Schiffermüller, 1775) è un lepidottero appartenente alla famiglia Notodontidae.

Si tratta di un insetto altamente distruttivo per le pinete poiché le priva di parte del fogliame, compromettendone così il ciclo vitale.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Larva[modifica | modifica sorgente]

Gruppi di larve (o bruchi) di Thaumetopoea pityocampa in movimento nella classica fila indiana. Sono ben evidenti i peli irritanti

Da giovane si presenta come una larva da cm fino a 3 cm e mezzo dotata di numerosi peli irritanti per l'uomo che usa come tecnica di difesa.

I gruppi di larve di processionaria si spostano quasi sempre in fila indiana formando una sorta di "processione" (da cui il nome) e si compattano quando raggiungono il loro nido bianco di seta. Il nido viene usato per rideporre le uova o viene scartato e le nuove larve saranno costrette a ricostruirlo.

Adulto[modifica | modifica sorgente]

Le cosiddette "farfalle triangolari" non sono altro che processionarie adulte e, sebbene siano notturne, non entrano molto facilmente nelle case abitate.

Le dimensioni possono essere variabili, ma la misura principale delle processionarie è di 3–4 cm e la colorazione delle ali è variabile dal bianco sporco al giallo avorio chiaro con delle striature quasi invisibili di colore più scuro. L'apertura alare è di 5 cm circa. Come molte falene alcune di esse possono emettere, se minacciate, un liquido giallastro molto irritante per poi volare via.

Biologia ecologia e sviluppo[modifica | modifica sorgente]

La processionaria del pino attacca tutte le specie del genere Pinus ma mostra una certa preferenza per Pinus nigra e Pinus sylvestris, inoltre si può trovare occasionalmente anche sui cedri, su Picea abies e su Larix decidua. L'insetto sverna allo stadio di larva di terza e quarta età all'interno dei caratteristici nidi sericei che vengono intessuti sui rami dei pini. In primavera le larve riprendono l'alimentazione cibandosi degli aghi di pino, ma nelle stazioni più calde, quando la temperatura del nido supera i °C[1] le larve escono a cibarsi anche in inverno.

Di solito le larve sono attive solo la notte, mentre di giorno si trattengono al riparo nel nido. In primavera le larve sono molto voraci e causano forti defogliazioni. Giunte a maturità le larve si calano al suolo mediante un filo sericeo e si interrano fino ad una profondità di 10–15 cm. Una parte delle crisalidi può rimanere in diapausa anche fino a 7 anni. In luglio-agosto compaiono gli adulti, le femmine ovidepongono sugli aghi dalle 100 alle 280 uova, in un'unica ovatura a forma di manicotto. Le larvette nascono a fine agosto-settembre e iniziano ad alimentarsi subito sugli aghi, causando solo danni modesti.

La processionaria del pino è un insetto termofilo e risulta assente nelle regioni in cui l'ammontare cumulativo delle ore di luce è inferiore a 1800 ore.[2] Queste particolari esigenze climatiche spiegano una distribuzione piuttosto discontinua dell'insetto. Thaumetopoea pityocampa attacca di preferenza pini di giovane e di media età, specialmente quando vegetano su terreni poveri, asciutti ed esposti a sud o sud ovest.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

È un insetto diffuso nelle regioni temperate del bacino del mar Mediterraneo (Europa meridionale, Medio Oriente e Africa settentrionale), particolarmente lungo le alberature stradali e sulle piante marginali delle formazioni boscose. È considerato come uno dei principali fattori limitanti per lo sviluppo e la sopravvivenza delle pinete del Mediterraneo.

Attacca prevalentemente piante delle specie Pinus nigra e Pinus sylvestris, ma talvolta danneggia anche Pinus halepensis, Pinus pinea, Pinus mugo e Pinus pinaster; di rado attacca Pinus strobus, ed in via del tutto eccezionale può attaccare larici e cedri.

I nidi di Thaumetopoea, dove svernano le larve, sono riconoscibili anche a distanza; sono di forma piriforme e di colore bianco brillante, localizzati soprattutto sulle cime e agli apici dei rami laterali. A partire dalla fine di autunno – inizio inverno, l’osservazione dei nidi bianchi lascia pochi dubbi sulla presenza di questo lepidottero, che allo stato larvale causa danni sulle foglie (necrosi) e sui rametti, come defogliamenti.

Questo insetto è conosciuto anche perché nocivo per le specie a sangue caldo, uomo compreso; i danni provocati dalla penetrazione dei peli nella cute umana, possono essere modesti o assumere notevole gravità. Nella pelle, dove si infiggono le setole o i loro frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso, fortemente pruriginoso, che può scomparire dopo qualche giorno; mentre conseguenze più gravi, si hanno quando i peli, o frammenti di essi, giungono a contatto con l'occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora, quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive.

Metodi di lotta[modifica | modifica sorgente]

In Italia dal 1998 la lotta a questo insetto è obbligatoria nelle aree ritenute a rischio infestazione (cfr. Decreto Ministeriale 17.04.1998, poi abrogato e sostituito con D.M. 30.10.2007, pubbl. in G.U. 16 febbraio 2008, n. 40.).

