Ezio Auditore

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« Quando ero giovane, avevo la libertà, ma non la vedevo, avevo il tempo, ma non lo sapevo. E avevo l'amore, ma non lo provavo. Ci sono voluti molti anni per capire il significato di tutti e tre. E ora, al tramonto della mia vita, questa comprensione si è mutata in appagamento. »

(Ezio Auditore sulla sua vita)
Ezio Auditore
Ezio Auditore da Firenza.png
Ezio in Assassin's Creed: Revelations
SagaAssassin's Creed
Lingua orig.Italiano
EditoreUbisoft
1ª app.Assassin's Creed II
Voce orig.Roger Craig Smith
Voce italiana

Renato Novara

Diego Baldoin (Assassin's Creed: Revelations ed Embers)
Sessouomo
Etniacaucasica
Luogo di nascitaFirenze, Italia
Data di nascita24 giugno 1459
Abilità
  • Occhio dell'Aquila
  • Conoscenza della lingua francese
  • Abile borseggiatore
  • Abile nuotatore
  • Valente stratega
  • Forza, velocità, resistenza, equilibrio ed agilità elevate
  • Furtività
  • Abile nel combattimento a mani nude
  • Abile nel combattimento con varia armi
  • Abile tracciatore e arrampicatore
  • Riflessi elevati
AffiliazioneAssassini

Ezio Auditore (Firenze, 24 giugno 1459 - Firenze, 30 novembre 1524) è un personaggio immaginario, protagonista dei videogiochi Assassin's Creed II, Assassin's Creed: Brotherhood, Assassin's Creed: Revelations e dello spin-off Assassin's Creed II: Discovery.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

« La tu' sorella sembrava contenta del trattamento che le ho riservato poco fa. »

(Ezio a Vieri de'Pazzi)

Ezio Auditore nacque a Firenze il 24 giugno 1459, da Giovanni Auditore (1436-1476) e Maria Auditore nata Mozzi (1432-1512); fu il secondogenito, nato dopo Federico. Fino all'età di 17 anni, Ezio visse fra lusso e agiatezze, essendo un membro della nobiltà fiorentina, anche se in segreto suo padre era un abile Assassino. Da giovane era un apprendista banchiere presso Giovanni Tornabuoni, presumibilmente per prendere più avanti il comando della banca degli Auditore. Nel 1476, incontrò Cristina Vespucci, destinata a diventare una figura portante nella vita dell'Auditore. Questa appare solo all'inizio di Assassin's Creed II, ma la sua figura e il legame con Ezio vengono meglio approfonditi in Assassin's Creed: Brotherhood. Sempre nel 1476, Ezio e suo fratello Federico ebbero una disputa con Vieri de' Pazzi e il suo gruppo. Scattò una rissa, in cui Ezio rimase ferito al labbro da un sasso scagliato da Vieri, che gli procurò così la famosa cicatrice.

Dopo essersi recati dal dottore più vicino, Federico decise di fare a gara a chi riuscisse a raggiungere per primo la cima della chiesa di Santa Trinità. Vinse Ezio, che, dopo essersi separati, essendo vicino alla casa della sua amata, Cristina, vi si recò a trascorrere la notte. La mattina dopo, il padre di Cristina li colse in flagrante, costringendo Ezio alla fuga, che tornò a palazzo Auditore, dove il padre, dopo averlo ripreso a causa della scaramuccia con Vieri, gli disse di recarsi da lui in seguito per un incarico da affidargli. Ezio trovò il fratello minore Petruccio fuori dalla casa, che gli chiese di recuperare delle piume dai tetti, promettendo in cambio di tornare a letto. Dopo la ricerca delle piume, Ezio trovò la sorella Claudia molto turbata per aver scoperto che il suo ragazzo, Duccio de Luca, le era stato infedele: Ezio lo raggiunse e gli diede una lezione, intimandogli di stare lontano dalla sorella. Di ritorno al palazzo Ezio accompagnò Maria, sua madre, a recuperare dei quadri commissionati ad un giovane pittore, Leonardo da Vinci. Di ritorno a casa, lui ed Ezio strinsero amicizia.

La caduta[modifica | modifica wikitesto]

Aiutata la madre, ad Ezio fu affidato dal padre il compito di consegnare due lettere e prelevarne una terza da una colombaia non lontana dal palazzo. Ezio dopo aver incontrato gli insoliti destinatari, un mercenario, un ladro e una cortigiana, recuperò la lettera della colombaia. Vedendo delle guardie correre per la strada, Ezio tornò a casa: era stata messa a soqquadro, il padre e fratelli erano scomparsi e la madre e la sorella erano nascoste. Saputo dalla governante Annetta che le guardie avevano arrestato Giovanni e i figli, Ezio si diresse verso Palazzo della Signoria, dove erano detenuti. Scalatolo, riuscì a parlare con il padre dalla finestra della prigione: egli lo incaricò di trovare un baule nascosto in una stanza segreta, prenderne il contenuto, e consegnare una lettera a Uberto Alberti. Così facendo, Ezio riuscì a trovare le vesti del padre, una spada, una lama e una polsiera avvolti da una pergamena, e la lettera da consegnare ad Uberto. Ezio, nonostante gli attacchi delle guardie, riuscì a consegnare i documenti ad Alberti, che gli assicurò il rilascio della famiglia, presentando i documenti come prova della loro innocenza. Ezio, stanco, si recò a casa di Cristina, tra le cui braccia si addormentò.

Il giorno seguente, Ezio si recò in Piazza della Signoria, dove Uberto presiedeva il processo agli Auditore. Giovanni protestò sostenendo la sua innocenza, citando i documenti consegnati ad Alberti la sera precedente. Tuttavia, egli finse di non saperne nulla, ricevendo le accuse di Ezio, che non poté impedire l'impiccagione del padre e dei fratelli. Mentre tentava di avvicinarsi freneticamente a Uberto, fu fermato dalle guardie, a cui venne ordinato di ucciderlo. Spronato da uno dei compagni di Giovanni, un ladro, Ezio fuggì dalle guardie e, alcune ore dopo, raggiunse Cristina, a cui chiese di accompagnarlo a dare l'ultimo saluto alla sua famiglia. Arrivati in piazza, i due videro i corpi ormai deposti e, interrogata una guardia, scoprirono che stavano per gettarli nell'Arno. Arrivati lì, Ezio sgattaiolò dietro le guardie e trasportò i corpi su una barca, che incendiò e lasciò alla deriva. La mattina dopo, Ezio incontrò Annetta, che gli disse di incontrarsi a casa della sorella, Paola.

Assassinio di Uberto Alberti[modifica | modifica wikitesto]

Paola, che all'insaputa di Ezio era un'assassina, accettò di assistere Ezio nelle sue brame di vendetta, insegnandogli come mescolarsi tra la folla per rubare inosservato. Terminato quindi l'addestramento, indirizzò Ezio alla bottega dell'amico Leonardo per riparare la Lama Celata del padre Giovanni. Leonardo, grazie a una pagina del Codice riuscì a ripararla. Dopo averla restituita ad Ezio, una guardia ordinò a Leonardo di seguirlo per fargli delle domande. Mentre la guardia picchiava Leonardo per avere informazioni su Ezio, quest'ultimo ne approfittò per accoltellarla alle spalle.

Tornato da Paola, questa disse ad Ezio che Uberto sarebbe stato presente alla mostra del Verrocchio, nel chiostro di Santa Croce. Arrivatoci, Ezio attaccò in un impeto di rabbia Uberto, pugnalandolo al pettò più volte, proclamando che gli Auditore non erano morti. Riprese quindi i documenti dati ad Uberto due giorni prima, insieme ad una lettera in cui Uberto, ammetteva alla sua famiglia di aver giustiziato gli Auditore dopo l'offerta di soldi e terreni, così Ezio fece in modo che la moglie la ricevesse.

Ricerca dei Templari[modifica | modifica wikitesto]

Scoperta delle origini[modifica | modifica wikitesto]

Ezio, diventato quindi l'uomo più ricercato di Firenze, lasciò la città con la madre e la sorella nella speranza di poter partire per la Spagna, dopo una sosta di pochi giorni alla villa di famiglia nel borgo di Monteriggioni. Durante il viaggio, poco prima di raggiungere il borgo, i tre vennero bloccati da Vieri de' Pazzi e dai suoi uomini, che vennero però fermati dal tempestivo intervento dello zio di Ezio, Mario Auditore, e dai suoi mercenari. Egli informò il nipote dell'esistenza degli Assassini, tentando di coinvolgerlo nell'Ordine, rivelandogli che i suoi antenati, incluso Giovanni, facevano parte di esso. Ezio rifiutò, con il solo pensiero di portare la sua famiglia al sicuro in Spagna, protetto dalle proprie abilità ottenute. Arrabbiato, Mario si diresse a San Gimignano, dove Vieri de' Pazzi si era stabilito, nella speranza di diminuire i continui attacchi dell'esercito di Monteriggioni. Preso dai sensi di colpa e riconoscendo che la sua presenza era una delle ragioni dei continui scontri contro Vieri, Ezio raggiunse lo zio. Riunitisi fuori dalla città, Ezio, Mario e i suoi mercenari prepararono l'assalto, aspettando la notte per attaccare Vieri de' Pazzi. Inoltratisi nella città, Ezio osservò un incontro tra Rodrigo Borgia, Jacopo de' Pazzi, Francesco de' Pazzi e Vieri. Quando Mario attaccò gli uomini di Vieri, Ezio ne approfittò per sfidarlo sulle mura della città, riuscendo a vincere il duello. Ezio, prima che Vieri morisse, gli chiese delle spiegazioni, ma lui si rifiutò di rispondere, così subì gli insulti di Ezio, che si acquietò solo dopo che lo zio gli rimproverò di portare rispetto per la morte.

