Arte di Naqada

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Categoria:Storia dell'arte
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L'arte di Naqada (o Nagada), dal nome di un sito dell’Alto Egitto, raggruppa la produzione artistica che ha avuto luogo tra il 3800 e il 3000 a.C. L'arte di Naqada è conosciuta principalmente grazie ai riti funerari. Già in quest’epoca è rilevante la credenza in un aldilà: benché i morti non venissero ancora mummificati, ma semplicemente deposti nelle fosse, le tombe abbondavano comunque di materiali legati al culto funerario.

Generalmente questo periodo viene suddiviso in:

  • Naqada I (3800-3500), o amraziano;
  • Naqada II (3500-3200), o gerziano;
  • Naqada III (3300-3000), o epoca protodinastica.

Indice

[modifica] Naqada I

[modifica] Ceramica

La produzione di ceramiche è forse l’elemento che meglio contraddistingue Naqada I. Si tratta di vasi di forma aperta, dal fondo rosso e talvolta decorati con disegni color panna, che solitamente sono geometrici (linee, trattini, zig-zag...) sebbene verso la fine del periodo si ritrovino delle rappresentazioni estremamente stilizzate di animali.

Un’altra produzione importante che ha inizio nel periodo Naqada I e continuerà in seguito è quella dei vasi di forma conica, rossi all’esterno ma con i bordi neri. Venivano cotti capovolti, affondando nella terra i bordi che per questo motivo si annerivano.

[modifica] Pietra

Tavolozza da trucco a forma di pesce, Naqada I, Museo del Louvre

La pietra è uno dei materiali fondamentali di questo periodo. È utilizzata per produrre teste di mazza, ma anche vasi e tavolette per preparare il trucco.

I vasi di pietra non sono decorati. Realizzati per abrasione, cioè strofinando la pietra con della sabbia, probabilmente erano opera di artigiani specializzati.

Le tavolozze (o palette) invece sono oggetti piatti, di scisto, dalla forma molto semplice: rombi o sagome di animali (pesci, ecc.). Su alcune sono state trovate tracce di trucco, dunque si tratta di oggetti utilitari.

[modifica] Figurine umane

Come in altre regioni del globo (Palestina, Anatolia, ecc.), in questo periodo si assiste alla nascita delle prime rappresentazioni umane, in avorio o terracotta. Si tratta sempre di personaggi femminili, più o meno stilizzati, che potevano corrispondere a un culto della fertilità. Una delle statuette più celebri è conservata al museo di Brooklyn. La «Danzatrice di Brooklyn», dalle gambe appena abbozzate, i fianchi marcati e la figura sottile, è stata talvolta confusa con una dea-uccello per via della stilizzazione del viso. Tuttavia, attualmente gli studiosi sono più propensi a ritenerla un simbolo di fecondità.

[modifica] Naqada II

Il periodo di Naqada II corrisponde alle prime migrazioni artificiali e alla fondazione delle prime città. Con un grado di specializzazione più avanzato, l'arte si sviluppa e si diversifica. Si ritrovano sempre vasi in pietra levigata, elementi in lapislazzuli, calici dai bordi neri, ma si vedono cambiamenti soprattutto nell’ambito della ceramica, delle tavolozze per cosmetici e delle figurine umane.

Giara decorata con gazzelle e barche, Naqada II, museo del Louvre

[modifica] Ceramica

La differenza più evidente rispetto a Naqada I è l’inversione dei colori: ormai si dipinge con pigmenti bruno-violacei su una ceramica color camoscio. Le decorazioni si evolvono: se gli elementi non figurativi sono sempre presenti, si assiste anche alla nascita di scene più strutturate, benché enigmatiche, per esempio una barca con molti remi, due cabine, uno stendardo e dei personaggi sul ponte. Questa figura, molto frequente, è stata interpretata anche come un villaggio con le sue palizzate.

