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Shinzō Abe

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Shinzō Abe
Shinzō Abe with Japanese flag (2017).jpg

Primo ministro del Giappone
In carica
Inizio mandato 26 dicembre 2012
Monarca Akihito
Vice capo del governo Tarō Asō
Predecessore Yoshihiko Noda

Durata mandato 26 settembre 2006 –
26 settembre 2007
Monarca Akihito
Predecessore Jun'ichirō Koizumi
Successore Yasuo Fukuda

Presidente del Partito Liberal Democratico del Giappone
In carica
Inizio mandato 26 settembre 2012
Vice presidente Masahiko Komura
Predecessore Sadakazu Tanigaki

Durata mandato 20 settembre 2006 –
27 settembre 2007
Predecessore Jun'ichirō Koizumi
Successore Yasuo Fukuda

Parlamentare della Camera dei rappresentanti del Giappone
In carica
Inizio mandato 17 luglio 1993
Circoscrizione Prefettura di Yamaguchi

Dati generali
Partito politico Liberal Democratico
Tendenza politica Conservatorismo liberale
Nazionalismo moderato
Titolo di studio Laurea in scienze politiche
Università University of Southern California
Professione Funzionario di partito

Shinzō Abe (安倍 晋三 Abe Shinzō?; Nagato, 21 settembre 1954) è un politico giapponese, primo ministro del Giappone rieletto da una sessione speciale della Dieta nazionale il 26 dicembre 2012. In precedenza aveva ricoperto tale carica da settembre 2006 a settembre 2007.

Delfino dell'ex primo ministro Jun'ichirō Koizumi, Abe è il più giovane primo ministro giapponese della storia nonché capo del più lungo esecutivo mai insediatosi a Tokyo. Abe è un esponente della corrente più conservatrice del Partito Liberal Democratico (LDP), nonché uno dei più nazionalisti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Nagato, ha studiato Scienze Politiche presso l'Università Seikei, laureandosi nel 1977. Si trasferì in seguito negli Stati Uniti per studiare all'University of Southern California. Nell'aprile 1979 iniziò a lavorare per la Kobe Steel. Lasciò la ditta nel 1982 e intraprese una carriera nelle istituzioni di governo: capo assistente del ministro per gli affari esteri, segretario del presidente del Partito Liberal Democratico e, in seguito, del segretario generale dello stesso partito.

Eredità familiare[modifica | modifica wikitesto]

Abe è nato in una famiglia di tradizione politica: suo nonno Kan Abe e suo padre Shintarō Abe erano entrambi politici. Shintarō era a capo di una corrente dell'LDP, ebbe numerosi incarichi di governo e di partito e fu candidato per la carica di primo ministro. Tuttavia fu implicato nello scandalo Recruit e, ammalatosi, morì nel 1991. La moglie di Shintarō, madre di Shinzō, era la figlia del primo ministro Nobusuke Kishi, fratello di un altro primo ministro, Eisaku Satō. Shinzō è dunque imparentato con politici di alto rango appartenenti a entrambi i lati della sua famiglia.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Abe nel 1956: sua madre Yōko Abe, Shinzō Abe all'età di due anni, suo padre Shintarō Abe e suo fratello maggiore Hironobu

Shinzō è stato eletto nel primo collegio della prefettura di Yamaguchi nel 1993, dopo la morte del padre avvenuta due anni prima, ottenendo il maggior numero di voti mai raggiunto in un'elezione in quella prefettura. Nel 1999 divenne Direttore della divisione per gli affari sociali, e, dal 2000 al 2003 fu vicesegretario del governo nelle amministrazioni Mori e Koizumi. In seguito divenne segretario generale del Partito Liberal Democratico.

Abe è stato a capo dei negoziatori inviati dal governo giapponese su incarico delle famiglie degli ostaggi giapponesi in Corea del Nord e ha accompagnato Koizumi al suo incontro con Kim Jong-il avvenuto nel 2002. Ottenne popolarità a livello nazionale quando richiese che gli ostaggi giapponesi che erano in visita rimanessero in patria, sfidando così la Corea del Nord.

Il 31 ottobre 2005 fu nominato capo segretario del quinto governo Koizumi, prendendo il posto di Hiroyuki Hosoda.

È stato alla guida di un gruppo interno all'LDP che lanciò un'inchiesta sull'«eccessiva educazione sessuale e sull'educazione che non tiene conto del sesso degli alunni». Tra gli elementi su cui questo gruppo focalizzò la propria attenzione ci furono i pupazzi con forme anatomiche e altro materiale curriculare «che non prendeva in considerazione l'età dei bambini», le politiche delle scuole che cancellavano le tradizionali feste per maschi e femmine e l'educazione fisica svolta con classi miste.

Il 20 settembre 2006 Shinzō Abe fu eletto presidente dell'LDP. I suoi principali contendenti erano Sadakazu Tanigaki e Tarō Asō. Yasuo Fukuda, che era stato inizialmente tra i candidati di spicco, scelse infine di non partecipare alla sfida. L'ex primo ministro Yoshirō Mori, alla cui corrente appartenevano sia Abe che Fukuda dichiarò che la corrente tendeva pesantemente a favorire Abe. Sei giorni dopo, il 26 settembre, fu eletto primo ministro raccogliendo 339 voti su 475 alla Camera dei rappresentanti (camera bassa) e 136 su 240 alla Camera dei consiglieri (camera alta).[1][2][3][4]

Il 26 settembre 2012 Abe ritorna alla guida dell'LDP subentrando a Tanigaki.

Primo mandato da Primo ministro (2006-2007)[modifica | modifica wikitesto]

Shinzō Abe si intrattiene con il presidente russo Vladimir Putin il 18 novembre 2006
Stretta di mano tra Abe e il presidente U.S.A. George W. Bush nell'aprile 2007

Abe, essendo stato eletto a 52 anni, è stato il più giovane primo ministro dai tempi di Fumimaro Konoe, eletto nel 1941.

