Intolleranza al lattosio

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Intolleranza al lattosio
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 271.3
ICD-10 (EN) E73

Si definisce intolleranza al lattosio, o più correttamente, maldigestione di lattosio, una sindrome caratterizzata da disturbi gastroenterici che insorgono dopo l'ingestione di alimenti contenenti questo zucchero, generata dal deficit di produzione da parte delle cellule intestinali del duodeno dell'enzima lattasi deputato alla scissione del lattosio in glucosio e galattosio che sotto questa forma possono essere assorbiti. Non si tratta, come alle volte, discorsivamente, si può riferire, di una allergia. Le eventuali allergie al latte sono scatenate da proteine contenute nello stesso.[1]

L'utilizzo del latte come fonte alimentare[modifica | modifica sorgente]

L'introduzione del latte extraspecie nell'alimentazione umana è un fatto cronologicamente piuttosto recente. Dalle origini della nostra specie, datata a circa 200 000 anni fa, la capacità di digerire, da adulti, il lattosio contenuto nel latte è da riferirsi a una mutazione genetica occorsa nell'uomo in un periodo non posteriore agli ultimi 7 000 anni[2]. Detta mutazione concerne la sintesi e la persistenza in età adulta dell'enzima lattasi, indispensabile per la digestione (idrolisi) del disaccaride in zuccheri semplici e quindi per l'utilizzo dello zucchero del latte o lattosio da parte del nostro organismo. La distribuzione tra la popolazione umana di questa mutazione non è omogenea ma varia considerevolmente per individuo ed etnia.

La rivoluzione negli usi e nella cultura del neolitico ha poi favorito la selezione naturale umana, amplificando la presenza di individui così mutati nelle civiltà a cultura dedita all'allevamento e alla pastorizia, prima in vicino e medio oriente e successivamente nel resto di Europa e Africa, con prevalenza del nord.

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

Le persone con tale intolleranza non posseggono, in genere da adulti, l’enzima necessario alla digestione del lattosio, lo zucchero del latte. Infatti il lattosio che non viene digerito nello stomaco, arriva all’intestino crasso dove viene scisso e digerito dai batteri intestinali.

L’enzima che catalizza la degradazione del lattosio, la lattasi, viene prodotta solitamente dai mammiferi nei primi stadi di vita e una volta adulti smettono di produrla; Alcuni uomini possono continuare la sua sintesi per un più o meno lungo periodo della vita adulta. Si stima che il 30% degli uomini conserva la capacità di digerire il lattosio. Gli individui discendenti da popolazioni che per migliaia di anni hanno allevato bestiame, basando la loro alimentazione su prodotti caseari, hanno acquisito questa capacità.

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

La permanenza del lattosio nell'intestino ne determina l'utilizzo da parte del microbiota umano che ne provoca la fermentazione (da questo processo si ha una grande produzione di gas e acidi organici) ed essendo il lattosio una sostanza osmoticamente attiva, richiama nel colon acqua e sodio impedendo la formazione delle feci solide. L'intolleranza al lattosio si manifesta, quindi, con flatulenza, meteorismo, crampi addominali, diarrea e dimagrimento. In caso di difformità intestinali i sintomi possono trarre in inganno: oltre alla flatulenza, meteorismo, crampi addominali, si possono avere diarrea e stitichezza alternati con un forte aumento delle dimensioni del ventre.

Diagnosi e terapia[modifica | modifica sorgente]

La diagnosi è possibile con il test del respiro (breath test secondo la dizione inglese), con la biopsia duodenale ed attraverso uno specifico esame del sangue.

Esiste una forma "transitoria" di intolleranza al lattosio, particolarmente frequente in età pediatrica. In questi casi, una causa primitiva (per esempio una gastroenterite infettiva) può provocare un deficit temporaneo di lattasi. Per questo motivo è buona norma, in pediatria, evitare di somministrare latte nel primo giorno di una gastroenterite in quanto essendoci un deficit di lattasi il lattosio non digerito può peggiorare la diarrea. La terapia è alimentare e prevede la riduzione oppure l'esclusione totale dalla dieta dei cibi contenenti il lattosio (latte e derivati); principalmente latte vaccino, latte di capra, latticini freschi, gelati, panna e molti dolci e biscotti contenenti latte. Altri rischi possono presentarsi con l'assunzione di cibi come prosciutti cotti o insaccati dove il lattosio viene aggiunto come additivo al fine di mantenere una giusta morbidezza delle carni. Anche altri alimenti come i cibi precotti, alcuni tipi di pane in cassetta e molti farmaci possono contenere lattosio.

