Tanto gentile e tanto onesta pare

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Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante contenuto nel XXVI capitolo[1] della Vita Nova, uno dei più chiari esempi dello stile della loda e della scuola stilnovista[2].

Testo e parafrasi[modifica | modifica wikitesto]

Testo Parafrasi
Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
4

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
8

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova;
11

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
14

Così nobile e piena di decoro

sembra la donna mia, quando rivolge ad altri il saluto,
che ogni lingua diviene, tremando, muta,
e gli occhi non hanno il coraggio di guardarla.
4

Ella così va, sentendosi lodare,
benevola e mite nell'atteggiarsi,
e sembra che sia una creatura discesa
sulla terra per compiere un miracolo.
8

Si dimostra così affascinante a chi la guarda
che trasmette, tramite gli occhi, una dolcezza
al cuore, che non si può capire se non la si è provata;
11

e sembra che dalla sua fisionomia esca
uno spirito dolce ricolmo d'amore
che va dicendo all'anima: Sospira.
14

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Dante Gabriel Rossetti, particolare del Saluto di Beatrice, dipinto ad olio con lamina dorata, 1859-1863, National Gallery of Canada, Ottawa.

Contenutistica[modifica | modifica wikitesto]

Lo "Stilo della loda"[modifica | modifica wikitesto]

Il sonetto è densissimo di topoi propri dello stilnovismo, condensati in soli 14 versi. Infatti, l'intero componimento è latore, in primo luogo, dell'elogio di Beatrice (non a caso il sonetto, posto nel cuore della Vita Nuova, costituisce il culmine dello stilo della loda, assieme al sonetto Vede perfettamente onne salute), grazie poi alla quale «erano onorate e laudate molte [altre donne]»[3]. Costei, grazie al saluto, dispensa la grazia salvifica, operando la redenzione e donando beatitudine agli uomini[2][4]. Non vi è alcuna fisicità nel sonetto, nessuna descrizione di Beatrice, vista e percepita da Dante sotto una luce puramente angelica: si allude, al massimo, a labbia, latinismo[5] che Gianfranco Contini preferisce tradurre con "fisionomia"[6] anziché con "volto"[5], in quanto la considera una «traduzione meno imprecisa»[6]. Beatrice rappresenta quasi una emanazione di Dio[7] (figura Christi), attraverso uno spirito soave che induce chiunque a sospirare al passaggio della gentilissima Beatrice.

La terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stilo della loda si avvale di una terminologia specifica, su cui si fonda l'intero impianto contenutistico del prosimetro dantesco:

  1. Gentile e onesta (v. 1). I due attributi legati alla figura femminile hanno un significato diverso rispetto a quello attuale. La gentilezza, dagli echi provenzaleggianti[8], è il simbolo più elevato della nobiltà d'animo, status dei "fedeli d'amore" che si concretizza nell'ascesi spirituale. Onesta, latinismo secondo l'interpretazione di Michele Barbi, si bisogna intenderla come «piena di decoro, di dignitosa bellezza». Sostanzialmente, i due termini sono sinonimi[9], andando a comporre una dittologia sinonimica.
  2. Pare (v. 1). È «quasi la chiave dell'intero componimento»[5], in quanto è l'espressione dell'emozione soggettiva di chi la osserva[2].
  3. Donna mia (v. 2), rimando terminologico della lirica cortese[10], ove "donna" deriva dal latino domina[2], determinando un soggiogamento del corteggiatore nei confronti dell'amata, in un vincolo che rimanda ai legami feudali[10].
  4. Saluta (v. 2), guarda sopra.
  5. vv. 3-4: il tremore della lingua e gli occhi intimoriti dalla sua presenza sovrannaturale sono topoi cavalcantiani (il sonetto Chi è questa che ven che fa tremare, per l'esattezza[2]), ripresi poi nella prima terzina. Gli occhi, in quest'ultima, sono il canale attraverso cui l'azione celeste della donna angelo suscita la dolcezza al core[2].
  6. laudare (v. 5): spia linguistica dello stilo della loda.
  7. vestuta (v. 6): esempio di sicilianismo.
  8. vv. 7-8: il distico indica la missione della donna angelo.
  9. Piacente (v. 9), termine anche questo scevro del suo possibile significato erotico (l'occitanico plazer), in quanto il termine assume il valore di bellezza, «attributo oggettivvo in quanto [la donna] si palesa, 'fornita di bellezza'...»[11].
  10. Spirito...va dicendo: Sospira (vv. 13-14). Dante rievoca la teoria degli «spiriti vitali», secondo la quale gli organi del corpo sono animati da determinati principi vitali che, nell'economia della Vita Nova, svolgono principalmente la funzione di "preavvertire" il poeta dell'arrivo di Beatrice[12].