Congiura della famiglia Pazzi[modifica | modifica wikitesto]

Ezio tornò a Firenze nel 1478 per raccogliere informazioni da La Volpe e prevenire la presa di potere dei Pazzi, la cui congiura prevedeva la morte di Lorenzo e suo fratello Giuliano de' Medici. Anche se non riuscì a salvare Giuliano, Ezio riuscì ad impedire l'uccisione di Lorenzo da parte di Francesco de' Pazzi e i soldati dei Templari, che comunque riuscirono nell'intento di portare a Firenze un clima di guerra civile. Dopo aver scortato Lorenzo nel suo palazzo, Ezio apprese da Poliziano la posizione di Francesco de' Pazzi, che aveva attaccato Palazzo della Signoria. Mentre le truppe dei Pazzi e quelle medicee combattevano per le strade, Ezio inseguì e uccise Francesco, anche se Jacopo e la maggior parte degli altri cospiratori riuscirono a salvarsi. Scoperto che i congiurati dei Pazzi si erano rifugiati nelle campagne toscane nella zona di San Gimignano, Ezio riuscì con l'aiuto dei mercenari dello zio ad eliminare Antonio Maffei, Stefano da Bagnone, Bernardo Baroncelli e Francesco Salviati, ricevendo da loro informazioni sul nascondiglio di Jacopo de' Pazzi. Ezio riuscì quindi a pedinare Jacopo fino ad un antico teatro, dove Ezio spiò l'incontro tra Jacopo, Rodrigo Borgia e un mercante veneziano, Emilio Barbarigo. Dopo aver pugnalato Jacopo per il suo fallimento a Firenze, il Borgia fece catturare Ezio, sapendo della sua presenza. Tuttavia, dopo che il Borgia ed Emilio abbandonarono il teatro, Ezio riuscì a liberarsi dei soldati per dare il colpo di grazia a Jacopo.

Cospirazione veneziana[modifica | modifica wikitesto]

Con la fine della congiura dei Pazzi, Ezio tornò da Lorenzo nel 1480, annunciandogli il suo successo. Prima di partire verso Venezia, Lorenzo gli fece un dono: la Cappa medicea, che gli garantiva l'indulgenza delle guardie fiorentine. Ezio si recò quindi alla bottega di Leonardo, scoprendo che anche lui era in partenza. Dopo averlo incontrato sugli Appennini, Ezio lo accompagnò lungo la strada, dove si dovettero però separare a causa di un attacco di Rodrigo.

Reincontratisi in un porto in Romagna, Ezio non poteva salire perché sprovvisto di lasciapassare. Nello stesso momento, si sentirono gli urli di una donna, rimasta intrappolata su uno scoglio. Ezio si affrettò a salvarla: era la contessa Caterina Sforza, che convinse così il capitano a far imbarcare Ezio. A Venezia, Ezio e Leonardo vennero accolti da un uomo chiamato Alvise, che li accompagnò a fare un giro della città.

Arrivati alla nuova bottega di Leonardo, Ezio si recò a Palazzo della Seta in cerca di un modo per uccidere Emilio Barbarigo. Nello stesso momento, un gruppo di ladri arrivò, distraendo le guardie, mentre una ragazza scalava il palazzo. La ragazza, di nome Rosa, venne però colpita da un arciere, così Ezio la portò in salvo con l'aiuto di un ladro, Ugo. Alla Gilda dei Ladri di Venezia, Ezio conobbe Antonio, il loro capo, con cui pianificò l'omicidio di Barbarigo: il piano, lungo quattro anni, prevedeva l'infiltrazione di Ezio a palazzo. Ezio potè quindi origliare un discorso tra Emilio e un funzionario del governo, Carlo Grimaldi, membro del Consiglio dei X, che discutevano su un incontro. Pedinato Carlo all'incontro dei Templari del giorno dopo, Ezio scoprì che essi tramavano di avvelenare il doge Giovanni Mocenigo. Avvertito Antonio, i due cercarono un modo per entrare nel Palazzo Ducale, ma invano. Scoraggiato, Antonio affermò che solo un uccello sarebbe potuto entrare, il che ricordò ad Ezio la Macchina volante di Leonardo, vista nel viaggio degli Appennini. Dopo una prova di volo e vari insuccessi, Leonardo gettò un foglio nel camino, osservandolo sospeso in aria dal calore. Intuì che per far volare a lungo Ezio, ci voleva il fuoco.

I ladri di Antonio procedettero ad appiccare i falò in tutta la città, dando quindi ad Ezio la spinta necessaria per volare fino a Palazzo Ducale. Tuttavia, Ezio arrivò troppo tardi per il doge, che era già stato avvelenato. A quel punto, Carlo fuggì, accusando Ezio dell'accaduto, che lo raggiunse ed uccise, ciò nonostante Ezio divenne l'uomo più ricercato di Venezia.

Un anno dopo, nel 1486, Ezio tornò alla bottega di Leonardo per chiedergli una maschera carnevalesca e dargli la pagina del Codice di Carlo, che conteneva i progetti di una pistola. Leonardo gli disse che poteva incontrare Antonio per discutere sul nuovo doge Templare dal bordello di Sorella Teodora. Arrivato a La Rosa della Virtù, i tre discussero sull'assassinio del nuovo doge Marco Barbarigo, capendo quindi che l'unica via sarebbe stata vincere una maschera d'oro nei Giochi di Carnevale per entrare al ballo privato del doge. Ezio riuscì nell'intento, ma i giudici, corrotti, assegnarono il premio a Dante Moro, guardia del corpo di Marco e di Silvio Barbarigo. Ezio riuscì comunque a sottrargli la maschera, e, una volta entrato al ballo, ad uccidere Marco con la nuova arma.

Ezio rintracciò Barbarigo e Moro, che avevano occupato l'Arsenale con un esercito di mercenari. Avendo bisogno uomini, Ezio cercò l'aiuto del generale Bartolomeo d'Alviano, che però, assieme ai suoi, era stato catturato da Silvio in seguito a un attacco al suo quartier generale. Ezio localizzò e liberò Bartolomeo e i suoi soldati; quindi venne aiutato nell'uccisione di Silvio. Avendo bisogno di far uscire i mercenari di Silvio dall'Arsenale, Ezio vi sparse attorno i soldati. A quel punto, dopo aver lanciato un segnale, i mercenari crearono scompiglio nell'Arsenale, ed Ezio poté quindi uccidere Dante e Silvio. Prima di morire, i due rivelarono che l'obiettivo finale dei Templari era in realtà di imbarcarsi per Cipro, per motivi che rimarranno ignoti a Ezio.

Primo anno da Assassino[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione nell'Ordine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1488, due anni dopo aver ucciso Silvio e Dante, il giorno del ventinovesimo compleanno di Ezio, Rosa gli portò il registro di navigazione dell'Arsenale, in cui è scritto che la nave dei Templari avrebbe fatto ritorno il giorno seguente. Arrivata la nave, Ezio pedinò un corriere dei Templari sceso dalla nave, che aveva con sé un Frutto dell'Eden. Ezio poté prenderne l'identità, portando il Frutto dell'Eden a un incontro con Rodrigo Borgia. Finalmente in grado di scontrarsi con il responsabile della morte del suo padre e dei fratelli, Ezio criticò il Gran Maestro dei Templari per la mancata apparizione del presunto "profeta" descritto nel Codice, così egli indicò che lui stesso era il profeta. Durante la battaglia con Ezio, Rodrigo, in difficoltà, chiamò in suo aiuto le guardie.

Quando Ezio si trovò in difficoltà, intervennero tempestivamente Mario Auditore, Antonio, Paola, Teodora, La Volpe e Bartolomeo, riuscendo a far fuggire Rodrigo, e rivelando ad Ezio che tutti loro erano degli Assassini. Con l'arrivo di Niccolò Machiavelli, che disse a Ezio che era lui il "profeta", e che nel corso degli anni avevano tutti aiutato Ezio per introdurlo nell'Ordine degli Assassini. Quella notte si incontrarono di nuovo, ed Ezio venne formalmente introdotto nell'Ordine tramite il marchio sull'anulare sinistro.

