Maat

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo monte situato sulla superficie del pianeta Venere, vedi Maat Mons.
U5
a
t C10
Maat
in geroglifico
Illustrazione di Maat

Maat, nella religione egizia rappresenta l'ordine cosmico.[1] Nell'antico Egitto i principi di Maat erano parte integrante della società, e garanti dell'ordine pubblico.

Il sovrano aveva come compito primario quello di presiedere al rispetto della legge e dell'ordine,[1] per questo molti sovrani portarono come nome Meri Maat, che letteralmente significa "amato da Maat". Essendo la forza dell'ordine e della verità, si pensava che Maat fosse venuta in esistenza al momento della creazione, considerandola dunque un'entità autocreatasi.

Successivamente è stata considerata figlia di Ra o di Atum[2] e fu mandata da Ra sulla terra per diffondere la luce e portare la pace.

Quando, nell'antico Egitto, cominciò a stabilirsi la fede di Thoth si iniziò ad affermare l'idea di Maat come madre dell'Ogdoade e di Thoth come il padre.

Negli inferi così come erano intesi dalla religione egizia (il Duat), i cuori dei morti erano soppesati nella Sala delle due Maat su una bilancia custodita da Anubi.
Su uno dei piatti veniva posto il cuore del defunto, mentre sull'altro c'era la piuma di Maat.[3]
Se pesava più di questa, il cuore veniva divorato da Ammit[2] e il suo possessore era condannato a rimanere nel Duat. In caso contrario, l'anima pura di cuore veniva condotta da Osiride nell'Aaru.

Maat era raffigurata nell'arte come una donna con ali e una piuma di struzzo sulla testa come simbolo di purezza[1] oppure semplicemente una piuma. Queste immagini sono rintracciabili su molti sarcofagi come simbolo di protezione per l'anima del morto.

Gli Egizi credevano che senza l'ordine di Maat ci sarebbe stato soltanto il Caos primordiale e quindi il mondo non si sarebbe nemmeno creato. Era quindi necessità del faraone applicare e far applicare la legge, per consentire il mantenimento dell'equilibrio cosmico.[2]

L'Universo matematico ed il culto di Maat[modifica | modifica wikitesto]

Nella composizione del vocabolo Maat appare il simbolo del cubito, lo strumento di misura lineare degli antichi egizi, un concreto concetto matematico immediatamente reso astratto nel senso di ordine, verità, giustizia. La dea Maat personifica questi tre concetti, e appare nel Pantheon egizio senza alcun luogo particolare di venerazione ma con un culto giornaliero amministrato dallo stesso Faraone.

Nel mito cosmogonico il demiurgo Ra, unico Uno creatore di ogni cosa, si manifesta sulla collina sorta dall'oceano primordiale del Nun dopo aver messo Maat dove prima era il Caos. Maat è figlia di Ra ma il padre non può vivere senza la figlia:[4] la potenza demiurgica è limitata e ordinata da leggi matematiche. Thoth, patrono delle scienze esatte, figura come suo sposo, anzi più precisamente, fecondatore di Maat.

Simbolo geometrico di questo ordine è un rettangolo da cui sorge la testa piumata della dea, che delimita anche il cosiddetto Lago della Verità.

Il termine Maat riappare in copto, in babilonese e in greco. In greco la radice: Ma, Math, Met entra nella composizione di vocaboli contenenti le idee di ragione, disciplina, scienza, istruzione, giusta misura, e in latino il termine materia indica ciò che può essere misurato.

All'inizio del Papiro Rhind si trova questa affermazione: "Il calcolo accurato è la porta d'accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri".

(Da: Egitto Magico Religioso, di Boris de Rachewiltz, edizioni Terra di Mezzo, capitolo: l'universo matematico. Il culto di Maat, dea astratta della verità e della Giustizia)

Il labirinto di Maat (1998), olio su tela di Davide Tonato

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol.I, pag. 67
  2. ^ a b c Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, pag. 201
  3. ^ Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, pag. 185
  4. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol.I, pag.68

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Boris de Rachewiltz, Egitto Magico Religioso, Terra di Mezzo
  • Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol.I, Ananke, ISBN 88-7325-064-5
  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]