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Nel campo economico Abe si è generalmente impegnato a proseguire il percorso di riforma fiscale incominciato dal suo predecessore Koizumi. Ha compiuto alcune mosse per sanare il bilancio giapponese, come ad esempio quella di nominare ministro delle finanze un esperto di politiche fiscali, Kōji Omi. Omi aveva precedentemente sostenuto eventuali aumenti delle tasse nazionali sul consumo, sebbene Abe si sia distanziato da questa posizione e abbia cercato di raggiungere il pareggio principalmente attraverso l'attuazione di tagli alla spesa.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Abe ha cercato inoltre di rivedere o di reinterpretare l'articolo 9 della Costituzione del Giappone, al fine di permettere al paese di avere un esercito de iure istituendo il Ministero della difesa nel 2007 in sostituzione della precedente Agenzia della difesa.

Nel gennaio del 2007, Abe ha annunciato che avrebbe accantonato una precedente proposta di modifica della legge della famiglia imperiale che avrebbe consentito alle femmine di ereditare il Trono del Crisantemo. La proposta era stata fatta sulla base del fatto che i due figli dell'imperatore Akihito, non avevano ancora avuto figli maschi. Dopo la nascita di Hisahito di Akishino, ora sembra sempre più improbabile che le norme saranno cambiate per consentire alla cugina di Hisahito, la principessa Aiko, figlia unica dell'erede al trono Naruhito, di diventare un'imperatrice regnante e quindi terminare le polemiche sulla successione.[5] I sostenitori del cambiamento hanno criticato la legge attuale, affermando che molti principi maschi erano ormai anziani e che le principesse lasciavano la famiglia reale dopo il matrimonio.[6]

Nel marzo 2007, Abe insieme a diversi politici di destra ha proposto un disegno di legge per incoraggiare il nazionalismo e un «amore per il proprio paese e città» tra i giovani giapponesi già nei libri scolastici.[7]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Abe ha pubblicamente dichiarato di riconoscere la necessità di migliori relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese e, insieme al ministro degli esteri Tarō Asō ha cercato di organizzare un summit con il presidente cinese Hu Jintao. Ha inoltre affermato che le relazioni tra i due paesi non debbano più essere basate sulle emozioni.

Inoltre Abe è stato visto con favore dalla classe politica di Taiwan: Chen Shui-bian si disse felice dell'elezione di Abe. Parte del suo gradimento a Taiwan è dovuto a ragioni di natura storica: suo nonno Nobusuke Kishi era un sostenitore del paese e il suo prozio Eisaku Satō è stato l'ultimo primo ministro a visitare Taiwan mentre era in carica.

Si dimette il 12 settembre 2007, poco dopo la sconfitta dell'LDP alle elezione della camera alta della Dieta, adducendo anche problemi di salute dovuta ad una rettocolite ulcerosa.

Secondo mandato da Primo ministro (2012-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 agosto 2009, il Jimintō subisce una brutta sconfitta alle elezioni per la camera bassa, finendo così all'opposizione. In seguito agli interventi poco efficaci al contrasto della crisi economica, all'imminente superamento economico della Cina, all'incapacità di mantenere un esecutivo stabile (in tre anni i Democratici hanno nominato tre governi diversi, in aggiunta ai quattro precedenti degli ultimi quattro anni) e alla impreparazione del governo nel gestire in modo efficiente il disastro nucleare di Fukushima, il Partito Democratico (centro-sinistra), che per la prima volta governava dalla sua nascita (nel 1998), perde più di dieci milioni di voti alle elezioni anticipate del 2012 garantendo così la vittoria al centro-destra che dopo soli tre anni di opposizione torna al governo. Il Partito Liberal Democratico dell'ex premier vince le elezioni anticipate in Giappone, ottenendo 294 dei 480 seggi[8].

Poco dopo la vittoria, Abe ha ribadito la sovranità giapponese sulle isole Senkaku, su cui in corso una disputa territoriale nei confronti di Cina e Taiwan. La camera bassa della Dieta lo ha rieletto primo ministro il 26 dicembre 2012.

Il gabinetto inaugurato nel dicembre 2012 è stato il più lungo e il più stabile nella storia giapponese del dopoguerra, con una durata di 617 giorni senza un cambio di personale fino a quando Abe ha gestito un rimpasto di governo nel settembre 2014, con l'obiettivo dichiarato di promuovere più donne nelle cariche ministeriali. Il gabinetto rimescolato ha raggiunto il record di 5 ministri donne del primo governo Koizumi. La maggior parte delle figure chiave, come il vice primo ministro Tarō Asō e il capo gabinetto del segretario Suga, sono state mantenute in carica anche se Abe ha spostato il ministro della giustizia Sadakazu Tanigaki fuori dal gabinetto per diventare il segretario generale dell'LDP.[9] Tuttavia, il 20 ottobre due delle donne promosse durante il rimpasto, il ministro della giustizia Midori Matsushima e il ministro del commercio Yūko Obuchi, sono state costrette a dimettersi in scandali separati per le elezioni. Abe chiese scusa agli elettori e si assunse la piena responsabilità dell'accaduto.[10]

Politica economica (Abenomics)[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera 2013 la stampa internazionale parla di Abenomics riguardo alla serie di riforme volte a rivitalizzare l'economia del Giappone.

L'iniziativa si compone fondamentalmente di tre direttrici: politica monetaria, politica fiscale e strategie di crescita. Nello specifico, deprezzamento dello Yen al fine di incentivare l'export giapponese continuamente minacciato da quello cinese, tasso di interesse fissato in negativo (per disincentivare il risparmio), politica monetaria espansiva per aumentare l'inflazione tanto da raggiungere e mantenere la soglia del 2% ed uscire dalla situazione di deflazione cronica, aumento di 1,5% della spesa pubblica (raggiungendo l'11,5% nel deficit pubblico)[11].

