Umberto Vattani

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Umberto Vattani (Skopje, 5 dicembre 1938) è un diplomatico italiano.

Unico funzionario nella storia della Repubblica Italiana ad aver rivestito per due volte la carica di Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri. Inoltre è stato l'ultimo presidente dell'Istituto nazionale per il Commercio Estero fino alla sua soppressione nel 2011.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Skopje (allora Regno di Jugoslavia), da una famiglia di funzionari del Ministero degli Affari Esteri, ha studiato in Francia, in Inghilterra e nel Connecticut (Stati Uniti), alla Wesleyan University, con una borsa di studio Fulbright. Nel 1960 conseguì la laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e nel 1962 la laurea in scienze politiche.[1]

Nel 1961, a seguito di concorso pubblico, fu assunto alla Banca d’Italia, ed assegnato all'Ufficio studi. L'anno dopo, per successivo concorso, Vattani fu assunto al Ministero degli Affari Esteri ed entrò nella carriera diplomatica.[1]

Carriera diplomatica[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Le prime esperienze lo portarono a New York alla rappresentanza italiana presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite (1963-1965) e a Parigi, alla rappresentanza italiana presso l'OCSE (1966-1969). Dopo un breve periodo presso l'Ambasciata italiana a Londra, tornò in patria come vice capo di gabinetto dei ministri degli Esteri Mariano Rumor e Arnaldo Forlani (1975-1978). Successivamente, come capo di gabinetto del ministro con delega per la Ricerca scientifica e tecnologica (1978-1980), promosse l'ingresso dell'Italia nell'European Southern Observatory (ESO).[1]

Anni Ottanta e Novanta[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1980 e il 1981, Vattani è stato capo segreteria del presidente del Consiglio dei Ministri Arnaldo Forlani, e in seguito ministro plenipotenziario all'Ambasciata italiana a Londra (1982-1986).[1] Nel 1986 rientrò a Roma per assumere l'incarico di consigliere diplomatico dei presidenti del Consiglio dei Ministri Ciriaco De Mita, Giulio Andreotti e Giuliano Amato (1988-1992) e fu nominato sherpa per i vertici G7.

Nel 1993 Vattani viene sfiorato dallo scandalo Mani pulite ed interrogato a Milano da Antonio Di Pietro, per la vicenda delle tangenti ENI per l'acquisto di gas dall'Algeria. Il nome di Vattani, allora consigliere di Giulio Andreotti, viene fatto dall'amministratore delegato dell'ENI Gabriele Cagliari, ma la vicenda non avrà seguiti anche per il suicidio in carcere dello stesso Cagliari.[2][3]

Nominato successivamente ambasciatore a Bonn, rimase per cinque anni in Germania (1992-1996). Di nuovo a Roma, svolse le funzioni di capo di gabinetto del Ministro degli affari esteri Dini nel governo Prodi I.[1] Risale ad allora l'inizio degli scontri con Piero Fassino, al tempo sottosegretario agli Esteri. Fassino, infatti, accusò Vattani di influenzare nomine e promozioni dei diplomatici.[4]

Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri (1997-2001)[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 1997 (governo Prodi I), Vattani fu nominato per la prima volta segretario generale, in sostituzione di Boris Biancheri, l'incarico più importante per un diplomatico alla Farnesina (1997-2001), nonostante le perplessità del centrosinistra.[5] Nel 1999 ideò la "Collezione di Arte Contemporanea Italiana alla Farnesina" con oltre 180 opere in «comodato» da parte di artisti e collezionisti italiani da esporre in occasione di incontri diplomatici o al seguito delle delegazioni italiane all'estero[6]. L'esposizione della collezione che comprende opere che rappresentano l'arte italiana dell'ultimo secolo a partire dal Futurismo all'arte contemporanea ha ottenuto ampi consensi internazionali[7]. La collezione nel corso degli anni si ampliò notevolmente attraverso un percorso espositivo nelle sale del Ministero e viaggiando in tutto il mondo attraverso gli Istituti italiani di cultura all'estero[8]. Al riguardo Vattani dichiarò:"Facciamo in modo che il ministero italiano degli Esteri diventi una vetrina dell'arte italiana soprattutto del Novecento perché quest'arte non deve essere relegata solo al passato"[8][9].

Nel 2000, sotto il suo impulso, fu approvata dal governo e dal Parlamento la riforma del Ministero degli Affari Esteri che, tra le altre cose, creava la Direzione generale per l'integrazione europea[1].

