La città delle donne

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La città delle donne
CittaDelleDonne1980Wp.jpg
Mastroianni con Donatella Damiani (a destra)
e Rosaria Tafuri (a sinistra) in una scena del film.
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1980
Durata 145 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico, fantastico
Regia Federico Fellini
Soggetto Federico Fellini, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Federico Fellini, Bernardino Zapponi, Brunello Rondi
Produttore Gaumont
Distribuzione (Italia) Gaumont
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Adriano Pischiutta
Musiche Luis Enríquez Bacalov
Scenografia Dante Ferretti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

La città delle donne è un film del 1980 diretto da Federico Fellini.

All'epoca della sua realizzazione, l'opera suscitò grandi polemiche sulla stampa e forti critiche da parte dei movimenti femministi.

Fu presentato fuori concorso al 33º Festival di Cannes.[1]

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto, pur nella sua primaria dimensione onirico-fiabesca, cerca di trarre un bilancio dei precedenti lustri di lotta per la liberazione della donna che avevano completamente stravolto l'immagine e il ruolo femminili nella società italiana.

In buona sostanza, il film propone la tesi, dal punto di vista maschile, di una donna liberata, ma incapace di costruire un rapporto costruttivo con l'uomo che, in stupita difesa, riceve continuamente attacchi dovuti non alle proprie colpe personali, ma alla propria appartenenza genetica, quasi come una sorta di "pulizia etnica".

Il film introduce una giovane Donatella Damiani, semi sconosciuta e formosa attrice che, pur interpretando un personaggio marginale, diverrà un famoso sex symbol di quell'anno, ottenendo le copertine di molti periodici e alcune scritture cinematografiche come protagonista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Protagonista della vicenda è Marcello Snaporaz, un uomo maturo ed incauto il quale, durante un tragitto in treno, ha un fugace flirt con una misteriosa signora, che decide di seguire, scendendo alla fermata di un'irreale stazione in mezzo alla campagna.

La vicenda ha inizio come una sorta di ingresso simbolico nel pluridimensionale e pericoloso pianeta-donna.

Seguendo la sconosciuta, Snaporaz si ritrova in un albergo, nel bel mezzo di un tumultuoso congresso di femministe che parlano per slogan e formule preconfezionate, procedono su temi frusti e rivendicazioni scontate che, tuttavia, il protagonista non riesce a comprendere.

L'atteggiamento ostile e castrante delle astanti, consiglia Snaporaz ad una fuga precipitosa che lo porta nel castello di Katzone, un maturo santone dell'eros che sopravvive nell'adorazione di una femminilità ormai desueta, custodendo gelosamente e metodicamente un'ordinata collezione di testimonianza delle sue conquiste, una sorta di pinacoteca multimediale dove è possibile ascoltare le voci delle donne ritratte nei momenti di intimità, nella vana attesa di un ritorno agli antichi splendori.

Il racconto porta in un'aula di tribunale, dove uno Snaporaz ancora inconscio della propria colpa viene condannato dalle femministe che lo portano in un'arena, ove assistere al suo pubblico linciaggio. Si risveglia sul treno, davanti alla moglie Elena come un adulto "alice nel paese delle meraviglie", sembra tutto un sogno ma gli occhiali sono rotti come nei suoi sogni.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Carbone ne La Notte, del 29 marzo 1980: "Arrivato sulla soglia della terza età, Fellini come regista è (per sua fortuna e nostra) entrato in quella splendida maturità in cui un mostro sacro riesce a profondere i suoi tesori di bravura per il solo piacere di farlo. Ti lasci portare dalla cavalcata delle invenzioni, e riesci ancora a stupirti (come un ragazzino che ha scoperto da poco il cinema), a ogni sequenza, a ogni inquadratura. Se nella Città delle donne latita la suspense per la storia, o per gli ingredienti (non te ne importa niente di come andranno a finire Snàporaz o Katzone..."

Manifesti e locandine[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione dei manifesti orizzontali, per le affissioni murali, fu affidata al disegnatore Andrea Pazienza.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del protagonista, Snaporaz, è citato da Jovanotti nella canzone In orbita, quinta traccia dell'album Safari (2008). Snaporaz è inoltre il nome di un gruppo musicale livornese attivo dal 1995.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • L'esclamazione "Vecchio Snaporaz!" che il protagonista ripete più volte durante il corso del film è presente anche in un'altra pellicola di Fellini, "8 1/2" (pronunciata dallo stesso Mastroianni mentre si trova di fronte a uno specchio), come anche i versi "Sgnic, sgnac", che accompagnano i movimenti del personaggio.
  • Nella scena girata sulle autovetture (due dune buggy con motore Volkswagen Maggiolino ed una Citroen 2CV) viene suonata dall'autoradio una canzone non accreditata ufficialmente nel film, intitolata The visitors di Gino Soccio, brano disco del 1979. Sulla scena viene curiosamente nominata da una delle ragazze come se fosse intitolata Red One ("quanto dura Red One?").
  • Un omaggio al personaggio felliniano si trova nel fumetto viaggio a tulum di Milo Manara, in cui uno dei personaggi è caratterizzato dalle sembianze di Marcello Mastroianni e si chiama Snaporaz
  • Per la realizzazione delle scene riguardanti il congresso femminista, Fellini si avvalse dell'ausilio della scrittrice Ippolita Avalli la quale fece confluire sul set numerose femministe, all'epoca impegnate nell'occupazione della Casa della Donna (Via del governo Vecchio, 39 - Roma), che crearono panico e confusione sul set, contestando lo stesso regista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1980, festival-cannes.fr. URL consultato il 20 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberta Cini, Nella città delle donne : femminile e sogno nel cinema di Federico Fellini, Tirrenia (Pisa) : Edizioni del Cerro, 2008.
  • Raffaele Monti, Bottega Fellini: la Città delle donne: progetto, lavorazione, film, testo di Raffaele Monti; fotografie di Gabriele Stocchi, Roma: De Luca, [1981].
  • Sonia Schoonejans, Fellini, prefazione di Alberto Moravia, copertina di Emanuele Luzzati, con un disegno di Fellini dedicato a Liliana Betti, elaborazione grafica di Luigi Granetto, Lato Side, Roma 1980, pp. 206. Il libro è il "diario di bordo" tenuto da Sonia Schoonejans per tutto il tempo delle riprese della Città delle donne.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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