Battaglia di Forlì[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la battaglia a Venezia, gli Assassini esaminano la Mela al laboratorio di Leonardo. Dopo essersi attivata con il tocco di Ezio, gli Assassini comprendono la sua potenza e pericolosità, e decidono di custodirla a Forlì, governata dall'alleata Caterina Sforza. Ezio e Machiavelli vi si recano, venendo accolti in periferia da Caterina. Mentre si recano in città, tuttavia, incorrono in un attacco dai fratelli Ludovico e Checco Orsi. Trovate le porte della città chiuse, Ezio cerca un'altra strada, mentre Caterina distrae le guardie.

Aprite le porte della città, Ezio fa entrare Caterina e Niccolò. I tre arrivano quindi alla Rocca di Ravaldino, dove scoprono che i figli di Caterina, Ottaviano e Bianca, sono stati presi in ostaggio. Salvata Bianca Riario da alcune guardie ed il fratello Ottaviano da Ludovico Orsi, Ezio ritorna vittorioso a Forlì. Lì scopre che Checco Orsi si è impadronito della Mela dell'Eden, perciò lo raggiunge fuori delle porte della città e lo giustizia, ricevendo però una pugnalata. Prima di svenire per la ferita, Ezio intravede un monaco raccogliere la Mela. Le guardie cittadine trovano poi Ezio accanto al cadavere di Checco, e lo riportarono a Forlì, dove viene accudito da Caterina. Ripresi i sensi, Ezio le spiega rapidamente di aver visto quell'uomo dagli abiti scuri e con un dito mancante prendere la Mela. Lei lo riconosce come un monaco, e indirizza Ezio a cercare in un convento fuori città. Arrivato, Ezio vi trova invece il fratello O'Callahan, che gli consiglia di cercare a San Vincenzo, al centro di Forlì. Una volta arrivato, viene riconosciuto da un monaco come l'uccisore di Stefano da Bagnone, e tenta di fuggire, ma una volta convintosi che Ezio non gli farà del male, gli rivela il nome del monaco: Girolamo Savonarola.

Viaggio in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1491 Ezio è richiesto in un incontro con Antonio. Raggiunto Antonio, scopre che lui e Luis Santangel hanno bisogno di aiuto. Cristoforo Colombo, amico di Luis, deve incontrarsi con Rodrigo Borgia, interessato ai suoi piani di navigare verso Ovest. Luis sospetta un inganno e chiede a Ezio di aiutare Cristoforo: sul luogo, Ezio scopre effettivamente la trappola. Cristoforo viene salvato con successo, più tardi Ezio incontra una donna di nome Helene Dufranc, anch'ella di origini Assassine, ma che non conosce bene. A differenza di Ezio, Helene odia far parte della setta. Ezio si reca in Spagna per salvare alcuni alleati dall'Inquisizione spagnola, comandata da Tomas Torquemada, e qui tra le città di Barcellona, Granada e Saragozza scopre un complotto dei Templari per navigare verso il nuovo mondo.

Falò della vanità[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Lorenzo de' Medici nel 1492, Savonarola prese facilmente il controllo di Firenze con la Mela dell'Eden. Privò quindi il popolo fiorentino delle loro proprietà personali e delle opere d'arte, obbligandoli a vivere in povertà. Per fare ciò, bruciò tutto ciò che era correlato al Rinascimento nei Falò delle Vanità.

Ezio e Machiavelli cercarono quindi di fermare il governo con l'aiuto dei loro alleati in città, Paola e La Volpe. Ezio iniziò ad eliminare i luogotenenti e seguaci di Savonarola, mentre Niccolò, Paola e La Volpe organizzarono una rivolta popolare. Dopo aver ucciso i seguaci di Savonarola, il popolo, arrabbiato col monaco, si recò nel 1498 a Palazzo Pitti, residenza di Savonarola, reclamando la fine dei falò. Savonarola tentò allora di bloccare la folla con la Mela, ma Ezio, lanciandogli un pugnale, gli colpì la mano, facendogli cadere la Mela. Tuttavia, questa venne presa da un soldato dei Borgia, rivali di Savonarola. Ezio lo inseguì e si riprese il Frutto dell'Eden; Savonarola fu intanto catturato e condannato al rogo in Piazza della Signoria. Tuttavia, Ezio decise che nessuno avrebbe meritato di morire in quel modo: salì quindi sul palco e pugnalò Savonarola alla gola. Poi, guardando la folla, sbalordita, tenne un discorso, invitando tutti a seguire la propria strada, e a scegliere ciò che è giusto o sbagliato da sé, senza perdere la propria libertà.

Guerra contro i Borgia[modifica | modifica wikitesto]

Scontro in Vaticano[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1499, Ezio, oramai diventato un uomo adulto, e gli Assassini, si rincontrarono a Villa Auditore, con la Mela dell'Eden e con il Codice finalmente completato. Combinando i due oggetti, scoprirono che la posizione della Cripta era Roma, sotto al Vaticano. Sfortunatamente, Rodrigo Borgia divenne papa nel 1492, ottenendo quindi l'accesso ad un altro Frutto dell'Eden, il Bastone. Per nulla scoraggiato, Ezio partì per Roma con l'obiettivo di ucciderlo.

Combattendo contro le guardie per tutto il Passetto di Borgo, Ezio riuscì a infiltrarsi all'interno della Cappella Sistina, dove Rodrigo stava celebrando la Messa. Prima di essere ucciso, Rodrigo riuscì ad utilizzare il Bastone per respingere Ezio, sprigionando la sua energia nella stanza. Tuttavia, Ezio ne rimase immune, grazie alla Mela: la afferrò, e, come Al Mualim nella battaglia contro Altaïr, creò delle sue copie illusorie, e i due si fronteggiarono. Durante il combattimento, però, Rodrigo riuscì a lanciare di nuovo Ezio per terra e ad ottenere la Mela. Rodrigo sollevò poi, grazie al Bastone, Ezio, e lo pugnalò all'addome, per poi lasciarlo svenuto mentre si recava alla Cripta. Ezio, ripresa conoscenza, irruppe nella Cripta e vide Rodrigo tentare invano di aprire la porta. Lanciando le sue armi a terra, Ezio lo fronteggiò in uno scontro alla pari, ma, poiché ucciderlo non gli avrebbe restituito la famiglia, alla fine lo risparmiò.

Entrato nella Cripta, Ezio si stupì alla vista di un ologramma di una donna che si identificava come "Minerva", un membro di Coloro che vennero prima. Ezio rimase ulteriormente confuso quando l'ologramma si rivolse ad un uomo invisibile, chiamato Desmond, prima di sparire.

L'arrivo a Monteriggioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere uscito dalla Cripta, nel gennaio 1500, Ezio fece ritorno a Monteriggioni con suo zio, che lo aiutò fuggire da Roma. Durante il viaggio, Ezio gli parlò del suo incontro con Minerva, e delle cose che aveva detto, tranquillizzandosi al pensiero che le sue battaglie erano giunte alla fine. Quella sera, Ezio parlò dei fatti della Cripta anche con Machiavelli, la sorella, la madre, e Caterina Sforza, venuta a Monteriggioni per cercare sostegno contro l'esercito pontificio, che marciava su Forlì. Machiavelli rimproverò Ezio per aver risparmiato Rodrigo, e partì velocemente per Roma. Quella notte, Ezio riposò nella sua stanza, in compagnia di Caterina.

La mattina seguente, Cesare Borgia, figlio di Rodrigo, capitano generale delle forze e Templare di alto rango, assediò Monteriggioni. Prendendo di sorpresa gli Assassini, le forze di Cesare distrussero gran parte del borgo, prima che Ezio potesse raggiungere i cannoni e rispondere al fuoco, distruggendo gran parte dell'equipaggiamento dell'esercito. Gli sforzi di Ezio salvarono solamente alcuni cittadini, e Cesare riuscì ad entrare comunque nel borgo, portando con sé Mario e Caterina. Ezio li rincorse sui tetti nel vano tentativo di salvarli, ma venne colpito da alcuni archibugieri, che lo fecero cadere a terra. Allo stesso tempo, Cesare "invitò" Ezio a Roma, sparando e uccidendo Mario.

Ezio, ripresa conoscenza, continuò a combattere tra le strade, aiutato dai mercenari dello zio. Raggiunta Villa Auditore e riuscito a entrare nel Santuario, Ezio e i cittadini sopravvissuti riuscirono a fuggire dalla città grazie a un passaggio segreto, celato dietro la statua di Altaïr. Dopo esserne usciti, Ezio, incurante delle ferite, prese un cavallo e partì per Roma: durante il viaggio, si addormentò, cadendo dal cavallo.

