Aslan Maschadov

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Aslan Maskhadov
Aslan Maskhadov.jpg

Presidente della Repubblica Cecena
Durata mandato 27 gennaio 1997 –
8 marzo 2005
Predecessore Zelimkhan Yandarbiyev
Successore Abdul-Halim Sadulayev

Dati generali
Partito politico Partito Democratico Vainakh
Aslan Maskhadov
21 settembre 1951 - 8 marzo 2005
Nato a Shakai (Kazakistan)
Morto a Tolstoj-Jurt (Cecenia)
Cause della morte Attacco militare russo (ufficialmente)
Luogo di sepoltura sconosciuto
Etnia cecena
Dati militari
Paese servito URSS URSS
Flag of Chechen Republic of Ichkeria.svg Repubblica cecena di Ichkeria
Forza armata Armata rossa
forze cecene
Grado Colonnello (armata rossa)
Capo di Stato Maggiore (forze cecene)
Guerre Prima guerra cecena
Seconda guerra cecena
Battaglie Eventi di Gennaio
Studi militari Scuola di Artiglieria di Tbilisi
Scuola Superiore Kalinin di Artiglieria di Leningrado

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Aslan Alievič Maskhadov (in ceceno: Аслан Али кант Масхадан, Aslan Ali kant Masxadan; in russo: Аслан Алиевич Масхадов[?]) (Shakai, 21 settembre 1951Tolstoj-Jurt, 8 marzo 2005) è stato un militare e politico russo, di etnia cecena. È stato dapprima un colonnello dell'Esercito Sovietico e in seguito un leader politico, terzo Presidente della Repubblica Cecena, uno stato del Caucaso settentrionale.

Da molti viene a lui attribuito il merito della vittoria cecena nella prima guerra cecena, che permise l'indipendenza de facto della Repubblica di Cecenia. Maskhadov fu eletto Presidente della Cecenia nel gennaio del 1997. Allo scoppio della seconda guerra cecena nell'agosto del 1999, tornò a guidare la guerriglia e la resistenza contro l'esercito russo. Fu ucciso a Tolstoy-Yurt, un villaggio nella Cecenia settentrionale nel marzo del 2005.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Aslan Aliyevich Maskhadov nacque il 21 settembre 1951 a Shakai, presso Karaganda, nella Repubblica Socialista Sovietica kazaka (odierno Kazakistan), durante la deportazione di massa del popolo ceceno ordinata nel 1944 da Stalin. Nel 1957 la sua famiglia (che discendeva dal taip Alleroi) rientrò in Cecenia, stabilendosi nel villaggio di Zebir-Yurt, nel distretto di Nadterechny.

Maskhadov entrò nell'Armata Rossa, e venne addestrato nella vicina Repubblica Socialista Sovietica georgiana (odierna Georgia), laureandosi alla Scuola di Artiglieria di Tbilisi nel 1972. Si laureò poi con onore alla Scuola Superiore Kalinin di Artiglieria di Leningrado[1]. Fu inviato in Ungheria con un reggimento di artiglieria mobile dove rimase fino al 1986, nel Distretto Militare del Baltico. Dal 1990 prestò servizio come Capo di Stato Maggiore delle Forze missilistiche e di artiglieria Sovietiche a Vilnius, capitale della Repubblica Socialista Sovietica di Lituania (odierna Lituania). Nel gennaio del 1991, Maskhadov prese parte agli "Eventi di gennaio", la presa della torre della televisione da parte delle truppe sovietiche (episodio di cui in seguito si rammaricò), pur senza partecipare all'assalto vero e proprio[1][2]. Durante il suo servizio nell'Armata Rossa, fu proposto due volte per l'Ordine al merito della Patria. Maskhadov si dimise dall'esercito sovietico nel 1992 con il grado di colonnello e fece ritorno in Cecenia. Fu a capo della difesa civile cecena tra la fine del 1992 e il novembre del 1993.

Dopo il collasso dell'Unione Sovietica, nell'estate del 1993, Maskhadov partecipò agli scontri con l'opposizione armata al governo di Dzhokhar Dudayev nei distretti di Urus-Martan, Nadterechny e di Gudermes. Il fallimento dell'ammutinamento a Dudayev del novembre di quello stesso anno portò alla destituzione di Viskhan Shakhabov come Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Cecene; Maskhadov fu dapprima il suo sostituto ad interim e poi, dal marzo del 1994, divenne il suo successore come Capo di Stato Maggiore.

Prima Guerra Cecena[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra cecena.

