I vitelloni

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I vitelloni
Vitelloni.png
Titolo di testa del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1953
Durata 108 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere drammatico, commedia
Regia Federico Fellini
Soggetto Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Federico Fellini
Sceneggiatura Ennio Flaiano, Federico Fellini
Produttore Lorenzo Pegoraro, Luigi Giacosi, Danilo Fallani, Ugo Benvenuti
Casa di produzione Peg Films, Cite Films
Distribuzione (Italia) ENIC
Fotografia Carlo Carlini, Otello Martelli, Luciano Trasatti
Montaggio Rolando Benedetti
Musiche Nino Rota, diretta da Franco Ferrara
Scenografia Mario Chiari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

I vitelloni è un film del 1953 diretto da Federico Fellini.

Il film è incentrato attorno a un gruppo di cinque giovani di Rimini: l'intellettuale Leopoldo, il donnaiolo Fausto, il maturo Moraldo, l'infantile Alberto e l'inguaribile giocatore Riccardo.

Il soggetto del film, scritto inizialmente da Ennio Flaiano, era stato concepito per essere ambientato a Pescara.[senza fonte] Fellini decise di ambientare il film a Rimini, sua città natale, anch'essa una città costiera sul Mare Adriatico. Tuttavia le riprese si svolsero tra Firenze, Viterbo, Ostia e Roma.

La sceneggiatura, scritta da Fellini, Flaiano e Tullio Pinelli, è stata candidata agli Oscar del 1958. Il film fu presentato nella selezione ufficiale della 14ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Durante una sfilata di bellezza sulla spiaggia si premia Miss Sirena 1953; la vincitrice, Sandra, improvvisamente sviene. Arriva il medico che poi fa allontanare tutti: il trentenne donnaiolo Fausto ha intuito. Corre subito a casa, proprio mentre era scoppiato un temporale. Prepara la valigia, chiede dei soldi al padre e gli dice che deve partire per Milano a cercare lavoro.

Intanto arriva preoccupato il fratello di Sandra, Moraldo che gli fa sapere che Sandra è incinta. Fausto sapeva di essere il responsabile. A causa della pressione di suo padre Francesco però non può fare altro che sposarla, sebbene gli amici si prendano beffe di lui. Al matrimonio però ci sono tutti.

I neo sposini felici partono per Roma in luna di miele, proprio mentre serpeggia tra gli amici qualche malumore. Alberto che invece appare il più sicuro di sé continua a godersela tra biliardo, scherzi e scommesse. Con una scusa, prima chiede un prestito di 500 lire alla sorella Olga, l'unica della famiglia che lavora, per impiegarlo al gioco, successivamente la rimprovera di mantenere una relazione segreta con un uomo sposato che vuole sposarla. Al ritorno dal viaggio di nozze, il suocero trova a Fausto un lavoro presso un suo amico venditore di oggetti sacri, Michele.

Il film a questo punto alterna le meschine avventure di Fausto con il vuoto gironzolare degli altri membri della compagnia. Fausto sebbene sposato e in attesa del figlio continua a non mettere la testa a partito. Una sera portata la moglie al cinema s'accorge di una donna che l'interessa. Quando la donna s'allontana, lasciata la moglie con una scusa, l'insegue, la raggiunge, la corteggia e la bacia. È soddisfatto di sé ma tornato sui suoi passi alla vista della moglie fa finta di niente. È carnevale. Si deve far festa. Nel locale Fausto s'accorge di Giulia, la moglie del suo principale, e si ripromette di farla sua. Durante la festa Alberto, ubriaco, si rende conto di quanto la sua vita sia vuota e stupida, ma non ha il coraggio di cambiare.

I "vitelloni" al bar.

Il giorno dopo Olga, che era il sostegno della famiglia, parte col suo uomo tra le lacrime della madre e del fratello, l'una dispiaciuta per la mancanza di quel reddito e l'altro per il dover promettere alla madre di trovarsi un posto.

Fausto, invece, fatto tardi al lavoro e accampata una scusa, nel retro del negozio osa strappare un bacio a Giulia che gli resiste. Michele li vede imbarazzati, sospetta qualcosa. Convoca l'ingrato Fausto e lo costringe a licenziarsi. A Moraldo, Fausto dice invece che è stata Giulia a provocarlo e, scoperto, ingiustamente licenziato e senza preavviso. Per ripicca quindi si fa aiutare da Moraldo a sottrarre dal negozio un angelo di legno che però non riescono a vendere e che affidano a Giudizio. A pranzo il padre di Sandra è furibondo.

Accusa i due di aver rubato e per questo di aver dovuto supplicare i carabinieri di poter risarcire l'azione vergognosa e Fausto di aver insidiato la moglie del suo più caro amico. Sandra scoppia in lacrime e scappa in camera. Il fratello ingenuamente la rassicura raccontandole la versione di Fausto, utile però a far riconciliare la coppia. Nasce il piccolo Moraldo, gioia della famiglia, e Fausto si sente meno osservato. È alla ricerca di un nuovo lavoro ma non riesce ad abbandonare la vecchia compagnia di amici (Alberto, Moraldo, Riccardo, Leopoldo) con i quali ha trascorso una giovinezza fatta di superficialità e irresponsabilità.

