Legge Tobler-Mussafia

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Con la definizione di "legge Tobler-Mussafia" (dal nome dei primi linguisti che hanno studiato il fenomeno, lo svizzero Adolf Tobler e il dalmata Adolfo Mussafia), i linguisti designano un particolare fenomeno del volgare medievale e già presente in lingua d'oïl e in altre lingue romanze: la frase non può iniziare con un pronome atono, e di conseguenza le particelle enclitiche (in particolare i pronomi), se non precedute da un elemento tonico, si uniscono come enclitiche al verbo a cui si riferiscono, come nei seguenti casi:

  • all'inizio di un periodo:

«Rispuosemi: "Non omo, omo già fui"»

(Dante Alighieri, Inferno, Canto I, v. 67.)

«Reçibió lo El Cid»

(Cantar de Mio Cid, v. 204.)
  • dopo la congiunzione e:

«e menommi al cespuglio che piangea»

(Dante Alighieri, Inferno, Canto XIII, v. 131.)
  • all'inizio della frase reggente quando questa segue una subordinata:

«Ma quando tu sarai nel dolce mondo, priegoti che alla mente altrui mi rechi»

(Dante Alighieri, Inferno, Canto VI, vv. 88-89.)

Se il verbo è ossitono, il pronome atono subisce un raddoppiamento fonosintattico.

Lo sviluppo successivo delle lingue romanze (salvo che nella lingua galiziana) ha portato in genere a un cambiamento nella struttura della frase, per cui il pronome atono solitamente precede il verbo che lo regge. La posizione enclitica permane comunque in casi particolari (ad esempio, in italiano, se il verbo è all'imperativo affermativo: Toglimi una curiosità; all'infinito: per toglierla; al gerundio: togliendola; al participio: toltala).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Renzi, Il posto dei pronomi clitici, in Nuova introduzione alla filologia romanza, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 275-282.