Nell'immediato termine, i benefici dell'economia giapponese sono stati indiscutibili. Nel primo quadrimestre del 2013 il tasso di crescita annuale del Giappone si è attestato attorno al 3,5% mentre il mercato della borsa valori è cresciuto del 55% in brevissimo tempo; l'avanzo commerciale è cresciuto di trecento miliardi di Yen grazie all'aumento del 12% delle esportazioni. Nonostante ciò, dopo questo primo balzo, l'indice Nikkei ha sperimentato un improvviso periodo ribassista tra maggio e luglio 2013 rimanendo comunque in positivo rispetto alla quotazione che aveva ad aprile 2013.

Inoltre, le critiche che più vengono mosse contro la politica aggressiva Giapponese riguardano i salari reali che vedono nell'aumento dell'inflazione in coppia ad un aumento meno che proporzionale dei salari nominali, una riduzione del potere d'acquisto dei giapponesi. Il Governo risponde che attraverso una maggiore competitività (ricerca e sviluppo unite ad una riforma del sistema fiscale) sarà in grado di contrastare questa tendenza. Questo infatti è solo l'inizio e gli analisti governativi sono convinti che nel medio-lungo periodo gli effetti si allineeranno con le aspettative e permetteranno al Giappone di tornare sulla scena mondiale in maniera competitiva e contrastando il gigante cinese che, ad oggi, gode di vantaggi demografici non indifferenti ma che nel giro di due decenni si troverà in una situazione ben peggiore di quella giapponese dove ad oggi si va in pensione a 70 anni con il 35% dell'ultimo stipendio.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno di Abe a capo del governo ha visto un rinnovato tentativo di minimizzare le atrocità del tempo di guerra in Giappone nei libri di testo scolastici, una questione che aveva contribuito alla sua caduta.[12][7] Nel 2013 Abe ha sostenuto la creazione del programma Super Global Universities (スーパーグローバル大学創成支援 Sūpā gurōbaru daigaku sōsei shien). Questo è un programma decennale per aumentare la frequenza di studenti internazionali nelle università giapponesi e assumere più docenti stranieri. C'è anche un finanziamento per le università selezionate per creare programmi universitari di solo inglese.[13][14]

Nel 2014 Abe ha stanziato milioni di dollari del bilancio fiscale per aiutare i programmi che aiutano singoli individui del Giappone a trovare potenziali compagni. Questi programmi intitolati "Programmi di sostegno al matrimonio" sono stati avviati nella speranza di aumentare il tasso di natalità in calo del Giappone, metà di quello che era di sessant'anni fa.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo il suo insediamento, Abe ha segnalato un «drastico rimodellamento» della politica estera e ha promesso di perseguire la diplomazia con una visione globale, piuttosto che regionale o bilaterale basata sui «valori fondamentali della libertà, della democrazia, dei diritti umani fondamentali e della regola di legge».[15] La sua scelta di Fumio Kishida come ministro degli esteri è stata interpretata come un segnale che avrebbe perseguito una linea più moderata rispetto alla sua posizione da falco nella corsa alle elezioni generali.[16]

Entro poche settimane dal ritorno al potere, il secondo gabinetto Abe ha dovuto affrontare la crisi degli ostaggi in Algeria del 2013 in cui 10 cittadini giapponesi sono stati uccisi. Abe ha condannato le uccisioni come «assolutamente imperdonabili» e ha confermato che il Giappone e il Regno Unito hanno collaborato per l'incidente.[17] Abe crede che questo incidente abbia dimostrato la necessità di creare un Consiglio di sicurezza nazionale e convocò un gruppo per valutare la sua creazione subito dopo la crisi.

Abe è stato insolitamente attivo nel campo degli affari esteri per un primo ministro giapponese, facendo visite in quarantanove paesi tra dicembre 2012 e settembre 2014, un numero che è stato descritto come «senza precedenti» (al contrario, i suoi due predecessori diretti Naoto Kan e Yoshihiko Noda ha visitato un totale combinato di diciotto paesi tra giugno 2010 e dicembre 2012). Ciò è stato interpretato come un mezzo per compensare le relazioni scadenti con la Cina e la Corea, aumentando il profilo del Giappone sulla scena mondiale e migliorando i legami bilaterali con altri paesi della regione. Le nazioni del sud-est asiatico, l'Australia e l'India sono state destinazioni importanti e frequenti per Abe, che ha visitato tutti e dieci i paesi dell'ASEAN nel suo primo anno di mandato. I tour diplomatici hanno anche funzionato come un altro elemento di Abenomics, promuovendo il Giappone nella comunità imprenditoriale internazionale e aprendo strade per gli scambi, energia e appalti per la difesa (ad esempio, i dirigenti aziendali viaggiano spesso con Abe in queste visite).[18][19]

Nel settembre 2013, Abe è intervenuta per aiutare la candidatura di Tokyo a ospitare i Giochi Olimpici e Paraolimpici Estivi del 2020, tenendo un discorso in inglese nella sessione del CIO a Buenos Aires, in cui ha esaltato il ruolo dello sport in Giappone e ha cercato di rassicurare la commissione che tutti i problemi in corso con la centrale di Fukushima erano sotto controllo.[20][21] Dopo che l'offerta ebbe successo, Abe cercò di ritrarre i giochi come simbolo del suo programma di rilancio economico di Abenomics, dicendo: «Voglio fare in modo che le Olimpiadi facciano dimenticare 15 anni di deflazione e declino economico»". Nel 2014, Abe ha affermato la speranza che si sarebbero svolte contemporaneamente "olimpiadi di robot" per promuovere l'industria della robotica.[22]

La politica estera di Abe ha spostato il Giappone dal tradizionale focus sulle "tre grandi relazioni bilaterali" con Stati Uniti, Cina e Corea del Sud, e ha cercato di aumentare il profilo internazionale del Giappone espandendo i legami con la NATO, l'UE e altre organizzazioni oltre la regione Asia-Pacifico. Nel 2014, Abe e il primo ministro britannico David Cameron hanno concordato di istituire un "quadro 2 + 2" di consultazioni annuali tra i ministeri degli esteri e della difesa britannici e giapponesi, con Abe che chiede una maggiore cooperazione sui temi «dalla pace dei mari a la sicurezza dei cieli, dello spazio e del cyberspazio». Ciò seguì un accordo simile con i ministri francesi a Tokyo all'inizio dell'anno.[23][24]