Leopoldo da parte sua è riuscito a convincere Sergio, un consumato attore di teatro, a potergli leggere una sua commedia. Gli amici che l'accompagnano sono emozionati ma alla lunga s'annoiano: sono più interessati alle ballerine con le quali scherzano e ballano. Il giovane incassa le entusiastiche lodi dell'attore che però poi, quando gli chiede di accompagnarlo in una zona poco frequentata e senza luci, gli si dimostra così inquietante da farlo scappare via.

È notte fonda e Moraldo sta aspettando Fausto che aveva passato del tempo con una delle ballerine. È dispiaciuto per la sorella Sandra e lo rimprovera. A casa Sandra, atteso Fausto di rientro così tardi, gli impedisce di accarezzare il figlio e scoppia in lacrime. È stanca dei suoi tradimenti e all'alba, mentre il marito dorme, prende il bambino e scappa via. Fausto e gli altri ragazzi iniziano una vana ricerca, ma Moraldo indispettito decide di far solo. Il tempo passa e la fame aumenta così, distratti dalle dolcezze della campagna circostante, si fermano a mangiare. Fausto invece comincia ad aver paura e continua le ricerche per conto suo.

La celebre scena in cui Alberto Sordi fa il gesto dell'ombrello

A casa la donna di servizio in lacrime gli dice che si sono recati in questura: la stanno cercando al mare. Qui sulla spiaggia reincontra la donna del cinema che si mostra interessata a rivederlo, ma lui è insensibile e confuso. Fausto è disperato, vuol farla finita, ma Moraldo gli rimprovera di essere troppo vigliacco per farlo. Però trova il coraggio di tornare al negozio a piangere da Michele che Sandra non si trova. Intanto Alberto in macchina con gli altri due di ritorno dal pranzo in campagna alla vista di alcuni lavoratori della malta, affaticati, vigliaccamente li sbeffeggia col gesto dell'ombrello urlando loro "Lavoratori... Lavoratori della malta...". Ma dopo pochi metri la macchina si ferma per un guasto. Inseguito, non gli resta che scappare gridando di aver scherzato.

A sera di ritorno a casa Fausto ha la bella notizia che Sandra è tornata. Ma qui il padre Francesco l'attende per dargli una dura lezione picchiandolo con la cinghia dei pantaloni, sostenuto da Michele che tiene a bada Sandra che supplicava di smettere. Finalmente consapevole delle responsabilità che comporta l'aver creato una famiglia Fausto, riunito alla moglie e al figlio, sembra ravveduto.

Nell'ultima scena del film, Moraldo è l'unico ad avere il coraggio di lasciare il paese e parte in treno per Roma, senza dire niente a nessuno. Alla stazione viene scorto da Guido, un fattorino suo piccolo ma vero amico, mentre immagina di vedere i suoi compagni ancora beatamente dormienti nei loro letti.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il termine vitelloni è un'espressione che veniva utilizzata a Pescara, città natale di Ennio Flaiano - autore del soggetto del film - nell'immediato dopoguerra. Flaiano, infatti, ha immaginato lo svolgimento della trama a Pescara sviluppandola intorno ad alcuni personaggi di finzione, ma rappresentativi di un modo d'essere dei giovani della città degli anni cinquanta. Il termine vitellò (vitellone), infatti, era usato a Pescara per indicare quei giovani nullafacenti che trascorrevano le loro giornate al bar o, comunque, senza lavorare. A quel tempo, tra i giovani era facile salutarsi dicendo "Uhe vitellò gna' sti'?" ("ehi vitellone, come stai?"), sia perché la disoccupazione giovanile era dilagante, sia perché il termine era entrato nel gergo comune. Nel dialetto pescarese, il termine nel corso degli anni è scomparso.
  • Si tratta del primo film di Fellini distribuito all'estero. Campione di incassi in Argentina, il film ottiene un buon risultato in Francia e in Gran Bretagna e uscì negli Stati Uniti nel novembre 1956. Il famoso regista George Lucas ha paragonato il suo primo film di successo, American Graffiti, a questo.[1]
  • Il personaggio di Riccardo è interpretato da Riccardo Fellini, fratello del regista.
  • La voce di Fausto, interpretato da Franco Fabrizi, è doppiata da Nino Manfredi.
  • Nell'ultima scena del film la battuta di Moraldo che saluta Guido dal treno è doppiata da Federico Fellini stesso per marcare l'elemento autobiografico della sua partenza dalla città natale.
  • Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tullio Kezich, Fellini, BUR, p. 195
  2. ^ Rete degli Spettatori

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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