Bismarck (nave da battaglia)

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Coordinate: 48°10′N 16°12′W / 48.166667°N 16.2°W48.166667; -16.2

Bismarck
La corazzata tedesca Bismarck
La corazzata tedesca Bismarck
Descrizione generale
War Ensign of Germany 1938-1945.svg
Tipo Nave da battaglia
Classe Bismarck
Ordinata 16 novembre 1935
Cantiere Blohm und Voss, Amburgo
Impostata 1º luglio 1936
Varata 14 febbraio 1939
Entrata in servizio 24 agosto 1940
Destino finale affondata 27 maggio 1941
Caratteristiche generali
Dislocamento a vuoto: 41.700 t (di cui il 40% dedicato alle corazze)
a pieno carico: 50.900 t
Lunghezza sulla linea di galleggiamento: 241 m
complessivo: 251 m
Larghezza 36 m
Pescaggio standard: 8,7 m
a pieno carico: 10,2 m
Propulsione 3 caldaie a coppie modello Wagner, 3 assi d'elica (140.000 HP di progetto, 150.170 HP effettivi)
Velocità 30.5 nodi
Autonomia 17.200 km a 16 nodi
Equipaggio 2.100 (103 ufficiali)
Armamento
Armamento
Corazzatura protezione verticale: 320 mm, orizzontale 50+80 mm
barbette 340 mm
Mezzi aerei 2 catapulte con fino a sei idrovolanti Arado Ar 196

dati tratti da[1]

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La Bismarck fu una nave da battaglia tedesca della seconda guerra mondiale, così battezzata in onore del cancelliere del XIX secolo Otto von Bismarck (1815-1898). È famosa per l'affondamento dell'incrociatore da battaglia Hood e per la caccia successiva che le venne data che portò alla sua distruzione. Eponima della classe Bismarck, l'unica altra unità della stessa classe fu la Tirpitz.

Il piano di riarmo navale tedesco[modifica | modifica sorgente]

La Bismarck fu riarmata in funzione di un nuovo sviluppo della Kriegsmarine dopo che Hitler denunciò gli accordi anglo-tedeschi relativi alle limitazioni agli armamenti (dopo che erano decadute le precedenti limitazioni imposte dal Trattato di Versailles). Il piano di riarmo navale tedesco prevedeva un numero di grandi navi che non poteva competere con la Royal Navy, ma che fosse qualitativamente all'avanguardia. Tra i risultati di questa politica vi fu una corazzata che poteva considerarsi tra le più potenti del suo tempo. Solo con l'entrata in servizio delle gigantesche Yamato giapponesi la Bismarck venne superata (anche se le Yamato erano più lente e con artiglierie meno precise[senza fonte]). Al livello della Bismarck venivano considerate le più recenti produzioni americane e inglesi, e le corazzate italiane della classe Littorio i cui cannoni avevano un calibro maggiore rispetto a quelli della Bismarck. I cannoni delle Littorio, inoltre, avevano una gittata superiore.

Le prime navi che entrarono in servizio furono le Panzerschiff ("navi corazzate", che i britannici definirono "corazzate tascabili") della classe Deutschland (1931) che, pur rispettando formalmente i limiti del Trattato di Versailles, presentavano innovazioni tecniche tali da poterle classificare fra le navi più potenti dell'epoca. Nel 1936 fu impostata la Bismarck, che avrebbe dovuto rappresentare la nuova frontiera delle corazzate (o navi da battaglia). Oltre alla Bismarck era prevista un'altra corazzata della stessa classe (la Tirpitz) e, successivamente la costruzione di una portaerei (Graf Zeppelin). Tutte queste navi avrebbero dovuto essere schierate per il 1944, ma, all'inizio della seconda guerra mondiale solo la Bismarck era in stato di approntamento abbastanza avanzato e fu consegnata pochi giorni prima dell'inizio della guerra, mentre la Tirpitz fu consegnata solo il 25 febbraio 1941 e la Graf Zeppelin fu varata ma mai completata.

Le prove[modifica | modifica sorgente]

profili della Bismarck

La Bismarck fu consegnata ad Amburgo; al suo comando fu messo Ernst Lindemann, ed iniziò le prove in mare nel Mar Baltico. Nel marzo del 1941 effettuò le prove di tiro a Gotenhafen ed alla fine iniziò l'addestramento di squadra con l'incrociatore pesante Prinz Eugen.

