Henry John Woodcock

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Henry John Woodcock (Taunton, 23 marzo 1967) è un magistrato italiano, sostituto procuratore della Repubblica della DDA presso il Tribunale di Napoli.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Henry John Woodcock è nato il 23 marzo 1967 a Taunton, da George, discendente da una nobile famiglia inglese, ex insegnante di Lingue all'Accademia Navale di Livorno e Gloria, napoletana. Dopo aver compiuto gli studi classici al liceo Umberto di Napoli, si è laureato in Giurisprudenza per entrare in magistratura nel 1997. Nel 2007 ha vinto il Premio Nazionale Paolo Borsellino[2].

La prima indagine di Woodcock divenuta oggetto di vivo interesse da parte dei mass media nazionali è quella riguardante dirigenti dell'Inail che nel 2002 avevano favorito l’assegnazione di appalti ad alcune società (20 arresti, alcuni eccellenti). Da qui partì l'inchiesta sulle “tangenti del petrolio”, da cui a a sua volta si diramò il cosiddetto "Vip gate", che coinvolse personaggi noti tra cui Franco Marini, Ernesto Marzano, fratello dell’allora ministro Antonio, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Anna La Rosa, Cesara Buonamici, Tony Renis e altri. Le accuse furono di associazione per delinquere, per turbativa di appalti, estorsione, corruzione, millantato credito e favoreggiamento. Dichiarata l'incompetenza territoriale della Procura di Potenza, gli atti furono trasferiti a Roma e archiviati. Molti degli imputati non furono prosciolti nel merito, numerosi indagati sono finiti sotto processo in indagini stralciate dall'inchiesta principale[2][3].

Del 2004 è invece un'altra clamorosa inchiesta: "Iene 2", sui legami tra criminalità, politica e affari nella gestione degli appalti in Basilicata, definita sulle pagine de La Repubblica "un ulteriore terremoto politico" ad opera del "mastino della magistratura", con 52 arresti; nel maggio del 2006 il caso del "Somalia-gate": 17 arresti e la scoperta di un sistema di truffe ai danni di vari imprenditori italiani, truffati grazie a falsi progetti di joint-ventures per affari in Somalia ed all'estero[3].

"Vallettopoli"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Vallettopoli.

Inizio del dicembre 2006: inchiesta su foto, affari e ricatti, con coinvolti modelle e giornalisti, Lele Mora e Fabrizio Corona (che sarà condannato)[4][5].

L'inchiesta sulla P4[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: P4.

Datati 2011 i fatti della "P4", un presunto "sistema informativo parallelo" basato su alcune intercettazioni a carico del mediatore Luigi Bisignani[5].

"Caso Berlusconi"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi.

Nel 2012 hanno inizio le indagini sulla presunta "compravendita” di parlamentari e senatori che causò la caduta del Governo Prodi nel 2008 da parte del leader del Pdl Silvio Berlusconi, condannato in primo grado a tre anni di carcere per corruzione in concorso con Valter Lavitola[6][7].

"Inchiesta Consip"[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta ha per oggetto il presunto pagamento di tangenti e la costituzione di cordate nell'ambito dell'appalto Consip. Essa ha portato all'arresto dell'imprenditore Alfredo Romeo, ed al coinvolgimento a diverso titolo di nomi di rilievo come il ministro Luca Lotti, il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il comandante regionale dei Carabinieri della Toscana Emanuele Saltalamacchia e Tiziano Renzi, padre dell'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo le dichiarazioni di uno degli indagati, il funzionario Consip Marco Gasparri, quest'ultimo avrebbe incassato centomila euro per fornire a Romeo informazioni riservati che potevano favorirlo nell'aggiudicazione dell'appalto. L'inchiesta è in corso al maggio 2017.

L'inchiesta Consip ha avuto come risvolto la messa sotto accusa dello stesso Woodcock da parte del Procuratore Generale della Corte di Cassazione Pasquale Ciccolo. Woodcock ha rilasciato il 13 aprile 2017 delle dichiarazioni al giornale La Repubblica che secondo il magistrato di Cassazione "avrebbero interferito con il lavoro dei magistrati, oltre che violato il riserbo"[8][9].

Le critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 marzo 2004 è stato avviato un procedimento disciplinare, promosso dal Ministro della giustizia Roberto Castelli; la commissione disciplinare del CSM ha concluso il provvedimento in fase istruttoria con il proscioglimento. Castelli lo ha impugnato davanti alla Cassazione che ha ribadito il proscioglimento di Woodcock e ha condannato il ministro al pagamento delle spese processuali.[10]

La frase "è un pazzo", pronunciata dall'ex-ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, ha portato all'emissione di un rinvio a giudizio per diffamazione aggravata emesso a carico del politico[11].

Il 2 giugno 2002 Vittorio Feltri ha pubblicato su Il Foglio un editoriale contro Woodcock, nell'ambito del quale ironizzava sul cognome del magistrato e riportando che "cock" in inglese vuol dire "stupido" ed identifica l'organo sessuale maschile. Feltri fu condannato per diffamazione il 13 febbraio 2005 con sentenza del Tribunale di Monza. La Cassazione ha tuttavia successivamente ribaltato la sentenza di merito, ritenendo che l'articolo avesse i connotati della villania, ma che tale atto non avesse rilevanza penale[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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