Conflitto del Kivu

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Conflitto del Kivu
Data 2004 - 2009
Luogo Kivu
Esito Vittoria delle forze governative
Arresto di Laurent Nkunda
dissolvimento del CNDP
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Congo:
20.000 uomini[1]
Mai-Mai:
3.500 uomini[2]
FDLR:
6.000 - 7.000 uomini[2]
ONU:
22.016 uomini[3]
CNDP:
6.000 - 8.000 uomini[1]
Nell'ultimo anno di guerra, perirono almeno 100 civili
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Il conflitto del Kivu è un conflitto armato svoltosi tra il 2004 e il gennaio del 2008, ripreso però nell'ottobre dello stesso anno, tra l'esercito della Repubblica Democratica del Congo e il CNDP, le forze ribelli guidate da Laurent Nkunda, che hanno al loro fianco le milizie Tutsi. Tuttavia sono intervenute nel conflitto anche le milizie Hutu del Ruanda e una missione delle Nazioni Unite.

Dal 2004 al trattato di pace[modifica | modifica wikitesto]

Il conflitto ha avuto e ha come teatro le province del Sud Kivu e del Nord Kivu, che si trovano nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Nel maggio 2004 le truppe ribelli di Laurent Nkunda occuparono la città di Bukavu, insieme a milizie Tutsi. Nkunda dichiarava ufficialmente di esigere un'azione preventiva e un aiuto contro una nuova possibile repressione dei Tutsi da parte degli Hutu dopo il genocidio ruandese. Tuttavia in realtà Nkunda occupò importanti zone minerarie, e il Parco nazionale di Virunga.

Inoltre fu accusato dalla stampa straniera, particolarmente dal The Independent, di aver compiuto numerosi crimini di guerra. La risposta delle truppe Hutu del Ruanda, il Fronte di liberazione del Ruanda, e dell'esercito del governo congolese fece sì che si scatenassero numerose battaglie, nonché razzie e violenze nei villaggi delle due province coinvolte. Il 23 gennaio 2008 venne siglato un trattato di pace tra il governo e Laurent Nkunda, ma non dalle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR).

Il ritorno dei conflitti[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, il 26 ottobre 2008, non rispettando l'accordo di pace, le truppe ribelli di Laurent Nkunda, usando come base il Parco nazionale di Virunga, perpetrarono attacchi continui nei villaggi del Kivu Nord, sino ad arrivare alle soglie della città di Goma. Le razzie e le violenze sui civili furono numerose, e il 27 ottobre furono attaccate anche le forze armate delle Nazioni Unite stanziate nella provincia per garantire la pace. Il 29 ottobre la Francia chiese un intervento europeo che facesse da rinforzo con almeno 15000 uomini, che fu rifiutata dalla maggior parte dell'Unione Europea.

Il 30 ottobre l'esercito congolese stesso, inviato per contrastare l'avanzata di Laurent Nkunda e delle milizie Tutsi, perpetrò violenze nella città di Goma e nei villaggi intorno. I Paesi occidentali, nonostante la decisione di non intervenire militarmente, il 31 ottobre inviarono aiuti economici con fini umanitari, i ministri degli esteri britannico e francese David Miliband e Bernard Kouchner si offrirono da fare da mediatori, e il Segretario di Stato degli Stati Uniti Condoleezza Rice contattò Paul Kagame, presidente della Ruanda, per discutere di una soluzione a lungo termine.

Tuttavia, i conflitti continuarono, e il 5 novembre e il 6 novembre si svolsero nelle città di Kiwanja e di Nyanzale battaglie tra i ribelli e le truppe governative, supportate da un altro esercito regionale, quello dei Mai-Mai, ritenuti colpevoli di crimini di guerra e del rapimento il 5 novembre di un giornalista belga, liberato tre giorni dopo. L'8 novembre l'esercito dell'Angola si affianca a quello congolese nelle battaglie. Pochi giorni più tardi, anche l'esercito dello Zimbabwe combatterà a fianco del governo e dei suoi alleati, i quali però il 13 novembre sembrano arretrare sempre di più di fronte ai potenti ribelli, nonostante di numero assai inferiore. Secondo fonti della BBC i numeri dell'esercito sarebbero questi: 6 000 uomini al servizio di Laurent Nkunda, 6 500 delFDLR, 6 000 della missione ONU, 3500 Mai-Mai, e 90 000 dell'esercito della Repubblica Democratica del Congo. Solo il 20 novembre viene redatto un patto tra Laurent Nkunda e il governo per il ritiro dei ribelli da alcune zone in modo da favorire un corridoio umanitario. Vari vertici si sono susseguiti a Nairobi nei mesi di novembre e dicembre 2008, con la mediazione dell'ONU e dell'ambasciata cinese, tutti con esito non positivo, ad eccezione dell'apertura dei corridoi umanitari.

