Michael Brecker

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« ...per me la musica è sempre stata una missione e continua ad esserlo. Non l'ho mai vista come una professione, sono sempre eccitato dalla musica, dall'apprendere nuove cose. Mi diverto a scrivere musica, a registrare ed a suonare con altri musicisti. Diciamo che - relativamente alle tournée - lo spostamento diventa un lavoro, il puro viaggiare da un posto all'altro, ma certamente non il fare musica! »
(Michael Brecker, intervista del 2004[1])
Michael Brecker
Michael Brecker (2001)
Michael Brecker (2001)
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Jazz
Fusion
Pop
Periodo di attività circa 1969 – 2005
Album pubblicati 8
Studio 8
Sito web

Michael Brecker (Filadelfia, 29 marzo 1949New York, 13 gennaio 2007) è stato un sassofonista statunitense, probabilmente il più influente e apprezzato sassofonista jazz sulla scena musicale a partire dagli anni ottanta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Brecker nacque a Filadelfia, Pennsylvania. Il padre, un pianista jazz dilettante, influì certamente sui gusti musicali dei figli, e li spinse a studiare musica: Michael inizialmente studiò clarinetto, passando poi al sax alto ed infine al tenore durante le scuole superiori. Si iscrisse alla Indiana University, esplorando sia la scuola di musica sia la facoltà di medicina, prima di decidere che preferiva suonare piuttosto che passare il tempo nelle aule universitarie. Nel 1970 Michael si trasferì a New York, partecipando alla scena jazz e entrando nel gruppo jazz-rock Dreams (con il fratello maggiore Randy alla tromba, il batterista Billy Cobham, il trombonista Barry Rogers, Jeff Kent e Doug Lubahn).

Dopo questa breve esperienza ebbe l'opportunità di suonare con Horace Silver e Billy Cobham, prima di formare con suo fratello Randy il gruppo fusion Brecker Brothers. Il gruppo, che durò con discreto successo dal 1975 al 1982, suonava una fusion in stile Weather Report, con una grande attenzione agli arrangiamenti ed alle ritmiche rock.

Fin dagli inizi della sua carriera non smise mai di suonare come collaboratore o semplice turnista in sala di incisione, con musicisti e gruppi di grande rilievo, sia in ambito jazz che rock. In effetti fino al suo debutto come solista, Brecker era soprattutto noto per il suo lavoro di studio, partecipando a moltissimi album di cantautori e complessi pop, tra cui quelli di Jackson Browne, James Taylor, Steely Dan, Donald Fagen e Joni Mitchell (memorabile la tournée di Shadows and Light insieme a Pat Metheny e Jaco Pastorius). Da segnalare la collaborazione del 1978 con Frank Zappa (nell'album doppio dal vivo Zappa in New York) e le apparizioni nei primi anni '80 con la band del noto programma televisivo Saturday Night Live.

Il suo stile musicale fu dunque influenzato anche dalle sue frequentazioni pop. Brecker, seguendo la lezione di Miles Davis e dei primi Weather Report, era un jazzista che vedeva il rock come una possibilità in più:

« Aveva un suono robusto e intenso, e alcune delle sue frasi alludevano a Coltrane. La sua lunga consuetudine con la musica pop, dove gli assoli devono essere concisi e incisivi, faceva sì che Brecker fosse soprattutto inimitabile nel concentrare le emozioni in spazi ristretti. Riusciva a dispiegare l'intera estensione dello strumento in unico assolo, dalle note più basse ai sovracuti, e a collegare concetti rarefatti a fraseggi ricchi e pieni di soul in uno stile non dissimile da sassofonisti come Junior Walker »
(The New York Times[2])

Dopo una proficua militanza con gli Steps Ahead insieme a Mike Mainieri, Brecker registrò il suo primo album solo nel 1987.

Nel corso degli anni novanta sperimentò a lungo con uno strumento elettronico chiamato EWI[3] (Electronic Wind Instrument, una sorta di sax soprano elettronico che permette di utilizzare suoni campionati).

Nel 2001, partecipa come ospite, al progetto di Billy Cobham "Drum 'n' voice 1, album prodotto in Italia da Lino Nicolosi e Pino Nicolosi

La sua ultima apparizione ufficiale fu nel giugno del 2006 con Herbie Hancock in una serata alla Carnegie Hall di New York.

Affetto dal 2005 dalla sindrome mielodisplastica (SMD, degenerata poi in leucemia), è morto in un ospedale di New York il 13 gennaio 2007, all'età di 57 anni.

Collaborazioni[modifica | modifica sorgente]

Fra gli innumerevoli artisti con cui ha collaborato si distinguono:
Marina Rei, Frank Zappa, Aerosmith, James Brown, Paul Simon, Joni Mitchell, Lou Reed, Funkadelic, Steely Dan, John Lennon, Dire Straits, Elton John, James Taylor, Chick Corea, Pat Metheny, Gonzalo Rubalcaba, Papo Vasquez, McCoy Tyner, Herbie Hancock, Billy Cobham, Chet Baker, George Benson, Quincy Jones, Charles Mingus, Wynton Marsalis, Frank Sinatra, Bruce Springsteen, Robben Ford, Adam Nussbaum, Billy Joel, Mike Stern, John Scofield, Gary Burton, Peter Erskine, Steve Khan, Marc Johnson, Mike Mainieri, Jaco Pastorius, Eldar Djangirov, Bob James, Patti Austin, Dave Weckl Novecento (gruppo musicale).

Premi[modifica | modifica sorgente]

Introduzione a Some Skunk Funk

A tutto il 2005 - il suo ultimo anno di attività - Brecker aveva collezionato 11 Grammy come musicista e compositore, inclusi i 2 per il suo ultimo album solista, Wide Angles (2003), composto da 10 brani eseguiti da una band di 15 elementi, chiamati da Brecker Quindectet.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

La discografia completa di Brecker comprende centinaia di titoli, di cui quelli riportati rappresentano solo una selezione volta ad illustrare il lavoro per cui Brecker era più noto.

Solista[modifica | modifica sorgente]

Co-leader[modifica | modifica sorgente]

Brecker Brothers[modifica | modifica sorgente]

  • 1975 The Brecker Bros
  • 1976 Back To Back
  • 1977 Don't Stop the Music
  • 1978 The Heavy Metal Be-Bop
  • 1980 Detente
  • 1981 The Straphangin
  • 1992 The Return Of The Brecker Brothers
  • 1994 Out Of The Loop
  • 1995 The Brecker Brothers, Live
  • 2005 Randy & Michael Brecker: Some Skunk Funk

Steps Ahead[modifica | modifica sorgente]

Selezione di collaborazioni notevoli[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ jazzitalia.net: "Michael Brecker al Blue Note", 25 luglio 2004
  2. ^ (EN) "Michael Brecker Dies at 57; Prolific Jazz Saxophonist", New York Times, 14 gennaio 2007
  3. ^ youtube.com: video di Michael Brecker con l'EWI

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 34642646 LCCN: n79106988