Nel 2000 l'operato di Vattani fu attaccato dal presidente della Commissione Esteri del Senato Gian Giacomo Migone a seguito della bocciatura dell'Italia nell'elezione dei membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dopo le gaffe su Israele dell'ambasciatore italiano all'ONU, Sergio Vento. Secondo Migone, Vattani avrebbe «accentrato pericolosamente tutto il potere» commettendo errori «gravissimi» e prendendo decisioni che, in assenza di una copertura del ministro Dini, lo avrebbero dovuto portare «ad andarsene via». Tra queste, le lettere inviate ai responsabili dei ministeri degli Esteri di Estonia e Lituania, chiedendo il voto favorevole per il seggio non permanente all'Onu e minacciando in caso contrario la chiusura delle sedi diplomatiche italiane. Sempre secondo Migone, nella riforma del ministero Vattani «ha stravolto l'impianto disegnato dai suoi predecessori portando a 12 le direzioni generali e chiamando a lavorare nel suo ufficio ben 19 funzionari».[10]

Nel 2001, in uno degli ultimi consigli dei ministri del governo Amato, Piero Fassino si scaglia contro le nomine presentate dal ministro degli Esteri Lamberto Dini: tra queste, vi è l'incarico di ispettore generale della Farnesina assegnato ad Alessandro Vattani, fratello del segretario generale Umberto. Secondo Fassino, è Vattani «il vero artefice delle nomine», autore di una «ossessiva pressione» nei confronti del ministro Dini, ma soprattutto riferimento del Polo delle Libertà alla Farnesina, «perché è chiara a tutti la sua linea politica». Al termine del Consiglio dei ministri, le nomine ottengono ugualmente la fiducia tecnica del governo.[4]

Nel 2001, all'epoca del G8 di Genova, Vattani era segretario generale della Farnesina e gestore dell'evento. Vattani affida a Georges Poulides, armatore greco presidente della Festival crociere, l'appalto per le navi che ospiteranno i rappresentanti internazionali partecipanti al G8, per un totale di 6,5 miliardi di lire. Vattani stesso aveva fondato, in occasione dell'evento mondiale e per l'amicizia che lo legava a Georges Poulides, la "Fondazione Festival", ricoprendone la carica di presidente. La Festival Crociere fallisce pochi mesi dopo, con un crack da 800 milioni di euro, 300 lavoratori licenziati, 260 imprese non pagate per le forniture, una ventina di banche con crediti non saldati, migliaia di turisti che chiedono inutilmente il rimborso degli anticipi versati. Tali eventi hanno costituito nel 2005 materia di un'interrogazione parlamentare da parte del senatore Francesco Martone.[11]

In seguito istituì il «Premio New York» che entrò a ruolo nel 2002 che si occupava di assegnare quattro borse di studio alla Columbia University di New York[6].

A Bruxelles (2001-2003)[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento del governo Berlusconi II (2001), Vattani fu inizialmente indicato come possibile ministro degli Esteri.[4] Quando Berlusconi gli preferì infine Renato Ruggiero, questi lo sostituì alla Segreteria generale con il collega Giuseppe Baldocci, ed inviò Vattani a Bruxelles (2001-2003) quale rappresentante d'Italia presso l'Unione Europea,[12] nel periodo della Presidenza italiana della Commissione europea di Romano Prodi.

Sulla questione del mandato di cattura europeo, Vattani si scontrò con il ministro degli Esteri Renato Ruggiero, europeista convinto, che gli rimprovera di essere troppo vicino alle posizioni dei ministri di Interni e Giustizia, Scajola e Castelli, contrari alla misura europea.[13] Di nuovo il nome di Vattani venne fatto come possibile ministro degli Esteri a seguito delle dimissioni di Ruggiero,[14] ma Berlusconi gli preferì infine Franco Frattini.

Nel 2003 Vattani venne coinvolto nell'inchiesta iniziata dal Pubblico Ministero di Potenza Henry John Woodcock sulla cordata imprenditoriale E.Noi, volta a commercializzare il gas tunisino in Italia. Il suo nome veniva fatto nelle telefonate intercettate tra gli imprenditori Gianni Pilo, Carlo Lancella e Roberto Petrassi, riguardo presunti favori (uno dei soci dell'affare tunisino, Roberto Marraffa, sarebbe stato inserito tra i consulenti del governo italiano per la ricostruzione in Iraq) e relativi compensi (una percentuale per Vattani sull'affare del gas), ed è verificato un incontro tra Vattani e tali imprenditori il 20 febbraio 2003 all'Harry's Bar di Via Veneto.[15] Il giudice per le indagini preliminari respinse la richiesta di arresto di Vattani, fatta da Woodcock, e inoltrò il fascicolo alla Procura di Roma, dove fu archiviato.[11]