Mentre la Bismarck addestrava il suo equipaggio e metteva a punto i sistemi di bordo le altre navi da battaglia tedesche, ora che potevano fare base a Brest cercavano di impegnare il traffico navale della Gran Bretagna. A quel punto il comandante dell'OKM (Oberkommando der Marine), ammiraglio Raeder, decise di utilizzare la Bismarck per proteggere le navi di superficie da interferenze delle corazzate britanniche, oltre che, naturalmente, per attaccare i mercantili che rifornivano la Gran Bretagna. Per questo all'inizio di aprile la squadra ebbe l'ordine di trasferirsi nell'Atlantico, dove si sarebbe riunita con il Gneisenau per impegnare il traffico mercantile diretto verso la Gran Bretagna. Si trattava di ciò che l'Ammiragliato britannico da tempo paventava. L'operazione, chiamata Operazione Rheinübung, presentava un pericolo potenziale estremamente elevato per il traffico mercantile, che era l'arteria da cui si nutriva la Gran Bretagna, isolata dall'Europa. Al comando del gruppo navale fu messo l'ammiraglio Günther Lütjens.

La vita operativa[modifica | modifica sorgente]

Operazione Rheinübung[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi operazione Rheinübung e battaglia dello Stretto di Danimarca.
La Bismark in bacino

L'esecuzione dell'operazione Rheinübung prevedeva il massimo di segretezza, ma la squadra fu avvistata dall'incrociatore svedese Gotland mentre usciva dal Kattegat e dalla resistenza norvegese a Kristiansand, quindi l'ambasciata inglese a Stoccolma ne fu immediatamente informata. Immediatamente iniziò il pattugliamento del mare del Nord da parte della Home Fleet, ma la squadra fu avvistata nel fiordo di Korsfjord, presso Bergen dalla ricognizione della RAF. La Royal Navy mosse immediatamente l'Hood e la Prince of Wales da Scapa Flow per averle in area di operazioni appena la Bismarck fosse stata intercettata. La squadra (composta da Bismarck, Prinz Eugen e tre cacciatorpediniere non identificati) salpò da Bergen alle 19:30 del 21 maggio, rotta nord-ovest. Il mattino successivo i cacciatorpediniere lasciarono le navi principali ed iniziò il forzamento del canale di Danimarca.

La squadra tedesca fu avvistata alle 18 del 23 maggio dall'incrociatore Suffolk che pattugliava il Canale di Danimarca con il Norfolk ed i due incrociatori cominciarono a pedinare la squadra tedesca, mentre Hood e Prince of Wales si dirigevano verso il nemico, guidati dai segnali dei loro incrociatori. Alle 5:52 del 24 maggio 1941 l'Hood apriva il fuoco sul Prinz Eugen, dando inizio alla battaglia dello Stretto di Danimarca. L'Hood venne centrata, nella parte posteriore rispetto ai due fumaioli, prima dalla terza salva della Prinz Eugen e poi dalla quarta salva della Bismarck. Un proiettile perforò i pontoni corazzati ed esplose in una santabarbara contenente i proiettili da 381, provocando un'enorme esplosione che spezzò in due parti la nave inglese. Alle 6:00 l'Hood affondava con tutto il suo equipaggio (3 superstiti), alle 6:09 Bismarck e Prinz Eugen cessavano il fuoco sulla Prince of Wales, che, pesantemente danneggiata, rompeva il contatto con la squadra tedesca. A questo punto non c'erano più ostacoli perché le due navi potessero entrare nell'Atlantico.

Vista di una delle torri da 150 mm

Nel corso del combattimento la Bismarck aveva incassato tre colpi dalla Prince of Wales, mentre due di questi avevano provocato danni non troppo pesanti, il terzo, a prua ed a livello della linea di galleggiamento, aveva provocato una perdita di nafta ed un allagamento dei serbatoi, che, provocando appruamento, impedivano alla nave di tenere la piena velocità, quindi la Bismarck dovette puntare su un porto amico. I porti amici più vicini erano quelli norvegesi, a circa 1000 miglia, mentre i porti francesi erano a circa 1600 miglia. A questo punto Lütjens dovette prendere la decisione se continuare nell'Atlantico o tornare nel mare del Nord. A favore della seconda decisione era la minore distanza dai porti in cui riparare la Bismarck, ma contro erano queste considerazioni:

  • per rientrare in Norvegia avrebbe dovuto rientrare nel Canale di Danimarca, in cui non poteva sperare di far perdere le sue tracce agli incrociatori leggeri inglesi che la seguivano
  • rientrando verso la Norvegia si sarebbe avvicinato alla principale base navale della Home Fleet (Scapa Flow)
  • una volta rientrato, avrebbe nuovamente dovuto tentare il forzamento del canale di Danimarca, questa volta in luglio o agosto
  • se fosse rientrato in Germania sarebbe stato esposto a chi era contro di lui, venendo accusato di codardia, inoltre avrebbe perso la fiducia del Fuhrër che, secondo fonti non ufficiali, poco dopo aver appreso del riuscito passaggio nello stretto di Danimarca, gli scrisse un messaggio informandolo che la Germania aspettava i risultati nell'Atlantico
Bricole all'interno della Rada di Brest per ormeggiare la Bismarck

Queste considerazioni spinsero Lütjens a prendere la decisione di puntare verso la Francia, per cercare di approdare a Brest, dove furono predisposte delle apposite bricole all'interno della sua rada. Solo la Prinz Eugen riuscì ad approdare alle bricole.

La caccia alla Bismarck[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi caccia alla Bismarck.

Appena fu noto l'esito della battaglia dello Stretto di Danimarca l'Ammiragliato spostò tutte le navi che aveva a disposizione nell'Atlantico, dalla King George V fino alle vecchie corazzate della Prima guerra mondiale. Al calar della sera Lütjens ordinò al Prinz Eugen di dirigere verso Brest, mentre la Bismarck impegnava il Suffolk che continuava il pedinamento. Nel corso della notte la Bismarck fu attaccata dagli Swordfish lanciati dalla portaerei Victorious (Home Fleet), che misero a segno un solo siluro che non provocò danni, ma provocò il primo caduto nell'equipaggio. Tuttavia la velocità della Bismarck fu fatta scendere a 16 nodi per permettere di risistemare le toppe messe per riparare i danni dovuti allo scontro precedente, danneggiate dalle violente accostate della corazzata per evitare i siluri. Lindemann trovò il sistema di sottrarsi ai radar britannici, ed alle 3:13 della notte il Suffolk perse il contatto con la nave da battaglia tedesca. Nell'Atlantico si trovava un oggetto pericoloso e non segnalato. Intanto la Forza H (portaerei Ark Royal, incrociatore da battaglia Renown e incrociatore Sheffield), partita da Gibilterra, ricevette l'ordine di unirsi alle forze che dovevano intercettare la Bismarck.

La mattina successiva (25 maggio) Lütjens, convinto di essere ancora pedinato dagli inglesi, inviò un lungo messaggio radio, che, intercettato dalle stazioni inglesi, permise una triangolazione della posizione della Bismarck, triangolazione tuttavia errata (data la distanza fra la nave e le stazioni di intercettazione radio la base di triangolazione era piuttosto stretta, quindi un piccolo errore dell'angolo provocava un fortissimo errore sulla posizione), che mandò fuori rotta la Home Fleet e la squadra Suffolk, Norfolk (la Prince of Wales si era allontanata dagli incrociatori, una volta perso il contatto con la Bismarck). L'errore non fu corretto che alle 16:30 del pomeriggio, quando però alcuni incrociatori e cacciatorpediniere si erano diretti verso le basi per rifornirsi di nafta.