Trasferimento a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Ezio riprese conoscenza a Roma, mentre veniva curato da una donna, Margherita dei Campi, che gli disse che un uomo lo aveva portato da lei, e che gli aveva dato dei nuovi abiti. Dopo aver lasciato la casa della donna, Ezio cercò un dottore per alleviare il dolore delle ferite, prima di cercare di contattare Machiavelli nel centro della città. Tuttavia, incontrò prima delle guardie, che dissero di volere "far vedere come funzionano le cose sotto i Borgia" a un cittadino. Ezio le seguì, riuscendo a salvare l'uomo: sua moglie era stata impiccata da un alleato dei Borgia conosciuto come Il Carnefice. Dopo averlo raggiunto e ucciso, Ezio incontrò Machiavelli, da cui apprese che sotto i Borgia, Roma era caduta in rovina e che i suoi cittadini ne erano sopraffatti. Ezio gli comunicò inoltre la morte di Mario Auditore per mano di Cesare Borgia. I due incontrarono Fabio Orsini, cugino di Bartolomeo d'Alviano, costretto a servire Cesare. Fabio diede agli Assassini un magazzino sull'Isola Tiberina, nella speranza che ne avessero fatto buon uso. Da qui, Ezio viaggiò alla Rosa in Fiore, nel tentativo di ottenere sostegno e supporto dalle cortigiane. Tuttavia, quando arrivò, apprese che Madonna Solari, la madama del bordello, era stata rapita dai Cento Occhi, ladri al servizio di Cesare, e che volevano un riscatto. Ottenuto il denaro, Ezio si recò dai rapitori, ma venne ingannato: la madama venne uccisa, così Ezio partì all'attacco. Sopravvissuto alla battaglia, Ezio fece ritorno alla Rosa in Fiore, dove incontrò la madre e la sorella. Senza nessuno al loro comando, le cortigiane si rivolsero a Claudia per fungere da loro Madonna, anche se con grande riluttanza da parte di Ezio. Egli si occupò poi di ottenere il sostegno dei ladri di La Volpe, che erano in guerra con i Cento Occhi, mercenari di Bartolomeo, in guerra con i francesi e i Borgia.

Dopo aver capito da Claudia, La Volpe e Bartolomeo che Caterina era stata imprigionata a Castel Sant'Angelo, Ezio andò a salvarla, dopo che Machiavelli gli chiese, se avesse potuto, di uccidere Cesare e Rodrigo.

Infiltrazione a Castel Sant'Angelo[modifica | modifica wikitesto]

Infiltratosi nel castello, Ezio scalò le mura della fortezza, e apprese che Lucrezia Borgia, sorella di Cesare, aveva la chiave della prigione di Caterina. Recuperata la chiave e liberata Caterina, i due fuggirono. Mentre attraversavano Ponte Sant'Angelo, Ezio ordinò a Caterina di cavalcare fino all'Isola Tiberina, mentre lui distraeva le guardie. Solo una tempestiva esplosione da Castel Sant'Angelo gli permise di non essere sopraffatto. Fatto ritorno alla loro base, Ezio decise di approfittare dell'assenza di Cesare, partito per Urbino, per liberare Roma dall'oppressione dei Borgia. Nonostante i dubbi di Machiavelli, i due decisero di iniziare a reclutare i cittadini ribelli di Roma nella Confraternita, dando quindi inizio alla liberazione di Roma.

Espansione della Confraternita[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso di un anno, Ezio reclutò molti cittadini di Roma, aggiungendoli ai membri dell'Ordine all'interno della sua gilda; membri come Giovanni Migliore, il cui mentore aveva tradito l'Ordine per Lucrezia Borgia e suo figlio. Gli adepti combattevano e venivano addestrati con Ezio, per venire poi assegnati a delle missioni in tutta Europa e a Calicut, in India. Si fece inoltre aiutare da loro per uccidere degli agenti Templari, come Malfatto e Silvestro Sabbatini.

Ezio incontrò anche il suo vecchio amico Leonardo da Vinci, che gli confidò che era stato obbligato a fabbricare ai Borgia un gran numero di macchine da guerra. Leonardo, avendo memorizzato tutte le invenzioni del Codice, riuscì anche a ricostruire molti delle armi di Ezio perse a Monteriggioni. Dopo l'incontro, Ezio, durante la sua guerra contro i Borgia, si impegnò anche a distruggere tutte le sue macchine.

Ricerca del Banchiere[modifica | modifica wikitesto]

Scoperto che Juan Borgia il Maggiore, un cardinale corrotto e cugino di Cesare Borgia, provvedeva al finanziamento delle campagne militari di Cesare, Ezio decise di tagliargli questa risorsa. Dalle cortigiane di Claudia, Ezio scoprì che un senatore, Egidio Troche, era in debito con Juan, e decise di contattarlo. Dopo averlo portato al sicuro dalle guardie dei Borgia, provvedette a procurarsi il denaro necessario. Tornato, Egidio portò l'Assassino dal suo bersaglio. Ezio seguì Egidio da un capitano dei Borgia, che prese in consegna i suoi soldi per contarli. Ezio ne approfittò, e, una volta presone il posto, arrivò a una festa lussuriosa organizzata da Juan. Ezio consegnò il denaro e procedette ad infiltrarsi nella festa; in ultimo, riuscì ad uccidere Juan da una panchina, per poi fuggire.

Guerra contro i francesi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del banchiere, Ezio si recò alla caserma di Bartolomeo d'Alviano, dove scoprì che la moglie, Pantasilea Baglioni, era stata rapita dal Barone di Valois, comandante degli alleati francesi di Cesare a Roma. Bartolomeo non trovò nessun metodo che potesse garantire la sicurezza di sua moglie, e decise di arrendersi per salvarla. Tuttavia, Ezio ebbe un'altra idea. Uccisi molti soldati francesi, i mercenari di Bartolomeo indossarono le loro armature, facendosi passare per una pattuglia francese che scortava Bartolomeo al Castro Pretorio, base delle operazioni dei francesi. Una volta entrati nella fortezza, Bartolomeo ed Ezio si trovarono faccia a faccia con il barone, in procinto di uccidere Bartolomeo. Scoppiata la battaglia, mentre Bartolomeo e i suoi mercenari combattevano le forze francesi, Ezio seguì Octavian e Pantasilea, riuscendo ad ucciderlo e salvare Pantasilea.

La chiave di Castel Sant'Angelo[modifica | modifica wikitesto]

Non molto tempo dopo la vittoria contro il Barone di Valois, Ezio viaggiò a La Volpe Addormentata, dove lui e La Volpe discuterono se Machiavelli avesse tradito o meno gli Assassini, guidando le armate papali a Monteriggioni e informando Rodrigo e Cesare di stare lontani da Castel Sant'Angelo durante l'infiltrazione di Ezio. Ezio non era d'accordo, ma promise di tenerlo d'occhio. La Volpe venne poi informata che Pietro Rossi, un attore e amante di Lucrezia, possedeva una chiave per entrare a Castel Sant'Angelo, e che Cesare intendeva ucciderlo per il suo rapporto con Lucrezia. Localizzato Cesare alle porte della città, Ezio assistette all'omicidio di Francesco Troche, fratello di Egidio, da parte del sicario personale di Cesare, Micheletto Corella. Ezio lo seguì, con l'intento di infiltrarsi nella recita in cui Pietro doveva apparire ed essere ucciso. Nel mentre, Ezio fece rimpiazzare le guardie che dovevano sorvegliare durante l'uccisione dai suoi adepti, per potersi infiltrare.

Per finire, Micheletto arrivò al Colosseo, il luogo della recita. Scalato l'esterno dell'edificio, Ezio ridiscese fino al retroscena, dove poté indossare il costume e uccidere gli archibugieri di Micheletto. Ezio entrò in scena e colpì Micheletto, ma gli risparmiò la vita dopo aver appreso che Pietro era stato avvelenato come misura di precauzione. Quindi, Ezio fuggì via con Pietro tra le braccia, mentre gli altri Assassini gli coprivano la ritirata. Dopo aver portato Pietro da un dottore e che gli consegnò le chiavi del Castello, Ezio vide e riconobbe un ladro di Monteriggioni, che era presente all'assedio. Quando il ladro fuggì, Ezio lo inseguì, e, dopo averlo catturato, scoprì essere lui il traditore, e non Machiavelli. Ezio corse quindi all'Isola Tiberina, riuscendo a fermare il tentativo della Volpe di uccidere Machiavelli.

Scoperto che le guardie di Cesare erano arrivate a La Rosa in Fiore, Ezio corse a proteggere la sua famiglia, arrivando tardi, perché Claudia aveva già ucciso tutte le guardie. Impressionato dalle sue abilità, Ezio la introdusse nell'Ordine, e venne a sua volta promosso alla posizione di Mentore da Machiavelli, che abdicò, riconoscendo le abilità di Ezio.

Caduta dei Borgia[modifica | modifica wikitesto]

Senza i sostenitori di Cesare, la Confraternita e i suoi alleati avevano distrutto il potere dei Borgia. Nel 1503 Ezio venne informato che Cesare era tornato a Roma, e che voleva incontrare suo padre a Castel Sant'Angelo. Dopo essersi nuovamente infiltrato nel Castello, Ezio vide Rodrigo intento ad avvelenare il figlio, che lo uccise per questo. Dopodiché Cesare corse via per ottenere la Mela dell'Eden che il padre aveva nascosto; Ezio entrò nel Castello, dando a Rodrigo l'ultima benedizione. Apprese poi da Lucrezia dove Rodrigo aveva nascosto la Mela, ed uscì dalla fortezza.