Abe ha concluso l'Accordo di Partenariato Economico Giappone-Australia con il governo australiano di Tony Abbott nel 2014 e ha preso parte ad una seduta congiunta del parlamento australiano a nel luglio dello stesso anno.[25] Nell'annunciare l'accordo, ha anche offerto le condoglianze per le sofferenze degli australiani durante la seconda guerra mondiale, in particolare per la Campagna della pista di Kokoda.[26] Abe è stato il primo PM giapponese ad affrontare il parlamento australiano.[27]

Nel gennaio 2014, Abe è diventato il primo leader giapponese ad assistere alla parata per la Festa della Repubblica dell'India a Delhi come ospite principale, durante una visita di tre giorni in cui lui e il primo ministro Manmohan Singh hanno concordato di aumentare la cooperazione bilaterale su questioni economiche, di difesa e sicurezza e firmato accordi commerciali relativi a energia, turismo e telecomunicazioni.[28] Una stretta relazione è stata anticipata tra Abe e Narendra Modi dopo l'elezione di quest'ultimo come primo ministro dell'India nel maggio 2014, quando si è notato che i due avevano stabilito legami da almeno sette anni prima quando Modi era ancora primo ministro del Gujarat e che Modi era una delle tre persone che Abe "ha seguito" su Twitter. I due uomini si scambiarono messaggi di congratulazioni dopo le elezioni.[29] Modi ha fatto la sua prima importante visita all'estero in Giappone nell'autunno del 2014, dove lui e Abe hanno discusso di accordi sulla cooperazione nucleare, elementi di terre rare e esercitazioni marittime congiunte.[30] Durante la visita, Abe ha invitato Modi a diventare il primo leader indiano a soggiornare presso l'Imperial State Guest House a Kyoto.[31]

Il 30 maggio 2014, Abe, in un discorso ai funzionari dei paesi dell'ASEAN, degli Stati Uniti e dell'Australia, ha affermato che il Giappone voleva giocare un ruolo importante nel mantenimento della sicurezza regionale, un allontanamento dalla passività mantenuta dal secondo conflitto mondiale, offrendo il sostegno del Giappone ad altri paesi nella risoluzione delle controversie territoriali.

Le relazioni tra Giappone e paesi limitrofi, Cina e Corea del Sud, sono rimaste scarse dopo il ritorno in carica di Abe. Mentre ha dichiarato che «le porte sono sempre aperte dalla mia parte», non si sono tenuti incontri bilaterali tra Abe e la leadership cinese per i primi 23 mesi del suo secondo mandato.[32] Abe non ha tenuto alcun incontro con il presidente Park Geun-hye della Corea durante il suo mandato 2012-14.[33] Entrambi i paesi hanno criticato la visita di Abe al santuario Yasukuni nel dicembre 2013, con il ministro degli esteri cinese che ha descritto l'azione come quella di spostare il Giappone in una direzione «estremamente pericolosa».[34] Inoltre, la Cina ha continuato a criticare le politiche di riforma della difesa di Abe, avvertendo che il Giappone non dovrebbe abbandonare la sua politica pacifista post-bellica.[35] Il discorso di Abe al World Economic Forum nel 2014 è stato interpretato come una critica alla politica estera e di difesa cinese quando ha affermato che «i dividendi della crescita in Asia non devono essere sprecati per l'espansione militare» e ha chiesto una maggiore salvaguardia della libertà dei mari sotto lo stato di diritto, anche se durante le sue osservazioni non ha fatto specifico riferimento a nessun paese.[36][37]

Nel novembre 2014, Abe ha incontrato il presidente della Cina Xi Jinping all'incontro dell'APEC a Pechino per la prima volta da quando entrambi erano entrati in carica, dopo che un comunicato è stato descritto come «imbarazzante» dalla stampa. Abe in seguito ha detto ai giornalisti che durante l'incontro ha suggerito di stabilire una linea diretta tra Tokyo e Pechino per contribuire a risolvere eventuali scontri marittimi e che il "primo passo" era stato fatto per migliorare le relazioni.[38][39]

Politica di difesa[modifica | modifica wikitesto]

Abe ha tentato di centralizzare la politica di sicurezza nell'ufficio del primo ministro creando il Consiglio di sicurezza nazionale giapponese (国家安全保障会議 Kokka-anzen-hoshō-kaigi) per coordinare meglio la politica di sicurezza nazionale e ordinando la prima Strategia di Sicurezza Nazionale nella storia del Giappone.[40] Basato sull'omonimo corpo americano, la legge per la creazione dell'NSC è stata approvata nel novembre 2013 e ha iniziato a funzionare il mese successivo quando Abe ha nominato Shōtarō Yachi primo consigliere per la sicurezza nazionale del Giappone.[41]

Nel dicembre 2013, Abe ha annunciato un piano quinquennale di espansione militare. Ha descritto questo come «pacifismo pro-attivo», con l'obiettivo di rendere il Giappone un paese più "normale", in grado di difendersi. Ciò in reazione ad un accumulo cinese e ad una diminuita influenza americana nella regione.[42]

Nello stesso mese la Dieta ha approvato la Legge sulla Segretezza dello Stato (特定秘密の保護に関する法律 Tokutei Himitsu no Hogo ni kansuru Hōritsu), entrata in vigore a dicembre 2014.[43] La legge ha ampliato le possibilità per il governo di designare quali informazioni costituiscono un segreto di stato e ha aumentato le pene per burocrati e giornalisti che perdono tali informazioni fino a 10 anni di prigione e una multa di 10 milioni di yen. Il passaggio della legge si è rivelato controverso, con migliaia di persone che hanno protestato contro il disegno di legge a Tokyo e il voto di approvazione del governo è sceso al di sotto del 50% per la prima volta in alcuni sondaggi. I detrattori sostenevano che la legge era ambigua e quindi concedeva al governo troppa libertà per decidere quali informazioni classificare, che avrebbe potuto ridurre la libertà di stampa e che il governo aveva affrettato la legislazione senza includere alcuna garanzia di libertà di informazione.[44][45] Abe sosteneva che la legge era necessaria e applicata solo nei casi di sicurezza nazionale, diplomazia, sicurezza pubblica e antiterrorismo, dicendo: «Se la legge impedisce che vengano fatti film o indebolisca la libertà di stampa, mi dimetterò».[46] Tuttavia ha ammesso che, in retrospettiva, il governo avrebbe dovuto spiegare i dettagli del disegno di legge con più attenzione al pubblico.[47]