Quando nel dicembre 1994 scoppiò la Prima Guerra Cecena, Maskhadov era la persona più esperta tra i militari della Cecenia, e fu ampiamente riconosciuto il suo contributo decisivo alla vittoria contro le forze russe. In qualità di Vice Presidente del Consiglio di Difesa della Repubblica Cecena (Dudayev ne era il Presidente) e Capo di Stato Maggiore, Maskhadov organizzò la difesa della capitale cecena durante la Battaglia di Grozny, coordinando le azioni dei separatisti dal Palazzo Presidenziale, dove un giorno una bomba anti-bunker russa cadde a 20 metri da lui senza esplodere. Nel febbraio del 1995, fu promosso da Dudayev a generale di divisione.

Dal giugno del 1995, Maskhadov partecipò ai colloqui di pace a Grozny per risolvere la crisi in Cecenia. Nel giugno del 1996, ai negoziati di Nazran in Inguscezia, Maskhadov firmò per conto dell'amministrazione cecena il Protocollo dell'incontro della Commissione per il Cessate il fuoco e per le Misure per Risolvere il Conflitto Armato nella Repubblica Cecena. Nell'agosto del 1996, dopo la presa di Grozny dalle unità cecene tenne ripetuti colloqui con Alexander Lebed e il 31 agosto 1996 ebbe luogo la firma dell'Accordo di Chasavjurt, il cui risultato fu un cessate il fuoco che pose fine alla Prima Guerra Cecena.

Presidente della Cecenia[modifica | modifica sorgente]

Il 17 ottobre 1996 Maskhadov fu nominato Primo Ministro della Repubblica Cecena, e rimase allo stesso tempo Capo di Stato Maggiore e Ministro della Difesa. Maskhadov si candidò a Presidente il 3 dicembre 1996, nelle libere elezioni presidenziali democratiche e parlamentari tenutesi in Cecenia nel gennaio 1997 sotto l'egida dell'OSCE, sfidato da Šamil Basaev e Zelimkhan Yandarbiyev.

Le elezioni si svolsero sulla base della Costituzione cecena entrata in vigore nel marzo del 1992, secondo la quale la Repubblica Cecena era uno Stato indipendente. Gli osservatori delle elezioni provenivano da oltre 20 Stati, dalle Nazioni Unite e dall'OSCE. Candidatosi insieme a Vakha Arsanov, che divenne il suo vicepresidente, Mashkadov ottenne una maggioranza del 60% e ricevette le congratulazioni del Presidente russo Boris Eltsin, che si impegnò a lavorare alla ricostruzione delle relazioni con la Cecenia. Maskhadov iniziò il proprio mandato il 12 febbraio 1997; allo stesso tempo assunse l'incarico di Primo Ministro e abolì l'incarico di Ministro della Difesa che aveva ricoperto dalla fine del 1996. Maskhadov restò comandante supremo delle forze armate repubblicane. Il 12 maggio 1997 Maskhadov raggiunse l'apice della propria carriera politica quando firmò il trattato di pace con Eltsin al Cremlino.[3]

Tra le due guerre cecene[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1996, quando Maskhadov entrò in carica, quasi mezzo milione di persone (40% della popolazione cecena prima della guerra) era sfollata all'interno del paese e viveva in campi di rifugiati o villaggi sovraffollati. L'economia era distrutta e i signori della guerra non avevano intenzione di disperdere le proprie milizie, rendendo di fatto la Cecenia una sorta di paradiso criminale agli occhi della comunità internazionale. In queste circostanze, le fortune politiche di Maskhadov cominciarono a declinare. La sua posizione politica all'interno della Cecenia divenne sempre meno sicura man mano che perdeva controllo in favore di Basaev e degli altri signori della guerra. Anche il suo vicepresidente Arsanov divenne un suo rivale politico. Come negli anni della presidenza di Dudayev prima della Prima Guerra Cecena, per contrastare il crimine organizzato, l'amministrazione di Maskhadov ricorse a diverse esecuzioni pubbliche di criminali[4][5]. Fu persino introdotta la Sharia nel febbraio del 1999.

Maskhadov tentò anche, con poca fortuna, di limitare la crescita del Wahhabismo e di altri gruppi del fondamentalismo islamico sostenuti da Basaev e Yandarbiyev, creando una divisione nel movimento separatista ceceno tra fondamentalismo islamico e nazionalisti laici. Maskhadov sopravvisse a diversi tentativi di omicidio, il 23 luglio 1998, il 21 marzo e il 10 aprile 1999, durante i quali gli assalitori usarono missili anticarro e bombe. È possibile che questi attacchi furono organizzati da qualche signore della guerra o dall'ala oltranzista dei separatisti ceceni, sebbene ne fu ufficialmente incolpato il servizio segreto russo, il FSB[1][6].