Ezio arrivò alla Basilica di San Pietro, riuscendo a ottenere la Mela, ma venne presto raggiunto da Cesare, assieme a delle guardie papali. Utilizzando la Mela, Ezio fece morire le due guardie, per poi fuggire. In seguito, assieme ai suoi compagni, si impegnò a uccidere i sostenitori che Cesare aveva ancora a Roma. Infine, gli Assassini raggiunsero Cesare in persona con alcuni dei suoi uomini, in attesa dei rinforzi delle truppe di Micheletto. Le forze di Cesare vennero sconfitte, anche se il loro comandante si era messo al sicuro dietro la porta della città. Tuttavia, venne arrestato da Fabio Orsini su ordine di papa Giulio II: mentre veniva trascinato via, urlò che le catene non lo avrebbero trattenuto, e che non sarebbe morto per mano d'uomo.

Nonostante la sua vittoria, Ezio rimase turbato dal commento di Cesare e, mentre parlava con Leonardo da Vinci, gli confessò la sua preoccupazione. Su suggerimento di Leonardo, Ezio decise di esaminare la Mela per capire se le minacce di Cesare fossero vere. Dopo averlo fatto, partì immediatamente, lasciando prima a Leonardo un regalo d'addio: uno scrigno pieno di denaro, un compenso per la morte del suo mecenate.

Scomparsa di Da Vinci[modifica | modifica wikitesto]

La ricerca dei quadri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1505, mentre Cesare si era rifugiato presso il cognato Giovanni III d'Albret, Ezio fece ritorno a Roma. Mentre era in città, Ezio incontrò Leonardo in cerca un passaggio per tornare in Spagna. Gli disse che conosceva un capitano, di cui però non ricordava il nome. I due discussero su degli scritti dei discepoli di Pitagora, che presentavano simboli simili a quelli della Mela. Dopodiché, Leonardo volle accompagnare Ezio al porto, ma non potendo lasciare lo studio incustodito, Ezio si offrì di riportare indietro l'apprendista di Leonardo, Salaì. Ezio lo trovò a La Volpe Addormentata, mentre giocava ai dadi. Dopo un'iniziale resistenza, Salaì accettò di tornare alla bottega del maestro con Ezio. Una volta fuori, tre persone indossanti delle toghe, che giocavano con Salaì, li pedinarono. Salaì allora si girò, dicendo di aver smesso di giocare. A quel punto i tre, supportati da altri, attaccarono. Una volta sconfitti, Salaì osservò che c'era un solo uomo con quelle abilità a Roma, Ezio, che suggerì di andare al laboratorio di Leonardo.

Eludendo i gruppi di Ermetisti tra loro e il laboratorio, Ezio e Salaì riuscirono a tornare, trovando il laboratorio distrutto e Leonardo scomparso. Salaì informò Ezio con rammarico di non conoscere la posizione del Tempio di Pitagora. Guardando verso il pavimento con tristezza, Salai notò una scritta sul pavimento, che suggeriva di cercare i dipinti di Leonardo conservati a Villa Auditore, che contenevano indizi per localizzare il tempio. In un primo momento Ezio fu rinunciatario, commentando che tutti i dipinti erano stati bruciati durante l'assedio, ma Salai rispose che ne erano stati distrutti solo due, mentre uno, che non era di Leonardo, era stato venduto da Salai se stesso per acquistare un farsetto, mentre i restanti cinque erano nelle mani di Lucrezia Borgia, ora duchessa di Ferrara.

Ezio si recò quindi alla Delizia di Belriguardo, scalando le mura esterne del palazzo e ascoltando un discorso di Lucrezia, che, preoccupata per la sua vita, ordinò alle guardie la massima allerta. Infiltratosi nel palazzo attraverso le scuderie, Ezio si confrontò con lei per riottenere i quadri rubati, rassicurandola. Di buon grado, lei gli disse che tre dei quadri erano stati venduti a Francesco Colonna, mentre il quinto era nelle mani di un amante, Patrizio. Una volta ordinato ai suoi uomini di caricare l'Annunciazione di Leonardo su un carro fuori dal palazzo, Lucrezia venne poi spinta contro il muro da Ezio, che iniziò a baciarle il collo intimamente, per poi doversi allontanare perché Lucrezia chiamò subito le guardie. Riuscito a uscire, Ezio trovò il quadro. Tornato a Roma, Ezio si diresse al Vaticano, dove seguì Patrizio, che sperava di poter vendere il suo quadro agli Ermetisti. Ezio osservò Ercole Massimo sminuire Patrizio per i suoi pensieri razzisti su Lucrezia Borgia, e lo uccise quando tentò di distruggere il quadro, in preda all'ira. Ezio poi inseguì l'ermetico a cui Ercole aveva assegnato il compito di trasportare il dipinto, recuperandolo.

Ezio si recò poi a casa di Francesco Colonna, per scoprire che la casa gli era stata sequestrata dalle banche. Gli fu detto però che i dipinti di da Vinci erano stati venduti a un mercante fiorentino, che stava per salpare al porto fluviale. Arrivatoci, Ezio scoprì che il mercante non era altro che il vecchio fidanzato della sorella, Duccio de Luca. Duccio, riconosciuto Ezio, iniziò subito a offenderlo, dicendogli che viveva in un "letamaio di città", e che la sorella si era decisa di "aprire le gambe" alla Rosa in Fiore. Ezio gli rifilò un pugno in pieno volto, così ordinò ai suoi amici di attaccarlo. Ezio riuscì facilmente a tenere testa ai suoi aggressori, e, dopo aver sconfitto Duccio, ne ottenne tutte le informazioni che voleva, tuttavia insultò nuovamente Claudia, ricevendo così un altro pugno, che lo fece svenire. Ezio andò alla barca del commerciante, che era stata occupata dagli Ermetisti, per recuperare il terzo dipinto. Li eliminò rapidamente senza essere visto, riuscendo a ottenere anche il terzo quadro. Si diresse poi verso La Rosa in Fiore, per ottenere gli ultimi due quadri rimasti, che erano stati acquistati da un cardinale, per venire messi in mostra all'interno di Castel Sant'Angelo.

Esposizione d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Una volta raggiunta la Rosa in Fiore, Ezio salutò calorosamente la sorella, trascurandole del suo incontro con Duccio. Da lei, Ezio apprese che l'accesso all'esposizione all'interno di Castel Sant'Angelo richiedeva un invito. Ezio, non sapendo come procurarselo, si infiltrò nei pressi di un nobile che aveva l'invito, ma trovò la scatola in cui doveva esserci vuota: il nobile era andato alla mostra senza invito e un messaggero stava andando a portarglielo. Ezio inseguì e raggiunse il corriere, ottenendo l'invito, poi si ricongiunse con delle cortigiane di Claudia, facendosi aiutare per entrare inosservato, dicendo loro che avrebbe segnato i quadri da rubare. Ezio segnò i primi due quadri dopo aver distratto le guardie che li stavano sorvegliando all'esterno dell'edificio. Ezio procedette quindi ad infiltrarsi all'interno del castello. Usando la stessa strada che aveva preso per salvare Caterina anni prima, riuscì a entrare nelle stanze superiori. Dopo aver segnato il terzo quadro, fuggì rapidamente, mentre le cortigiane rubavano i quadri.

Ezio tornò alla bottega di Leonardo, dove i cinque dipinti erano stati portati. All'interno vi trovò Salaì, che stava già cercando qualsiasi indizio che portasse alla posizione del tempio. Salaì era sul punto di rinunciare, quando Ezio gli chiese se Leonardo avesse potuto tenere nascoste le sue ricerche. Salaì si ricordò che Leonardo aveva sperimentato degli inchiostri invisibili, e propose a Ezio di usare l'Occhio dell'aquila per trovare eventuali indizi. Così fece, e trovo dei piccoli disegni in ogni dipinto. Dopo averli ispezionati tutti, Ezio copiò tutti i disegni, mettendoli su un tavolo. Nonostante mancassero dei pezzi di mappa, andati distrutti nell'attacco a Monteriggioni, Ezio riordinò i restanti, riuscendo s trovare l'ingresso delle catacombe in cui c'era il Tempio di Pitagora.

Il Tempio di Pitagora[modifica | modifica wikitesto]

Entrato nelle catacombe, Ezio si recò verso il tempio. Nel mentre, sentì Ercole Massimo picchiare Leonardo, nel tentativo di fargli aprire la porta del tempio. Ezio, arrivato, ordinò agli Ermetisti di fermarsi, e dopo un breve scambio di parole, venne attaccato dai tirapiedi di Ercole. Affrontati e uccisi gli uomini, Ezio salì da Ercole, uccidendolo con la Lama Celata. Liberato Leonardo, Ezio gli suggerì di andarsene, ma Leonardo lo contraddisse, dicendo che il "numero" che gli Ermetisti cercavano doveva essere distrutto per evitare che qualcun altro lo avesse scoperto. Ezio accettò, e i due si inoltrarono nel Tempio. In ogni stanza del Tempio, Ezio e Leonardo si trovarono di fronte a degli enigmi. Nella prima sala, Ezio dovette orientare una serie di fasci di luce, mentre nella seconda reindirizzare il flusso d'aria in un grande meccanismo. Nell'ultima sala, Ezio dovette attivare delle leve, che facevano cadere del liquido infiammato in un percorso. Una volta completato il percorso, il pavimento al centro si abbassò, rivelando un grande piedistallo circolare. Ezio e Leonardo riconobbero i simboli sul piedistallo come quelli mostrati loro dalla Mela, anche se nell'ordine sbagliato. Ezio guardò Leonardo ruotare i pezzi del pilastro in modo che le immagini combaciassero, aprendo la porta dell'ultima stanza del Tempio.

