Ponte Flaminio

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Ponte Flaminio
Ponte Flaminio.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàRoma
Coordinate41°56′10.71″N 12°28′17.67″E / 41.936309°N 12.471575°E41.936309; 12.471575Coordinate: 41°56′10.71″N 12°28′17.67″E / 41.936309°N 12.471575°E41.936309; 12.471575
Dati tecnici
Tipoponte ad arco
Materialecalcestruzzo e travertino
Lunghezza254,94 m
Larghezza27 m
Realizzazione
ProgettistiArmando Brasini - Ing. Aristide Giannelli
Costruzione1938-1951
Mappa di localizzazione

Ponte Flaminio è un ponte attraversato da corso di Francia, a Roma, nei quartieri Parioli e Tor di Quinto e nella zona di Vigna Clara.

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni trenta del secolo scorso, l'insufficienza dell'antico ponte Milvio per l'uscita della città sulla direttrice delle vie consolari della Cassia e della Flaminia, unitamente all'esigenza di prevedere un ingresso scenografico alla capitale per il traffico proveniente dal Nord, portò alla previsione di una serie di interventi: una variante a monte della attuale via Cassia vecchia (da congiungersi a una variante alla via Flaminia vecchia), e la costruzione di un nuovo ponte, che avrebbe dovuto chiamarsi "XXVIII Ottobre" in memoria della data della marcia su Roma.[1]

Fu chiamato a progettarlo Armando Brasini, che aveva già iniziato a realizzare nei dintorni la chiesa di Piazza Euclide, villa Manzoni e la sua dimora presso ponte Milvio. Per le strutture, fu incaricato l'ing. Aristide Giannelli. Il progetto presentato da Brasini a Mussolini prevedeva un enorme arco monumentale che emulava gli archi di trionfo romani. Il Duce, che spesso interveniva sui disegni dei suoi progettisti, tuttavia, fece eliminare l'arco e semplificò il progetto. Brasini sembrò accettare di buon grado la modifica, asserendo che il progetto ne risultava migliorato quanto ad ampiezza ed originalità (P.Nicoloso).

Ponte Flaminio in una foto degli anni sessanta

I lavori, affidati alla società Tecnobeton, cominciarono nel 1938, ovvero alla vigilia del secondo conflitto mondiale; per questo motivo vennero sospesi nel 1943, quando alcune strutture già realizzate subirono dei danni a causa degli eventi bellici, per riprendere solo nel 1947 e finire nel 1951.

Nella nuova Repubblica il ponte avrebbe dovuto mutare il nome in "ponte della Libertà", tuttavia si preferì una denominazione coerente con quella del primo tratto della variante alla via Cassia, che esso avrebbe servito (tale tratto, dal ponte fino a via Antonio de Viti de Marco, dopo essere stato intitolato in origine via Caio Flaminio e poi via Flaminia nuova, fu ribattezzato nel 1959 Corso di Francia). Esso infatti è il primo ponte monumentale sul Tevere a nord di Roma, a servizio dello storico itinerario della via Flaminia; dal 1960 è collegato al viadotto di corso di Francia, che dal quartiere Tor di Quinto si congiunge ai Parioli sovrappassando il villaggio olimpico.

Nei primi anni sessanta il ponte fu chiuso al transito per un problema strutturale al quinto pilone, che causò un cedimento del piano stradale; i lavori di risanamento furono degli ingegneri Arrigo Carè e Giorgio Giannelli, mentre per assorbire la circolazione stradale si allestì poco a monte un ponte Bailey (nella foto in alto, sullo sfondo del fiume ed al di sotto dell'arcata maggiore, è visibile uno dei piloni del ponte Bailey, ormai demolito). Il ponte fu riaperto nel 1964, quando però la realizzazione del grande Raccordo Anulare e dell'aeroporto di Fiumicino avevano ridotto sensibilmente la sua funzione di ingresso principale nella Città eterna.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovia Roma-Viterbo.svg
 È raggiungibile dalla stazione Piazza Euclide.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte, che misura 254,94 metri di lunghezza per 27 di larghezza, si sviluppa su cinque arcate ed è realizzato in calcestruzzo interamente rivestito da travertino romano vistoso per le calde tonalità del bianco. Scenografiche scalinate sopraelevano i due ampi marciapiedi laterali, su cui si innalzano cippi e fusti cilindrici con aquile e lampioni. Il suo profilo ricorda quello del vicino ponte Milvio, con proporzioni enormemente enfatizzate, ottenendo una struttura monumentale ed imponente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La previsione di un nuovo ponte in alternativa a Ponte Milvio era contenuta in una variante al piano regolatore del 1909, messa a punto dal Comune di Roma a partire dal 1924 ma mai giunta all'approvazione. Tale indicazione fu infine recepita dal piano regolatore del 1931. (P.O.Rossi: Roma, guida all'architettura moderna 1909-1991, Laterza 1991, pp. 39-41, 63-73). Nel suo abbondante epistolario con le autorità, Armando Brasini si attribuisce la paternità dell'ideazione della variante e del ponte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Tagliaferri; Valerio Varriale, I ponti di Roma. Roma, Newton Compton, 2007.
  • Giuliano Malizia, I ponti di Roma. Roma, Newton Compton, 1994.
  • Paolo Nicoloso, Mussolini Architetto. Torino, Einaudi, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Compare nel film di Dino Risi Poveri ma belli (1956).
  • Nel capitolo In Vespa del film Caro diario, di Nanni Moretti, il registra/protagonista almeno due volte al giorno passa sul ponte, per il quale esprime amore.
  • Nell'episodio "Cittadini, Stato e Chiesa" del film Made in Italy di Nanni Loy un pullman di pensionati delle ACLI trova bloccato l'accesso al ponte e viene citato il problema strutturale. Però il ponte viene chiamato "Ponte della Vittoria" che a Roma non esiste.

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