Nel luglio 2014 il governo Abe prese la decisione di reinterpretare la costituzione giapponese per consentire il diritto di "autodifesa collettiva". Ciò consentirebbe alle Forze di autodifesa di venire in aiuto e difendere un alleato sotto attacco, mentre la precedente interpretazione della costituzione era strettamente pacifista e consentiva di usare la forza solo in assoluta autodifesa.[48] La decisione è stata sostenuta dagli Stati Uniti, che hanno sostenuto maggiori possibilità di azione da parte del Giappone come alleato regionale e hanno portato a una revisione degli orientamenti di cooperazione difesa USA / Giappone nel 2015.[49][50] In risposta il ministero degli esteri cinese ha affermato che la decisione «slevava dubbi» sull'impegno del Giappone per la pace e ha sostenuto che l'opinione pubblica giapponese è contraria al concetto di autodifesa collettiva.[51] Abe sostenne che la mossa non avrebbe portato il Giappone a essere coinvolto in "guerre straniere" come la guerra del Golfo o in Iraq, ma invece avrebbe garantito la pace attraverso la deterrenza.[52] Ciò ha portato all'introduzione della legislazione sulla sicurezza 2015 per dare effetto giuridico alla decisione del gabinetto.

Terzo mandato da primo ministro (2014-2017)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo due trimestri di calo del Pil, il premier ha annunciato il 18 novembre 2014 il rinvio dell'aumento della tassa sui consumi ad aprile 2017, ma soprattutto lo scioglimento della camera bassa della Dieta con conseguenti elezioni anticipate a dicembre 2014, poi vinte conquistando, con gli alleati del Kōmeitō, 325 seggi su 475[53].

Il 24 dicembre 2014 Abe è stata rieletto alla carica di primo ministro dalla Camera dei rappresentanti. L'unico cambiamento che fece quando introdusse il suo terzo gabinetto fu la sostituzione del ministro della difesa Akinori Eto, coinvolto in una polemica sui finanziamenti politici, con Gen Nakatani.[54] Nel suo discorso di politica di febbraio, mentre il Governo ha resistito allo scandalo della scuola Moritomo Gakuen, Abe ha invitato la nuova Dieta ad attuare «riforme più drastiche dalla fine della seconda guerra mondiale» nelle aree dell'economia, dell'agricoltura, della sanità e in altri settori.[55][56]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Shinzō Abe nella foto di gruppo del G7 2016 di Shima

Durante un tour in Medio Oriente nel gennaio 2015, Abe ha annunciato che il Giappone fornirà 200 milioni di dollari in assistenza non militare ai paesi che combattono contro lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante come parte di un pacchetto di aiuti da 2,5 miliardi di dollari.[57] Poco dopo, l'ISIS ha pubblicato un video in cui una figura mascherata (identificata come Mohammed Emwazi o "Jihadi John") minacciava di uccidere due ostaggi giapponesi, Kenji Gotō e Haruna Yukawa, come rappresaglia per la mossa, a meno che il governo di Abe non pagasse 200 milioni di dollari di riscatto. Abe interruppe il suo viaggio per affrontare la crisi, dichiarò che tali atti di terrorismo erano «imperdonabili» promettendo di salvare gli ostaggi rifiutandosi però di pagare il riscatto.[58] Il gabinetto Abe ha lavorato con il governo giordano per tentare di ottenere il rilascio di entrambi gli ostaggi, dopo che altri video sono stati pubblicati dall'ISIS collegando il loro destino a quello del pilota Muath Al-Kasasbeh, con il vice ministro degli esteri Yasuhide Nakayama che conduceva i negoziati ad Amman. Entrambi gli ostaggi sono stati però uccisi, l'ISIS ha diffuso notizie della morte di Yukawa il 24 gennaio e Gotō il 31 gennaio. Abe ha condannato le uccisioni come un «atto atroce», ha dichiarato che il Giappone non avrebbe ceduto al terrorismo e si è impegnato a collaborare con la comunità internazionale per consegnare gli assassini alla giustizia.[59] Ci sono state alcune critiche nei confronti di Abe per il suo tentativo di impegnare gli aiuti contro l'ISIS mentre cittadini giapponesi erano in ostaggio, ma i sondaggi hanno mostrato un sostegno alla sua amministrazione all'indomani della crisi.[60] In seguito ha usato l'esempio della crisi degli ostaggi per discutere il caso della legislazione di autodifesa collettiva che il suo governo ha introdotto nell'estate del 2015.[61]

Nell'aprile 2015, Abe è stato il primo premier giapponese a presenziare ad una seduta congiunta del Congresso degli Stati Uniti. Nel suo discorso ha fatto riferimento all'alleanza Giappone-USA come alleanza di speranza, ha promesso che il Giappone avrebbe svolto un ruolo più attivo di sicurezza e difesa nell'alleanza e ha sostenuto che il TPP avrebbe apportato benefici sia economici che di sicurezza all'Asia e alla regione del Pacifico.[62][63]

