Castello di Aymavilles

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Castello di Aymavilles
Il castello
Il castello
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Valle d'Aosta Valle d'Aosta
Città Aymavilles
Coordinate 45°42′04.32″N 7°14′25.8″E / 45.7012°N 7.2405°E45.7012; 7.2405Coordinate: 45°42′04.32″N 7°14′25.8″E / 45.7012°N 7.2405°E45.7012; 7.2405
Informazioni generali
Tipo Castello
Primo proprietario Aimone di Challant
Stile Rococò
Inizio costruzione 1287 circa
Termine costruzione 1728 (vista attuale)
Materiale pietra (tufo e travertino)
Condizione attuale Chiuso per restauro (riapertura nel 2017)
Proprietario attuale Regione Valle d'Aosta
Visitabile No
Sito web (ITFR) www.regione.vda.it

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Il castello di Aymavilles è un caratteristico castello della media valle valdostana nel comune omonimo.

Situato su una collinetta morenica, l'edificio ha una pianta quadrangolare, ma al posto degli angoli vi sono quattro torri cilindriche dotate di caditoia.

Dal 2004 è soggetto a interventi di restauro che lo rendono ancora oggi inaccessibile. Sarà fruibile a partire dal 2017.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Sorto su una collinetta morenica che degrada verso la Dora Baltea, in un'ottima posizione di avvistamento per controllare il passaggio nella valle centrale (via delle Gallie che collegava Mediolanum a Lione) e verso la val di Cogne (per l'estrazione di marmo), le prime tracce dell'edificio risalgono al 1287 quando era una casaforte simile al castello di Écours a La Salle o al castello di La Mothe a Arvier, con un muro di cinta per difesa della popolazione in caso di pericolo, sul modello dei castelli di Cly e di di Graines.

Il castello degli Challant[modifica | modifica sorgente]

Nel 1354, i conti di Savoia affidarono il castello a un ramo della famiglia Challant, denominata in seguito Challant-Aymavilles. Venne aggiunto un piano e allargato verso ovest il donjon. Aimone di Challant ordinò la costruzione di un secondo muro di cinta, di un fossato e di un ponte levatoio.

All'inizio del Quattrocento, per volere di Amedeo di Challant, furono aggiunte le quattro torri dotate di beccatelli (due a motivi guelfi le restanti a motivi ghibellini), leggermente diseguali nelle dimensioni e collegate tra loro da un sistema di gallerie e logge, oltre che a delle torrette di difesa sulle mura di cinta. Le pietre utilizzate furono il tufo e il travertino.

Accanto alla struttura sorge ancora oggi un piccolo edificio con tetto tradizionale in pietra che un tempo ospitava le stalle.

Nel 1728, per volere del barone Giuseppe Felice di Challant (Joseph-Félix de Challant), le fortificazioni esterne furono demolite e il castello, che da quel momento restò praticamente immutato fino ad oggi, diventò un maniero con un parco, uno scalone monumentale e una grande fontana. Per volontà di Joseph-Félix de Challant vennero realizzare anche le logge barocche tra le torri. Queste ultime trasformazioni fecero sembrare l'edificio di stile rococò.

Il 18 ottobre 1804 si spense nel castello di Aymavilles Maurice-Philippe de Challant-Châtillon, l'ultimo discendente maschio della famiglia Challant.

Il castello oggi[modifica | modifica sorgente]

A seguito di questo evento il castello cominciò a essere venduto a privati: il primo fu il conte Clemente Asinai Verasis di Castiglione, nel 1870, a cui seguì nel 1882 il senatore Giovanni Bombrini. In questo periodo vennero ritrovate nelle soffitte del castello due tavole rappresentanti la Madonna e l'Arcangelo Gabriele.

Nel 1970 fu acquistato dallo Stato e ora appartiene all'amministrazione regionale. Quest'ultima ha cominciato sin dal 2004 la progettazione della serie di lavori di restauro mirati alla riapertura del sito al pubblico, che si credeva potesse avvenire nel 2014. Invece, a maggio 2013 è stato annunciato l'inizio dei lavori di restauro, mentre l'apertura è stata prevista per il 2017.[2]

Sito di interesse comunitario[modifica | modifica sorgente]

Il castello e le miniere dismesse di Aymavilles sono stati riconosciuti siti di interesse comunitario con codice SIC IT1205034, per una superficie di 1,6 ettari.[3][4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Al via i lavori di restauro del castello di Aymavilles, Aosta Oggi, 18 maggio 2013.
  2. ^ Al via i lavori di restauro del castello di Aymavilles, Aosta Oggi, 18 maggio 2013.
  3. ^ Decreto 7 marzo 2012 (G.U. della Repubblica Italiana n. 79 del 3 aprile 2012), quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE.
  4. ^ Siti di interesse comunitario della Valle d'Aosta sul sito della Regione Valle d'Aosta

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]