Prima guerra del Congo

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Prima guerra del Congo
Campo profughi in Zaire
Campo profughi in Zaire
Data 24 ottobre 1996 - 16 maggio 1997
Luogo Zaire
Esito Vittoria dei ribelli di Laurent-Désiré Kabila
Schieramenti
Flag of the Democratic Republic of the Congo (1997-2003).svg AFDL
Flag of Uganda.svg Uganda
Flag of Rwanda.svg Ruanda
Flag of Burundi.svg Burundi
Flag of Angola.svg Angola
Flag of Zaire.svg Zaire
Flag of UNITA.svg UNITA
Flag of Rwanda (1962-2001).svg Esercito per la Liberazione del Ruanda
Comandanti
Effettivi
AFDL:
57.000 uomini[1]
Ruanda:
3.500 uomini[1]
Zaire:
50.000-60.000 uomini[2]
UNITA:
ca. 1000 uomini[2]
Ribelli ruandesi:
40.000-100.000 uomini[2]
Perdite
3.000-5.000 morti 10.000-15.000 morti
Migliaia di prigionieri
Civili uccisi: 250.000[3]-800.000
Civili dispersi: 222.000[4]
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Nyamata Memorial Site 13.jpg
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La Prima guerra del Congo fu combattuta fra 1996 e 1997.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994, durante l’atroce genocidio del Ruanda, più di due milioni di persone si rifugiarono entro i confini dello Zaire, governato da Mobutu, nella speranza di salvarsi dalle violenze: erano dell'etnia Hutu e scappavano davanti alle milizie dell'etnia Tutsi, che avevano preso il sopravvento in Ruanda aiutati dai paesi confinanti (soprattutto Burundi e Uganda), ed erano decisi a vendicarsi del genocidio subito negli anni precedenti dagli Hutu.

Nel Congo-Zaire, oltre ai rifugiati si nascosero tuttavia numerosi guerriglieri Hutu che iniziarono a dare la caccia ai Tutsi di nazionalità congolese. I Tutsi congolesi (Banyamulenge), a quel punto, decisero di unirsi agli oppositori di Mobutu e, con il sostegno dell’Uganda e dell'Angola, formarono l’Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione dello Zaire (AFDLC), guidata da Laurent-Désiré Kabila. Scoppiò così la Prima guerra del Congo.

Il conflitto (1996-1997)[modifica | modifica wikitesto]

Col supporto attivo di Ruanda, Uganda e Angola, l'esercito ribelle di Kabila calò lungo il corso del fiume Congo[5], incontrando soltanto una debole resistenza da parte del regime ormai in rovina di Mobutu. La maggior parte dei combattenti di Kabila era di etnia tutsi, e molti avevano già combattuto nei conflitti nella regione dei Grandi Laghi. Lo stesso Kabila godeva di credibilità perché era stato per molto tempo avversario politico di Mobutu, essendo stato un seguace di Patrice Lumumba, il primo Presidente del Congo indipendente che fu assassinato ed estromesso dal potere da una combinazione delle forze interne ed esterne, sostituito da Mobutu (all'epoca dei fatti tenente) nel 1965.

Kabila si era dichiarato marxista e ammiratore di Mao Zedong. Aveva guidato una ribellione armata nello Zaire orientale per quasi due decenni, sebbene, secondo l'opinione di Che Guevara sui primi anni di tale conflitto, non avesse un'ispirazione politica determinata[6]. L'esercito di Kabila cominciò a muoversi lentamente verso ovest nel dicembre 1996, verso la conclusione della crisi dei rifugiati dei Grandi Laghi, prendendo il controllo delle città e delle miniere vicine al confine, consolidandone il controllo. Sono stati riportati dei massacri e delle repressioni brutali da parte dell'esercito ribelle.

Un ricercatore dei diritti dell'uomo dell'ONU ha pubblicato le dichiarazione dei testimoni che sostengono che l'ADFLC di Kabila ha preso parte ai massacri e che quasi 60.000 civili sono stati uccisi dall'esercito che avanzava (ciò è stato negato energicamente dall'ADFLC). Roberto Garreton ha dichiarato che la sua ricerca a Goma ha fatto risultare dichiarazioni di scomparse, torture e omicidi. Citò Moese Nyarugabo, un assistente di Mobutu, che ha detto che uccisioni e sparizioni dovrebbero essere previste in tempo di guerra.[7] Le forze armate di Kabila lanciarono un'offensiva nel mese di marzo del 1997 e chiesero la resa del governo.

Il 27 marzo i ribelli presero la città di Kasenga; il governo negò tuttavia il successo dei ribelli, iniziando una lunga serie di dichiarazioni false da parte del Ministro della Difesa riguardo all'andamento della guerra. Trattative furono proposte verso la fine di marzo; il 2 aprile venne insediato un nuovo Primo Ministro, Etienne Tshisekedi, rivale da lungo tempo di Mobutu. Kabila, che in questo momento controllava quasi un quarto del paese, ritenne questo fatto irrilevante ed avvertì Tshisekedi che non avrebbe preso parte ad un nuovo governo se lui avesse accettato la carica.

Durante il mese di aprile l'ADFLC compì consistenti progressi lungo il corso del fiume, ed entro maggio arrivò alla periferia di Kinshasa. Il 16 maggio 1997 l'esercito multinazionale guidato da Kabila combatté per assicurarsi l'aeroporto di Lubumbashi, dopo il fallimento dei colloqui di pace e la fuga di Mobutu dal paese. Mobutu morì il 7 settembre 1997 in Marocco. Dopo essersi assicurato la vittoria, Kabila controllava Kinshasa. Nello stesso giorno si autoproclamò presidente ed immediatamente ordinò una violenta azione repressiva per ristabilire l'ordine. Dopodiché cominciò un tentativo per riorganizzare la nazione.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Johnson, Dominic: Kongo — Kriege, Korruption und die Kunst des Überlebens, Brandes & Apsel, Frankfurt am Main, 2. Auflage 2009
  2. ^ a b c William G. Thom, Congo-Zaire's 1996–97 Civil War in the Context of Evolving Patterns of Military Conflict in Africa in the Era of Independence, XIX (2), Journal of Conflict Studies
  3. ^ Cifra riportata da Amnesty Internationa
  4. ^ CDI: The Center for Defense Information, The Defense Monitor, "Il mondo in guerra: 1º gennaio 1998".
  5. ^ La marcia di Kabila verso la capitale su CIDOB, in spagnolo
  6. ^ Ernesto "Che" Guevara, The African Dream
  7. ^ Testo del ricercatore speciale per la R.D. del Congo circa la situazione del paese.

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