La finestra sul cortile

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La finestra sul cortile
Rear Window film poster.png
Locandina originale
Titolo originaleRear Window
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1954
Durata112 min
Rapporto1,37:1
Generegiallo, thriller
RegiaAlfred Hitchcock
SoggettoCornell Woolrich (racconto)
SceneggiaturaJohn Michael Hayes
ProduttoreAlfred Hitchcock
Casa di produzionePatron
Distribuzione in italianoParamount Pictures
FotografiaRobert Burks
MontaggioGeorge Tomasini
Effetti specialiJohn P. Fulton
MusicheFranz Waxman
ScenografiaHal Pereira, Joseph McMillan Johnson
CostumiEdith Head
TruccoWally Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ridoppiaggio (1984)

La finestra sul cortile (Rear Window) è un film del 1954 diretto da Alfred Hitchcock.

Considerato uno dei capolavori della storia del cinema,[1][2] nel 1997 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[3] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al quarantunesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[4] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al quarantottesimo posto.[5]

Fu presentato alla serata inaugurale della 15ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1954.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una scena del film

New York. Un fotoreporter di successo, L.B. "Jeff" Jeffries, è costretto su una sedia a rotelle per una frattura alla gamba riportata in un incidente di lavoro. Annoiato per la forzata e lunga inattività, passa il tempo a osservare i suoi vicini di casa, servendosi di un binocolo e della propria macchina fotografica con teleobiettivo. A causa dell'afa tutti gli abitanti del quartiere tengono le finestre spalancate giorno e notte. La fidanzata, Lisa Freemont, una sofisticata ragazza dell'alta società, gli fa regolarmente visita e l'infermiera Stella lo accudisce, non mancando di criticarne l'abitudine di spiare i vicini e l'irresolutezza a sposare Lisa. La notte è svegliato da un urlo di donna. L'assenza da casa della signora Thorwald (fino a poco prima a letto malata), le tapparelle abbassate, il viavai notturno del marito insospettiscono Jeff che si convince che in quella casa sia avvenuto un delitto. Inizia da questo momento una vera e propria indagine dai risvolti imprevisti.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto è tratto dall'omonimo racconto di Cornell Woolrich.

Differenze fra film e racconto[modifica | modifica wikitesto]

Elemento centrale nel film, che lo differenzia nettamente dal soggetto di Cornell Woolrich dal quale era totalmente assente, è la riflessione sul rapporto di coppia e sul matrimonio. Come rileva il regista Curtis Hanson, attraverso le finestre degli appartamenti prospicienti, il protagonista vede materializzarsi dubbi e paure sulle conseguenze di una relazione amorosa.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Singolare, in quel periodo, è l'assenza di una vera e propria colonna sonora originale. A eccezione del brano jazz che accompagna i titoli di testa, inteso a creare l'atmosfera di Greenwich Village negli anni cinquanta, composto da Franz Waxman,[6] tutti i brani, tra i quali meritano una citazione Lisa e That's Amore, furono scelti da Alfred Hitchcock nel catalogo della Paramount. Gran parte di essi, come degli altri effetti sonori, furono registrati in presa diretta, per restituire più fedelmente la loro percezione dall'appartamento di Jeffries.

Set cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Notevole fu lo sforzo produttivo per la costruzione del set. Le non eccezionali dimensioni dei teatri di posa della Paramount imposero la ristrutturazione del seminterrato per sistemarvi il giardino interno e il pianoterra del complesso in cui si svolge l'intera vicenda.

Fotografia[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la fotografia, la necessità di illuminazione contemporanea di un gran numero di interni, fu affrontata mediante l'allestimento di quattro sistemi di illuminazione per il mattino, il pomeriggio, il crepuscolo e la notte.

Sequenza della pioggia[modifica | modifica wikitesto]

I due coniugi che, per sfuggire il caldo, dormono fuori, si trovano a bisticciare con il materasso nel tentativo di rientrare velocemente in casa. Alfred Hitchcock aveva a disposizione una radio per comunicare con tutti gli attori del set, collegati a lui con un auricolare nascosto in un orecchio. Prima di dare il via a questa scena chiese ai due attori di levarsi a turno l'auricolare e li istruì perché ognuno di loro cercasse di rientrare nella casa attraverso un diverso ingresso. In questo modo, la scena risultò perfettamente autentica, poiché ognuno dei due non sapeva che l'altro doveva agire in modo da contrastarlo.

