Monte Limbara
| Monte Limbara , Monti di Limbara , Monte 'e Limbara | |
|---|---|
| Il monte Limbara. | |
| Paese | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Altezza | 1.362 m s.l.m. |
| Coordinate | 40°50′59″N 9°10′31″E / 40.849722°N 9.175278°E |
| Mappa di localizzazione | |
Coordinate: 40°50′59″N 9°10′31″E / 40.849722°N 9.175278°E
Il Monte Limbara (in gallurese Monti di Limbara; in sardo Monte 'e Limbara) è un massiccio montuoso situato nella Sardegna nord-orientale. Rappresenta il confine meridionale tra la regioni storiche e geografiche della Gallura e del Logudoro. La cima più alta, Punta Sa Berritta, si innalza fino alla quota di 1.362 metri sul livello del mare[1].
Nel suo territorio si trovano i comuni di Tempio Pausania, Calangianus, Oschiri e Berchidda, tutti nella provincia di Olbia-Tempio.
Indice |
[modifica] Descrizione
[modifica] Origine e significato del nome
Il nome del massiccio potrebbe derivare dalla denominazione Limes Balares (confine dei Balari), data alla zona dai Romani, in quanto costituiva la linea di confine (Limes romano) interna alla Sardegna tra la regione abitata a nord dai Corsi (la Gallura) e quella abitata dai Balari (il Monteacuto e la parte orientale del Logudoro)[2].
[modifica] Territorio
Le pendici del monte Limbara furono percorse da un incendio, nel 1936, che distrusse i suoi vecchi boschi, composti da alberi di sughera (Quercus suber) e leccio (Quercus ilex). I successivi interventi di ripristino della copertura vegetale portarono all'impianto di conifere, caratterizzate dal loro rapido accrescimento.
Per molti anni sulla cima del Limbara si trovava la sede di una base comunicazioni della NATO e di una stazione dei carabinieri. Attualmente vi ha sede una base telecomunicazioni dell'Aeronautica Militare[3] e l'eliporto del Servizio Antincendi[1]. Sulla sommità sono installati i più importanti ripetitori di televisivi della Sardegna settentrionale[4]. Nei pressi della punta Ballistreri si trova la chiesetta della "Madonna della Neve"[5].
Dal punto di vista geologico il territorio è caratterizzato da rocce di natura granitica, erose dal tempo in forme piuttosto scenografiche, risalenti al Paleozoico. La formazione del massiccio è dovuta al sollevamento del blocco granitico della Gallura, avvenuto durante il Cenozoico[6].
Le cime più elevate del massiccio sono[4]:
- Punta Berritta 1.362 metri
- Punta Ballistreri 1.359Punta Balistreri deve il suo nome ad un calzolaio di Tempio Pausania che dopo avere ucciso il rampollo di una nobile famiglia che aveva violentato una sua figlia quindicenne, si diede alla macchia per sfuggire all’ira dei suoi avversari. Il bandito, ricercato per anni, dai nobili tempiesi non fu mai ritrovato, nonostante vivesse a pochi chilometri dalla città, protetto dalla montagna e da una rete di solidarietà, l’uomo morì di vecchiaia.
- Punta Giugantinu 1.333 metri
- Monte Niddòri 1.231 metri
- Monte Lu Scioccu 1.215 metri
- Monte Biancu 1.150 metri
- Monte Cano 1.115 metri
[modifica] Clima
Il clima che caratterizza la zona del Monte Limbara è di tipo mediterraneo, caratterizzato da un regime delle precipitazioni che si concentrano principalmente nei mesi autunnali ed invernali e si verificano frequentemente le nevicate[1]. La temperatura media annuale si attesta sui 10,3 °C. La temperatura media del mese più freddo è di 3 °C mentre quella del mese più caldo è di circa 20 °C, con un'escursione media annuale di 16,8 °C[7].
[modifica] Flora e fauna
La formazione vegetale che caratterizza prevalentemente il territorio è la macchia mediterranea, costituita da erica (Erica arborea), erica da scope (Erica scoparia), corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco (Pistacia lentiscus) e fillirea (Phillyrea latifolia). Quando le caratteristiche pedologiche lo consentono la vegetazione risulta costituita dal leccio (Quercus ilex) che, nelle valli, si trova associato al frassino orniello (Fraxinus ornus), all'agrifoglio (Ilex aquifolium), all'acero minore (Acer monspessulanum) ed al tasso (Taxus baccata). In alcuni settori si possono trovare associazioni vegetali allo stato spontaneo formate da pioppo tremulo (Populus tremula) e da pino marittimo (Pinus pinaster). I boschi di sughera (Quercus suber) sono, invece, il risultato delle modificazioni del paesaggio apportate dall'uomo. La macchia che si sviluppa sui terreni più aridi e nelle aree culminali delle montagne è costituita dal cisto (Cistus), dal ginepro nano (Juniperus nana), dal prugnolo selvatico (Prunus spinosa) e dalla ginestra spinosa (Calycotome spinosa). Vi si trovano anche numerosi rari endemismi quali il ribes del Limbara (Ribes sandalioticum), la viola di Corsica (Viola corsica), l'erba barona (Thymus herba-barona), la carlina sardo-corsa (Carlina macrocephala) e la felce florida (Osmunda regalis)[1][7]. La vegetazione ripariale è costituita da salici (Salix fragilis), ontani neri (Alnus glutinosa), tamerici (Tamarix gallica) ed oleandri (Nerium oleander)[4].
