Connor Kenway

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Connor Kenway
Connor, Assassin's Creed III.png
Connor
Saga Assassin's Creed
Lingua orig. Inglese
Alter ego Ratonhnhaké:ton
Editore Ubisoft
1ª app. Assassin's Creed III
Voce orig. Noah Watts
Voce italiana Riccardo Niseem Onorato
Sesso Maschio
Etnia Mezzosangue (Madre nativa americana, Padre inglese)
Luogo di nascita Nazione Mohawk, Stati Uniti
Data di nascita 4 aprile 1756
Abilità
  • Occhio dell'Aquila
  • Abile scassinatore
  • Abile borseggiatore
  • Abile nuotatore
  • Abile cacciatore
  • Valente stratega
  • Forza, velocità, resistenza, equilibrio ed agilità elevate
  • Furtività
  • Abile nel combattimento a mani nude
  • Abile nel combattimento con varia armi
  • Abile nell'uso di più armi in combattimento
  • Abile tracciatore e arrampicatore
  • Riflessi elevati
Affiliazione Assassini
Parenti
  • Bernard Kenway (bisnonno paterno)
  • Linette Hopkins (bisnonna paterna)
  • Oiá:ner (nonna materna)
  • Edward Kenway (nonno paterno)
  • Tessa Stephenson-Oakley (nonna paterna)
  • Jennifer Scott (zia)
  • Haytham Kenway (padre)
  • Kaniehtí:io (madre)
  • William Miles (discendente)
  • Desmond Miles (discendente)

Connor Kenway (4 aprile 1756 - ?), il cui nome originale è Ratonhnhaké: ton (letteralmente «vita piena di graffi», pronuncia: «Rà-Dòna-Ghèdon»), è il personaggio principale del videogioco Assassin's Creed III.

È stato un assassino americano appartenente alla tribù dei Kanien'kehá:ka. È il nipote del pirata e Assassino Edward Kenway, e uno degli antenati di William e Desmond Miles.

Figlio del Gran Maestro dell'Ordine dei Templari del Nord America britannico Haytham Kenway e di Kaniehti: io, una nativa americana, venne cresciuto dalla madre nel villaggio Kanien'kehá:ka di Kanatahséton. Nel 1760, quando era ancora molto piccolo, il suo villaggio venne dato alle fiamme e vide morire la madre. Diversi anni dopo, guidato dalla visione di uno spirito, Ratonhnhaké: ton si unì all'Ordine degli Assassini, sotto la guida e l'addestramento del Mentore Achille Davenport. Insieme al confratello Robert Faulkner, governava l'Aquila il vascello degli Assassini, grazie al quale Ratonhnhaké: ton affondò diverse navi dei Templari.

Con l'obiettivo di vendicarsi dei responsabili della distruzione del suo villaggio e della morte della madre, Ratonhnhaké: ton dedicò la sua vita a dare la caccia ai più importanti Templari operanti nelle colonie. Partecipò anche agli eventi della Rivoluzione Americana trovando grandi alleati come Samuel Adams e George Washington. Partecipò ad alcuni eventi che segnarono la storia del suo paese, come il Massacro di Boston, il Boston Tea Party, la Battaglia di Bunker Hill, la Battaglia di Monmouth e la Battaglia di Chesapeake. Durante la sua vita, entrò in possesso di due Frutti dell'Eden: un Frammento dell'Eden e una Mela dell'Eden donatagli da George Washington, dopo che i due videro le conseguenze della monarchia negli Stati Uniti d'America in una realtà alternativa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Incontro con Charles Lee[modifica | modifica wikitesto]

« "Come ti chiami?"

"Charles Lee, perché lo chiedi?" "Così ti troverò." »

(Dialogo fra un giovane Connor e Charles Lee)

Ratonhnhaké: ton nacque il 4 aprile 1756 dall'unione del Gran Maestro dei Templari nel Nord America britannico Haytham Kenway, di origine britannica, e di Kaniehti: io, una nativa americana appartenente alla tribù dei Kanien'kehá:ka. Crebbe con la madre nel villaggio di Kanatahséton, dove il suo popolo lo accettò sebbene fosse figlio di un uomo bianco e Templare, assimilando la sua cultura e le sue tradizioni senza conoscere il padre, da cui aveva ereditato l'abilità nota come occhio dell'aquila. La madre gli insegnò a parlare inglese.

Il 2 novembre 1760, quando Ratonhnhaké: ton aveva solo quattro anni, uscì dal villaggio insieme ai suoi amici per giocare a nascondino. Incaricato di andare alla ricerca degli amici per primo, Ratonhnhaké: ton scovò tutti i compagni in breve tempo grazie alla sua grande abilità nel cercare le tracce. Dopodiché, visto che sarebbe stato il suo migliore amico Kanen'tó:kon l'incaricato di cercare gli altri giocatori, Ratonhnhaké: ton andò a nascondersi.

Tuttavia, poco dopo essersi nascosto, il bambino venne aggredito da alcuni uomini alla ricerca di un deposito dei Precursori che sapevano essere situato nei pressi del villaggio. Si trattava dei Templari Charles Lee, Benjamin Church, William Johnson e Thomas Hickey. Lee, che era il capo, notò che il bambino aveva "un'aria familiare", senza però capire che il giovane era il figlio del suo Gran Maestro. Lee gli strinse le mani intorno al collo e gli chiese dove si trovasse il suo villaggio. Vedendo che non rispondeva, gli disse di riferire alla sua gente che se ne sarebbero andati solo dopo aver ottenuto le risposte che cercavano. Ratonhnhaké: ton chiese all'uomo quale fosse il suo nome perché così un giorno lo avrebbe trovato. Lee, ridendo, gli rispose e si allontanò, mentre Benjamin lo colpì con il calcio del suo fucile, facendolo svenire.

Dopo essere rinvenuto, Ratonhnhaké: ton corse verso il suo villaggio, che vide dato alle fiamme. Credendo Lee ed i suoi compagni i responsabili dell'accaduto, Ratonhnhaké: ton si mise alla ricerca della madre tra le capanne in fiamme del villaggio.

Trovata Kaniehti: io intrappolata sotto una trave, il bambino tentò di aiutarla a liberarsi, mentre la donna cercava di convincerlo a lasciarla lì e a mettersi in salvo. Dopo aver ascoltato alcune parole di amore da parte della madre, Ratonhnhaké: ton venne trascinato via dalla capanna in fiamme da un uomo del villaggio; appena raggiunto l'esterno, la casa crollò, uccidendo Kaniehti: io.

Visione di Giunone[modifica | modifica wikitesto]

Il villaggio venne ricostruito negli anni seguenti, e Ratonhnhaké: ton crebbe chiedendosi perché il suo popolo non si univa agli altri Kanien'kehá:ka per respingere l'avanzata dell'uomo bianco che voleva cacciarli dalle terre che abitavano da sempre.

Il 4 ottobre 1769, dopo essere tornato da una giornata di caccia insieme all'amico Kanen'tó:kon, l'anziana Grande Madre del villaggio decise di incontrarlo in privato per dare delle risposte alle sue domande. La donna mostrò al ragazzo una Sfera di Cristallo, aggiungendo che il loro popolo era stato incaricato di custodire un importante segreto legato alla loro terra. Dopo aver toccato il Frutto dell'Eden, Ratonhnhakè: ton ottenne l'accesso al Nexus, dove gli apparve Giunone.

Giunone gli fece assumere la forma di un'aquila e lo condusse attraverso un viaggio spirituale all'interno di un paesaggio nebbioso ricreato all'interno del Nexus. La donna gli mostrò cosa sarebbe accaduto se avesse continuato sulla sua strada: i Templari avrebbero violato un luogo sacro noto come Grande Tempio, e che con il potere che vi era nascosto avrebbero condotto il suo popolo, nonché il mondo intero alla rovina. Giunone lo incaricò così di mettersi alla ricerca di un simbolo, che lo avrebbe condotto verso la via corretta da intraprendere.

Dopo aver ripreso conoscenza, Ratonhnhaké: ton si risvegliò sulle sponde del fiume che bagnava il villaggio di Kanatahséton. Dopo aver disegnato il simbolo mostratogli da Giunone sulla sabbia, la Grande Madre lo raggiunse e, stupita, chiese al ragazzo dove lo avesse visto. Alla risposta del ragazzo, l'anziana donna capì quello che gli spiriti gli avevano richiesto di fare. La Grande Madre disse a Ratonhnhaké: ton di dirigersi verso una tenuta che si trovava ad est del loro villaggio, dove aveva già visto in precedenza lo stesso simbolo mostratogli dallo spirito. Lì abitava un uomo che in passato aveva aiutato la madre di Ratonhnhaké: ton. La donna diede infine il permesso formale al ragazzo di lasciare la loro terra e di iniziare il suo viaggio.

L'Ordine degli Assassini[modifica | modifica wikitesto]

Incontro con Achille Davenport[modifica | modifica wikitesto]

Ratonhnhaké: ton viaggiò per circa tre settimane verso est. Durante il viaggio, dovette ammettere a sé stesso che, contrariamente a quanto pensava, lasciare il villaggio l'aveva solo riempito di dubbi. Tuttavia, era sempre convinto che fosse il suo compito quello di lottare per la sua gente, e non un suo semplice desiderio personale. Il 28 ottobre, finalmente, Ratonhnhaké: ton arrivò alla tenuta di un anziano uomo che viveva in solitudine nella sua tenuta nonché colui che, secondo la Grande Madre, aveva le risposte che cercava il giovane.