A seguito delle intercettazioni svolte per l'inchiesta E.noi, viene rilevato che nel periodo belga Vattani spese in totale circa 25.000 € per effettuare dai telefoni di servizio 264 chiamate private – della durata complessiva di 52 ore e 26 minuti – verso alcune sue collaboratrici, una delle quali lo ha successivamente denunciato per molestie sessuali. Vattani è stato condannato nel 2009 in via definitiva a 2 anni e otto mesi di reclusione per peculato, con le attenuanti generiche e i benefici dell'indulto, mentre l'accusa di molestie è stata archiviata. Assieme a Vattani è stato condannato il contabile della sede diplomatica per falso e favoreggiamento.[16][17]

Segretario Generale MAE (2004-2005)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, a seguito del collocamento a riposo dell'ambasciatore Baldocci, Vattani fu nominato per la seconda volta segretario generale del Ministero degli Affari Esteri,[18] sino al giugno 2005.

Nell'aprile 2004, a seguito dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi in Iraq, Vattani viene indicato dal quotidiano Europa come responsabile per non aver adeguatamente informato il ministro Frattini, in quel momento in televisione a Porta a Porta, mentre già le agenzie battevano la notizia della morte dell'ostaggio, e di non aver allertato l'unità di crisi della Farnesina per informare la famiglia, che viene a conoscenza del fatto tramite la televisione.[19][20]

Presidente ICE (2005-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 Vattani è stato nominato dal Consiglio dei Ministri presidente dell'Istituto nazionale per il Commercio Estero e nel 2009 riconfermato per un secondo mandato fino alla soppressione dell'Ente[21] con L. 111 del 15 luglio 2011.

Sotto la sua Presidenza l'ICE è intervenuta per la prima volta nel campo del restauro, patrocinando i lavori per il recupero del Portale monumentale della Fortezza di Pietro il Grande a San Pietroburgo e il restauro della Torre dell'Orologio del Palazzo Dolmabahçe di Istanbul. [senza fonte]

Nel corso della sua carriera, Vattani si è adoperato per favorire la collocazione di opere di artisti italiani nei luoghi-simbolo della comunità internazionale: la Nereide di Emilio Greco in Carlos Place, a Londra; la scultura equestre Zenith di Mimmo Paladino al Parlamento europeo[6] e il Grande albero di Mario Rossello davanti alla sede della Commissione europea a Bruxelles; la Grande sfera di Arnaldo Pomodoro davanti al Palazzo delle Nazioni Unite a New York; la scultura equestre Il miracolo di Marino Marini a Berlino[6]; il Colpo d'ala di Arnaldo Pomodoro a Los Angeles[6]; la Doppia bifrontale di Pietro Consagra davanti alla sede principale del Parlamento europeo a Strasburgo; il Disco solare di Arnaldo Pomodoro a Mosca[22].

Altri incarichi[modifica | modifica wikitesto]

È presidente della Fondazione Italia Giappone e consigliere generale della Fondazione Italia USA. È presidente della Venice International University, formata per parte italiana dall'Università degli Studi di Padova, l'Università Ca' Foscari Venezia e l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. È stato presidente di Sviluppo Italia Sicilia fino al 2012[21].

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il primo procedimento giudiziario per Vattani riguarda una delibera SACE per costruire nello Zaire un ospedale rimasto poi sulla carta.[5]

Nel 2009 è stato condannato per peculato, avendo speso circa 25.000 € in 264 telefonate a carattere privato – per una durata complessiva di 52 ore e 26 minuti – da apparecchi di servizio verso alcune sue collaboratrici, una delle quali lo ha denunciato per molestie sessuali.[16] I sostituti procuratori Angelo Antonio Racanelli e Giuseppe De Falco ne chiesero il rinvio a giudizio: perché «l'alto funzionario della Farnesina avrebbe abusato della relazione d'ufficio per compiere le telefonate per motivi libidinosi e quindi biasimevoli». Secondo Vattani, invece, «da una semplice lettura delle conversazioni risulta la mancanza di qualsiasi costrizione e il tono assolutamente scherzoso delle telefonate stesse». Il GUP decise di archiviare l'accusa per molestie, ma non quella per peculato, e rinviò così a giudizio Vattani.[23]

Vita privata e familiare[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Umberto, Mario Andrea Vattani (Neuilly sur Seine, 7 luglio 1966), ha seguito le orme del padre e, nel 1991, ha intrapreso la carriera diplomatica. Allo stesso tempo si è dedicato alla musica rock alternativa di destra e, dopo essere stato il cantante degli Intolleranza, nel 1996 ha fondato il gruppo Sotto Fascia Semplice. Proprio con i Sotto Fascia Semplice, fra l'altro, si è esibito ad una manifestazione organizzata a Roma da CasaPound nel maggio 2011, ossia due mesi prima del suo insediamento a Osaka in qualità di console generale italiano.