La fauna è costituita da mammiferi come il cinghiale (Sus scrofa), la volpe (Vulpes vulpes), la martora (Martes martes), la donnola (Mustela nivalis), il gatto selvatico (Felis silvestris), la lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) ed il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus). Il daino (Dama dama) ed il muflone (Ovis musimon) sono stati reintrodotti dall'uomo[1]. Tra gli uccelli vi sono l'aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus), l'aquila reale (Aquila chrysaetos), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), lo sparviero (Accipiter nisus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), l'astore (Accipiter gentilis), la civetta (Athene noctua), l'assiolo (Otus scops), il corvo imperiale (Corvus corax), la cornacchia grigia (Corvus corone cornix), la ghiandaia (Garrulus glandarius), la taccola (Corvus monedula) ed il passero solitario (Monticola solitarius). Nelle zone sgombre dagli alberi si possono osservare la pernice sarda (Alectoris barbara), la beccaccia (Scolopax rusticola), l’allodola (Alauda arvensis), la calandra (Melanocorypha calandra), il tordo (Turdus philomelos), la tordela (Turdus viscivorus), il saltimpalo (Saxicola torquata), l’averla capirossa (Lanius senator), il verdone (Carduelis chloris), il cardellino (Carduelis carduelis), il merlo (Turdus merula), il pettirosso (Erithacus rubecula), la cinciallegra (Parus major), la cincia mora (Parus ater), il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), lo scricciolo (Troglodytes troglodytes) e la magnanina sarda (Sylvia sarda)[4].
Tra i rettili e gli anfibi vanno citati la lucertola del Bedriaga (Archaeolacerta bedriagae) il gongilo (Chalcides ocellatus), la biscia dal collare (Natrix natrix), la biscia viperina (Natrix maura), l'euprotto sardo (Euproctus platycephalus), il discoglosso sardo (Discoglossus sardus), la raganella sarda (Hyla sarda), il rospo smeraldino (Bufo viridis)[1][4] e la Testudo marginata[8].
[modifica] Escursionismo
Una gran parte del territorio (6.681 ettari) è gestito dall'Ente Foreste della Sardegna[9], che vi ha realizzato una serie di percorsi escursionistici caratterizzati da denominazioni che richiamano le caratteristiche geografiche della zona o le particolarità specifiche di ogni itinerario[1].
- La via delle acque - Si tratta di un percorso di circa 30 km, percorribili anche in automobile, attraverso i boschi lungo le pendici del massiccio montuoso. È caratterizzato dalle fonti d'acqua disseminate lungo il tragitto.
- I tafoni - Il percorso si snoda per una lunghezza di 9 chilometri tra le rocce granitiche erose dagli agenti atmosferici. Vi si trovano numerose aree di sosta.
- La sommità - L'itinerario attraversa un'area nella quale vegetano numerose specie vegetali esotiche (il Giardino del Pavari) e prosegue fino a raggiungere la sommità di Punta Balistreri. Il tragitto è lungo 12 chilometri.
- Il collegamento - Percorrendo un sentiero che attraversa i boschi si possono osservare alcuni laghetti artificiali al servizio del complesso forestale.
- Attraversamento - Il percorso si sviluppa per 10 chilometri e non vi sono grandi differenze di quota. Si attraversano zone a macchia mediterranea e si arriva a laghetti popolati da varie specie di uccelli acquatici e pesci.
- Animali e piante - Questo itinerario conduce al recinto in cui si trovano i mufloni ed i daini destinati al ripopolamento dell'area per poi proseguire verso una fonte caratteristica.
Molti percorsi escursionistici possono essere compiuti anche con l'utilizzo della mountain bike[5][10].
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g Ente Foreste della Sardegna. Itinerari. Le foreste demaniali del Monte Limbara (PDF). Ente foreste della Sardegna. URL consultato il 19-04-2010.
- ^ Salvatore Dedola, op. cit., p.75
- ^ Camera dei Deputati - XV Legislatura, seduta numero 192 del 19/7/2007. URL consultato il 20-04-2010.
- ^ a b c d e Mirta Morandini; Salvatore Cuccuru, op. cit., p.9
- ^ a b Limbara - Cime di granito. URL consultato il 20-04-2010.
- ^ Camarda, op. cit., pp.33-46
- ^ a b Monte Limbara Sud su SardegnaForeste. URL consultato il 20-04-2010.
- ^ http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=156594
- ^ Complesso Forestale Limbara. URL consultato il 20-04-2010.
- ^ In Mountain bike nelle foreste. URL consultato il 20-04-2010.
[modifica] Bibliografia
- Ignazio Camarda (a cura di), Montagne di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1993. ISBN 88-7138-072-X
- Ignazio Camarda; Sabina Falchi; Graziano Nudda (a cura di), L'ambiente naturale in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1998. ISBN 88-7138-131-9
- Mirta Morandini; Salvatore Cuccuru, Cascate e gole in Sardegna (PDF), Cagliari, GEOS, 1999. (ISBN non disponibile)
- Salvatore Dedola, Sentiero Sardegna, sentiero Italia, sentiero Europa (PDF), Sassari, Carlo Delfino Editore, 2001. ISBN 88-7138-250-1 URL consultato il 19-04-2010.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Il complesso forestale del Limbara su SardegnaForeste
- Alcuni itinerari per la visita del Monte Limbara
- Monte Limbara su SardegnaTurismo