Kundun

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Kundun
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Titolo originale: Kundun
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: USA
Anno: 1997
Durata: 134'
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: drammatico
Regia: Martin Scorsese
Soggetto: Melissa Mathison
Sceneggiatura: Melissa Mathison
Produttore: {{{nomeproduttore}}}
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Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
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Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Effetti speciali:
Musiche: Philip Glass
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Scenografia: Dante Ferretti, Franco Ceraolo, Massimo Razzi e Francesca Lo Schiavo
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Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}
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Kundun è un film di Martin Scorsese del 1997.

[modifica] La trama

Tibet, 1937. Il Dalai Lama è morto da quattro anni, e i monaci a lui vicini stanno perlustrando la zona del villaggio di Taktser, dove pare che si possa essere reincarnato, secondo le sue ultime rivelazioni lasciate in vita.

In via del tutto casuale, un gruppo di monaci trova ospitalità contro il rigido clima tibetano presso la famiglia Dondrhub, alla quale è nato Lamo, un simpatico e insolito bambino, nel 1935, accompagnato il giorno della nascita da un gruppo di corvi, proprio come era successo al Dalai Lama morente.

Tornati pochi giorni dopo direttamente da Lhasa, la Città Santa secondo il Buddhismo tibetano, i monaci mostrano al piccolo Lamo alcuni oggetti appartenuti al Dalai Lama mescolati con altri di varia provenienza. Tra il sollievo e la felicità generali, il piccolo riconosce ogni oggetto appartenuto al sovrano tibetano defunto, e, conseguentemente, ne viene riconosciuto come la quattordicesima reincarnazione del Buddha della Compassione.

Portato fino a Lhasa, presso il Potala, la residenza dei Dalai Lama Lamo viene ribattezzato in Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama del Tibet, per tutti Kundun, ovvero la "Presenza", l' "Oceano di Saggezza", il "Sacro Signore".

Riceve un' educazione ai principi del Buddhismo assai accurata da parte dei migliori precettori monastici, e preparato ad affrontare una vita da comune monaco, oltre che all' arte del governo.

È ancora molto giovane quando Mao Zedong prende il potere sulla Repubblica Popolare Cinese, iniziando a guardare con bramosia il Tibet. Dopo anni di influenza culturale, i cinesi invadono il Tibet un pezzo alla volta, violando perfino la città di Lhasa, fino ad allora difficilmente accessibile agli stranieri.

Tenzin Gyatso assume i poteri religiosi e politici alla sua maggiore età, e si reca immediatamente a Pechino per avviare i negoziati per l' indipendnza del Tibet dalla Cina, ma i suoi sforzi vengono scoraggiati dal presidente Mao, il quale gli dice: "La religione è veleno. E come un veleno, attacca il corpo della società.".

Tornato a Lhasa, il giovane Dalai Lama resiste alle pressione dei ribelli, che premono perché assuma il controllo diretto di una rivolta armata, e dei monaci del suo governo, i quali a loro volta insistono perché lasci il Tibet. Il giovane sovrano sceglie pittosto di rivolgersi a nazioni quali Usa, Gran Bretagna e India, ma nessuno di questi gli concede una risposta di alcun genere, lasciandolo di fatto solo con gli avversari cinesi.

Nel 1959, dopo un tentativo di rivolta fallito e aiutato dagli Stati Uniti, Tenzin Gyatso si vede costretto a fuggire in India, senza più poter tornare in Tibet

[modifica] Collegamenti esterni

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