Seconda Guerra Cecena[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1999 Maskhadov condannò il tentativo di Basaev e del suo fratello di sangue saudita Ibn Al-Khattab di estendere la guerra alla vicina Repubblica del Dagestan[1] (Invasione del Dagestan). Dei raid in Daghestan e degli attentati dinamitardi in Russia del settembre 1999, venne ritenuta diretta responsabile la Repubblica Cecena. Il 1º ottobre 1999 il Primo Ministro russo Vladimir Putin dichiarò illegittima l'autorità del Presidente Maskhadov e del Parlamento ceceno. Putin inviò l'esercito russo in Cecenia, e la sua promessa di una vittoria rapida e decisiva lo spinse velocemente verso la presidenza russa.

L'11 ottobre 1999 Maskhadov delineò un piano di pace offrendo misure severe contro i signori della guerra ribelli[7], ma l'offerta fu rifiutata dai russi. In risposta, il Presidente Maskhadov dichiarò una gazavat (guerra santa) nei confronti dell'esercito russo che si avvicinava. Ben presto entrò in vigore la legge marziale in Cecenia e furono richiamati i riservisti, mentre il Palazzo Presidenziale divenne uno degli obiettivi del tragico attacco missilistico contro Grozny del 23 ottobre 1999.

Maskhadov fu uno dei comandanti nel corso della Battaglia di Grozny, insieme a Šamil Basaev, Ruslan Gelayev, Ibn Al-Khattab, Aslambek Ismailov e Khunkarpasha Israpilov. Aslan Maskhadov e i suoi soldati lanciarono audaci contrattacchi contro le truppe russe mentre combattevano a Grozny, usando anche il sistema fognario per attaccare i nemici alla spalle. Dopo un incontro tra i vertici militari ribelli, Maskhadov e altri concordarono di ritirarsi dalla Cecenia e continuare ad attaccare le forze russe nella capitale Grozny e nelle città circostanti. Maskhadov fu il primo a ritirarsi per l'importanza che rivestiva per la causa dei ribelli e perché era ufficialmente il Presidente della Cecenia. Mentre Maskhadov e le sue truppe indietreggiavano, piazzarono um gran numero di trappole esplosive e mine per ostacolare i soldati e rendere impraticabile la maggior parte di Grozny.

Dopo il ritiro delle forze cecene dalla capitale devastata a seguito di una nuova battaglia, Maskhadov tornò ad essere un capo dei guerriglieri, dandosi alla latitanza. Nel frattempo, era divenuto il secondo uomo più ricercato in Russia dopo Basaev, con il Cremlino che aveva posto una taglia da 10 milioni di dollari per la sua cattura. Fu considerato come il capo politico ufficiale delle forze separatiste durante la guerra, ma non è chiaro che tipo di ruolo militare abbia avuto. Nel solo anno 2000 Maskhadov offrì diverse volte colloqui di pace con Mosca, senza porre condizioni, e continuò a farlo negli anni successivi, ma i suoi appelli per una soluzione politica furono sempre ignorati dalla Russia[8].

Maskhadov propugnò la resistenza armata a quella che considerava l'occupazione russa, ma condannò gli attacchi ai civili. Si ritiene sia stato coinvolto nell'omicidio del Presidente filo-russo della Cecenia Akhmad Kadyrov, mentre condannò l'omicidio da parte dei russi dell'ex-Presidente separatista Yandarbiyev in Qatar nel 2004. Maskhadov negò costantemente la responsabilità per gli atti terroristici sempre più brutali contro i civili russi commessi dai seguaci di Basaev, denunciando continuamente questi fatti attraverso i suoi portavoce all'estero, come Akhmed Zakayev a Londra. Descrisse i ribelli della strage di Beslan come "pazzi" usciti di senno a causa degli atti di brutalità commessi dai russi[9].

Il 15 gennaio 2005, Maskhadov emanò un ordine speciale per fermare tutte le operazioni militari al di fuori di quelle per l'autodifesa, dentro e fuori la Cecenia, fino alla fine di febbraio (l'anniversario delle deportazioni dei Vainakh da parte di Stalin del 1944) come gesto di buona volontà, e chiese di nuovo un negoziato per porre fine al conflitto ceceno. Omar Khambiev, incaricato di negoziare per conto di Maskhadov, affermò che i separatisti non cercavano più l'indipendenza, ma solo "garanzie per l'esistenza della nazione cecena"[10]. Questo cessate il fuoco unilaterale fu sostenuto da Basayev, ma fermamente respinto dai russi e dai leader filo-russi che respinsero la proposta[11]. L'ordine di Maskhadov di sospendere temporaneamente le azioni offensive fu ampiamente seguito dal movimento ribelle, eccetto che in Daghestan[12].

