Linfoma di Hodgkin

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Linfoma di Hodgkin
Hodgkin lymphoma (1) mixed cellulary type.jpg
Immagine istopatologica del linfoma
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 201
ICD-10 (EN) C81
Sinonimi
Morbo di Hodgkin
Linfogranuloma maligno
Eponimi
Thomas Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin (un tempo denominato malattia di Hodgkin o morbo di Hodgkin) è un particolare tipo di linfoma (neoplasia della linea linfoide caratterizzato da una massa tumorale distinta)[1], descritto per la prima volta da Thomas Hodgkin nel 1832. Si distingue dagli altri linfomi per alcune proprietà:

  • istologiche: la presenza di cellule tumorali giganti tipiche (cellule di Reed-Stenberg), e di un abbondante infiltrato non tumorale, da esse reclutato, costituito soprattutto da leucociti mononucleati;
  • patogenetiche: l'origine è quasi sempre in un singolo linfonodo, e la sua eventuale diffusione avviene per contiguità alla catena linfonodale correlata;
  • cliniche e terapeutiche: il decorso è tipicamente prevedibile (con precisa stadiazione), e la prognosi ottima (sia come sopravvivenza che come morbilità), grazie all'efficacia della terapia chemio e radioterapica.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Si manifestano 7500-8000 nuovi casi all'anno, la cui incidenza si attesta su 3 casi su 100.000 nei paesi occidentali. Nei soli USA rappresenta lo 0,7% di tutte le forme tumorali maligne presenti, arrivando a livello mondiale a raggiungere l'1%. Rispetto all'età anagrafica l'incidenza è bassa se si considerano persone troppo giovani (minori di 10 anni) o anziani (maggiori di 60 anni) mentre il picco di manifestazioni la si ritrova verso la seconda-quarta decade,[2] ed è stata valutata una maggiore preponderanza verso l'uomo rispetto alla donna per quanto riguarda tale manifestazione. Fattori socio-economici incidono molto in quanto nei paesi in via di sviluppo l'età di maggiore incidenza diminuisce notevolmente, portandosi ad uno sviluppo anche prima dei venti anni.

Per quanto riguarda la mortalità calcolata per anno è di circa 0,4 per ogni 100.000 donne e leggermente più alta negli uomini 0,6 sempre per ogni 100.000 uomini.

Thomas Hodgkin: colui che ha scoperto la malattia

Fattori di rischio[modifica | modifica sorgente]

Esistono fattori genetici e fattori infettivi che predispongono alla nascita di tale neoplasia, mentre in precedenza si credeva potesse essere collegato anche ad attività svolte dall'individuo:

  • I fattori genetici riguardano l'aumento della possibilità di contrazione della neoplasia se presente un membro familiare con tale tumore;
  • I fattori infettivi riguardano alcuni tipi di virus come l'Epstein-Barr, di cui il rapporto con il linfoma di Hodgkin attualmente è oggetto di studi. Altra infezione riguarda i pazienti con HIV[3].

Tipologia[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica è la proliferazione di due possibili cloni di cellule, a seconda della forma istologica di malattia, con caratteristiche citologiche maligne: le cellule di Reed-Sternberg (Immunofenotipo CD45-, CD15+, CD30+, EMA-, CD40+), e le cellule del Linfoma di Hodgkin (Immunofenotipo CD45+, CD15-, CD30-, EMA+, CD40+, assenza di marcatori associati ai linfociti T)[4].

La prima suddivisione del linfoma è stato effettuato nel 1944 da Jackson e Parker, suddividendolo in tre forme (granuloma, sarcoma e paragranuloma), sviluppata poi nel 1966 da altri studiosi, Lukes, Butler e Hicks[5].

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto una classificazione secondo cui esistono tre forme[6]:

  • Linfoma di Hodgkin con prevalenza linfocitaria nodulare;
  • Linfoma di Hodgkin classico, ovvero rientrano in tale definizione le altre quattro forme del tumore (deplezione linfocitaria, cellularità mista, sclerosi nodulare e varietà ricca di linfociti[7];
  • Linfoma di Hodgkin inclassificabile (che non rientra con certezza in una delle altre classificazioni).