Cameo[modifica | modifica wikitesto]

Alfred Hitchcock si riserva la sua breve apparizione nei panni di un amico del compositore che sta sistemando un orologio da mobile.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • «Una metafora del cinema» è definito da Claude Beylie[1] che riprende il giudizio già espresso da Noel SimsoloRear window è una riflessione sul cinema, sullo spettatore, sulla vita».[7]
  • «Certo è uno dei film più profondi di Hitchcock, ma una dimensione profonda accompagnata dall'incessante ironia del tono. [...] . Il tema centrale riguarda l'essenza stessa del cinema: la visione, lo spettacolo». (Rohmer-Chabrol)[8]
  • «Non tanto il voyeurismo, né come patologia, né come sostituzione metaforica presente nella condizione esistenziale umana, è ciò di cui tratta il film, come sostiene certa critica, ma la visione, in tutta l'ampiezza e la complessità dei sensi del termine.» «La vita e il teatro, la fotografia e il cinema, gli occhi e il cannocchiale, la macchina fotografica e la cinepresa, ma anche la negazione del vedere: l'accecamento dell'omicida con i flash, il sonno che ogni tanto chiude gli occhi a Jeff.» (Simonelli)[2]
  • «Un calibratissimo mix di suspense, humour e acuta osservazione delle debolezze umane». (Mereghetti)[9]
  • «Film semplicissimo e geniale La finestra sul cortile si situa ai vertici dell'arte hitchcockiana e - possiamo dirlo con estrema tranquillità - della storia del cinema moderno». (Bruzzone)[10]
  • «Si tratta di un film corale, in cui diverse storie minori procedono parallelamente per interagire, alla conclusione, con la trama principale.» (Farinotti)[11]
  • «La finestra sul cortile si presta a così tante interpretazioni (il mito della caverna di Platone, il teatro filmato, uno schermo sul quale si proietta l'inconscio, un film e il suo regista, una favola ironica su Dio e le sue creature) da far dimenticare cosa offrisse al pubblico nel 1954». (Krohn)[12]

Tecnica cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Economicità[modifica | modifica wikitesto]

«Lo stile estremamente sobrio agisce come una pentola a pressione, perché nulla viene disperso in pezzi di bravura o virtuosismi».[13]

Una sfida tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Hitchcock racconta: «Una sola immensa scenografia e tutto il film visto attraverso gli occhi dello stesso personaggio».[14]

Unica eccezione: il regista dà la visione d'insieme della scenografia nel momento più drammatico, quando la padrona del cane, scoprendo che gliel'hanno ucciso, grida e tutti gli inquilini si affacciano a vedere che cosa accade: la macchina da presa è collocata nel cortile che è visto sotto diverse angolazioni e la scena diventa puramente oggettiva.

La soggettiva[modifica | modifica wikitesto]

Il film è una vera e propria "apoteosi della soggettiva",[15] che viene elaborata in molte versioni diverse, dalla panoramica attraverso la finestra, all'effetto cannocchiale, dal raccordo sull'asse allo zoom.

Protagonista, spettatore, regista[modifica | modifica wikitesto]

Il protagonista, come lo spettatore al cinema, si trova in una condizione di scarsa mobilità (la sedia a rotelle come la poltroncina) e sovrapercezione. Jeff, come lo spettatore, deve guardare una serie di indizi lontani e parziali, collegandoli, formulando ipotesi, facendosi idee sui personaggi. Le soggettive che rendono lo sguardo di Jeff sono simboli del lavoro mentale dello spettatore.

Jeff è anche «un doppio del regista che costruisce la storia e il taglio delle scene a partire da una serie di immagini o di sequenze estratte dallo spettacolo del cortile - e cioè della vita».[1]

Coinvolgimento schermo-platea[modifica | modifica wikitesto]

«Massimo caso nella storia della fiction cinematografica di coinvolgimento schermo-platea»: nella sequenza in cui l'assassino si accorge di essere stato scoperto guarda direttamente nella macchina da presa e vedendo Jeff vede ognuno degli spettatori che si sono fino a quel momento identificati con il protagonista.[10]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Le finestre possono essere paragonate anche al palcoscenico di un teatro, in cui la tenda funge da sipario che dovrebbe impedirci di vedere ciò che non deve essere reso pubblico.

Uso del linguaggio cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

«Formidabile esercizio tecnico: la profondità di campo è curata al millimetro, le panoramiche di 180 gradi risultano scultoree, l'avvicinarsi dei volti per un bacio è scandito da impercettibili pulsazioni dell'immagine».[10]

Tecnica narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il regista racconta col semplice uso dei movimenti di macchina: «Si parte dal cortile addormentato, si passa sul viso di James Stewart che suda, sulla sua gamba ingessata, poi su un tavolo dove si vede la macchina fotografica rotta e una pila di riviste; sul muro si vedono delle foto di automobili da corsa che si capovolgono.».(Truffaut)[14] Senza parole lo spettatore apprende chi è il protagonista, che mestiere fa e come si è rotto la gamba.