Entrato nell'ultima stanza, Ezio riconobbe un'architettura che aveva già visto nel Tempio di Giunone. Andò quindi verso il piedistallo centrale, mettendovi la sua mano sopra. Una luce splendente si attivò, e pochi secondi dopo, l'intera stanza si era illuminata. Davanti a loro, si ripetevano sei numeri e due lettere: 43 39 19 N 75 27 42 W. Anche se Leonardo definì i numeri come inutili, Ezio disse che non erano destinati alla sua generazione, così Leonardo gli chiese se gli nascondesse qualcosa, ma Ezio fu abile a sviare il discorso verso i futuri lavori di Leonardo.

La fine dei Borgia[modifica | modifica wikitesto]

Ricerca in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Arrivati a Napoli il 24 giugno 1505, Ezio, Leonardo e Machiavelli chiesero a molte persone locali se avevano visto Micheletto. Fortunatamente, i tre incontrarono una cortigiana chiamata Camilla, che disse loro di aver trascorso la scorsa notte con un uomo che corrispondeva alla descrizione di Micheletto. Lei li indirizzò al porto, da cui partirono per Valencia. Ezio, Machiavelli e Leonardo viaggiarono per cinque giorni, durante i quali il mare era particolarmente ostile, facendo perdere ai tre la possibilità di raggiungere Micheletto. Una volta arrivati, riuscirono a localizzare rapidamente Micheletto al Lupo Solitario, una locanda frequentata da criminali. Una volta arrivati, entrarono, venendo subito attaccati da dieci uomini, i cui occhi erano abituati all'oscurità della locanda. Ezio e Machiavelli combatterono contro gli uomini, mentre Leonardo si nascondeva dietro al bancone. A un certo punto, Ezio venne colto alle spalle e strangolato da Micheletto, ma un colpo allo stomaco del pugnale di Machiavelli costrinse Micheletto a lasciare la presa e fuggire.

Uno dei suoi subalterni però era sopravvissuto all'attacco degli Assassini, e disse loro la destinazione di Micheletto: il Castillo de la Mota. Il giorno successivo, dopo un breve riposo, i tre partirono.

Arrivarono troppo tardi. Ezio venne a sapere da una guardia che Cesare era fuggito, anche se non erano ancora sicuri di come ci fosse riuscito. Ezio chiese immediatamente un cavallo, ma la stanchezza di Leonardo e i consigli di Machiavelli lo convinsero a riposarsi. Il mese seguente, rientrati a Valencia, i tre trovarono la città in preda a Cesare. Leonardo ebbe un'idea, chiedendo loro di raccogliere zolfo, nitrato di potassio e carbone, e delle lastre sottili di acciaio. Ottenuti i materiali, in breve tempo Leonardo riuscì a costruire una ventina di piccole bombe a mano, che dovevano essere gettate sulle postazioni nemiche. Leonardo poi disse a Ezio e Machiavelli di dover tornare in Italia, avendo nostalgia di casa.

Attacco a Valencia[modifica | modifica wikitesto]

Ezio e Niccolò erano determinati a distruggere il nuovo esercito di Cesare, e insieme elaborarono un piano. Mentre Machiavelli si faceva strada verso il campo degli irriducibili, Ezio si diresse al porto. Puntando la prima nave, Ezio accese la miccia e la gettò nella stiva, dubbioso del potere distruttivo che poteva avere un'arma tanto piccola. Ezio si sorprese all'esplosione, che distrusse l'albero della nave da guerra, mentre le schegge di legno volavano in aria. Continuò a bersagliare le navi di Cesare, e in diversi casi l'esplosione delle bombe causò anche la detonazione della polvere da sparo contenuta nella nave. Una di queste esplosioni riuscì a distruggere le due navi al suo fianco: ne distruse dodici in tutto con dieci bombe. Dopodiché, si ricongiunse a Machiavelli, all'angolo della strada dove si trovava il Lupo Solitario. Salendo sul tetto dell'edificio, i due si affacciarono sul cortile interno, dove Cesare e Micheletto stavano discutendo sui recenti avvenimenti. Cesare, rabbioso, sminuì Micheletto, incolpandolo per quanto successo. Micheletto tentò allora di ucciderlo, ma Cesare, dopo essersi liberato, estrasse rapidamente una delle sue pistole, sparandogli e sfigurandolo completamente. Ezio tornò indietro, sperando di catturare Cesare mentre lasciava l'edificio, anche se Machiavelli, protesosi in avanti per ottenere una vista migliore, fece cadere una tegola, richiamando l'attenzione di Cesare.

Tirando fuori la sua seconda pistola altrettanto rapidamente, Cesare sparò all'assassino, colpendo Machiavelli alla spalla.

Il primo pensiero di Ezio era inseguire Cesare, ma vedendo la grave ferita di Machiavelli, preferì occuparsi dell'amico. Trovato un medico, i due appresero che la pallottola aveva attraversato la spalla, e che Machiavelli sarebbe guarito nel giro di due settimane.

Assedio a Viana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1507, Ezio localizzò Cesare Borgia, che stava comandando le forze del suo cognato Giovanni III d'Albret, assediando la città di Viana. Ezio ingaggiò Cesare in battaglia, ma venne quasi sopraffatto dai soldati . Riuscito a sopravvivere a un attacco di artiglieria, Ezio rincorse il Borgia, dirigendosi verso la città. Alla fine, riuscito a salire su una delle torri d'assedio delle forze di Cesare, Ezio impegnò in combattimento quest'ultimo sui bastioni delle mura. Nonostante l'aiuto di alcuni soldati durante il duello, Ezio fu in grado di rompere l'armatura di Cesare e sopraffarlo. Quando Cesare, rabbioso, ripeté che nessun uomo avrebbe potuto ucciderlo, Ezio rispose freddamente che lo avrebbe lasciato al fato, prima di gettarlo dai bastioni della città, uccidendolo. Anni dopo, un Ezio più vecchio fece ritorno al Santuario sotto Villa Auditore, per lasciare un indizio della parola d'accesso che proteggeva l'ingresso del Tempio di Giunone, come gli aveva suggerito l'amico Leonardo in precedenza. L'indizio era visibile solo a chi possedeva l'Occhio dell'aquila.

Ricerca delle Chiavi di Masyaf[modifica | modifica wikitesto]

Scoperta di un nuovo stimolo[modifica | modifica wikitesto]

Con la morte di Cesare Borgia, le ambizioni dello Stato Pontificio per l'Italia erano terminate. Ezio si concentrò dunque sulle questioni interne dell'Ordine. Creò una fitta rete di comunicazioni per gli Assassini che si estendeva da Venezia alla Sicilia, per poi lavorare su nuovi metodi di addestramento degli Assassini. Nel 1510, tornato a Monteriggioni, Ezio trovò tra i documenti dello zio Mario una lettera scritta dal padre Giovanni un anno prima della sua nascita, che menzionava una biblioteca nascosta sotto Masyaf, colma di una saggezza inestimabile. Ezio partì quindi per la Siria.

10 mesi dopo, Ezio, che aveva soggiornato per una settimana ad Acri, partì finalmente per Masyaf, che temeva fosse entrata in possesso dei Templari, per comprendere le motivazioni che spingono gli Assassini e il suo ruolo nella battaglia, come scrive in una lettera alla sorella Claudia. Nella lettera, Ezio le chiedeva, in caso di fallimento e morte, di non cercare vendetta, ma di continuare la ricerca della verità.

Arrivo a Masyaf[modifica | modifica wikitesto]

Una volta arrivato a Masyaf nel marzo 1511, Ezio scoprì che la città era controllata dai Templari, comandati da Leandros. In netta inferiorità numerica, Ezio venne catturato dai Templari e portato sulla cima di una torre nella fortezza. Mentre Leandros si trovava alle spalle di Ezio per impiccarlo, quest'ultimo lo colpì, e dopo aver messo la corda attorno al Templare, Ezio lo utilizzò come base di appoggio per calarsi con la fune, riuscendo quindi a sfuggire ai Templari. Scalato il mastio di Masyaf, Ezio si tuffò in un passaggio subacqueo, che lo condusse al corridoio che portava alla biblioteca di Altaïr, dove scoprì da un lavoratore che Leandros era in possesso del diario di Niccolò Polo, i cui contenuti conducevano alle Chiavi necessarie per aprire la porta. Ezio uscì quindi dalla fortezza, iniziando a pedinare Leandros.