Modifiche negli schieramenti[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 gennaio 2009 molti leader militari del CNDP annunciano la fine degli scontri e la loro unione alle forze governative. Tuttavia Laurent Nkunda continua a supportare la ribellione, unito all'Esercito di Resistenza del Signore di Joseph Kony, che da Natale ha ucciso più di 620 persone e schiavizzato 120 bambini congolesi. Il 19 gennaio lo stesso Kony fa bruciare una chiesa piena di civili e continua a razziare villaggi. Il giorno successivo, il Ruanda passa improvvisamente dalla parte del governo congolese, probabilmente spinto da interessi verso le risorse della zona: esso, per accordo con la parte del CNDP alleata col governo Kabila, dovrà neutralizzare le milizie Hutu del FDLR, che pure per tutta la durata del conflitto ha combattuto contro il CNDP di Laurent Nkunda, il principale nemico del governo stesso.

Di conseguenza, gli schieramenti divengono d'improvviso tre, e il terzo è proprio quello del FDLR, sia contro Laurent Nkunda che contro il governo e in particolare l'alleata Ruanda. Il 23 gennaio 2009 il governo congolese dà l'incredibile notizia: Laurent Nkunda, ormai sorretto solo da una parte dei suoi ribelli, è stato definitivamente sconfitto e arrestato, dopodiché imprigionato in Ruanda. La Repubblica Democratica del Congo sta chiedendo l'estradizione, e forse si apre uno spiraglio per la fine del conflitto, nonostante rimangano alcuni residui di gruppi ribelli, come il FDLR, che comunque combatte contro i soldati ruandesi, e l'Esercito di resistenza del Signore.

La nuova fragile pace[modifica | modifica wikitesto]

Con l'arresto di Laurent Nkunda però si smuove qualcosa. Infatti, ufficialmente la CNDP, che in parte si era già distaccata per allearsi col governo, si dissolve il 23 marzo 2009, stipulando un trattato di pace con il governo di Paul Kagame. Il suo vecchio capo resterà prigioniero in Ruanda. Ma la pace è assai fragile: il 9 maggio 2009 è difatti il FDLR dei ribelli antigovernativi ruandesi a distruggere d'improvviso la città di Ekingi uccidendo più di 90 persone tra civili e soldati congolesi. La missione MONUC e l'esercito della Repubblica Democratica del Congo stanno ancora indagando per trovare i responsabili.

L'emergenza umanitaria[modifica | modifica wikitesto]

Secondo fonti del China Daily, le vittime del conflitto del Kivu ammonterebbero per circa 45 000, la maggior parte dei quali per malnutrizione e malattie conseguenti al conflitto. Secondo la CNN, i decessi accertati per la riesplosione del conflitto in ottobre del 2008 sarebbero 22. Nonostante i Paesi occidentali abbiamo ammesso che la riesplosione della guerra porterà a una catastrofe umanitaria, e l'Acnur, l'agenzia ONU per i rifugiati, abbia confermato la notizia di almeno 50 000 civili sfollati, non v'è stato alcun aumento del contingente, fatto che ha attirato molte critiche nei confronti delle Nazioni Unite.

Il 7 novembre 2008 si è aperto un vertice a Nairobi tra il presidente congolese Joseph Kabila, quello ruandese, Paul Kagame, e il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon. Tuttavia Joseph Kabila ha già dichiarato il rifiuto di un possibile incontro di dialogo con Laurent Nkunda, il capo dei ribelli. Gli osservatori hanno paura di un possibile scoppio di una terza guerra del Congo. Il 12 dicembre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo che un mese prima il Belgio, che aveva proposto una missione di pace europea, aveva accusato gli USA di aver supportato entrambi i governi di Ruanda e Congo, ha anche dichiarato l'effettivo uso dell'esercito della Repubblica Democratica del Congo, come dell'esercito del Ruanda, ormai dichiaratamente messosi a combattere a fianco dei ribelli di Laurent Nkunda, di bambini-soldato. Secondo l'International New Safety Institute, alla data dell'11 novembre 2008 il numero di morti si aggirava a più di 165, di cui sicuramente 100 civili. Il 10 febbraio 2009 la BBC annuncia che la LRA di Joseph Kony ha mietuto più di 900 vittime dall'inizio del conflitto. Probabilmente, dunque, i morti totali sono stati più di un migliaio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "Congo rebels call for peace talks", BBC News Africa, 13 dicembre 2007
  2. ^ a b "DR Congo army pushes rebels back", BBC News Africa, 14 novembre 2008
  3. ^ Nazioni Unite
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