Stilistica e linguistica[modifica | modifica wikitesto]

La dimensione contemplativa è costruita dal poeta attraverso le pause e gli accenti ritmici ben calibrati, che scandiscono il tempo di questa scena rarefatta. L'andamento è dolce, chiaro e perciò non difficile da comprendere[13], ricca di infiniti, participi e gerundi. Il tutto è facilitato anche dalla posizione delle rime, ottenute attraverso l'allineamento delle desinenze dei termini[14]. Come già prima accennato, v'è la presenza della dittologia sinonimica tanto gentile e tanto onesta, la quale a sua volta racchiude l'anafora tanto, volta a sublimare le qualità di Beatrice. Le parole chiave (pare al verso 1; saluta al verso 2; laudare al verso 4) sono tutte poste in "posizione forte", cioè poste alla fine del verso per dar maggior rilievo. A livello lessicale, troviamo latinismi (onesta, labbia) e sicilianismi (vestuta). Dal punto di vista linguistico, infine, abbiamo un esempio della legge «Tobler-Mussafia»: il Mostrasi (v. 9) presenta il riflessivo si in posizione clitica, cioè dopo il verbo[8][15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Equivalente al capitolo 17 dell'edizione di Gorni 1996.
  2. ^ a b c d e f Rachele Jesurum, "Tanto gentile e tanto onesta pare": testo e parafrasi, Oilproject. URL consultato il 30 maggio 2015.
  3. ^ Vita Nova XXVI, 8
  4. ^ Non a caso, Beatrice deriva dal nomen agens latino «Beatrix», cioè colei che dispensa la beatitudine (il suffisso -trix è la spia della funzione verbale sottostante il nome).
  5. ^ a b c Giulio Ferroni, Dante e il nuovo mondo comunale (1300-1380) in Storia della letteratura italiana, vol. 2, p. 105.
  6. ^ a b Gianfranco Contini, Un sonetto di Dante in Un'idea di Dante, p. 22.
  7. ^ Gianfranco Contini, Un sonetto di Dante in Un'idea di Dante, pp. 28-29.
    «Il problema espressivo di Dante non è affatto quello di rappresntare uno spettacolo, bensì di enunciare, quasi teoricamente, un'incarnazione di cose celesti e di descriver l'aspetto necessario sullo spettatore.».
  8. ^ a b Gianfranco Contini, Un sonetto di Dante in Un'idea di Dante, p. 23.
  9. ^ Gianfranco Contini, Un sonetto di Dante in Un'idea di Dante, p. 23.
    «Gentile è 'nobile', termine insomma tecnico del linguaggio cortese; onesta, naturalmente latinismo, è un suo sinonimo, nel senso però del decoro estrno....».
  10. ^ a b Gianfranco Contini, Un sonetto di Dante in Un'idea di Dante, p. 24.
    «Ma è opportuno segnare che donna ha esclusivamente il suo significato primitivo di 'signora (del cuore)'».
  11. ^ Gianfranco Contini, Un sonetto di Dante in Un'idea di Dante, p. 25.
  12. ^ Dante e gli studi, Biblioteca della letteratura italiana. URL consultato il 30 maggio 2015.
  13. ^ Dante stesso, nel commento al sonetto, ne sottolinea l'andamento chiaro e la facile comprensione: «Questo sonetto è sì piano ad intendere, per quello che narrato è dinanzi, che non abbisogna d’alcuna divisione» (Vita Nova XXVI, 8).
  14. ^ Giulio Ferroni, Dante e il nuovo mondo comunale (1300-1380) in Storia della letteratura italiana, vol. 2, p. 104.
  15. ^ Luisa Brucale, legge Tobler-Mussafia in Enciclopedia dell'Italiano, 2010. URL consultato il 30 maggio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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