Ponte di Mezzocammino

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Ponte di Mezzocammino
Ponte Monumentale di Mezzocammino ROMA.jpg
Il ponte visto in tempi recenti
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàRoma
AttraversaTevere
Coordinate41°48′30.31″N 12°25′06″E / 41.808421°N 12.418334°E41.808421; 12.418334Coordinate: 41°48′30.31″N 12°25′06″E / 41.808421°N 12.418334°E41.808421; 12.418334
Dati tecnici
TipoPonte ad arco
Materialecalcestruzzo armato
laterizio
Lunghezza362 5 m
Larghezza13 m
Carreggiate2
Corsie2
Realizzazione
Costruzione1939-1940
Mappa di localizzazione

Il ponte di Mezzocammino è un'infrastruttura che scavalca il drizzagno del Tevere realizzato nei pressi di Spinaceto tra il 1943 e il 1951.

La deviazione del Tevere[modifica | modifica wikitesto]

Dalla leggendaria fondazione ad oggi, Roma ha dovuto fare sempre i conti con le inondazioni del Tevere, che in ogni tempo hanno creato gravi problemi all'Urbe. I vicoli della città antica sono tappezzati di lapidi che ricordano le date degli alluvioni e il livello raggiunto dalle acque. Queste inondazioni erano dovute principalmente alla scarsa pendenza dell'alveo (Roma si trova ad appena circa 12 sul livello del mare), alla presenza di rovine di edifici e ponti crollati nel fiume, di navi e molini affondati e non ultimi agli stessi ponti del Tevere, che contribuivano a fare da dighe al fiume rendendo sempre facile lo straripamento. Le soluzioni per ovviare a questo flagello furono diverse; Traiano fece scavare un canale artificiale alla foce del Tevere che, oltre a servire l'omonimo porto, aumentasse i deflusso delle acque verso il mare. I papi fecero opere di arginatura ma modeste fino ad arrivare alla seconda metà del XIX secolo, quando fu decisa la costruzione di alti muraglioni in pietra, costruzione che si protrasse per cinquant'anni fino al 1926. Questi muraglioni, pur distruggendo il pittoresco volto fluviale di Roma, salvarono la zona centrale della città dagli alluvioni, ma rimaneva aperto il problema delle campagne. Per velocizzare il deflusso delle acque verso la foce si pensò ad una rettifica dell'alveo in località Spinaceto, dove il fiume seguiva un'ansa di 2,750 metri, rettifica che si concretizza nella costruzione di un canale navigabile largo 75 metri, profondo 150, che accorcia il corso del Tevere a 1,290 metri in linea retta.

L'idroscalo del Littorio[modifica | modifica wikitesto]

La zona del drizzagno e del ponte: A = drizzagno di Spinaceto; b = Ponte di Mezzocammino; c = meandro abbandonato; d = area di riporto del materiale scavato per il drizzagno, utilizzato per livellare il terreno dove deve sorgere l'idroscalo del Littorio

L'idea della rettifica era nell'aria, pur senza una precisa idea, fin dai primi anni del novecento. Ad avviarne la progettazione è la delusione di Benito Mussolini per il rientro della Crociera aerea del Decennale del Fascismo (12 agosto 1933), i cui idrovolanti ammarano all'Idroscalo di Ostia.[1] Pur inaugurato nel 1926, infatti, questo impianto era diventato rapidamente obsoleto sia per l'aumento di peso dei velivoli, sia per la direzione unica di ammaraggio, sfavorevole rispetto ai venti. Quando il Duce vede i 24 Savoia-Marchetti S.55 ammarare uno alla volta, flottando ognuno per due chilometri, decide che Roma deve avere un nuovo e più moderno scalo, in grado di sostituire anche l'aeroporto del Littorio, che rimarrebbe in uso solo per scopi militari. Poiché nel 1933 si sta già cominciando a pensare alla grande Esposizione universale del 1942, da tenersi nella zona delle Tre Fontane, per il nuovo impianto si pensa alle campagne adiacenti della Magliana, nel meandro che il fiume deve abbandonare.

Il ponte[modifica | modifica wikitesto]

Cantiere del ponte dell'Aeronautica
Plastico del progetto del ponte di Mezzocammino

