Vita quotidiana nell'antico Egitto

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Casa[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Antico Egitto vi erano vari tipi di case:

  • la casa tipo del funzionario era caratterizzata da un pianterreno destinato alle attività lavorative, il primo piano al ricevimento degli ospiti o degli amici, il secondo alle camere per la notte e alle stanze per l'harem
  • la casa popolare aveva un solo piano, con un arredamento essenziale, e molto spesso era formata da una solo camera.

Nemmeno le dimore signorili, tuttavia, avevano un arredamento complesso. La cucina disponeva di solito di un braciere, di un forno in muratura e di ceste e orci per contenere le vivande. Nemmeno il soggiorno era complesso.

Gli egizi infatti non amavano le grandi tavolate né arredamenti sontuosi; si mangiava seduti su stuoie, apparecchiando su tavolini bassi per una persona, massimo due o tre.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio nell'Antico Egitto era monogamico, nel senso che una sola era la sposa legittima, benché fosse lecito avere una o più concubine, talvolta con il pieno accordo della moglie nel caso in cui ella non avesse avuto figli.

Era frequente il matrimonio fra consanguinei, zio e nipote, fra cugini e anche tra fratellastri di madre diversa, mentre non si hanno prove di matrimoni tra veri fratelli (eccetto, naturalmente, nel caso dei faraoni, per ragioni connesse nel dogma reale).

Il matrimonio non aveva bisogno di una conferma da parte delle autorità civili né tantomeno di quelle religiose, perché era sufficiente il consenso dei due sposi di vivere nella stessa casa; fino all'età saitica il consenso era fra il padre della sposa e il futuro marito, in seguito fra i due sposi.

Nel matrimonio la donna conservava il pieno possesso e la disponibilità dei suoi beni; il marito era tenuto a mantenere la moglie. Dei propri beni, la moglie poteva farne l'uso che preferiva; poteva lasciarli ai figli, oppure diseredare uno di essi. Il testamento di una donna, Naunekhet, della XX dinastia, è chiarissimo al riguardo: il documento, legalizzato e redatto davanti a una corte giudiziaria, disponeva che, degli otto che aveva avuti, una figlia in parte e due figlie e un figlio completamente fossero esclusi dalla eredità materna, avendo trascurato la madre nei giorni della sua vecchiaia.

Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

I giudici erano membri di una particolare casta sacerdotale: I preti di Ma’at. In genere erano parenti del Faraone e dei nobili. Nel tribunale potevano parlare i testimoni, l'accusa e l'accusato, ma non ci sono prove dell'esistenza di "Avvocati". Però una documentazione di un tribunale dice che la madre e la moglie dell'ingiustamente accusato abbiano ideato degli stratagemmi per far giudicare male l'accusa, il vero assassino e usurpatore del Re. Tuttavia solo il giudice aveva l'autorità e il potere di decidere chi punire e quale pena dargli. Delle fiabe egiziane che narrano di donne adultere dicono esplicitamente come esse vengono punite: in una storia si dice che la moglie di Anubis fu picchiata e gettata in pasto alle bestie, mentre un'altra storia dice che un'altra adultera moglie di un sacerdote lettore fu scorticata viva sotto gli occhi del Faraone. Infine ci sono dei documenti che dicono che i criminali e soprattutto le prostitute venivano amputati/e al naso o alle orecchie.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]