Ezio si lanciò quindi all'inseguimento di Leandros che stava fuggendo in carrozza in un villaggio vicino Masyaf. Tuttavia, la carovana di Ezio cadde fuori strada dopo un'esplosione. Nonostante la caduta, Ezio riuscì a sopravvivere, e, ferito, riuscì a farsi strada furtivamente nel villaggio, uccidere Leandros e recuperare il Diario di Niccolò Polo, che parlava di alcune Chiavi per accedere alla biblioteca.

Arrivo a Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Leggendo il diario di Niccolò, Ezio scoprì che queste chiavi erano nascoste a Costantinopoli, la capitale dell'Impero Ottomano. Arrivato a Costantinopoli, scoprì dal capo della gilda locale, Yusuf Tazim, che i Templari stavano conquistando poco a poco Costantinopoli, e che costituivano quindi una minaccia per gli Assassini. Mentre Ezio cercava le Chiavi nascoste a Costantinopoli grazie all'aiuto di Sofia Sartor, una libraia veneziana, che lo aveva aiutato a trovare le posizioni dei libri sulle Chiavi, tentava anche di respingere l'esercito dei bizantini e di scoprire chi tra di loro avesse l'ultima chiave.

Ricerca dei Bizantini[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver trovato la prima chiave, Ezio incontra Yusuf, che gli dice di aver scoperto che i bizantini intendono attaccare il principe Solimano al Palazzo Topkapı. Ezio, Yusuf, e gli altri Assassini si recano al Palazzo, dove stordiscono dei menestrelli assoldati per la festa che si terrà quella sera. Preso il posto dei menestrelli, gli Assassini riescono a proteggere Solimano dagli agenti bizantini. Solimano chiede poi a Ezio di incontrarlo in seguito.

Solimano assegna a Ezio il compito di sorvegliare un incontro tra lui, il principe Ahmet, e Tarik Barleti, capo del corpo dei Giannizzeri, che non sono riusciti a proteggere Solimano. Nell'incontro, Solimano evidenzia che i Giannizzeri non sono stati in grado di proteggere il palazzo, e chiede a Ezio di sorvegliare i movimenti di Tarik. Durante la sua investigazione, Ezio scopre che Tarik era implicato in un commercio di armi da fuoco con Manuele Paleologo, erede al trono dell'Impero Bizantino e membro dei Templari, e il suo socio Shahkulu.

Scoperti i traffici di armi, Solimano assegna a Ezio il compito di uccidere Tarik, colpevole di aver tradito il sultano. Ucciso un Giannizzero e rubata la sua divisa, Ezio si infiltrò nell'accampamento dei Giannizzeri, dove riuscì ad assassinare Tarik, per poi scoprire che in realtà non stava aiutando Manuele, ma che aveva inviato i suoi uomini assieme alle armi solo per colpire i bizantini dove si sentivano più sicuri, in Cappadocia. Prima di morire, Tarik chiede a Ezio di sconfiggere i bizantini. Riferita la notizia a Solimano, quest'ultimo gli fa preparare una nave per raggiungere i Templari in Cappadocia.

Viaggio in Cappadocia[modifica | modifica wikitesto]

Mentre indagava, Ezio era entrato in possesso delle quattro Chiavi di Masyaf rimaste nascoste in città, e all'appello mancava l'ultima Chiave, quella in possesso di Manuele Paleologo. Mentre si recava al porto, venne fermato da Yusuf, che gli spiegò che i Giannizzeri avevano teso la Grande Catena per bloccare un'eventuale fuga di Ezio da Costantinopoli, ricercato per l'omicidio di Tarik. Yusuf diede quindi a Ezio una Bomba molto potente per distruggere la torre da cui partiva la catena. Per sfuggire alle macerie, utilizzò una fune tesa, che lo portò a una delle banchine del porto. Una volta bruciate con il fuoco greco le navi dei Giannizzeri, Ezio le utilizzò per raggiungere la nave di Piri Reis, con cui salpò per la Cappadocia.

Arrivato in Cappadocia, Ezio andò alla ricerca delle spie inviate da Tarik, ma scoprì da una di esse, Dilara, che erano stati quasi tutti catturati dai Bizantini. Ezio riuscì a salvare comunque alcune delle spie dall'esecuzione, e a uccidere Shahkulu.

Ezio si diresse al magazzino di polvere da sparo dove, liberatosi delle guardie, fece esplodere la polvere, gettando la città nel panico e costruendosi l'occasione per trovare Manuele. Una volta raggiunto, lo inseguì e lo uccise, recuperando l'ultima Chiave. Subito dopo, venne raggiunto da Ahmet, lo zio di Solimano ed erede al trono ottomano. Rivelatosi essere il capo dei Templari, Ahmet gli chiese le Chiavi, minacciandolo di uccidere Sofia se si fosse rifiutato. Arrabbiato e preoccupato per Sofia, Ezio andò via dalla città, caduta nel panico, e tornò a Costantinopoli sulla nave di Piri Reis.

Confronto con Ahmet[modifica | modifica wikitesto]

Arrivato a Costantinopoli, Ezio si diresse velocemente alla bottega di Sofia, che trovò in completo disordine e Yusuf, a cui aveva chiesto di proteggere Sofia mentre era in Cappadocia, era morto. In cerca di vendetta, Ezio chiese agli Assassini di combattere con lui per sconfiggere Ahmet all'Arsenale. Trovatolo, questo disse a Ezio di portare le chiavi alla Torre di Galata in cambio della vita di Sofia. Tornato al Covo e raccolte le Chiavi, Ezio chiese ai suoi compagni Assassini di proteggerlo durante lo scambio. Alla torre, Ezio diede ad Ahmet le Chiavi, che lo lasciò andare a riprendere Sofia, tenuta in cima alla torre. Scalata la torre, Ezio scoprì che la donna non era Sofia, ma che lei era appesa a un cappio in un cortile, e stava per morire strangolata. Paracadutatosi dalla cima della torre verso il cortile, Ezio riuscì a salvarla. Assicuratosi che Sofia stesse bene, i due partirono su un carro all'inseguimento di Ahmet, che stava lasciando Costantinopoli. Dopo un inseguimento in carrozza in cui Ezio dovette uccidere i Bizantini che si frapponevano tra lui e Ahmet, Ezio raggiunse il carro del principe, ma i due caddero in un precipizio. Nel volo, Ezio e Ahmet duellarono, e infine Ezio riuscì ad aprire un paracadute per salvarsi, ma Ahmet si aggrappò alla sua gamba, e i due caddero a terra. Feriti, si rialzarono, ma in quel momento arrivò il fratello di Ahmet e padre di Solimano: Selim. Selim spiegò ad Ahmet che il padre, Bayezid II, aveva infine scelto lui come successore, e immediatamente gli mise le mani alla gola, gettandolo nel mare. Selim si rivolse poi a Ezio, a cui disse di averlo risparmiato solo per le considerazioni su di lui fatte dal figlio. Dopodiché, gli intimò di andarsene da Costantinopoli e non fare più ritorno. Sentendosi colpito dalle parole di Selim, Ezio lo attaccò, ma venne fermato da Sofia prima che potesse colpire.

Ritorno a Masyaf[modifica | modifica wikitesto]

Molte settimane dopo, in seguito a un lungo viaggio, Ezio e Sofia arrivarono a Masyaf, ormai abbandonata anche dai Bizantini. Entrati nella fortezza, i due si diressero alla porta della Biblioteca. Collocate le Chiavi, Ezio vi entrò, mentre Sofia aspettava fuori. Nella Biblioteca trovò lo scheletro di Altaïr, che aveva in mano un altro Sigillo della memoria. Grazie a questo Sigillo, Ezio scoprì che Altaïr aveva nascosto all'interno della Biblioteca la Mela dell'Eden in suo possesso, mentre aveva fatto portare i libri ad Alessandria.

Ezio si diresse verso la Mela, ma capì di aver visto abbastanza nella sua vita, e decise di lasciarla lì con la salma di Altair lontana da assassini e templari. Subito dopo, la Mela diede un impulso, che gli fece tornare in mente il nome di Desmond, che aveva udito da Minerva nella Cripta. Rivolgendosi a Desmond, mentre si levava i bracciali e la spada di dosso, gli dichiarò la fine della sua vita come Assassino. Incoraggiandolo a porre fine alla sofferenza provocata dalla guerra tra Assassini e Templari, Ezio mise una mano sulla spalla dell'ologramma di Desmond che si era creato davanti a lui, e gli disse di ascoltare, così Desmond capì cosa doveva fare.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1512 Ezio tornò a Venezia, assieme a Sofia. I due si sposarono verso la fine dell'anno. Tuttavia Ezio dovette tornare a Roma appena dopo il Capodanno del 1513, a causa della morte del Pontefice Giulio II. Qui incontra Claudia e Machiavelli. Dopodiché Ezio, ormai 54enne, passò il testimone: la guida dell'Ordine degli Assassini fu data a Ludovico Ariosto. L'Auditore tornò in Toscana, dove andò a vivere in una villa nelle campagne vicino Firenze. Da Sofia ebbe una figlia, Flavia, e l'anno successivo un figlio, Marcello. Ezio divenne quindi un agricoltore, lasciando in parte l'Ordine a causa dell'età avanzata. Tuttavia ci furono vari problemi e perdite: nel 1518 il raccolto fu molto scarso e l'anno dopo morì il carissimo amico Leonardo da Vinci, nella Francia del giovane sovrano Francesco I. A causa della demenza senile, Machiavelli esortò Ezio a scrivere la sua vita in un diario, anche se il compito gli riuscì molto difficile. Un giorno di fine estate del 1524, ricevette la visita di Shao Jun, assassina del ramo cinese giunta in Italia per chiedere consiglio a Ezio su come rifondare la confraternita in Cina. All'inizio Ezio fu riluttante perché non aveva più intenzione di ricominciare la sua vita da assassino, tuttavia alla fine venne convinto e diede suggerimenti a Jun su come rifondare la confraternita in Cina. Ezio morì a 65 anni il 20 novembre nel 1524, poco dopo la partenza di Shao Jun, su una panchina nella Piazza del Duomo di Firenze per un attacco di cuore. Le ultime cose che vide furono Sofia e Flavia sorridenti.