Ratonhnhaké: ton raggiungette poi la villa, dove bussò alla porta principale. L'uomo gli aprì la porta, richiudendola però non appena il giovane gli disse, esitante, che avrebbe voluto essere addestrato. Non essendo disposto a cedere, Ratonhnhakè: ton si accampò nelle stalle della tenuta per ritentare il giorno successivo. Tuttavia, Ratonhnhaké: ton non ebbe successo: dopo averlo deriso dicendogli che voleva probabilmente "diventare un eroe, aiutare i deboli e salvare il mondo", il vecchio gli disse che ciò lo avrebbe soltanto fatto morire e lo invitò a rinunciare prima di rientrare in casa. Ostinato, Ratonhnhaké: ton si accampò nuovamente nelle stalle con l'intenzione di insistere sino a quando l'uomo non avesse accettato.

Quella stessa notte, tuttavia, dei ladri entrarono nella tenuta, con lo scopo di derubarne il proprietario. Ratonhnhakè: ton riuscì a fermarli, convincendo così il vecchio ad ascoltarlo.

Successivamente l'anziano invitò Ratonhnhakè: ton in casa e gli chiese perché voleva essere addestrato. Il giovane gli spiegò che uno "spirito" lo aveva spinto a cercare il simbolo degli Assassini. L'uomo, che si chiamava Achille Davenport e in passato era stato Mentore degli Assassini coloniali, gli rispose che gli "spiriti" perseguitavano gli Assassini sin dall'epoca di un uomo chiamato Ezio. Rendendosi conto che Ratonhnhaké: ton non sapeva nemmeno il significato di quel termine, Achille lo invitò a sedersi mentre lui gli spiegava cosa fossero gli Assassini.

Achille gli parlò quindi dell'eterna lotta tra il suo Ordine e i Templari, che aspiravano a governare il mondo, nonché della crescita dei Templari in America e della caduta degli Assassini coloniali durante la guerra dei sette anni. Ratonhnhaké: ton capì quindi che lo spirito gli aveva mostrato proprio delle immagini dello scontro tra i due Ordini, e cominciò ad interessarsi alle motivazioni degli Assassini.

In seguito, Achille condusse il giovane nel seminterrato, dove custodiva le sue armi e le sue vesti e dove si trovavano i ritratti dei principali Templari delle colonie britanniche. Riconoscendo il ritratto di Lee, Ratonhnhaké: ton chiese ad Achille cosa cercassero quegli uomini: il vecchio gli rispose che nelle colonie vedevano una nuova opportunità di dimostrare la validità dei loro principi. Ricordandosi delle immagini mostrategli dallo spirito, il giovane capì che tutti, anche suo padre, sarebbero dovuti morire. La determinazione di Ratonhnhaké: ton spinse Achille ad accettare di addestrarlo per vedere se sarebbe potuto diventare un vero Assassino.

Massacro di Boston[modifica | modifica wikitesto]

Achille addestrò Ratonhnhaké: ton durante i mesi seguenti, insegnandogli non solo ogni abilità che potesse aiutarlo nel compimento della sua missione, ma anche lingue, filosofia, logica e le arti affinché diventasse un vero e proprio Assassino. Nel marzo 1770, Ratonhnhaké: ton e Achille si recarono a Boston, per acquistare i materiali necessari a riparare la tenuta.

Giunti a Boston il 5 marzo, i due accostarono il loro carro nei pressi del municipio e si incamminarono per le strade della città, i cui colori e motivi affascinarono molto il giovane Ratonhnhaké: ton. Questi disse ad Achille che ad affascinarlo era soprattutto il gran numero di opportunità che c'erano lì, ma Achille gli rispose che erano solo per pochi. Proprio per questo decise di darmi un nuovo nome che avrebbe potuto usare tra i coloni, in modo che la sua appartenenza alla tribù Kanien'kehá:ka non fosse immediatamente visibile. Ratonhnhaké: ton protestò, sostenendo che l'origine di una persona era la cosa più importante, ma Achille gli disse che ciò non era vero nella società coloniale. Gli diede poi il nome di Connor, in memoria del figlio defunto.

Dopo aver acquistato la maggior parte degli oggetti sulla lista di Achille in un emporio, Connor tornò dal proprio mentore. Camminando per le strade di Boston, ascoltò molte conversazioni tra i coloni: anche se non capì esattamente a cosa si riferivano, capì che erano infuriati perché non erano rappresentati in Inghilterra. Dopo essersi ricongiunto con Achille, i due si diressero verso la Old State House. Lì, i cittadini si erano riuniti per protestare contro la presenza a Boston di soldati inglesi. Fu Achille a vedere per primo ed a far notare a Connor due uomini vicino ai soldati: si trattava del padre del ragazzo, il Gran Maestro Haytham Kenway, e di un cecchino. Sospettando che i Templari volessero approfittare della situazione, Achille ordinò a Connor di seguire il cecchino e di impedirgli di sparare.

Connor seguì gli ordini di Achille e pedinò l'uomo fino ad un tetto da cui voleva sparare in direzione della folla, affinché le giubbe rosse pensassero di essere attaccate e rispondessero al fuoco. Connor riuscì a fermare l'uomo, uccidendolo, ma Charles Lee, che si trovava su un tetto al lato opposto della strada, sparò un colpo di pistola in aria, inducendo i soldati inglesi ad aprire il fuoco sui civili. Haytham, non sapendo che il giovane era suo figlio, lo indicò ad un soldato attribuendogli la responsabilità del primo sparo.

Connor riuscì a scappare e a nascondersi. Poco dopo incontrò Samuel Adams, un vecchio amico di Achille a cui questi aveva chiesto di aiutare Connor. Samuel spiegò a Connor che doveva ridurre la sua notorietà, e per questo gli fece strappare diversi manifesti. In seguito, gli mostrò altri modi per tornare in incognito: corrompere banditori e stamperie. Samuel accompagnò poi il giovane ad un portuale in modo che potesse tornare alla tenuta. Prima di partire, Connor promise a Samuel che un giorno avrebbe ricambiato il favore.

Fine dell'addestramento[modifica | modifica wikitesto]

Connor giunse alla tenuta il 18 marzo.[1] Dopo essere tornato a casa, il giovane accusò Achille di averlo abbandonato a Boston, ma il mentore gli rispose che l'esperienza era senza dubbio più preziosa che un lungo addestramento. La domanda seguente di Connor fu chiedere cosa fosse accaduto al padre: Achille gli rispose che era sparito. Connor, impulsivamente, disse che dovevano fermarli subito. Il mentore lo calmò, ricordandogli che era ancora un ragazzo e che non era ancora pronto ad affrontarli. Riteneva tuttavia che i progressi di Connor fossero soddisfacenti e per questo gli donò due Lame Celate.

Subito dopo, Connor e Achille vennero interrotti da un uomo che stava bussando alla finestra dell'abitazione alla ricerca di aiuto. Connor lo seguì fino al ponte che collegava le due sponde del fiume che scorreva nella tenuta, dove era precipitato un altro uomo, aggrappato ad un tronco. Il giovane riuscì a salvare l'uomo e a riportarlo a riva.

I due uomini si presentarono come Godfrey e Terry, dei taglialegna alla ricerca di un luogo per costruire un mulino. Poiché lui e Achille avevano bisogno di molto legname per riparare la tenuta, Connor invitò i due a stabilirsi definitivamente nella tenuta. Riconoscenti, i due taglialegna costruirono il loro mulino, e una casa in cui trasferirsi con le loro famiglie. In seguito, Connor salvò anche il falegname Lance O'Donnell, cacciato da Boston dai lealisti.

Poco dopo, Achille chiese a Connor di incontrarlo alla capanna situata sulla spiaggia della tenuta, per mostrargli una "risorsa". Giunto sul luogo, Connor fece conoscenza con Robert Faulkner, il capitano dell'Aquila, ossia la nave in rovina arenata nella baia della tenuta, in passato ammiraglia della flotta degli Assassini. Dopo aver presentato i due, Achille tornò alla tenuta, lasciando che Connor e Robert si mettessero d'accordo sul da farsi. Per cominciare la riparazione della nave, Robert chiese a Connor di procurargli del legname di una certa qualità. Quindi Connor tornò alla tenuta, e con l'assistenza di Achille, commissionò ai due taglialegna Godfrey e Terry una grossa spedizione di legno di quercia, che servì alle riparazione della tenuta e dell'Aquila.

Sei mesi dopo, nel settembre 1773, Connor si imbarcò sull'Aquila: Robert intendeva recarsi a Martha's Vineyard per equipaggiare la nave con i primi cannoni. Durante il viaggio, il vecchio capitano della nave propose a Connor di prendere il timone e il giovane si dimostrò sorprendentemente capace di arrivare sino a destinazione senza alcun problema. Nella taverna dove si trovavano David e Richard Clutterbuck, a cui Faulkner voleva proporre di tornare a navigare con lui, Connor notò Benjamin Church, che stava parlando con un altro uomo. Incurante delle possibili conseguenze, Connor gli si avvicinò per chiedergli dove fosse Lee. Vennero tuttavia interrotti da Amanda Bailey, che non voleva risse nel suo locale.