L'accumularsi dei progetti (l'idroscalo, il drizzagno e l'esposizione), stimola l'interesse di numerose imprese private che, prima ancora della richiesta ufficiale e del sondaggio dei terreni interessati, iniziano a presentare studi e progetti di ogni tipo. Il piano inizia a concretizzarsi nel 1936, contemporaneamente a quello dell'esposizione, e viene messo a punto dal Ministero dei lavori pubblici e dall'ufficio centrale del demanio aeronautico con la collaborazione dell'ufficio speciale del Genio civile. Il progetto[2] del ponte di Mezzocammino si concretizza nel 1938, dopo il fermo dei lavori del cosiddetto ponte dell'Aeronautica, una chiusa sul fiume (le luci sono dotate di paratie mobili per fermare il flusso delle acque), dotata di una strada carrabile in posizione superiore (ponte di servizio), con annesso scavo di un grande bacino idrico artificiale per decollo e ammaraggio degli idrovolanti (dai quali prende il nome). L'intero piano, già messo in discussione dalle sfavorevoli condizioni del sottosuolo,[3] è stato del tutto abbandonato dopo la rovinosa piena del Tevere del 18 dicembre 1937, che superò le stime calcolate su base secolare inondando l'intera area di cantiere.[4]

Nel 1938 viene deciso di portare avanti prioritariamente il drizzagno, i cui lavori cominciano nello stesso anno. Il canale viene inaugurato da Benito Mussolini il 12 giugno 1940, in un periodo in cui al progetto originare dell'idroscalo sono state apportate numerose varianti legate alle condizioni del sottosuolo. La commissione ministeriale incaricata stabilisce il completo abbandono del progetto nel 1943, quando la guerra ha ormai preso una piega avversa, e con l'idroscalo si mette definitivamente la parola fine anche al ponte dell'aeronautica, al posto del quale si decide la costruzione di un normale ponte stradale per il collegamento diretto tra la via Appia e la via Aurelia senza dover entrare in città.

I lavori, affidati come quelli precedenti, alla Impresa Tudini & Talenti, sono avviati nello stesso anno per essere sospesi nel 1944. Ripresi nel 1947 sono portati a compimento nel 1951, quando l'opera è stata intanto compresa dall'ANAS nel tracciato del Grande Raccordo Anulare. Il nuovo ponte di Mezzocammino diventa così lo scavalco del Tevere del G.R.A., inizialmente con una corsia per senso di marcia, in seguito affiancato da un nuovo ponte in modo che le due corsie di ognuno possano essere utilizzate per la marcia normale e il sorpasso. Dopo tale aggiunta il ponte diventa corsia interna, e tale situazione permane fino al 2003,[5] quando l'ampliamento della circonvallazione a tre corsie lo "degrada" a fungere da corsia di immissione dallo svincolo delle vie del mare e Ostiense. Il ponte è a 15 campate, in parte costruito quando il drizzagno non era ancora stato completato, è lungo 362,5 metri con le basi delle fondazioni a 25,7 metri sotto il livello del mare, ed è completato con un muro di sostegno di 545 metri sulla riva sinistra. Originariamente la campata centrale era mobile, per il passaggio delle navi a grande alberatura e comandata da una cabina di comando ancora oggi visibile sulla sponda sinistra.[6]

Data l'importanza storica della struttura, allo scopo di preservarne l'aspetto monumentale e le tecniche costruttive, nel 2003 il ponte è stato dichiarato monumento nazionale.

Il fondo fotografico Ricci[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Ricci

Un sito web del Comune di Roma raccoglie circa 700 fotografie d'epoca realizzate durante le fasi della costruzione, che testimoniano il sacrificio degli operai e le condizioni tecniche di esecuzione degli scavi. L'autore della estesa collezione fotografica è Enrico Ricci (Roma, 11 febbraio 1889–Roma, 23 novembre 1956), direttore dei lavori e grande appassionato di fotografia, che dopo aver diretto per la Impresa Tudini & Talenti la costruzione del Convitto "Principe di Piemonte" per orfani d'impiegati di Enti Locali, inaugurato nel 1930 ad Anagni viene mandato a Sabaudia, dove si occupa della costruzione del primo nucleo della nuova città fino al 1937. In tale anno l'impresa si è assicurata l'appalto per la costruzione del ponte di Mezzocammino sul drizzagno del Tevere di Spinaceto, opera che impegna il Ricci fino all'inaugurazione del 12 giugno 1940.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ogliari-Sapi, Ala Littoria
  2. ^ Ferrari, pag. 134 e seguenti
  3. ^ Ferrari, I sondaggi del sottosuolo individuano uno strato superficiale di torbe povere, soprastanti un accumulo di argille plastiche e sabbiose costantemente sature di umidità. Solo a quota -35 m sotto il livello del mare si trovano le buone argille turchine sufficientemente compatte in grado di sorreggere le pile della chiusa.
  4. ^ Ferrari, Pag. 136
  5. ^ ANAS
  6. ^ Pietrolucci, Pag. 203

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Ogliari, Franco Sapi, Partiamo insieme. I trasporti in Lazio e Abruzzo. Volume III
  • Paolo Ferrari. L'aeronautica italiana. Una storia del Novecento. FrancoAngeli editore.
  • ANAS (a cura di). Libro bianco. 2005
  • Marco Pietrolucci, La città del Grande Raccordo Anulare. Gangemi editore

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]