Test di Mantoux

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Il test di Mantoux, noto anche come intradermoreazione secondo Mantoux o TST (Tubercolin skin test), è una prova di screening utile per saggiare la presenza in un individuo di una infezione anche latente da mycobacterium tuberculosis, il micobatterio della tubercolosi.

L'esecuzione del test consiste nell'iniezione intradermica, ovvero tra gli strati del derma della faccia volare dell'avambraccio, di 5 UI di PPD-S oppure 1-2 UI di PPD-RT23[1], che sono derivati proteici purificati della tubercolina (PPD, Purified Protein Derivative), per valutare la reazione locale dell'organismo a distanza di alcuni giorni.

Si tratta di un test economico e facile da effettuare, ma presenta vari svantaggi, tra cui il periodo ben definito per la lettura del risultato e una quota significativa sia di falsi positivi che negativi[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'intradermoreazione dalla tubercolina è il più antico test diagnostico ancora in uso[3], essendo stata descritta per la prima volta da Robert Kochin nel 1890.

Nel 1907 Charles Mantoux creò il test che venne poi sviluppato e descritto negli anni successivi da Felix Mendel[4].

Risultato[modifica | modifica sorgente]

L'iniezione intradermica
48-72 ore più tardi viene misurata la dimensione dell'indurimento

Il paziente viene rivalutato dopo 48-72 ore[1], e il test viene considerato positivo se il tessuto in cui è stata iniettata la tubercolina PPD sviluppa un rigonfiamento piuttosto duro con un diametro che superi il valore soglia, che può essere di 5, 10 o 15 mm a seconda della classe di rischio a cui appartiene il paziente: più a rischio è il paziente, minore sarà il diametro soglia della reazione[2]. Il test viene solitamente considerato negativo nei casi in cui la risposta sia al di sotto dei 5 mm di diametro.

Questo tipo di reazione è dovuto al fisiologico accumulo di liquidi, molecole e cellule caratteristico della risposta immunitaria; il fatto che questa sia apprezzabile in tempi relativamente brevi (due o tre giorni) indica una reazione di tipo secondario e quindi più rapida ed intensa da parte del sistema immunitario: ciò è dovuto ad un pregresso, e nel caso della Tubercolosi ancora in atto, incontro del soggetto con l'antigene in questione che ha permesso lo sviluppo di cellule memoria (ad esempio i linfociti di memoria). In questo caso, quindi, è riconosciuta la presenza di una ITL, infezione tubercolare latente.

Una positività al test è indice di un contatto pregresso del paziente col batterio della tubercolosi o con la tossina iniettata, ma non prova lo stato della malattia. Per questo motivo, i soggetti positivi al test di Mantoux, soprattutto se a rischio come bambini, anziani, immunodepressi od operatori sanitari, vengono sottoposti ad ulteriori test diagnostici discriminanti la presenza o meno della malattia, tra cui test immunologici o anche radiologici.

La positività al test di Mantoux per un paziente con infezione in corso si verifica invece dopo 8 settimane dal contagio (cosiddetto periodo finestra)[2]. In casi di sospetto contagio, seppur in presenza di test negativo, è quindi necessario ripeterlo dopo 8-10 settimane.

Falsi positivi e falsi negativi[modifica | modifica sorgente]

Un soggetto Mantoux positivo potrebbe essere stato effettivamente infettato dal mycobacterium tuberculosis, oppure da uno degli altri micobatteri (quindi non tubercolari) che hanno reazione positiva al test di Mantoux, o ancora potrebbe essere stato vaccinato in passato contro la tubercolosi con BCG (mycobacterium bovis).

Al contrario, un paziente Mantoux negativo potrebbe anche essere abbastanza immunodeficiente o immunodepresso da non poter scatenare la reazione infiammatoria, oppure aver contratto il micobatterio più recentemente rispetto al periodo finestra della malattia[2]. Da un rapporto del 2008 sui casi di tubercolosi in Italia, si è visto che il test può risultare negativo in un'alta percentuale dei contagiati per cui è utilizzato[5].

Test alternativi[modifica | modifica sorgente]

Per superarne i limiti di specificità e sensibilità del test di Mantoux sono state studiate varie alternative in vitro per l'individuazione di infezioni tubercolari, tra cui il Test Interferon Gamma (TIG) o Interferon-Gamma Releasing Assay (IGRA) con Quantiferon GOLD TB o T-SPOT.TB.

Tali test utilizzano le proteine ESAT-6 (early secretory antigen target-6) e CFP-10 (culture filtrate protein-10), specificamente codificate dalla regione RD1 del mycobacterium tuberculosis, per stimolare i linfociti T effettori circolanti a produrre interferone gamma (IFNγ)[2].

La positività del test è quindi legata ad una reazione immunitaria specifica agli antigeni del micobatterio della tubercolosi, escludendola quindi in quei pazienti che siano stati in realtà vaccinati contro la TB o che infettati da agenti patogeni diversi ma comunque reattivi al test di Mantoux[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Decreto del presidente della Repubblica 7 novembre 2001, n. 465, articolo 2, in materia di "Condizioni nelle quali è obbligatoria la vaccinazione antitubercolare"
  2. ^ a b c d e Ministero della Salute, Aggiornamento delle raccomandazioni per le attività di controllo della tubercolosi, 2010. URL consultato il 12 marzo 2014.
  3. ^ a b Daniela M. Cirillo, Federica Piana, La diagnosi dell'infezione tubercolare latente. URL consultato il 12 marzo 2014.
  4. ^ Felix Mendel, Die von Pirquet'sche Hautreaktion und die intravenöse Tuberkulinbehandlung in Medizinische Klinik, vol. 4, Monaco, 1908, pp. 402-404.
  5. ^ Ministero della salute, ISS, ASSR Emilia Romagna, La tubercolosi in Italia - Rapporto 2008, marzo 2011, p. 116. URL consultato il 12 marzo 2014.

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