Dopo essere usciti dalla taverna, Connor spiegò a Faulkner che si era avvicinato all'uomo perché si trattava di un Templare e lui, sorpreso, gli disse che l'altro uomo era invece Nicholas Biddle. Poco dopo, l'Aquila testò i nuovi cannoni su delle fregate naufragate. Ciò attirò l'attenzione di altre navi della marine inglese che attaccarono la nave degli Assassini. Malgrado la scarsa esperienza di Connor come capitano, l'Aquila risultò vincitrice dello scontro.

L'Aquila fece ritorno alla tenuta il 27 settembre. Achille rimproverò Connor per essersene andato via per settimane senza nemmeno salutare. Subito dopo, tuttavia, Achille chiese a Connor di seguirlo nel seminterrato, dove gli fece indossare gli abiti da Assassino. Achille disse che in passato esisteva una cerimonia particolare per l'iniziazione nell'Ordine, ma visto che né lui né Connor tenevano molto alle formalità, si limitò ad accoglierlo verbalmente nella Confraternita.

Assalto a Fort Phoenix[modifica | modifica wikitesto]

Nei seguenti mesi del 1773 Connor, ormai diventato capitano dell'Aquila e affiancato dal confratello Robert Faulkner, utilizzò la nave per proteggere le coste orientali delle colonie nei dintorni di Martha's Vineyard affondando molte navi corsare, tra cui la Saint James, e salvando la Henderson. Inoltre, affondò la Dartmoor e i suoi segreti. Si recò anche nei Caraibi per affondare la Windermere e la Leviathan, due fregate che trasportavano rispettivamente un importante carico e un emissario Templare.

Su richiesta di Amanda Bailey, Connor eseguì inoltre diverse indagini intorno a Martha's Vineyard, scoprendo infine che i Templari aveva restaurato Fort Phoenix per utilizzarlo come base per delle navi britanniche che compivano delle scorrerie a danno dei mercantili. Connor distrusse nuovamente il forte grazie ai cannoni della sua nave, e ordinò poi di tornare alla tenuta non capendo a quale scopo i Templari avessero minacciato gli abitanti di Martha's Vineyard.

Alla tenuta Connor fece la conoscenza di Gamba di legno, un vecchio marinaio in possesso di alcune lettere in cui il corsaro William Kidd accennava al suo più grande tesoro. Quindi, dopo aver raccolto alcuni gingilli, l'Assassino convinse Gamba di legno a scambiarli con la prima delle quattro lettere. Lo scritto lo condusse a Fort Wolcott, luogo di prigionia di Lucky Lem, un ufficiale d'artiglieria di Kidd. Dopo essersi infiltrato nel forte, che era nuovamente stato occupato dagli inglesi, Connor recuperò il frammento di mappa e fuggì dal forte mentre veniva bombardato dall'Aquila per fornirgli un diversivo.

Caccia ai Templari[modifica | modifica wikitesto]

Boston Tea Party[modifica | modifica wikitesto]

Ormai un assassino, Connor si dedicò alla ricerca di informazioni sui Templari per poterli contrastare efficacemente, in quanto non aveva idea di come volessero prendere il controllo delle colonie britanniche, ormai politicamente instabili: i coloni erano infatti pronti alla rivolta.

Nel frattempo, tuttavia, Connor continuò ad addestrasi per prepararsi all'inevitabile scontro. Il 12 ottobre 1773, Achille mostrò al giovane il dardo da corda, ideato da un'Assassina di nome Shao Jun. I due vennero tuttavia interrotti dall'arrivo di Kanen'tó:kon, venuto ad annunciare al suo amico che William Johnson era intenzionato a comprare la terra su cui sorgeva il loro villaggio. Profondamente colpito dalla notizia, Connor decise di cominciare la sua guerra con i Templari fermando Johnson. Dopo aver piantato un'ascia da guerra in una colonna per simboleggiare l'inizio della guerra, Connor si diresse verso Boston, dove si trovava il Templare, dopo aver ricevuto da Achille il consiglio di cercare Samuel Adams per farsi aiutare. L'anziano Mentore gli disse inoltre di non dimenticare che i Templari erano uomini potenti.

Mentre si stava dirigendo a sud, tuttavia, Connor incontrò una giovane donna ferita, Myriam. Dopo aver lasciato Myriam alle cure di Achille, Connor si mise sulle tracce dei cacciatori che avevano ferito la donna, eliminandoli silenziosamente grazie al dardo da corda. Dopo aver spaventato l'ultimo intimandogli di fuggire, Connor tornò alla tenuta e offrì a Myriam di stabilirsi alla tenuta e di scambiare con gli altri abitanti ciò che non le serviva. La donna accettò e costruì il suo nuovo capanno a nord della tenuta.

Connor giunse a Boston il 6 novembre e incontrò Sam Adams al porto. L'Assassino gli rivelò che stava cercando Johnson e Samuel gli propose di seguirlo ad una riunione con uomini che avrebbero potuto aiutarlo. Durante il tragitto, l'Assassino si rese nuovamente conto di quanto gli inglesi, e in particolar modo gli esattori, opprimessero la popolazione locale. Quando vide un uomo attaccato da alcune giubbe rosse e un esattore, Connor non esitò ad aiutarlo. Dopo la lottato al suo fianco, Connor raggiunse Samuel nella taverna di William Molineux, il cui chef era Stephane Chapheau, l'uomo che Connor aveva salvato poco prima.

Parlando con gli altri uomini, Connor apprese che Johnson stava facendo una fortuna contrabbandando tè, favorito dalle alte tasse. Convinto del fatto che il ricavato della vendita del tè sarebbe stato usato dal Templare per acquistare le terre dei nativi, Connor si unì ai Sons of Liberty per fermare il contrabbando. Connor esplorò i moli ed distrusse le pile di merce di contrabbando, eliminando inoltre gli uomini di Johnson. Nei giorni seguenti Connor, su suggerimento di Chapheau, fermò le consegne già in atto e uccise molti esattori che ricorrevano alla forza. Ciò contribuì inoltre a ridurre il controllo dei Templari sul distretto centrale della città. Mentre faceva ciò, tuttavia, Connor fece attenzione a mantenere bassa la propria notorietà affinché i Templari non venissero a conoscenza della sua esistenza.

Il 3 dicembre, quanto tornò alla taverna di Molineux per incontrare Adams, Connor vi trovò solo un infuriato Stephane Chapheau, derubato poco prima e deciso a vendicarsi. Connor seguì e protesse discretamente l'uomo mentre questi incitava la folla alla rivolta e provocava le giubbe rosse che incontrava. Connor riuscì poi a calmare l'uomo, facendogli uccidere uno dei veri responsabili: un esattore al servizio di William Johnson. Poco dopo, i due si incontrarono su un tetto e Stephane accettò di unirsi all'Ordine.

Il 16 dicembre, Connor incontrò William Molineux e Stephane Chapheau all'esterno della Old South Meeting House, dove si erano radunati gli abitanti di Boston per discutere delle tasse imposte sul tè dai britannici. Adams lasciò la riunione dopo aver dato un segnale agli altri Sons of Liberty con la frase "Questa riunione non può più fare niente per salvare il paese". Dopo aver spiegato a Connor che intendevano gettare in mare il tè a bordo delle navi, cosa che avrebbe privato Johnson della sua fonte di guadagno, il gruppo si diresse verso il porto.

Dopo aver ucciso le guardie presenti, Connor si riunì ai suoi alleati che stavano salendo a bordo delle tre navi cariche di tè: la Beaver, la Eleanor e la Dartmouth. Connor, oltre ad aiutare a gettare le casse in mare, protesse gli altri dall'attacco delle giubbe rosse. I Sons of Liberty lasciarono che fosse Connor a lanciare l'ultima cassa di tè in acqua: l'Assassino lo fece sotto gli occhi impotenti di Johnson, Pitcairn e Lee. Tale evento fu ricordato come Boston Tea Party.

Connor decise di non uccidere Johnson, ritenendo di avergli impedito di ottenere i fondi necessari a comprare le terre dei nativi, e fece ritorno alla tenuta. Achille era convinto che il Tea Party non avrebbe fermato i Templari e disse che solo il tempo avrebbe dimostrato se Connor aveva ragione.

Sei mesi dopo, Kanen'tó:kon tornò alla tenuta per informare gli Assassini che Johnson si era presentato con il denaro necessario all'acquisto e che sono l'intervento di Connor avrebbe potuto fermarlo. Achille fece notare che, come gli aveva già detto, i Templari avevano molte risorse e Connor decise quindi di uccidere Johnson.

Connor raggiunse Kanen'tó:kon nella frontiera l'11 luglio 1774. Dopo aver saputo che il suo bersaglio si trovava a Johnson Hall, Connor vi si diresse da solo, riuscendo ad avvicinarsi abbastanza da osservare la riunione tra Johnson e gli anziani rappresentanti della confederazione irochese. Quando gli venne detto che desideravano solo che gli inglesi non fossero presenti nelle loro terre, Johnson li minacciò con le armi. Connor uccise il Templare prima che gli indiani venissero attaccati. Con le sue ultime parole, Johnson si giustificò dicendo che se i Templari avessero posseduto le terre avrebbero impedito le inevitabili lotte tra i coloni e i nativi.