Rye, invece propose una classificazione, in voga per molto tempo, soltanto per quanto riguarda i quadri possibili:

  • Predominanza linfocitaria (nodulare e diffusa);
  • Sclerosi nodulare;
  • Cellularità mista;
  • Deplezione linfocitaria.

Stadiazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo il sistema di Ann Arbor abbiamo:

  • Stadio I: Il tumore in questa fase si ritrova solo in un'unica sede linfatica o in un solo organo extra-linfatico (stadio Ie);
  • Stadio II: La massa tumorale invade due o anche più regioni linfatiche riguardanti lo stesso lato del diaframma. Possono essere interessate altre sedi linfonodali. Se è interessato un organo extra-linfatico si definisce stadio IIe;
  • Stadio III: La neoplasia si estende sia sopra che sotto il diaframma. Tale stadio viene suddiviso in III1 (coinvolgimento dei linfonodi sopra i vasi renali come gli ilari, i celiaci e i portali), III2 (coinvolgimento dei linfonodi inferiori come i para-aortici, gli iliaci e i pelvici), IIIe (coinvolgimento di un organo extra-linfatico) e IIIs (coinvolgimento della milza);
  • Stadio IV: Tumore diffuso al midollo osseo, al fegato o a più di due organi extra-linfatici.

Ogni stadio è sottoclassificato in:

  • A: in assenza sintomi;
  • B: se accompagnato dalla triade febbre, sudorazione notturna ricorrente e calo di peso di almeno il 10% in 6 mesi.

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

Dopo molti anni di studio e anche l'ottima prognosi nella maggior parte dei casi non si è compreso come in realtà possa manifestarsi tale male, mentre osservando il quadro biologico si pensa ad un'anomalia derivante del sistema immunitario osservando invece la situazione epidemiologica si consta una natura virale.

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

Fra i sintomi e i segni clinici che si possono riscontrare ritroviamo la comparsa di una linfoadenopatia superficiale con ingrossamenti importanti e persistenti, non riconducibili ad altre cause allergico-infettive. È presente febbre nelle forme continua, remittente o ciclica, ovvero la cosiddetta febbre di Pel-Ebstein, che recentemente è stata dimostrata manifestarsi soprattutto nella fase avanzata della malattia[senza fonte]. Inoltre si assiste a prurito, calo ponderale, astenia, sudorazione soprattutto durante la notte che porta la persona a svegliarsi durante il sonno. Dolore diffuso per colpa della vasodilatazione che porta al rilascio di istamina. Nella forma nodulare, tipica è la tosse. Il quadro sintomatico inoltre cambia a seconda dell'età della persona.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni si sono effettuati studi che hanno portato a nuove conoscenze mediche, e nel 1970 si è data una nuova impostazione della combinazione polichemioterapica MOPP. Per prassi comune si effettuava in passato la radioterapia per quanto riguarda gli stadi I, II e III, mentre per gli altri stadi si usava la chemioterapia, ma questo avveniva dopo procedure diagnostiche invasive, per evitarle si è deciso di utilizzare la chemioterapia anche per gli altri stadi. Inoltre si stanno provando altre strade con studi scientifici:

Radioterapia 
Il linfoma di Hodgkin ben risponde all'uso della radioterapia, essa prevede: l'uso della radioterapia con acceleratori lineari (pratica introdotta nel 1962) o in alternativa la telecobaltoterapia tramite irradiazione dai campi sovrapposti, dopo che si sono protetti gli organi vitali. Le dosi sono di 40-45 Gy.
Chemioterapia
In special modo si utilizzano le ABV, ABVD e MOPP in alternanza che come trattamento ibrido, infatti la monochemioterapia non viene utilizzata perché non fornisce risultati soddisfacenti. Recentemente si sta raffrontando l'uso delle forme conosciute con la Stanford V[8].

Nel protocollo ABVD sono presenti:

Da utilizzare per 3-4 cicli insieme alla radioterapia a basse dosi (28-36 Gy) negli stadi iniziali (1 e 2A) Negli stadi avanzati invece si usano 6 cicli.