Questo pericoloso lepidottero può essere combattuto utilizzando diversi metodi: innanzi tutto con trattamenti insetticidi diretti sulle larve all'aperto: il nido, infatti, neutralizza l'efficacia del trattamento. Per l'eliminazione delle larve morte, occorre comunque utilizzare la massima cautela; anche se il metodo migliore consiste certamente nel bruciarle, i residui carbonizzati risultano ugualmente urticanti, perciò è da evitare il rimanere sottovento o nelle vicinanze del falò, soprattutto con parti del corpo scoperte (compresi viso e occhi). Altri metodi di lotta si possono classificare come segue:

Lotta meccanica[modifica | modifica sorgente]

Consiste nella distruzione delle larve, tagliando le cime. Si avvolge il fusto con del film plastico (prima della discesa delle larve, che avviene in genere dalla seconda quindicina di febbraio alla prima quindicina di marzo), si distribuisce uniformemente della colla entomologica e quando è satura la trappola si sostituisce.

Lotta guidata[modifica | modifica sorgente]

Obbligatoria in Italia (D.M. 30/10/2007) e consiste nell'uso di feromoni per catture massali.

Lotta biologica e biotecnologica[modifica | modifica sorgente]

La prima tecnica prevede l'uso di prodotti a base di Bacillus thuringiensis, ssp. kurstaki. Questa tecnica risulta difficile da attuare o molto costosa quando gli esemplari infestati sono di grandi dimensioni. Inoltre, vista la presenza di nidi sericei a protezione delle larve, non è detto che tutte vengano raggiunte dal bacillo.

La seconda tecnica prevede, invece, l'uso di trappole sessuali (trappole a feromoni). Queste trappole rappresentano il miglior metodo di contrasto al lepidottero parassita. L'efficacia è dovuta sia alla cattura di molti maschi, che non riescono più ad uscire dalla trappola, sia al disorientamento degli stessi ad opera degli ormoni sessuali femminili della trappola. Le trappole si posizionano nei mesi di giugno e luglio, periodo di sfarfallamento degli esemplari adulti, e ogni 3-4 settimane va cambiata la pastiglia del principio attivo. Ogni 3-4 giorni va controllata la trappola per vuotare il contenitore dove vengono intrappolati gli animali.

Interessante è l'impiego della Formica rufa, uno dei pochi nemici naturali di questo lepidottero.

Interventi chimici[modifica | modifica sorgente]

Uso di larvicidi, come il diflubenzuron.

Utilizzo delle armi da fuoco[modifica | modifica sorgente]

È efficace, ma solo nel periodo da dicembre a gennaio, quando le larve si riuniscono nei bozzoli per sopravvivere alle basse temperature grazie all'effetto di gruppo. Non sono i pallini da caccia che le uccidono direttamente, ma sparando il bozzolo si lacera, il freddo penetra e l'abbassamento della temperatura uccide le larve nei mesi successivi.

Forme dialettali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Battisti et al., 2005
  2. ^ Démolin, 1969

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Andrea Battisti, Stastny Michael, Netherer Sigrid, Robinet Christelle, Schopf Axel, Roques Alain, Larsson Stig, Expansion of geographic range in the pine processionary moth caused by increased winter temperatures (abstract) in Ecological Applications, vol. 15, nº 6, Ecological Society of America, dicembre 2005, pp. 2084-2096. URL consultato il 25 marzo 2013.
  • Brindley, H. H. Further notes on the procession of Cnethocampa pinivora. Proc. Cambridge Phil. Soc. 15:576-587 (1910).
  • Dajoz, R. Insects and Forests. The Role and Diversity of Insects in the Forest Environment. Lavoisier publishing, Paris (2000).
  • Démolin, G. Bioecologia de la procesionaria del pino Thaumetopoea pityocampa Schiff. Incidencia de los factores climaticos. Boletin del Servicio de Plagas Forestales. 12: 9–24 (1969).
  • Demolin, G. Comportement des chenilles de Thaumetopoea pityocampa au cours des processions de nymphose. C. R. Acad. Sci. 254:733-744 (1962).
  • Demolin, G. Incidences de quelques facteurs agissant sur le comportment social des chenilles de Thaumetopoea pityocampa Schiff. (Lepidoptera) pendant la période des processions de nymphose. Répercussion sur l’efficacité des parasites. Ann. Zool.–Ecol. anim., n° hors série: 33-56 (1971).
  • Fabre, J. H. The Life of the Caterpillar. Dodd, Mead and Co. Inc., New York (1916).
  • Réaumur, M. Mémoires pour l'histoire des Insectes, II. Paris (1736).
  • Fabio Stergulc, Frigimelca, Gabriella, Insetti e funghi dannosi ai boschi nel Friuli-Venezia Giulia, Servizio selvicoltura del Friuli-Venezia Giulia, Udine, Arti Grafiche Fulvio, 1996.

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