Scoppio della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Sul cadavere di Johnson, Connor trovò una lettera indirizzata a John Pitcairn contenente ordini per annientare e distruggere armi e risorse dei patrioti. Convinto che i Templari sostenessero gli inglesi e che quindi fosse doppiamente importante assicurarsi che i coloni non venissero sconfitti, Connor decise di uccidere Pitcairn, che divenne quindi il suo nuovo bersaglio.

Nel 1774, Connor si recò sull'isola di Dead Chest, dove rinvenne il secondo frammento della mappa del tesoro di Kidd. Inoltre recuperò la leggendaria spada del capitano dalle rovine maya di Cerros.

Nell'aprile 1775, Connor ricevette una lettera di Paul Revere, che richiedeva il suo aiuto nel fronteggiare gli inglesi. Anche se inizialmente intendeva rifiutare, non ritenendo di dover aiutare i Sons of Liberty, Connor cambiò idea quando seppe che Pitcairn era coinvolto e si recò a Boston, giungendovi il 18 aprile. A casa di Revere, oltre a Revere stesso, incontrò William Dawes e Robert Newman. Revere gli spiegò che gli inglesi, guidati da Pitcairn, intendevano marciare su Lexington, dove si trovavano Sam Adams e John Hancock, e poi su Concord per distruggere le armi dei patrioti. Malgrado fosse interessato solo ad uccidere il Templare, Connor dovette accettare il fatto che non poteva raggiungerlo da solo e accettò di recarsi, insieme a Revere, ad allertare i ribelli.

Connor cavalcò per l'intera notte con Revere nella frontiera, aiutandolo ad avvisare i miliziani ribelli dell'imminente arrivo del nemico. I due giunsero infine a Concord. Dopo aver allertato Adams e Hancock, i due si divisero: Revere e Dawes avrebbero proseguito verso Concord, mentre Connor avrebbe aiutato John Parker a respingere l'attacco inglese.

Il giorno dopo le truppe di Pitcairn a Lexington costrinsero rapidamente le truppe di Parker alla ritirata. Mentre cominciava il primo scontro della guerra, Parker consegnò una lettera a Connor ordinandogli di recapitarla a James Barrett, a capo della milizia di Concord.

L'Assassino cavalcò fino a Concord, dove scoprì che Revere era stato catturato. Dopo aver convinto Barret ad affidargli la difesa della cittadina, Connor comandò i miliziani che proteggevano il North Bridge. L'Assassino riuscì a respingere l'attacco, ma non a uccidere Pitcairn, che ordinò alle sue truppe di ritirarsi a Boston.

Il 15 giugno seguente, Connor partecipò con Adams al Congresso continentale. Lì, mentre assisteva alla nomina di George Washington al rango di comandante in capo del neonato Esercito Continentale, sentì Charles Lee mettere in dubbio la nomina di Washington, venendo fermato da Samuel mentre stava per avventarsi su di lui. Dopo essere stato presentato al comandante in capo, Connor apprese da Adams che Pitcairn si trovava a Boston e che l'unico momento in cui l'Assassino avrebbe potuto colpire sarebbe stato l'assedio della città da parte dei patrioti.

Due giorni dopo, l'Assassino raggiunse a Breed's Hill il generale Israel Putnam. Da questi apprese che Pitcairn non si sarebbe recato sul campo di battaglia se non fosse stato strettamente necessario. Connor decise quindi di far cessare il bombardamento della navi inglesi all'ancora al largo di Charlestown facendo esplodere le loro riserve di polvere da sparo, riuscendovi con grande stupore di Putnam.

Dopo essere tornato all'accampamento patriota, Connor apprese che il Templare si era accampato a Moulton Hill. Dopo aver attraversato il campo di battaglia senza essere ferito, Connor raggiunse l'accampamento del maggiore inglese e assassinò in volo il suo bersaglio. Morendo, Pitcairn sostenne che non voleva uccidere Adams e Hancock quando aveva attaccato Lexington, ma solo parlare con loro per evitare la guerra che riteneva inutile e che cercava di far cessare. Quando Connor gli fece notare che i Templari agivano come dei burattinai, Pitcairn replicò che era impossibile che nessuno controllasse gli eventi. Dal suo cadavere Connor sottrasse una lettera che accennava ad un complotto dei Templari per uccidere Washington. Dopo averne informato Putnam, che stava ordinando la ritirata per evitare altre perdite dopo aver dimostrato che l'esercito continentale poteva reggere il confronto con quello inglese, Connor fece ritorno alla tenuta.

Prigionia di Bridwell[modifica | modifica wikitesto]

Pensando che i Templari volessero uccidere Washington per fermare la rivoluzione, e convinto che l'uomo fosse l'unico in grado di tenere uniti i coloni, Connor decise di salvarlo. Per aiutarlo, Achille chiese a Benjamin Tallmadge, un figlio di un Assassino che serviva la rivoluzione come spia, di recarsi alla tenuta. L'uomo gli rivelò che il suo prossimo bersaglio era Thomas Hickey, che in quel momento si trovava a New York.

Nel giugno 1776, Connor raggiunse Tallmadge a New York. Lì, l'uomo gli spiegò che Hickey gestiva un giro di falsari in città e gli espose il suo semplice piano: avrebbero dovuto farlo arrestare con l'accusa di contraffazione in modo che non potesse uccidere Washington. Dopo essere giunti al mercato, i due videro un mercante smascherare un falsario. Connor lo pedinò sino al loro covo.

Connor fece bruscamente irruzione nella bottega utilizzata come covo, mettendo in fuga il suo bersaglio. Riuscì ad atterrarlo ma, prima di poterlo uccidere, le guardie arrestarono entrambi, scambiando Connor per un falsario. Quando l'Assassino provò a protestare, una guardia lo colpì, facendolo svenire.

Connor rinvenne in una cella nella prigione di Bridewell. Hickey venne spostato in un cella migliore grazei all'intervento di Lee, ma non scarcerato in quanto accusato di complottare contro Washington da Tallmadge. Connor cercò poi di fuggire: avendo sentito parlare di Mason Weems, che si diceva intendesse evadere, Connor decise di cercarlo.

Nell'ora d'aria del mattino successivo, Connor parlò con Weems, ottenendo la sua fiducia solo dopo avergli spiegato i rischi che correva Washington. Questi gli espose il suo piano: dopo essersi fatto mettere in una cella nella "fossa", avrebbe dovuto rubare la chiave della cella al guardiano e sostituirla con una falsa, in modo che non se rendesse conto. Per essere "gettato nella fossa", tuttavia, avrebbe dovuto scatenare una rissa.

Connor seguì la prima parte del piano di Weems, che riuscì, e fuggì poi dalla sua cella. In seguito, dopo aver ringraziato Weems, raggiunse la cella del suo bersaglio: lì, tuttavia, trovò solo il cadavere di una guardia e venne sorpreso da Hickey e Lee. I due Templari, avendolo riconosciuto come Assassino, gli spiegarono il loro piano: sarebbe stato accusato ufficialmente da Lee di aver tentato di uccidere Washington e condannato a morte.

Connor fu fatto uscire dalla prigione per l'esecuzione. L'influenza dei Templari aveva infatti permesso di evitare un processo. L'Assassino venne poi scortato sul patibolo da Hickey in persona, che gli fece sapere ironicamente che anche Washington sarebbe stato presente. Tra i presenti, Connor notò Achille e gli adepti da lui reclutati, comprendendo che erano lì per salvarlo. La sentenza venne pronunciata da Lee, che lo accusò di aver cospirato l'omicidio del comandante in capo.

Mentre Connor stava per morire, la corda venne improvvisamente recisa, facendo cadere Connor al di sotto del patibolo. Achille consegnò a Connor il suo tomahawk e il giovane rincorse Hickey, uccidendolo prima che potesse nuocere a Washington. Con le sue ultime parole il Templare, al posto delle risposte cercate da Connor, ammise di essersi unito all'Ordine solo per i vantaggi che ne derivavano. Connor venne poi salvato dall'intervento di Putnam e Tallmadge, che fermarono le guardie in procinto di attaccare l'Assassino.

Sapendo che la morte di Hickey non avrebbe definitivamente fermato il complotto contro Washington, Connor si diresse con Achille a Philadelphia. Lì, il 16 giugno, Connor assistette alla firma della dichiarazione di indipendenza, ma non poté parlare con il comandante in capo, impegnato in azioni militari. Seguendo il consiglio di Achille, Connor non rivelò pubblicamente l'esistenza dei Templari ai patrioti.

L'Ammiraglio Templare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1776, Connor e Faulkner vennero contattati da Amanda Bailey, che richiese il loro aiuto. Dopo aver raggiunto l'Aquila, la donna spiegò loro che Nicholas Biddle, dopo aver ottenuto dai patrioti la USS Randolph, da diverso tempo attaccava senza motivo le coste di Nantucket.