Come i suoi predecessori Tomiichi Murayama e Jun'ichirō Koizumi, Abe ha rilasciato una dichiarazione per commemorare il 70º anniversario della fine della seconda guerra mondiale, il 14 agosto 2015. Questa affermazione era stata ampiamente anticipata, con alcuni commentatori che si aspettavano che Abe correggesse o addirittura si rifiutasse di ripetere scuse dei precedenti leader per il ruolo del Giappone nella guerra.[64] Nella dichiarazione, Abe si è impegnato a sostenere le precedenti scuse e ha espresso «profondo dolore e condoglianze eterne e sincere» per «il danno e la sofferenza incommensurabili» che il Giappone aveva causato a «persone innocenti» durante il conflitto. Ha anche sostenuto che il Giappone non dovrebbe essere «predestinato a scusarsi» per sempre, osservando che oltre l'80% dei giapponesi viventi oggi sono nati dopo il conflitto e non hanno avuto parte in esso.[65][66] I governi di Cina e Corea del Sud hanno risposto con critiche alla dichiarazione, ma gli analisti hanno notato la moderazione di Abe rispetto alla retorica più dura usata in precedenza.[67] Un rappresentante del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha accolto favorevolmente la dichiarazione e ha fatto riferimento al Giappone come un «modello per le nazioni ovunque» nei suoi rapporti su «pace, democrazia e stato di diritto» sin dalla fine della guerra.[68] Il professor Gerald Curtis dell'Università della Colombia ha sostenuto che l'affermazione «probabilmente non soddisfa alcuna circoscrizione» né in Giappone né all'estero, ma che ripetendo le parole «aggressione», «colonialismo», «scuse» e «rimorso» usate nella dichiarazione di Murayama del 1995 probabilmente sarebbe stato sufficiente per migliorare i rapporti con Cina e Corea.[69]

Nel mese di dicembre 2015, Abe e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno firmato accordi in cui l'India ha accettato di acquistare la tecnologia Shinkansen dal Giappone (finanziata in parte con un prestito dal governo giapponese), ed a elevare il Giappone a pieno status di partner navale nelle esercitazione nella zona di Malabar. Durante i colloqui venne concordata anche una proposta, da firmare formalmente dopo la finalizzazione dei dettagli tecnici, per cui il Giappone si impegnava a vendere tecnologia nucleare non militare all'India.[70] Dimostrando la loro stretta relazione, Abe ha espresso apprezzamenti per le politiche di Modi. In cambio, Modi si complimentò con Abe definendolo «leader fenomenale», notò come le relazioni tra India e Giappone avessero un «meraviglioso tocco umano» e lo invitarono a partecipare alla cerimonia di Ganga aarti alla Dashashwamedh Ghat (la più grande Ghat di Varanasi) nel suo collegio elettorale.[71][72] Gli analisti hanno descritto l'accordo nucleare come parte degli sforzi del Giappone e dell'India per rispondere alla crescente potenza cinese nella regione Asia-Pacifico.[73]

A Seul, nel novembre 2015, Abe ha partecipato al primo vertice trilaterale Cina-Giappone-Corea del Sud, tenutosi per tre anni con il presidente coreano Park Geun-hye e il premier cinese Li Keqiang. I vertici sono stati sospesi nel 2012 a causa di tensioni su questioni storiche e territoriali. I leader hanno concordato di ripristinare i vertici come eventi annuali, negoziare un accordo di libero scambio trilaterale e lavorare per controllare il programma di armi nucleari della Corea del Nord e hanno annunciato che la cooperazione trilaterale è stata «completamente restaurata».[74][75][76]

Le relazioni del Giappone con la Corea del Sud sono migliorate leggermente durante il terzo mandato di Abe, all'indomani della dichiarazione di anniversario di guerra di Abe.[77] Abe e il presidente della Corea Park Geun-hye hanno tenuto il loro primo incontro bilaterale nel novembre 2015, dove entrambi hanno concordato di risolvere il problema delle cosiddette comfort women che Park ha descritto come il più grande ostacolo a legami più stretti.[33] Alla fine di dicembre 2015, i ministri degli esteri Fumio Kishida e Yun Byung-se hanno annunciato a Seul che era stato raggiunto un accordo per risolvere la questione delle comfort women, in cui il Giappone ha accettato di versare 1 miliardo di yen in un fondo per sostenere le 46 vittime sopravvissute e ha rilasciato una dichiarazione che conteneva le «più sincere scuse e rimorsi» del primo ministro giapponese. Abe in seguito telefonò a Park per scusarsi. In cambio, il governo sudcoreano ha accettato di considerare la questione «finalmente e irreversibilmente risolta» e di rimuovere una statua di fronte all'ambasciata giapponese a Seul. Entrambe le parti hanno convenuto di astenersi dal criticare l'un l'altro sulla questione in futuro. Il presidente Park ha affermato che l'accordo sarebbe un «nuovo punto di partenza» per le relazioni tra i due paesi, anche se entrambi i leader hanno ricevuto alcune critiche interne: Abe per essersi scusato, Park per aver accettato l'accordo.[78][79]

Poco dopo l'elezione e l'inaugurazione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, Abe ha avuto con lui un incontro formale a Mar-a-Lago, in cui si è discusso di sicurezza, alla luce di una minaccia nordcoreana.[80]

Revisione costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni del 2016 alla Camera dei consiglieri, la prima che consentiva ai cittadini giapponesi di 18 anni e più di votare, Abe guidò la coalizione LDP-Kōmeitō alla vittoria. I risultati delle elezioni hanno aperto il dibattito sulla riforma costituzionale, in particolare sulla modifica dell'articolo 9 della Costituzione del Giappone, riguardante le Forze armate giapponesi (自衛隊, Jieitai), con i partiti pro-revisionisti che hanno ottenuto la maggioranza dei due terzi necessaria per le riforme, insieme a una maggioranza di due terzi nella Camera dei rappresentanti, che avrebbe alla fine condotto a un referendum nazionale.[81] Abe è rimasto relativamente tranquillo sulla questione per il resto dell'anno, ma a maggio 2017 ha annunciato che la riforma costituzionale sarebbe entrata in vigore dal 2020.[82]