[modifica] Tavolozze

Nel periodo Naqada II le tavolozze mutano forma: più spesso sono a forma di scudo (palette scutiformi) o di mezzaluna (palette “pelta”). Inoltre, nascono decorazioni più elaborate, come per esempio bordi seghettati da cui emergono due teste di serpente.

[modifica] Figurine umane

Le figurine hanno una tipologia molto caratteristica. Non si tratta più di personaggi femminili, ma di uomini intagliati in bastoncini d'avorio, in posizione eretta, con barba e talvolta con genitali esagerati. Generalmente queste figure sono considerate rappresentazioni di capi di classi o di gruppi sociali. Il fatto che portino la barba è interessante, poiché quest’attributo del potere sarà presente in tutta l’arte egizia.

[modifica] Naqada III

Quest’ultima fase corrisponde a uno stato sempre più centralizzato, nonché all’evidente affermazione di un’élite sociale (con tombe più lussuose rispetto alle altre).

[modifica] Sito di Hierakompolis

A Hierakompolis si trovava un importante gruppo di villaggi chiusi da un recinto, una necropoli di varie decine di tombe e, forse, un tempio arcaico edificato con materiali deperibili (soprattutto legno). La tomba n°100, di mattoni crudi, conteneva pitture raffiguranti il tema della barca presente nelle ceramiche di Naqada II, ma anche personaggi che fluttuano nello spazio e un ammaestratore di animali. Queste rappresentazioni sono di importanza capitale per il futuro sviluppo dell’arte egizia, in quanto presentano alcune caratteristiche essenziali che si perpetueranno nei successivi 3000 anni: l’aspettivismo, ossia la rappresentazione di uomini e oggetti senza pretese di realismo, ma evidenziandone l’aspetto più caratteristico; i colori simbolici e la presentazione su “fasce gerarchiche” o registri.

Manico del coltello di Gebel el-Arak
Retro del manico del coltello di Gebel el-Arak

[modifica] Coltelli

I coltelli a lama di selce e dal manico d’avorio scolpito esistevano già nell’epoca precedente, ma nel periodo di Naqada III conoscono uno straordinario sviluppo.

Uno dei più belli è conservato al museo del Louvre: si tratta del coltello di Gebel el-Arak, che rappresenta su un lato una scena di caccia, ispirata probabilmente all'arte sumerica, e sull'altro un combattimento tra due diversi gruppi etnici.

Queste scene sono scolpite a bassissimo rilievo su avorio d’ippopotamo, e restano di difficile interpretazione: è una battaglia contro gli Asiatici? Una riunione tra Alto e Basso Egitto? Un combattimento contro i Libici? I Nubiani? Un intervento divino contro il caos? Le ipotesi sono numerose.

Naturalmente questo oggetto, come altri conservati in tutto il mondo, non era di carattere utilitario.

[modifica] Tavolozze

Paletta di Narmer, recto-verso, Naqada III o Dinastia 0, Museo di Toronto, Ontario
Paletta con quadrupedi, Naqada III, Louvre

Le tavolozze cambiano parecchio tra i periodi di Naqada II e III. Ormai non si tratta più di oggetti utilitari, ma di oggetti istoriati, ovvero decorati con bassorilievi. Spesso, tuttavia, si mantiene una forma di “coppa” centrale che ricorda l’origine della forma, come si può vedere sulla paletta con quadrupedi del museo del Louvre.

La più conosciuta è probabilmente la paletta di Narmer, che proviene da Hierakompolis e segna la fine di Naqada III, nonché della famosa "Dinastia 0". Infatti, vi si scorge da un lato il re Narmer che porta la corona bianca dell’Alto Egitto e dall’altro lo stesso faraone che porta la corona rossa del Basso Egitto. Dunque si tratterebbe di un oggetto che simboleggia la riunione delle Due Terre, ovvero la creazione del regno d’Egitto. Narmer è stato identificato con Menes, il leggendario primo faraone indicato sulle liste reali a noi note.

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