La discussione tra i tre venne interrotta dal rumore di alcuni colpi di cannone all'orizzonte. Allarmato, l'Assassino salì sull'albero di maestra, vedendo tramite il suo cannocchiale che Biddle e tre fregate inglesi stavano attaccando un mercantile. Si recò velocemente sul luogo dello scontro, salvando il mercantile e mettendo il Templare in fuga. L'evento portò Connor a comprendere che Biddle mirava probabilmente ad ottenere l'incarico di ammiraglio della marina coloniale spargendo il terrore dei corsari inglesi.

Nello stesso anno, Connor apprese che la Belladonna, una nave francese che stava trasportando un carico di approvvigionamenti per i patrioti, era stata abbandonata lungo la rotta dalla Randolph. Dopo aver raggiunto i Caraibi, l'Assassino protesse la Belladonna da una flotta di navi britanniche. Non riuscì tuttavia ad evitare che la Belladonna venisse disalberata.

In cerca di risposte, Connor abbordò il galeone della flotta e ne uccise il capitano. Quest'ultimo, morendo, gli rivelò di essere un Templare e che la flotta era giunta lì guidata da Biddle. Poco dopo, infatti, Connor vide la Randolph in lontananza, ma scelse di non inseguirla per proteggere la Belladonna.

Il tesoro di Kidd[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1776 Connor affondò le navi corsare Prospector e Somerset. Rese inoltre definitivamente sicura la zona intorno a Martha's Vineyard e protesse la Independence da un attacco della Royal Navy.

Nello stesso anno, ottenne dal vecchio Gamba di legno le ultime due lettere riguardanti il leggendario tesoro di William Kidd. La prima di queste lo condusse al Passaggio a Nord-Ovest dove recuperò un frammento di mappa nel relitto della Octavius. L'ultima, invece, lo portò nel castello giamaicano di Edinburgh, vecchia residenza di Lewis Hutchinson, medico di bordo del defunto pirata scozzese.

L'anno successivo, Connor e Faulkner studiarono i frammenti della mappa tentando di ricomporla, scoprendo infine che Kidd aveva sepolto il suo tesoro nell'isola di Oak, al largo delle coste canadesi. Sull'isola l'Assassino risolse gli enigmi del capitano e trovò l'entrata della grotta dove era nascosto il tesoro. Dopo essersi aperto un varco con alcuni barili di polvere da sparo, Connor ne esplorò l'interno: prima del crollo della grotta riuscì solo a recuperare un artefatto capace di creare un campo magnetico attorno all'utilizzatore, che Connor usò per deviare i proiettili durante i combattimenti.

Sempre nel 1777, Connor affondò la temuta flotta dei Sea Wolves, la Greyhound e la Orpheus

Incontro con Aveline de Grandpré[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inverno del 1777, Connor apprese da Achille che Aveline de Grandpré, un'Assassina di New Orleans, aveva bisogno del suo aiuto. Dopo averla incontrata nella frontiera, nello Stato di New York, apprese che la donna che cercava un lealista e Templare, George Davidson, ufficiale del reggimento etiope lealista.

Interrogando un soldato, i due Assassini scoprirono che Davidson si trovava in forte vicino con un piccolo contingente. Dopo aver raggiunto il forte, Connor attaccò le guardie presenti per permettere ad Aveline di infiltrarvisi non vista.

Per dare ad Aveline l'occasione di uccidere Davidson, Connor creò un diversivo facendo esplodere le riserve di polvere da sparo dei soldati. Una volta completata la missione, Aveline gli chiese se lui avesse mai avuto dei dubbi riguardo ai metodi della Confraternita; l'uomo le rispose che si fidava di sé stesso

Collaborazione con Haytham[modifica | modifica wikitesto]

Caccia a Church[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nell'inverno del 1777 Connor, contrariamente a quanto voluto da Achille, decise di rivelare a Washington l'esistenza degli Assassini e dei Templari e dei complotti che miravano ad ucciderlo. Quindi dopo una violenta lite con il suo Mentore, Connor lasciò la tenuta, giungendo nei primi giorni del 1778 a Valley Forge, dove si era accampato l'esercito continentale. Parlando con Washington, a cui tuttavia non rivelò l'esistenza di Assassini e Templari, scoprì che Benjamin Church, appena scarcerato dopo essere stato accusato di tradimento, aveva rubato i rifornimenti per i patrioti. Interessato a trovare Church, Connor si diresse, come consigliatogli, verso sud dove erano stati segnalati dei problemi.

Connor decise quindi di ispezionare una chiesa abbandonata dove erano stati depositati i rifornimenti rubati. Dopo essere entrato nell'edificio, però, Connor venne atterrato da suo padre, Haytham Kenway. L'Assassino accusò il padre di cospirare con Church, ma Haytham gli spiegò che non sosteneva la Gran Bretagna e che intendeva punire Church: l'uomo aveva infatti tradito anche il suo Ordine per aiutare gli inglesi. Dopo aver spiegato al figlio a cosa fossero finalizzate le azioni dei Templari che Connor aveva assassinato, Haytham gli propose una tregua per trovare Church, sperando inoltre di convincere il figlio ad appoggiare le sue azioni.

Analizzando le tracce lasciate dagli uomini di Church, Connor riuscì a trovare uno dei mercenari al servizio del chirurgo e, dopo averlo fermato, lo interrogò. Dopo che l'uomo ebbe rivelato che gli altri si erano accampati a nord, Haytham gli sparò, sorprendendo suo figlio. Dopo avergli ordinato di seguire i mercenari sino al loro accampamento, il Gran Maestro si separò dal figlio. Connor in seguito raggiunse il campo e scoprì che Church si trovava a New York. Quando suo padre venne catturato, l'Assassino intervenne in suo aiuto e i due combatterono fianco a fianco sino a quando, per metterlo alla prova, Haytham lasciò il figlio ad uccidere i mercenari rimasti dicengli di raggiungerlo a New York.

Connor raggiunse il padre a New York il 26 gennaio. Mentre si dirigevano lungo i tetti al nascondiglio di Church - un birrificio abbandonato - l'Assassino chiese a Haytham a cosa mirassero davvero i Templari. Ciò causò una discussione durante la quale i due si confrontarono sul tema della libertà. Haytham era convinto che la libertà cercata dagli Assassini conducesse al caos, mentre i Templari puntavano alla pace. Il Templare era inoltre convinto che la rivoluzione fosse stata opera di persone privilegiate che erano poi riuscite a convincere il popolo. A differenza di Connor, inoltre, Haytham riteneva che Washington non fosse stato scelto dal popolo e che Lee capisse meglio i bisogni della futura nazione. Senza aver convinto l'altro delle proprie idee, i due si diressero al nascondiglio del loro bersaglio.

Rendendosi conto che le sue vesti, a differenza di quelle del padre, erano troppo strane per passare inosservate ai mercenari di Church, Connor ne uccise uno e gli prese l'uniforme. Penetrati nell'edificio, i due parlarono casualmente di Kaniehti: io. L'Assassino accusò il padre di essere responsabile della sua morte avendo ordinato l'attacco al suo villaggio, e quando Haytham, sorpreso, gli disse di aver ordinato, anni prima, di non cercare più un "sito dei Precursori", Connor lo interruppe dirigendosi verso la stanza in cui si aspettavano di trovare il loro bersaglio.

Tuttavia, i due scoprirono che Church era salpato portando con sé i rifornimenti dei patrioti. Ad attenderli si trovava un impostore che li attaccò con molti mercenari. Grazie alla loro abilità da combattenti, i due riuscirono ad eliminare tutti gli attaccanti. Interrogando l'impostore, padre e figlio appresero che Church era diretto in Martinica a bordo di una corvetta, la Welcome. Haytham uccise poi l'uomo, giustificandosi dicendo che solo Connor aveva promesso di non ucciderlo.

In seguito i due fuggirono dall'edificio, in fiamme dopo l'esplosione di alcuni barili di polvere da sparo, e si imbarcarono sull'Aquila per raggiungere Church.

Nel marzo 1778, Connor ed Haytham raggiunsero finalmente la Martinica, scoprendo che Church aveva ormeggiato la Welcome nei pressi di un'isola, abbandonandola. Mentre esaminavano la nave l'Aquila venne attaccata da una goletta della flotta che proteggeva Church.

Quindi, seguendo la piccola imbarcazione, Connor riuscì a trovare il vascello su cui era imbarcato Church. L'Assassino riuscì a distruggere la flotta che lo proteggeva, disalberando poi l'imbarcazione di Church in quanto desiderava recuperare i rifornimenti. Tuttavia, mentre si accingeva ad abbordarla, Haytham prese il timone e speronò violentemente la nave nemica, per poi salirvi a bordo alla ricerca del traditore.

Fatto altrettanto, Connor eliminò gli ufficiali a bordo della nave, per poi raggiungere suo padre nella stiva. Lì, Haytham aveva atterrato Church e lo stava picchiando per vendicarsi. Dopo aver interrotto il padre, Connor uccise Church.

Nelle sue ultime parole, Church rivelò di aver scaricato su un'isola i rifornimenti e si giustificò dicendo che i patrioti utilizzavano merci britanniche. Quando Connor ribatté che erano solo scuse, Church sostenne che i patrioti avevano tradito la Corona inglese e che il giudizio sulle azioni di qualcuno era una questione di prospettiva, cosa che secondo lui l'Assassino non capiva. Dopo la morte di Church, Connor recuperò i rifornimenti rubati.