Politica di difesa[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo discorso di aprile al Congresso, Abe ha annunciato che il suo governo avrebbe «promulgato tutte i bilanci necessari entro la prossima estate» per espandere la capacità di operazioni delle forze di autodifesa e dare attuazione alla decisione del governo del luglio 2014 di reinterpretare la costituzione a favore dell'autodifesa collettiva.[62] Pertanto, nel mese di maggio 2015, il gabinetto Abe ha introdotto 11 leggi che costituiscono la Legge sulla conservazione della sicurezza e della pace nella Dieta, che ha spinto per una limitata espansione delle potenze militari a combattere in conflitti stranieri. Gli obiettivi principali delle leggi erano permettere alle Forze di autodifesa del Giappone di venire in aiuto alle nazioni alleate sotto attacco (anche senza un attacco diretto al Giappone stesso), di espandere il loro raggio d'azione per sostenere le operazioni internazionali di mantenimento della pace e consentire al Giappone di prendere su una quota maggiore di responsabilità in materia di sicurezza come parte dell'alleanza USA-Giappone.[83][84][85]

Per tenere conto del tempo necessario per passare di fronte al lungo scrutinio dell'opposizione, il governo Abe ha prolungato la sessione di dieta di 95 giorni da giugno a settembre, rendendola la più lunga nell'era del dopoguerra.[86] I disegni di legge sono stati approvati dalla Camera dei rappresentanti il 16 luglio con il sostegno della maggioranza della coalizione LDP-Kōmeitō. I membri della Dieta dei partiti democratici, dell'innovazione, comunisti e socialdemocratici dell'opposizione uscirono dall'aula per protesta contro ciò che affermarono essere la mossa del governo per far approvare forzatamente senza un dibattito sufficiente e ignorare i «partiti responsabili dell'opposizione».[87][88] Abe ha replicato sostenendo che la discussione prima del voto è durata per «ben 113 ore».[89]

Come risultato di queste mosse, Abe ha affrontato una reazione pubblica ed i sondaggi d'opinione hanno mostrato che il suo rating di approvazione in caduta in cifre negative per la prima volta da quando è tornato al potere nel 2012, con il 50% di disapprovazione e il 38% di approvazione del gabinetto di governo secondo un sondaggio Nikkei all'inizio di agosto.[90] Si sono registrate proteste fuori dai palazzi della Dieta, denunciando quelli che venivano definiti "i conti di guerra" dagli oppositori. Gli organizzatori delle proteste hanno stimato che fino a 100.000 manifestanti hanno marciato contro il passaggio della legge alla Camera dei consiglieri a luglio.[91] Durante le udienze della dieta sui disegni di legge alcuni costituzionalisti (alcuni dei quali erano stati invitati dai partiti al potere) e un ex giudice della Corte suprema hanno sostenuto che la legislazione fosse incostituzionale.[92][93] Abe è stato pubblicamente criticato dal sopravvissuto alla bomba atomica Sumiteru Taniguchi nel suo discorso alla cerimonia commemorativa di Nagasaki del 9 agosto, quando ha affermato che le riforme della difesa avrebbero portato il Giappone «al periodo di guerra».[94] I membri del gabinetto Abe hanno detto che avrebbero fatto uno sforzo maggiore per spiegare al pubblico i contenuti e le ragioni della legislazione sulla sicurezza, con l'LDP che pubblicava uno spot di cartoni animati, e Abe che appariva dal vivo in televisione e in streaming in eventi pubblici per rispondere a domande da membri del pubblico in merito.[95]

Le leggi sulla sicurezza sono state infine approvate 148 voti a 90 dalla Camera dei consiglieri e sono diventate legge il 19 settembre, a seguito di tentativi dell'opposizione per ritardare il voto.[96][97] Dopo il voto, Abe ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che le nuove leggi «rafforzeranno il nostro impegno a non fare mai più guerra», e che la legislazione era «finalizzata a scoraggiare la guerra e contribuire alla pace e sicurezza». Si è inoltre impegnato a continuare a spiegare la legislazione per cercare di ottenere «una maggiore comprensione» da parte dell'opinione pubblica sulla questione.[98]

Il 18 ottobre 2015 Abe ha presieduto la revisione della flotta triennale della Forza di autodifesa marittima giapponese nel suo ruolo di comandante in capo delle forze di autodifesa. Nel suo discorso al personale a bordo del cacciatorpediniere Kurama ha annunciato che «sollevando fortemente la bandiera del "pacifismo proattivo", sono determinato a contribuire più che mai alla pace e alla prosperità del mondo»". Più tardi quel giorno salì a bordo della USS Ronald Reagan, diventando il primo primo ministro giapponese a mettere piede su una nave da guerra americana.[99]

Nel dicembre 2015 il governo Abe ha annunciato la creazione di una nuova unità di intelligence per le operazioni antiterrorismo, che avrà sede nel ministero degli Esteri ma guidata dall'ufficio del primo ministro. Questo è stato segnalato come parte degli sforzi per rafforzare le misure di sicurezza in preparazione del vertice del G7 del 2016 a Shima ed alle Olimpiadi del 2020 a Tokyo. Nello stesso mese il governo ha approvato il più grande budget di difesa mai messo a disposizione in Giappone, 5,1 trilioni di yen, per l'anno fiscale che inizia ad aprile 2016. Il pacchetto comprendeva finanziamenti destinati all'acquisto di tre droni "Global Hawk", sei caccia F-35 e un aereo Boeing KC-46A per il volo di rifornimento.

Rielezione come presidente del LDP[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2015 Abe è stato rieletto presidente dell'LDP in un'elezione incontrastata dopo che il membro della dieta di LDP Seiko Noda non è riuscito a raccogliere abbastanza supporto per candidarsi.[100] In seguito a ciò, Abe realizzò un rimpasto di gabinetto, mantenendo di nuovo in carica i ministri chiave di finanza, economia, affari esteri e il capo Gabinetto. Ha anche creato una nuova posizione ministeriale per il coordinamento delle politiche relative all'economia, il declino della popolazione e la riforma della sicurezza sociale, che è stata colmata da Katsunobu Katō.