In Italia, nel 2012, attorno a quell'esibizione è scoppiato un caso mediatico e a Mario Andrea è stato dato il soprannome di «console fascio-rock» giacché, come documentato dalle registrazioni audio-video, durante l'esibizione egli aveva inneggiato alla «bandiera nera» tra i saluti romani degli astanti.[24][25][26] Il caso mediatico ha portato l'allora ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi di Sant'Agata, a prendere dei provvedimenti disciplinari, prima richiamando Mario Andrea in patria, poi rimuovendolo dall'incarico a Osaka e, infine, sospendendolo per quattro mesi. Sulla tempistica dei provvedimenti e, soprattutto, sulle motivazioni addotte dal ministro ha però eccepito il TAR del Lazio, dietro ricorso di Mario Andrea stesso.[27] Nel febbraio 2013 Mario Andrea si è candidato per il Senato alle politiche come capolista della Destra in Campania, ma non è stato eletto.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1997[28]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1986[29]
Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1983[30]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore della Legion d'onore (Francia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio
Gran croce dell'Ordine nazionale della croce del sud - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'Ordine nazionale della croce del sud
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Gregorio Magno
Gran croce al merito dell'Ordine al merito della Repubblica federale di Germania - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce al merito dell'Ordine al merito della Repubblica federale di Germania
Gran Croce dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique
— 31 gennaio 2005

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Biografia sul sito del Comitato Leonardo
  2. ^ La Repubblica, 28 marzo 1993
  3. ^ Corriere della Sera, 28 marzo 1993
  4. ^ a b c Corriere della Sera, 18 febbraio 2001
  5. ^ a b Corriere della Sera, 12 luglio 1997
  6. ^ a b c d e Umberto Vattani (ambasciatore di cultura) - Il Sole 24 ORE
  7. ^ http://www.esteri.it/mae/it/ministero/circolo/la_collezione_arte.html
  8. ^ a b http://www.univiu.org/rassegna_docs/Arte%20Contemporanea%20alla%20Farnesina%20-%20Biglietto%20Visita%20Italia.pdf
  9. ^ Arte contemporanea alla Farnesina, 'biglietto visita Italia' - Italia - ANSAMed.it
  10. ^ Corriere della Sera, 28 ottobre 2000
  11. ^ a b Senato.it, interrogazione parlamentare del sen. Martone sul caso Festival Crociere
  12. ^ Vattani a Bruxelles, alla Farnesina si cambia
  13. ^ La Repubblica, 10 dicembre 2001
  14. ^ Quotidiano Nazionale, 4 luglio 2002
  15. ^ Societacivile.it, La congiura del silenzio, di Peter Gomez e Marco Lillo
  16. ^ a b "Telefonate non di servizio: maxi-condanna all' ambasciatore" - Corriere della Sera
  17. ^ Wall Street Italia, 2009
  18. ^ Consiglio dei Ministri, Comunicato Stampa n. 140 del 9 gennaio 2004
  19. ^ Europa, 23 aprile 2004
  20. ^ Corriere della Sera, 15 aprile 2004
  21. ^ a b Casta diplomatica, incarichi e ricche consulenze per ambasciatori in pensione - Il Fatto Quotidiano
  22. ^ http://www.lindro.it/0-cultura/2014-06-26/132880-promuovere-larte-e-un-atto-politico
  23. ^ Umberto Vattani condannato per peculato
  24. ^ Il console fascio-rock
  25. ^ R.R.: Torna in Italia Vattani, console che inneggiò al fascismo, Corriere della Sera, 23 gennaio 2012 , pagina 11.
  26. ^ Il console fascio-rock sospeso per quattro mesi, breve apparsa sul Corriere della Sera, 1º giugno 2012, pagina 23.
  27. ^ TAR del Lazio, Sezione 1: testo integrale della Sentenza n.9877 del 28 novembre 2012.
  28. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  29. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  30. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
Predecessore Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri Successore Emblem of Italy.svg
Boris Biancheri 1º settembre 1997 - 24 settembre 2001 Giuseppe Baldocci I
Giuseppe Baldocci 1º marzo 2004 - 16 luglio 2005 Paolo Pucci di Benisichi II
Predecessore Ambasciatore italiano in Germania Germania Successore Emblem of Italy.svg
Marcello Guidi
(Germania Ovest)
1992 - 1996 Enzo Perlot
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