Scontro con Biddle[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 1778 Connor, che era sulle tracce di Nicholas Biddle, localizzò la Randolph nei Caraibi.

La Randolph fuggì inizialmente dallo scontro, inseguita dall'Aquila, per portarla in un'imboscata: gli Assassini furono attaccati da due vascelli. Dopo averli affondati, Connor disalberò ed abbordò la Randolph.

Confrontandosi direttamente con il Templare, Connor si scontrò inizialmente con lui sul ponte della nave. Lo scoppio di un barile di polvere da sparo fece cadere i due nella stiva della nave, dove Connor sconfisse definitivamente Biddle. Il Templare sostenne di aver attaccato le coste delle colonie per eliminare i dissidenti e rafforzare il potere dei patrioti, aggiungendo di essere diventato ammiraglio non per interesse personale, ma perché era l'unico che poteva davvero sviluppare la marina coloniale. Mentre l'Assassino si apprestava a finirlo, Biddle chiese di poter affondare con la sua nave. Connor scelse di esaudire il suo desiderio e fece esplodere il vascello.

La British Army[modifica | modifica wikitesto]

Connor tornò poi alla tenuta. Provava sentimenti contrastanti per il padre: malgrado entrambi cercassero l'indipendenza, Haytham sosteneva Lee, l'uomo che Connor riteneva responsabile dell'attacco al suo villaggio. Connor sperava che i due Ordini potessero collaborare per raggiungere degli obiettivi comuni, e ignorò i velati avvertimenti di Achille. L'Assassino si recò a New York per tentare di convincere Haytham ad avere un'alleanza più forte.

Il 16 giugno 1778, Connor incontrò suo padre. A causa delle azioni di Connor, l'influenza Templare era ormai ridotta ed Haytham non era al corrente dei piani dei comandanti inglesi. I due decisero quindi di spiare un incontro che si teneva nelle rovine della Trinity Church. Dopo aver spiato l'incontro, Haytham si rese conto del fatto che ascoltando le conversazioni non avrebbero appreso informazioni utili e decise quindi di costringere gli ufficiali a rivelargli le informazioni che cercava. Il Templare si lanciò dalla sua posizione eseguendo un doppio assassinio in volo, venendo poi raggiunto dal figlio. Haytham e Connor uccisero tutti i soldati e catturarono i tre comandanti. Uno di loro riuscì a fuggire, ma venne inseguito e ricatturato da Connor mentre Haytham portava i prigionieri a Fort George, il suo quartier generale.

Haytham, che aveva già interrogato ed ucciso i due comandanti, interrogò poi l'uomo. Il militare confessò che i lealisti intendevano spostare le truppe di Philadelphia a New York, considerata la chiave per vincere la Rivoluzione. Con stupore di Connor, Haytham uccise anche l'ultimo uomo, ritenendolo ormai inutile. I due si accordarono poi per incontrarsi a Valley Forge.

Fine della collaborazione[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno seguente, Connor e Haytham si ricongiunsero a Valley Forge per comunicare a Washington le informazioni ottenute. Haytham provò a convincere il figlio a rivelare le informazioni a Lee; ma Connor rifiutò sostenendo che combatteva per un ideale. Quando Haytham provò nuovamente a convincerlo della superiorità degli ideali Templari, Connor gli rinfacciò di non avergli mostrato nulla che provasse concretamente tale superiorità.

Dopo aver raggiunto Washington, Connor spiegò al comandante le intenzioni dei Lealisti, mentre Haytham trovò e lesse una lettera che conteneva l'ordine di Washington di attaccare alcuni villaggi indiani, tra cui Kanatahséton, in quanto collaboravano con gli inglesi. La cosa sconvolse Connor, e Haytham ricordò al comandante che aveva fatto la stessa cosa durante la guerra dei sette anni. L'Assassino capì quindi che era Washington il vero responsabile della distruzione del suo villaggio avvenuta nel 1760. Haytham propose al figlio di andare insieme ad avvertire gli abitanti di Kanatahséton dell'imminente attacco, ma Connor rifiutò in quanto si rese conto che il padre era in possesso di quest'informazione da tempo; accusandolo inoltre di essere il responsabile delle azioni di Lee in quanto Gran Maestro. Prima di partire, l'Assassino avvertì Haytham e Washington che se lo avessero ostacolato ancora, non avrebbe esitato ad ucciderli entrambi.

Connor inseguì poi i messaggeri patrioti, uccidendoli prima che l'ordine di attaccare fosse portato alle truppe; e raggiunse poi il suo villaggio. Lì, apprese dalla Grande Madre che Charles Lee aveva convinto i Kanien'kehá:ka a combattere contro i patrioti. Connor riuscì a fermare la maggior parte dei guerrieri, ma l'ultimo si rivelò essere Kanen'tó:kon.

Kanen'tó:kon, convinto dalle parole di Lee, accusò Connor di aver tradito il suo popolo e di collaborare con i Patrioti per annientarlo. Per evitare di essere ucciso, Connor si vide costretto ad uccidere l'amico. Con le sue ultime parole, Kanen'tó:kon si disse convinto che gli inglesi avrebbero trionfato a Monmouth grazie alle informazioni date da Lee, e che la fine della rivoluzione avrebbe assicurato la salvezza dei nativi. Malgrado pensasse amaramente che i nativi non sarebbero mai stati al sicuro, Connor decise di salvare i Patrioti nell'imminente battaglia.

Caccia a Lee[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Monmouth[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 giugno, Connor giunse all'avamposto patriota di Monmouth, dove il Marchese de Lafayette stava schierando le truppe per respingere l'avanzata inglese. Ma per via di varie incongruenze da parte di Charles Lee, le giubbe rosse ebbero il sopravvento sui patrioti opprimendoli immediatamente.

L'Assassino prese subito il comando della situazione, sfruttando un cannone per fronteggiare il nemico lungo il confine di Monmouth. Riuscì anche ad ordinare la ritirata, così da combinare le forse del suo reggimento a quelle del ben più vasto esercito del comandante Washington.

Incontratosi sul colle con quest'ultimo, gli ricordò nuovamente dei trascorsi di Lee a favore della sua detronizzazione al ruolo di comandante in capo per poi andarsene avvisandolo di averlo aiutato per l'ultima volta.

Tradimento a West Point[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo lo scontro a Monmouth, Connor venne convocato da Washington in un suo accampamento alle porte di New York. Nonostante il precedente monito, il comandante gli chiese di proteggere l'eroe della Battaglia di Saratoga, il Maggiore Benedict Arnold, che al momento risiedeva a West Point sotto la minaccia di un complotto lealista. Comprendendo che una simile perdita avrebbe gravemente compromesso la guerra a sfavore dei patrioti, Connor si recò al forte, assassinando le spie inglesi presenti all'interno.

Poi iniziò a lavorare sotto gli ordini di Arnold in persona, svolgendo incarichi di scorta e trasporto. Durante uno di questi, origliò una discussione tra il Maggiore e l'ufficiale John Anderson, i quali stavano concordando la cessione di West Point al generale inglese Henry Clinton.

Scoperto il tradimento di Benedict, pedinò l'ufficiale Anderson, poi rivelatosi il comandante John Adré. Riuscì a farlo arrestare da due patrioti e ad ottenere l'epistola di Arnold. Tornato a West Point, accusò il Maggiore di alto tradimento, informandolo dell'imminente arrivo di Washington. Tuttavia, un attacco inglese al forte impedì a Connor di catturare Benedict, il quale fuggì a bordo della Vulture.

Scontro a Chesapeake[modifica | modifica wikitesto]

Connor trascorse i tre anni successivi ad elaborare un piano per uccidere Charles Lee, che era ben rintanato a Fort George. Cercò di ottenere un supporto francese tramite La Fayette, così da ottenere una copertura durante la missione. Costui giunse nel mese di settembre, informandolo che l'ammiraglio della flotta francese era disposto ad aiutarlo a condizione di supporto presso la baia di Chesapeake.

Connor salpò dunque a bordo dell'Aquila, recandosi nel luogo prestabilito. Lì aiutò gli alleati a proteggere la baia dai continui attacchi della Royal Navy. L'Assassino infine si rivelò il guerriero più valente della missione, affondando un possente galeone britannico praticamente da solo.

Tornato sull'ammiraglia il conte de Grasse, si congratulò con l'Assassino consegnandogli una minima parte della sua flotta, che venne camuffata con bandiere inglesi, permettendole di appostarsi lungo le mura di Fort George. Intanto Connor scese al porto di New York scoprendo che La Fayatte e Stephane Chapheau lo attendevano nel bunker al di sotto del forte.

Fort George[modifica | modifica wikitesto]

Percorrendo le gallerie sotterranee di New York costruite dai massoni, Connor riuscì a penetrare nel forte attraverso un pozzo. Dopodiché si recò al fuoco di segnalazione, che una volta acceso avrebbe funto da segnale per le navi francesi appostate lungo la costa.