Abenomics 2.0[modifica | modifica wikitesto]

In una conferenza stampa dopo la sua rielezione ufficiale come presidente LDP, Abe ha annunciato che la fase successiva della sua amministrazione si concentrerà su ciò che ha definito «Abenomics 2.0», il cui obiettivo era quello di affrontare problemi di bassa fertilità e invecchiamento della popolazione e creare una società «in cui ciascuno dei 100 milioni di cittadini giapponesi possa assumere ruoli attivi».[98] Questa nuova politica consisteva in obiettivi che Abe chiamava «tre nuove direttrici»: aumentare il PIL del Giappone a 600 trilioni di yen entro il 2021, innalzare il tasso di fertilità nazionale da una media di 1,4 a 1,8 bambini per donna e stabilizzare la popolazione a 100 milioni e creare una situazione in cui le persone non dovrebbero lasciare l'occupazione per prendersi cura dei parenti anziani entro la metà del 2020. Abe ha spiegato che il governo avrebbe adottato misure per aumentare i salari, aumentare i consumi ed espandere i servizi per l'infanzia, la sicurezza sociale e l'assistenza agli anziani per raggiungere questi obiettivi.[101][102]

Questa nuova versione di Abenomics è stata accolta con alcune critiche dai commentatori, i quali hanno sostenuto che non era ancora chiaro se le prime tre direttrici fossero riuscite a sollevare il Giappone dalla deflazione (l'inflazione era in qualche modo inferiore all'obiettivo del 2%), che le nuove direttrici sono state semplicemente presentate come obiettivi senza le politiche necessarie per soddisfarli, e che gli obiettivi stessi non erano realistici.[103][104][105] Tuttavia, i sondaggi di opinione negli ultimi mesi del 2015 hanno mostrato che i livelli di approvazione del governo di Abe tornano a salire in cifre positive dopo il cambiamento di enfasi sulle questioni economiche.[106][107]

Alla conclusione dei colloqui Trans-Pacific Partnership all'inizio di ottobre 2015, Abe ha salutato l'accordo per la creazione di una "zona economica senza precedenti" e aprendo le possibilità per un accordo di libero scambio Asia-Pacifico ancora più ampio e il commercio giapponese con l'Europa. per mitigare eventuali effetti negativi sul settore agricolo giapponese.[108] I dati sul PIL pubblicati nel novembre 2015 sembravano inizialmente mostrare che il Giappone era entrato in una seconda recessione dall'implementazione di Abenomics,[109] tuttavia queste cifre sono state successivamente riviste per dimostrare che il l'economia era cresciuta dell'1% nel terzo trimestre, evitando così la recessione.[110]

A dicembre 2015 le due parti della coalizione di governo di Abe hanno concordato di introdurre un'aliquota ridotta d'imposta sui consumi per il cibo quando l'aumento delle tasse previsto dall'8 al 10% si verifica nell'aprile 2017. Questo accordo è stato raggiunto dopo che Abe è stato visto scendere fortemente a favore della posizione detenuta dal suo socio della coalizione Komeito, che l'aliquota fiscale avrebbe dovuto essere ridotta, il che ha suscitato qualche disaccordo da parte dei membri del Partito Liberal Democratico, che hanno favorito una politica di maggiore consolidamento fiscale attraverso le imposte.[111][112][113] Abe ha licenziato il presidente del pannello fiscale del LDP Takeshi Noda (che si è opposto alla riduzione) e ha nominato Yōichi Miyazawa, che era più favorevole alla politica, come suo sostituto.[114] Abe ha dichiarato che l'accordo fiscale è «il miglior risultato possibile» dei negoziati.[115]

Quarto mandato da primo ministro (2017-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni generali del 2017 si sono svolte il 22 ottobre. Il primo ministro Abe ha definito le elezioni anticipate il 25 settembre, mentre la crisi della Corea del Nord era prominente nei mezzi di informazione.[116] Gli oppositori politici di Abe affermano che le elezioni anticipate sono state progettate per eludere gli interrogatori in parlamento sui presunti scandali.[117] Ci si aspettava che Abe mantenesse la maggioranza dei seggi nella Dieta.[118] La coalizione di governo di Abe ha preso quasi la maggioranza dei voti e due terzi dei seggi. La campagna elettorale dell'ultimo minuto e il voto si sono svolti mentre il tifone Lan, il più grande tifone del 2017, stava creando scompiglio in Giappone.

Nel 2017 suo nome viene collegato allo scandalo inerente la cessione da parte del ministero delle Finanze alla fondazione ultra-conservatrice Moritomo Gakuendi[119] di un terreno 9mila metri quadri nella periferia di Osakad al prezzo di 134 milioni di yen[120], irrisorio rispetto a quello di mercato di dieci volte superiore.[121]

Nel marzo 2018, fu rivelato che il ministero delle finanze (con il ministro Tarō Asō alla testa) aveva falsificato i documenti presentati al parlamento in relazione allo scandalo Moritomo Gakuen, per rimuovere 14 passaggi che coinvolgevano Abe. È stato suggerito che lo scandalo potrebbe costare ad Abe il suo seggio come leader del partito liberaldemocratico. Ulteriori accuse sono emerse lo stesso anno in cui Abe aveva dato un trattamento preferenziale al suo amico Kotarō Kake per aprire un dipartimento di veterinaria nella sua scuola, Kake Gakuen. Abe ha negato le accuse, ma il sostegno alla sua amministrazione è sceso al di sotto del 30% nei sondaggi, il più basso da quando ha preso il potere nel 2012. Chi lo ha invitato a dimettersi includeva l'ex primo ministro Junichirō Koizumi.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Membro di I Classe dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine del Re Abd al-Aziz (Arabia Saudita)
— aprile 2007[122]
Membro di I Classe dell'Ordine di Isa bin Salman Al Khalifa (Bahrain) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Isa bin Salman Al Khalifa (Bahrain)
— agosto 2013
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito Ivoriano (Costa d'Avorio) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito Ivoriano (Costa d'Avorio)
— gennaio 2014
Gran Collare dell'Ordine di Sikatuna (Filippine) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine di Sikatuna (Filippine)
— 3 giugno 2015[123]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine d'Onore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine d'Onore (Grecia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Orange-Nassau (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Orange-Nassau (Paesi Bassi)
— 29 ottobre 2014[124]
Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 31 marzo 2017[125]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Biografie[modifica | modifica wikitesto]

Profilo politico[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) BBC, su news.bbc.co.uk.
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