Finale[modifica | modifica wikitesto]

Il finale è ironico: il regista mostra il protagonista assopito, come nella inquadratura iniziale, ma ora ha tutte e due le gambe ingessate. L'aver indagato sull'omicidio l'ha esposto a correre dei rischi e la caduta dalla finestra da cui aveva spiato è una specie di nemesi per la sua curiosità, ma «il pubblico stesso resta "punito", insieme al protagonista, e ammonito a non fidarsi troppo di quella piacevole vertigine che è lo schermo cinematografico contemplato dall'oscurità confortevole e complice, ma precaria, della sala cinematografica».[16]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il primo doppiaggio italiano del film fu eseguito dalla C.D.C.; la stessa società si occupò anche di ridoppiare il film per la riedizione del 1984, sotto la direzione di Manlio De Angelis, a causa dell'irreperibilità dell'audio d'epoca.[17][18] Quest'ultimo fu poi recuperato per la proiezione nella rassegna Doppio Cinema a Milano il 1º maggio 2004,[19] ma nelle distribuzioni ufficiali continua a venire usato il ridoppiaggio.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Remake[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 novembre 1998 fu trasmesso sulla rete televisiva ABC un remake omonimo del film, con una trama aggiornata in cui il protagonista (interpretato da Christopher Reeve) è paralizzato e vive in una casa altamente tecnologica. Il film rappresentò il ritorno sugli schermi di Reeve dopo essere rimasto a sua volta paralizzato in un incidente a cavallo nel 1995, e fu l'ultimo lungometraggio da lui interpretato. Il resto del cast è composto da Daryl Hannah, Robert Forster, Ruben Santiago-Hudson e Anne Twomey.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Claude Beylie, I capolavori del cinema, Vallarrdi, 1990, pag. 183.
  2. ^ a b Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Mursia, Milano, 1996, pag. 84.
  3. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 New Films to National Film Registry, Library of Congress, 18 novembre 1997. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  4. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  5. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  6. ^ Franz Waxman vinse l'Oscar per la migliore colonna sonora due anni prima con Un posto al sole, di George Stevens,
  7. ^ Noel Simsolo, Alfred Hitchcock, Seghers, 1969, p. 83.
  8. ^ Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1986, p. 112.
  9. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini e Castoldi, Milano, 1993.
  10. ^ a b c Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1992, pag. 203.
  11. ^ Pino Farinotti, Dizionario di tutti i film, Newton Compton, Roma, 2009, pag.780.
  12. ^ Bill Krohn, Alfred Hitchcock, "Cahiers du Cinéma", 2010. ISBN 978-2-86642-579-1, p. 59
  13. ^ John Russell Taylor, Hitch, Garzanti, Milano, 1980.
  14. ^ a b François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, 2009, pp. 180-183.
  15. ^ Sandro Bernardi, L'avventura del cinematografo, Marsilio Editori, Venezia 2007. ISBN 978-88-317-9297-4 p. 186
  16. ^ Adriano Piccardi, Cineforum, n. 239, novembre 1984.
  17. ^ Ernesto Baldo, Pasqua con i cinque Hitchcock d'oro, in La Stampa, 12 aprile 1984, p. 23. URL consultato il 29 settembre 2019.
  18. ^ Michele Anselmi, Ma la voce di Stewart non è più la «sua» (PDF), in l'Unità, 19 aprile 1984, p. 12. URL consultato il 29 settembre 2019.
  19. ^ Speciale "Doppio Cinema 2004", aprile-maggio, su Il mondo dei doppiatori, Antonio Genna. URL consultato il 29 settembre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Bertetto, Il film e il suo sguardo (Alfred Hitchcock, Rear Window) in AA.VV, L'interpretazione dei film (Dieci capolavori della storia del cinema), Marsilio, Venezia 2003, pp. 137–163. ISBN 88-317-8243-6
  • François Truffaut, I film della mia vita, Marsilio, Venezia 1978, pp. 79–82. ISBN 88-317-8164-2
  • Cosetta Saba, Alfred Hitchcock. La finestra sul cortile, Torino, Lindau, 2001.
  • Francis Montcoffe, Fenêtre sur cour, Paris, Nathan, 1990. pp. 28–38.
  • Bill Krohn, Alfred Hitchcock al lavoro, Milano, Rizzoli, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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