Una volta iniziato il bombardamento, Connor eseguì un salto della fede dalla torre di segnalazione, venendo ferito gravemente dall'urto di una palla di cannone. Raggiunse il cortile centrale, dove incitò Lee ad uscire allo scoperto e ad affrontarlo. Al suo posto giunse Haytham, che cominciò ad attaccare l'Assassino, che però non fece attendere la sua risposta, immobilizzando subito il padre.

La situazione degenerò in uno scontro ad arma bianca, durante il quale padre e figlio si scambiarono un violento dialogo sulle rispettive ideologie e sui rischi che comportava la libertà voluta dagli Assassini. Infine Connor fu costretto ad uccidere suo padre, prima di finire strangolato dalla sua presa. Ascoltate le ultime parole di suo padre, l'Assassino uscì dal forte in rovina

Liberazione delle colonie[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'assassinio di suo padre, Connor tornò alla tenuta, scoprendo della morte di Achille. Quest'ultimo gli lasciò tutte le sue proprietà e la veste di John de la Tour, il primo confratello ad essere giunto nelle colonie. Organizzò il funerale di persona, chiedendo a padre Timothy di celebrare la messa. Come voluto da Achille, Connor lo seppellì accanto alle tombe di sua moglie e di suo figlio.

Per tutto l'anno successivo, Connor si dedicò alla ricerca di Charles Lee, nuovo Gran Maestro dei Templari. Lo rintracciò il 1º ottobre, mentre conduceva la cerimonia per il funerale di Haytham. Venne sopraffatto dai seguaci presenti, e portato al cospetto di Lee, che con molta furia gli promise che avrebbe distrutto tutto ciò per cui lotto nella vita, uccidendolo solo alla fine. L'Assassino venne poi condotto in una angolo per essere pestato. Riuscì a liberarsi e ad uccidere tutti i Templare presenti, scoprendo da uno di questi che un emissario del loro Ordine stava reclutando degli schiavisti proprietari della nota HMS Jersey.

Infiltratosi nel possente galeone, Connor scoprì che Lee alloggiava a Boston, alla Green Dragon Tavern. Quindi Connor si recò in città, poi alla taverna. Sul luogo sottopose un mercenario del suo bersaglio ad un interrogatorio, apprendendo che stava per salpare dal porto verso l'Inghilterra.

L'Assassino gli si mostrò apertamente, mettendolo in fuga. L'inseguimento tra i due si svolse in un cantiere navale, ma la fatiscente costruzione comportò che i due precipitassero all'interno del vascello in costruzione. Connor in particolare si ritrovò ferito da un pezzo di balaustra infilzatasi nel suo addome.

Dopo un breve dialogo sulla sua ostinazione, Connor sparò un colpo di pistola a Charles, prendendolo in pieno stomaco. Dopodiché svenne e il suo bersaglio fuggì nuovamente. Infine Connor si riprese e uccise il suo bersaglio in una taverna a Canestoga, strappandogli uno strano amuleto un tempo appartenuto a suo padre.

Sei mesi dopo, Connor tornò al suo villaggio, scoprendo che il suo popolo era dovuto emigrare ad ovest per un contratto di vendita, che decretava l'acquisto del villaggio da alcuni mercanti di New York. Vagando tra le mura del suo villaggio natio, rinvenne la sfera di cristallo che nel 1769 gli venne mostrata dalla Grande Madre.

Prendendola nuovamente in mano, tornò al cospetto di Giunone, la quale ignorando le proteste del nativo per non essere riuscito a proteggere la sua gente, gli affidò un ultimo compito: seppellire la Chiave dove solo "lui" l'avrebbe trovata.

Quindi, Connor seppellì l'amuleto di suo padre nella tomba di Connor Davenport, il figlio di Achille. Il 25 novembre si recò a New York, per assistere alla partenza dell'ultima nave inglese.

Ma nonostante i suoi successi però, Connor notò anche degli schiavi neri venduti all'asta, segno evidente delle forti differenze razziali ancora sentite verso la gente come lui

In possesso della Mela[modifica | modifica wikitesto]

Una notte qualche anno dopo la fine della guerra, mentre era accampato nella Frontiera, Connor venne raggiunto da George Washington, ormai congedatosi dal ruolo di comandante in capo. L'uomo spiegò all'Assassino che da tempo era preda di strani sogni che credeva causata da una Mela dell'Eden, ottenuta durante la battaglia di Yorktown.

Quando Connor toccò il manufatto, innescò involontariamente il suo potere, sprofondando in una dimensione alternativa in cui Washington si era autoproclamato re delle colonie.

Solo quando ripeté l'azione nella medesima dimensione, l'illusione si spezzò concedendo ai due di tornare nella loro realtà. Spaventato dal potere della Mela, Washington la donò a Connor, che però la gettò nell'oceano il giorno seguente, con la convinzione che nessun uomo avrebbe dovuto possedere un potere di cotale grandezza.

Ampliare la Confraternita e ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1784 Connor tentò di ampliare la Confraternita reclutando una giovane schiava, Patience Gibbs, la quale guidava una ribellione maroon contro il dottore Templare Edmund Judge. Tentò invano di convincerla ad unirsi a lui, subendo anche diverse ferite da parte sua. Connor contattò dunque la consorella Aveline de Grandpré, sperando di poter contare sulla sua esperienza con gli schiavi.

Come sperato, Aveline giunse alla Tenuta qualche giorno dopo, lasciando poi che addestrasse il nuovo adepto personalmente. Tempo dopo, nel marzo 1804, Connor contattò il leader degli Assassini caraibici Eseosa offrendosi di addestrarlo su come gestire una rivoluzione. Il maroon accettò di buon grado, giungendo alla Tenuta poco tempo dopo.

Negli anni successivi Connor sposò una donna sconosciuta dai capelli biondi, con la quale ebbe più bambini. Più tardi i due si separarono e sua moglie portò con sé i loro figli. Dunque il leggendario Assassino coloniale visse i suoi ultimi giorni in solitudine morendo in circostanze sconosciute ma molto movimentate, come affermato secoli più tardi da Melanie Lemay.

Realtà Alternativa[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra vita[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver toccato la Mela, Connor vide una realtà alternativa. Lì, Ratonhnhaké: ton venne svegliato dalla madre qualche anno dopo la fine della guerra. Stupito nel vedere Kaniehti: io ancora in vita, l'assistette nel salvataggio di una donna nativa americana attaccata da soldati dell'esercito statunitense che erano alla ricerca di Kaniehti: io a causa del tentato furto della "fonte del potere" del "re".

Dalla donna vennero a sapere che i soldati del re, George Washington, stavano marciando verso Lexington e Concord per scoprire la posizione del villaggio mohawk. Ratonhnhaké: ton e sua madre si diressero quindi verso Concord. Durante il viaggio Ratonhnaké: ton, stupito da quello che aveva sentito, chiese, senza riceverle, spiegazioni.

Dopo aver salvato la popolazione sia di Concord che di Lexington dall'attacco, il giovane apprese che l'esercito stava attaccando la Frontiera per uccidere Kaniehti: io, che aveva tentato di rubare lo scettro del re. Incontrarono poi il re in persona: Ratonhnhaké: ton tentò di farlo ragionare, ma Washington rispose solamente annunciando il suo desiderio di sterminare gli indigeni per vendicarsi.

Eliminati gli ultimi soldati del re, si diressero al villaggio. Durante il tragitto, Ratonhnhaké: ton si chiese come mai Washington fosse così diverso dalla persona che aveva conosciuto. La madre gli rispose che non lo aveva mai incontrato, e il giovane cominciò a capire che si trovava in una realtà alternativa. Prima di giungere a Kanatahséton, tuttavia, caddero in un'imboscata alla quale sopravvissero grazie all'aiuto Teiowí: sonte e Kahionhaténion, due guerrieri Kanien'kehá:ka.

Da loro seppero che la Grande Madre aveva intenzione di fornire ai guerrieri dei poteri grazie all'infuso dell'Albero Sacro, così da poter fronteggiare Re Washington. Contraria, Kaniehti: io tornò al villaggio, accusando Oiá: ner di esser folle quando il re. Successivamente, l'indiano ricevette la coppia di lame celate un tempo appartenute al padre. Ratonhnhaké: ton sorprese la madre dichiarando di conoscere il padre e la sua appartenenza ad un Ordine, ma prima che potesse spiegare quanto trovasse strani gli eventi recenti, il villaggio venne assediato dalle truppe del re. Quest'ultimo usò il suo scettro, su cui era montata la Mela, per uccidere Kaniehti: io e ferire gravemente il giovane indiano.

Ratonhnhaké: ton si risvegliò cinque mesi dopo in una grotta. La Grande Madre insistette affinché, malgrado l'opinione contraria della madre, Ratonhnhaké: ton bevesse l'infuso dell'Albero Sacro. Sapendo che era l'unico modo per sopravvivere sino ad un incontro con Washington, dal quale sperava di ottenere delle risposte sulla realtà alternativa, Ratonhnhaké: ton accettò.

Durante suo primo viaggio astrale ottenne il manto del lupo, grazie al quale riuscì a salvare Teiowí: sonte dalle truppe del re. Tornato successivamente al rifugio, scoprì che i suoi compagni erano stati uccisi dalle truppe del generale Benedict Arnold. In questa realtà, infatti, Arnold non aveva mai tentato di cedere West Point agli inglesi e Washington gli aveva affidato il comando delle truppe nella Frontiera.