Caratteristiche e personalità[modifica | modifica wikitesto]

Ezio viene allevato come nobile fiorentino. A differenza di Altaïr, cresce senza conoscere l'esistenza degli Assassini. Abile seduttore e uomo scherzoso, Ezio possiede doti acrobatiche superiori a quelle dei suoi coetanei, eccetto del fratello. Proviene da un ambiente ricco ed ha molti amici fino alla morte del padre e dei fratelli. Costretto a proteggere madre e sorella, Ezio diviene un Assassino, in cerca di vendetta contro le persone implicate nell'omicidio del padre. Inizialmente, Ezio permette alle sue emozioni di ottenere la meglio, arrivando a mancare di rispetto al cadavere di Vieri de' Pazzi. Quando, tempo dopo, affronta Rodrigo Borgia, consapevole del suo ruolo da Assassino, ha già smesso di utilizzare la vendetta come motivazione per uccidere. Risparmierà anche alcuni bersagli di cui non riterrà necessaria la morte, come Rodrigo Borgia e Micheletto Corella.

Equipaggiamento e abilità[modifica | modifica wikitesto]

Ezio è armato di due lame celate che negli anni vengono modificate da Leonardo da Vinci, suo caro amico, e a Costantinopoli come seconda lama celata (quella destra, rotta in combattimento a Masyaf contro i Templari di Leandros) riceve la Lama Uncinata Ottomana da Yusuf Tazim. Dalla polsiera della lama celata sinistra, Ezio può sparare proiettili, avvelenare i nemici o sparare dardi avvelenati, con la Lama Uncinata può muoversi più velocemente o attaccare il nemico. Ezio può equipaggiarsi anche di spade, mazze o armi pesanti che sa usare tutte con estrema agilità. Ezio è disposto anche di coltelli da lancio, di un pugnale da combattimento, di una balestra (usata anche come arma ravvicinata) e di bombe da lui stesso fabbricate, infatti è in grado di crearne di vari tipi, tra cui anche quelle tattiche (oltre a quelle fatte apposta per danneggiare gli avversari).

Ezio fin da giovane si dimostra abile nella corsa sui tetti e nell'arrampicarsi ma con gli anni migliora sempre di più; è inoltre un abile nuotatore in grado di tuffarsi da grandi altezze. Ezio ha sempre dimostrato uno charme irresistibile per le donne: inizialmente è conosciuto a Firenze per il suo fascino, ma con gli anni diventa sempre più maturo e saggio, non ponendo più le donne e il vino al primo posto divenendo uno dei migliori mentori della confraternita insieme ad Altaïr Ibn-La'Ahad. A Roma dimostra di saper parlare il francese.

In Revelations, oltre a saper utilizzare la lama uncinata, Ezio impara anche a fabbricare ed utilizzare vari tipi di bombe (tutto grazie agli insegnamenti di Yusuf Tazim).

Età[modifica | modifica wikitesto]

Omicidi commessi[modifica | modifica wikitesto]

Assassin's Creed II
Assassin's Creed II: Discovery
  • Gaspar Martínez
  • Pedro Llorente
  • Juan de Marillo
Assassin's Creed: Brotherhood
  • Il Carnefice
  • Dodici Capitani dei Borgia
    • Jacopo de Grassi
    • Pietro da Siena
    • Domenico da Padova
    • Bernardino da Verona
    • Valentino da Siena
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    • Tommaso da Viterbo
    • Ippolito da Foligno
    • Francesco da Velletri
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Assassin's Creed: Revelations
  • Leandros
  • Mirela Djuric
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  • Shahkulu
  • Manuele Paleologo

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nella versione inglese, Ezio viene doppiato da Roger Craig Smith in tutte le sue apparizioni.

Nella versione italiana, invece, Ezio è stato doppiato da Renato Novara in Assassin's Creed II e Assassin's Creed: Brotherhood. Nel successivo capitolo, a causa dell'invecchiamento, è stato necessario dargli una voce più matura, avendo Novara un timbro troppo chiaro, e a doppiare il personaggio in Assassin's Creed: Revelations e in Assassin's Creed: Embers è Diego Baldoin.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Ezio è l'unico personaggio della saga ad essere protagonista di ben tre capitoli principali della serie.
  • In realtà Ezio non ha alcuna parentela diretta con Altaïr Ibn-La'Ahad, il leggendario Mentore siriano protagonista del primo Assassin's Creed, ma solo con Desmond Miles essendo un suo antenato da parte del padre, mentre Altaïr è antenato di Desmond da parte della madre.
  • Il viso di Ezio, come quello di Altaïr e Desmond Miles, è stato modellato secondo l'aspetto di Francisco Randez, modello e cantante.
  • Il nome Ezio, deriva dall'antico nome gentilizio romano Aetius, derivato a sua volta dal greco Aètios, che significa Aquila.
  • Come Altaïr e Desmond Miles, Ezio ha una cicatrice sulla bocca, ma nel suo caso viene mostrato come se la sia procurata: tramite una colluttazione con una pietra lanciata da Vieri de'Pazzi, nel 1476.
  • Nel romanzo Assassin's Creed: Rinascimento, la cicatrice di Ezio è sulla fronte.
  • Nei manifesti da ricercato sotto al ritratto di Ezio c'è scritto Morti di Vivo invece di Vivo o Morto, chiaro errore di traduzione.
  • Il nome di Ezio viene scritto in modo errato in Assassin's Creed II: Discovery. Nel gioco, la sua biografia lo elenca come "Ezio Auditore de Firenze", invece di "Ezio Auditore da Firenze" (tranne nella versione per Nintendo DS).
  • Anche se ad Ezio è stato impresso il marchio dell'Ordine sull'anulare, nel capitolo successivo della serie Assassin's Creed: Brotherhood esso manca, probabilmente per via di una svista degli sviluppatori.
  • In Assassin's Creed: Brotherhood, viene rivelato che Ezio conosce il francese, che gli fu insegnato da due ragazze a Firenze.
  • Nella copertina e in alcune immagini di Assassin's Creed: Brotherhood, Ezio viene mostrato con due polsiere delle lame celate identiche, anche se nel gioco non è possibile utilizzare due polsiere uguali.
  • Nel romanzo di Brotherhood, Ezio perde tutte le armi del Codice (la Pistola, la Lama Avvelenata e la seconda Lama Celata) durante l'attacco alla Villa. Nel gioco, invece, Ezio perde solamente l'Armatura di Altaïr e la seconda Lama Celata.
  • Nel secondo ricordo di Cristina, che si svolge nel 1478, Ezio indossa l'armatura di metallo e la Cappa Medicea, tuttavia questo è impossibile, in quanto la cappa gli è stata donata da Lorenzo de' Medici nel 1480, cioè 2 anni dopo.
  • In Assassin's Creed: Revelations Ezio non possiede più una cappa
  • Il Costume di Ezio può essere sbloccato in Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate, in Assassin's Creed III, in Assassin's Creed IV: Black Flag ,in Assassin's Creed Rogue, in Assassin's Creed: Unity, in Assassin's Creed: Syndicate e in Assassin's Creed: Origins.
  • Una versione Sackboy di Ezio può essere acquistata per il videogioco Little Big Planet tramite il PlayStation Store.
  • Ezio è presente nel gioco Soulcalibur V come personaggio speciale.
  • Ad eccezione di Uberto Alberti e Vieri de'Pazzi, a ogni sua vittima principale, dopo il colpo fatale, Ezio dice "Requiescat in pace" come insegnatogli da suo zio Mario. Tale frase significa "riposa in pace" in latino.
  • È curioso notare che anche se Renato Novara è stato sostituito nel doppiaggio di Ezio per via del timbro di voce troppo giovanile, il doppiatore che lo sostituisce in Assassin's Creed: Revelations e in Assassin's Creed: Embers ha quattro anni in meno.
  • Nel capitolo Brotherhood durante l'attacco alla villa si sente un abitante che urla il nome "Marcello", stesso nome che Ezio darà al figlio.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Ezio Auditore, su Behind The Voice Actors, Inyxception Enterprises. Modifica su Wikidata
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