Solo alle 10.30 del 26 maggio un Catalina della 209ª Squadriglia ritrovò la Bismarck, individuò la posizione e lanciò un messaggio all'Ammiragliato. Da quel momento la Bismarck tornò ad essere sotto il controllo britannico. Alla nave mancavano meno di 700 miglia per raggiungere Brest, ma non sarebbero state miglia facili, con tutte le forze britanniche disponibili che convergevano verso di lei. La forza più vicina era la Forza H, quindi poco prima delle 15 furono lanciati gli Swordfish della Ark Royal, che rientrarono prematuramente dopo un attacco contro lo Sheffield (confuso con la Bismarck). Alle 19:10 l'Ark Royal lanciò nuovamente gli Swordfish, che alle 20:53 giunsero a contatto con la nave tedesca. Gli aerosiluranti misero a segno due colpi, uno a centro nave, che, esplodendo sulla cintura, non provocò danni, ed uno sulla poppa che segnò il destino della Bismarck danneggiando il meccanismo di controllo del timone, che rimase bloccato a 15º.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Sulla Bismarck si tentò di manovrare con le eliche, con risultati pratici nulli. Ormai l'unica cosa che poteva fare la nave da battaglia era di aspettare il suo fato. Nel corso della nottata fu attaccata dalla 5ª Flottiglia Cacciatorpediniere dell'ammiraglio Vian, i cinque cacciatorpediniere nel corso della notte lanciarono 14 siluri contro la Bismarck, senza tuttavia mettere colpi a segno. In compenso svolsero il ruolo insostituibile di tenere la grossa nave sotto un controllo stretto e continuo, grazie al radar del Cossack. Alle 8:43 la Home Fleet avvistò la Bismarck, che stava navigando a 6 nodi. La prima nave ad aprire il fuoco fu il Rodney alle 8.47, da 19 km, seguito dopo un minuto dalla King George V. La Bismarck inizialmente tentò di rispondere al fuoco, ma, impedita a mantenere una rotta stabile, riuscì solamente a mettere qualche salva "a cavallo" del Rodney, senza procurargli danni sensibili. La King George V non riuscì a colpire il bersaglio con le sue artiglierie, mentre il Rodney fra le 8:49 e le 9:10 aveva messo sulla Bismarck 4 colpi da 406 mm, provocando danni sia alla direzione di tiro sia alle torri prodiere (le uniche che potevano impegnare le navi britanniche). Altri due colpi (356 mm) arrivarono dalla King George V alle 9.13 sulla nave tedesca, a prua e a poppa. Un minuto dopo il Rodney metteva fuori uso anche la direzione di tiro secondaria, e la Bismarck non fu più in grado di reagire alle salve nemiche. La torre "Dora" (cioè la torre D, quella più vicina alla poppa della nave) tirò il suo ultimo colpo alle 9:31. Da quel momento la Bismarck si comportò come un pontone per il tiro delle navi britanniche, che ormai sparavano da meno di 9 km, a quel punto circa 300 colpi centrarono la nave tedesca. Da fonti tedesche, pare che alle 9:30 Lindemann (sembra infatti che Lütjens, vedendo ormai fallita la missione con la perdita sicura della nave, si sia suicidato nella notte precedente lo scontro) ordinasse di iniziare le operazioni per l'autoaffondamento della Bismarck, mentre fonti inglesi descrivono come l'Ammiraglio Tovey, non capacitandosi del fatto che la Bismarck galleggiasse ancora, facesse cessare il fuoco da parte delle navi da battaglia inglesi e quindi ne ordinasse l'affondamento facendola silurare dall'incrociatore Dorsetshire: in ogni caso, alle 10.36 del 27 maggio la Bismarck scomparve sotto la superficie del mare, con le eliche ancora in moto e la bandiera da guerra a picco.

Il ritrovamento del relitto[modifica | modifica sorgente]

L'8 giugno 1989 il relitto, in ottime condizioni (è ancora visibile il legno di teak del ponte superiore) è stato localizzato da una spedizione statunitense condotta da Robert Ballard. Giace ai piedi d'una catena montuosa sommersa alla profondità di 4791 m, circa 650 chilometri a ovest del porto francese di Brest, in Bretagna.

Le esatte coordinate del relitto sono a conoscenza del solo governo tedesco che lo ha dichiarato sacrario militare[2].

Confronto con le corazzate contemporanee[modifica | modifica sorgente]

Si riportano, per confronto, le caratteristiche delle navi da battaglia delle principali marine varate prima della Bismarck, per questo motivo mancano le Yamato (giapponesi) e le Iowa (statunitensi). Le caratteristiche della Classe Nagato (giapponese), sono quelle delle navi rimodernate alla fine degli anni trenta.
Legenda:

  • Dislocamento a pieno carico
  • Dimensioni: Lunghezza, larghezza, pescaggio (massimo)
  • Armamento principale: numero di pezzi × calibro (mm) / lunghezza in calibri del pezzo
  • Protezione: cintura / ponti corazzati / frontale torri
  • Velocità massima (nodi)
Classe Bismarck King George V Littorio Richelieu South Dakota Nagato
Nazione Germania Gran Bretagna Italia Francia USA Giappone
Dislocamento (t) 50 000 45 000 45 000 47 000 44 000 46 000
Dimensioni (m) 251 × 36 × 9,3 227 × 31 × 8,5 238 × 33 × 10,5 248 × 33 × 9,7 207 × 33 × 11,1 224 × 34,6 × 10
Armamento 8 × 380/47 10 × 356/45 9 × 381/50 8 × 380/45 9 × 406/45 8 × 406/45
Protezione (mm) 320 / 50+80/ 360 381 / 25+127 / 406 350 / 36+100 / 350 327 / 150+40/ 430 311 / 38+127+19 / 457 300 / 70+127 / 355
Velocità (nodi) 30 28 30 30 28 26


Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bismarck Technical Data
  2. ^ The wreck of the bismarck, kbismarck.com. URL consultato il 26 dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]