Morte[modifica | modifica sorgente]

L'8 marzo 2005, meno di un mese dopo il cessate il fuoco annunciato da Maskhadov, il capo del FSB, Nikolay Patrushev, dichiarò che forze speciali unite all'FSB avevano "portato a termine un'operazione nell'insediamento di Tolstoy-Yurt, durante la quale è stato ucciso il jihadista internazionale e leader di gruppi armati Maskhadov e arrestati i suoi più vicini compagni d'armi". Patrushev affermò inoltre che l'unità delle operazioni speciali avrebbe voluto catturare il leader ceceno vivo per interrogarlo, ma era rimasto ucciso accidentalmente con una granata lanciata in un bunker nel quale era nascosto. Sembra che Maskhadov avesse ordinato alle sue guardie del corpo di andarsene, prima di ingaggiare da solo le forze speciali russe. La televisione russa mostrò un cadavere che assomigliava decisamente a Maskhadov. Akhmed Zakayev, uno dei suoi più stretti alleati, che agiva come portavoce e Ministro degli Esteri, dichiarò ad una radio russa che probabilmente Maskhadov era stato davvero ucciso, e che comunque un nuovo leader ceceno sarebbe stato scelto in pochi giorni. Putin ricompensò i responsabili dell'uccisione con delle medaglie. Poco dopo la morte di Maskhadov il consiglio dei ribelli ceceni rese noto che il comando delle operazioni era stato assunto da Abdul-Halim Sadulayev, che fu insignito anche della carica di Presidente Reggente della repubblica. Sebbene le circostanze della morte di Maskhadov rimangano poco chiare, i media russi hanno riferito che le sue stesse guardie del corpo lo avrebbero accidentalmente ucciso nel caos dello scontro a fuoco. Secondo un'altra versione, Maskhadov sarebbe stato ucciso dalle forze fedeli al vicepremier della Cecenia Ramzan Kadyrov. Kadyrov aveva giurato di vendicare l'omicidio del padre, Akhmad Kadyrov, e sul luogo descrisse l'operazione dell'FSB come una vendetta. Secondo un resoconto non confermato, il presidente ceceno fu deliberatamente ucciso dopo essere stato attirato in un colloquio-esca con la controparte russa, che avrebbe dovuto svolgersi con la mediazione di alcuni negoziatori stranieri.

Quattro ceceni (Vakhit Murdashev, Viskhan Hadzhimuradov, Skanarbek Yusupov e Ilias Iriskhanov) furono catturati nel corso dell'operazione. Dal 10 ottobre 2005, il loro caso si trova in giudizio presso l'Alta Corte della Repubblica cecena. Secondo le loro prove[13], Maskhadov fu catturato durante i preparativi per un accordo di pace con le autorità della Federazione Russa.

La sepoltura sconosciuta[modifica | modifica sorgente]

Il 24 aprile 2006, l'ufficio del procuratore generale russo rifiutò ufficialmente di riconsegnare le spoglie di Aslan Maskhadov ai suoi parenti per la sepoltura. Il rifiuto venne descritto come legale:

Maskhadov A.A., congiuntamente con il terrorismo, fu penalmente responsabile per diversi gravi crimini commessi sul territorio della Federazione Russa. Ciò considerato, si decise di sopprimere le attività di Maskhadov, e Maskhadov stesso fu ricercato per la nostra protezione. La sepoltura di questi individui viene eseguita secondo le regole riguardanti coloro la cui morte è il risultato della soppressione delle loro azioni terroristiche, decise dal governo della Federazione Russa il 20 marzo 2003, nell'Ordinanza 164. In questo caso, il corpo non viene restituito per la sepoltura, e il luogo della sepoltura non viene comunicato.

La famiglia di Maskhadov, da quel momento, si è impegnata per ottenere la restituzione delle sue spoglie, o almeno per scoprire dove fossero sepolte[14][15].

Vita familiare[modifica | modifica sorgente]

Maskhadov si sposò a 17 anni. Sua moglie Kusama ha una laurea in insegnamento. Ebbero due figli: un maschio, Anzor, che prese parte alle azioni militari durante la Prima guerra cecena e una femmina, Fatima. I Mashkadov hanno un nipote, nato il 4 maggio 1994 e chiamato Shamil in memoria dell'Imam Shamil, e una nipote.

Note[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Biografie[modifica | modifica sorgente]

Interviste[modifica | modifica sorgente]

Resoconti sulla morte di Maskhadov[modifica | modifica sorgente]

Necrologi[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 73615623

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