Esistono comunque prodotti trattati quasi privi di lattosio, in particolare il latte ad alta digeribilità. Oltre a questo in farmacia si possono trovare delle pastiglie contenenti enzimi, in modo tale che la pesrsona soggetta a questa intolleranza possa assume il lattosio senza problemi.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Diffusione mondiale

A seconda dei vari paesi la prevalenza cambia, la capacità di digerire il lattosio si ritrova nella maggior parte dei popoli dell’Europa del nord e in alcuni popoli del mediterraneo. Sono lattosio-intolleranti molti asiatici, africani e nativi americani: [3]

Nazione Prevalenza
Svezia Svezia 2%[4]
InghilterraInghilterra 5–15%[6]
Svizzera Svizzera 10%[4]
FinlandiaFinlandia 17%[6]
AustriaAustria 15-20%[6]
Germania Germania 15%[6]
FranciaFrancia 17%-65% (a seconda del nord o sud Francia)[6]
Italia Italia 52% nord, 19% centro, 41% sud[7]
IndiaIndia 20%[8]
Portogallo Portogallo 35%[9]
Mongolia Mongolia 87.9%[10]
CinaCina 95%[4]

L'intolleranza congenita conclamata in Italia è oggettivamente rara (sono stati descritti in letteratura non più di 100 casi); è più facile imbattersi in casi di progressiva perdita di efficienza dell'enzima nell'individuo con l'avvicinarsi dell'età adulta, più presente in popolazioni di ceppo etnico riferibile al sud del pianeta con picchi del 90% nella popolazione nera e asiatica fino ad un minimo del 15% nella popolazione del Nord Europa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Olivier CE, Lorena SLS, Pavan CR, Santos RAPG, Lima RPS, Pinto DG, et al. Is it just lactose intolerance? Allergy and Asthma Proceedings 2012; 33:432-6. Link
  2. ^ Joachim Burger ed altri, Absence of the lactase-persistence-associated allele in early Neolithic Europeans. PNAS, 2006, DOI: 10.1073/pnas.0607187104
  3. ^ Anne Charlotte Jäger, Laktose-intolerans: Gentest for laktose-intolerans - hurtig og billig diagnostik, DSKB-NYT, 1, February 2006.
  4. ^ a b c Kretchmer N, Lactose and lactase in Sci. Am., vol. 227, n. 4, 1972, pp. 71–8. PMID 4672311.
  5. ^ Anne Charlotte Jäger, Laktose-intolerans: Gentest for laktose-intolerans - hurtig og billig diagnostik, DSKB-NYT, 1, February 2006.
  6. ^ a b c d e de Vrese M, Stegelmann A, Richter B, Fenselau S, Laue C, Schrezenmeir J, Probiotics--compensation for lactase insufficiency in Am. J. Clin. Nutr., vol. 73, n. 2 Suppl, 2001, pp. 421S–429S. PMID 11157352.
  7. ^ Cavalli-Sforza LT, Strata A, Barone A, Cucurachi L, Primary adult lactose malabsorption in Italy: regional differences in prevalence and relationship to lactose intolerance and milk consumption (PDF) in Am. J. Clin. Nutr., vol. 45, n. 4, 1987, pp. 748–54. PMID 3565303.
  8. ^ Lactose Intolerance: The Molecular Explanation
  9. ^ Sul Portogallo
  10. ^ Wang YG, Yan YS, Xu JJ, et al, Prevalence of primary adult lactose malabsorption in three populations of northern China in Hum. Genet., vol. 67, n. 1, 1984, pp. 103–6. DOI:10.1007/BF00270566, PMID 6235167.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004. ISBN 88-299-1716-8.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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