Nel protocollo MOPP sono presenti:

Esiste anche lo schema BEACOPP. Esiste anche lo schema IGEV

Trapianto con cellule staminali
Attualmente sotto sperimentazioni cliniche, si utilizza solo se la chemioterapia non ha portato a risultati soddisfacenti, comporta per il momento un'elevata tossicità.
Altre terapie
Sono ancora in decorso l'esatto inquadramento di anticorpi anti-CD20 e l'impiego dell' immunotossina SGN-35[9].

Prognosi[modifica | modifica sorgente]

Per valutare una corretta prognosi bisogna valutare alcuni aspetti fra cui la presenza di determinati sintomi e presenza contemporanea di altre malattie, anche l'età svolge un ruolo importante dove in caso che sia avanzata mostra una prognosi più infausta. In totale nel 1998, sono stati valutati 7 criteri che variano la prognosi[10]. In generale si considera una malattia con ottime probabilità di sopravvivenza (85% dei casi circa).

In generale si può affermare che il tipo non classico e la variante a predominanza linfocitaria del classico sono a prognosi migliore. La prognosi peggiora gradualmente andando verso la cellularità mista e poi alla deplezione cellulare. La variante a sclerosi nodulare ha prognosi variabile, peggiora tanto maggiore è il numero di cellule di Re.

Recidive[modifica | modifica sorgente]

Ricadute delle persone che erano affetta da tale male si sono avute entro tre anni dalla fine della terapia, le zone colpite sono quelle inizialmente interessate nella quasi totalità dei casi, la percentuale dei casi si aggira intorno al 25%.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robbins, op. cit., p. 588
  2. ^ Gianni Bonadonna, Gioacchino Robustelli Della Cuna, Pinuccia Valgussa, Medicina oncologica (8ª edizione) pag 381, Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2814-2.
  3. ^ Biggar RJ, Jaffe ES, Goedert JJ, Chaturvedi A, Pfeiffer R, Engels EA, Hodgkin lymphoma and immunodeficiency in persons with HIV/AIDS in Blood, vol. 108, nº 12, 2006, pp. 3786-91, DOI:10.1182/blood-2006-05-024109, PMID 16917006.
  4. ^ Gianluigi Castoldi, Vincenzo Liso, Malattie del sangue e degli orgami emopoietici (3ª edizione)pag 344, McGraw-Hill, 2001.
  5. ^ Gianluigi Castoldi, Liso Vincenzo, Malattie del sangue e degli organi ematopoietici quinta edizione pag 397-398, Milano, McGraw-Hill, 2007, ISBN 978-88-386-2394-3.
  6. ^ Gianni Bonadonna, Gioacchino Robustelli Della Cuna, Pinuccia Valgussa, Medicina oncologica (8ª edizione) pag 1383, Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2814-2.
  7. ^ La varietà ricca di linfociti è stata menzionata per la prima volta nella classificazione REAL
  8. ^ Gobbi PG, Levis A, Chisesi T, et al, ABVD versus modified stanford V versus MOPPEBVCAD with optional and limited radiotherapy in intermediate- and advanced-stage Hodgkin's lymphoma: final results of a multicenter randomized trial by the Intergruppo Italiano Linfomi in J. Clin. Oncol., vol. 23, nº 36, 2005, pp. 9198-207, DOI:10.1200/JCO.2005.02.907, PMID 16172458.
  9. ^ Bartlett NL., Modern treatment of Hodgkin lymphoma. in Curr Opin Hematol., 2008.
  10. ^ Hasenclever D, Diehl V, A Prognostic Score for Advanced Hodgkin's Disease in New England Journal of Medicine, vol. 339, nº 21, 19 novembre 1998, pp. 1506-14, PMID 9819449.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianni Bonadonna, Gioacchino Robustelli Della Cuna, Pinuccia Valgussa, Medicina oncologica (8ª edizione), Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2814-2.
  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.
  • Angelo Raffaele Bianco, Malattie di oncologia clinica (4ª edizione), Milano, McGraw-Hill, 2007, ISBN 978-88-386-2395-0.
  • Gianluigi Castoldi, Liso Vincenzo, Malattie del sangue e degli organi ematopoietici quinta edizione, Milano, McGraw-Hill, 2007, ISBN 978-88-386-2394-3.
  • Robbins & Cotran, Le basi patologiche delle malattie, 8ª ed., Elsevier, Milano 2008, ISBN 978-88-214-3175-3

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