Spinto dal desiderio di vendetta, Ratonhnhaké: ton si mise alla ricerca di informazioni sul comandante. Le sue indagini lo portarono a Valley Forge, da cui poi pedinando il generale Israel Putnam sino a Fort Duquesne. Liberando un orso come distrazione, si infiltrò nel forte e uccise Arnold grazie al suo nuovo potere. Con le sue ultime parole, l'uomo gli spiegò che Washington usava la Mela per controllare le persone e lo supplicò di cercare Ben Franklin a Boston per ottenere il suo aiuto dopo averlo liberato. Prima che potesse saperne di più, tuttavia, Arnold morì e Ratonhnhaké: ton venne stordito da Putnam, rinvenendo in un carro diretto a Boston.

La Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Risvegliatosi in una prigione bostoniana, Ratonhnhaké: ton ricevette la visita di Washington, accompagnato da Putnam e Franklin. Il re, stupito di vederlo ancora in vita, ordinò la sua esecuzione tramite decapitazione. Riuscito a fuggire dalla cella grazie al manto del lupo, Ratonhnhaké: ton liberò anche Kanen'tó:kon, il quale era stato imprigionato per essersi alleato con i ribelli.

Riarmatosi, eseguì un secondo viaggio astrale, ottenendo il volo dell'aquila. Dopo aver ucciso tutte le guardie presenti nella prigione, Ratonhnhaké: ton inseguì Franklin e lo colpì dopo aver utilizzato il volo dell'aquila per raggiungerlo. Anche Franklin, come Arnold, si ritrovò libero dal potere della Mela. Washington però utilizzò il Frutto per creare un'illusione in cui Ratonhnhaké: ton dovette affrontarlo. Dopo essere rinvenuto, Ratonhnhaké: ton scoprì che Franklin era fuggito. Incontrò poi Samuel Adams, a capo della resistenza cittadina, che lo invitò a combattere al loro fianco.

Adams spiegò a Ratonhnhaké: ton che intendeva fuggire da Boston dopo aver liberato i propri alleati. Nel frattempo, l'indiano avrebbe dovuto uccidere Franklin per distrarre le guardie. Nel tentativo di localizzarlo, Ratonhnhaké: ton si recò in una taverna consigliatagli da Adams. Lì intercettò un soldato incaricato di consegnare una missiva da parte di Franklin a Putnam. Rubata la lettera, l'indiano apprese che un incontro tra i due si sarebbe tenuto al porto presso sera.

All'incontro tuttavia non si presentò il generale, bensì un suo soldato che rivelò a Franklin la partenza di Washington da Boston, lasciando il comando della città, precedentemente in mano di Franklin, a Putnam. In quel momento, Ratonhnhaké: ton cercò di uccidere Franklin, riuscendo solo però a colpirlo ad una spalla con una freccia.

Ciò bastò a liberarlo dal giogo della Mela, e Franklin propose di aiutare la resistenza. Adams, quando apprese che Washington era tornato a New York, decise di provare a recarvisi per unirsi ai ribelli di Jefferson. Ratonhnhaké: ton in seguito procurò a Franklin il metallo necessario per forgiare una replica della chiave della sala del trono di Washington.

In seguito, mentre Adams, Kanen'tó:kon e gli uomini della resistenza si dirigevano al Boston Neck per provare a fuggire verso New York, contando sul fatto che l'ufficiale era un loro alleato, Ratonhnhaké: ton cercò di ottenere i progetti di Franklin. Mentre si trovava in una taverna per ottenere i progetti da un soldato, scoprì che Putnam aveva colto i ribelli di Adams in un'imboscata al Boston Neck, uccidendo tutti i presenti.

Dopo aver scoperto che ciò era vero, Ratonhnhaké: ton tornò da Franklin. Insieme decisero di provare a fuggire via mare. Dopo aver procurato un travestimento a Franklin, Ratonhnhaké: ton lo scortò sino al capitano Robert Faulkner, con il quale rubarono l'Aquila, ormeggiata al porto.

Ratonhnhaké: ton protesse poi i marinai che stavano nuotando verso la nave combattendo i soldati. Quando stavano per salpare, Putnar arrivò al porto con Kanen'tó:kon prigioniero. Utilizzando i poteri degli animali, Ratonhnhaké: ton riuscì ad uccidere Putnam, che nelle sue ultime parole si pentì delle sue azioni. In seguito, i due indiani raggiunsero a nuoto l'Aquila, che salpò per New York.

Morte di un Re[modifica | modifica wikitesto]

Ratonhnhaké: ton guidò l'Aquila per diversi giorni in rotta verso New York, capitale del regno americano. Nel tentativo di penetrare in città, ingaggiò uno scontro navale con la flotta di Washington. La battaglia volse a favore dei ribelli sino a quando i cannoni della nave non furono fuori uso. Ratonhnhaké: ton scelse quindi di speronare l'ultima nave nemica, sacrificando l'Aquila. L'intero equipaggio della nave riuscì a salvarsi ed a raggiungere la costa.

Ratonhnhaké: ton scoprì poco dopo che Kanen'tó:kon era morto nel tentativo di proteggere Franklin e di uccidere il re. Sostenendo di non essere ancora abbastanza forte da sconfiggere Washington, l'indiano compì un ultimo viaggio astrale. Incontrò lo spirito di un orso, il quale gli concesse il potere di creare potenti onde d'urto. Dopodiché si recò al palazzo di Washington, assediato dalle truppe dei ribelli.

Lì aiutò i ribelli guidati da Thomas Jefferson a battere in ritirata rinunciando al loro primo assedio. Anche se principalmente interessato a sconfiggere Washington, Ratonhnhaké: ton accettò di aiutare Jefferson nel sollevare la popolazione di New York contro il re. Per iniziare, Jefferson suggerì di rubare le scorte alimentari gestite da John Fitzwilliams, distribuendole al popolo in modo da schierarlo con i ribelli.

Fatto ciò, Ratonhnhaké: ton procedette a fomentare la rivolta in città, eliminando i soldati del re e attaccando i loro forti. Il suo operato permise dunque a Jefferson di ottenere il sostegno del popolo. Quando Ratonhnhaké: ton diede il segnale facendo crollare ed esplodere la torre di Fort George, i ribelli assaltarono nuovamente il palazzo del re. Durante l'attacco, Ratonhnhaké: ton riuscì a penetrare nella piramide.

Dopo essere entrato nell'atrio della piramide, Ratonhnhaké: ton scoprì le tracce lasciate dalla madre durante la sua fuga dopo aver tentato di rubare lo scettro. Seguendole, raggiunse l'entrata della sala del trono, dove poté entrare dopo aver utilizzato il meccanismo ideato da Franklin.

Non avendo trovato nessuno al suo interno, Ratonhnhaké: ton sfruttò le impalcature ancora presenti nell'enorme sala per raggiungere la sommità del palazzo, da dove Washington stava osservando la battaglia. Dopo un violento scontro durante il quale fece uso dei suoi poteri degli animali per colpire più volte il re, Ratonhnhaké: ton infranse la vetrata che copriva la cima del palazzo, precipitando nella sala del trono insieme a lui. Mortalmente ferito, Washington raccolse la Mela, separatasi dallo scettro, e si accasciò sul suo trono.

Anch'egli gravemente ferito, Ratonhnhaké: ton tentò di recuperare l'artefatto. Mentre si avvicinava al trono, ebbe tre visioni: sua madre e Kanen'tó:kon, che lo implorarono di non prendere la Mela, e per ultima la sua controparte reale che, a differenza delle precedenti visioni, lo esortò a prendere l'artefatto senza indugi. Non appena Ratonhnhaké: ton toccò la Mela, ancora in mano a Washington, l'illusione finì.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Le azioni di Connor in qualità di Assassino permisero all'Esercito continentale di vincere la guerra condotta contro l'Inghilterra, proclamando l'indipendenza delle colonie dalla madrepatria. Inoltre nello stesso periodo ricostruì il ramo coloniale dell'Ordine, inviando gli adepti reclutati a Boston e New York a completare missioni in tutte e tredici le colonie. Così facendo erose l'influenza dei Templari dal territorio, rafforzando la presenza degli Assassini. Da capitano dell'Aquila operò anche per liberare le rotte commerciali di Louisbourg, Saint Augustine, delle Bahamas e delle Isole Vergini. Questo permise ai patrioti di navigare indisturbati lungo le coste coloniali, ormai libere dal dominio britannico.

Il suo maggior contributo, tuttavia, lo diede all'espansione della Tenuta di Davenport, in cui Connor permise l'insediamento di ogni genere di mestiere: dai sarti e gli agricoltori ai fabbri e i dottori. L'abbondanza di materie prime resero la Tenuta un ottimo punto di commercio, trasformandola in una vera e propria comunità.

Nel 2012 le sue memorie vennero rivissute da Desmond Miles, un Assassino suo diretto discendente. Il 20 dicembre 2012, alle ore 18:03 Desmond rivenne l'amuleto seppellito da Connor tre secoli prima. Accedendo, tramite la chiave, alla camera interna del Grande Tempio, Desmond si sacrificò per salvare la Terra da un imminente catastrofe.

L'anno successivo l'Abstergo Entertainment, una società sussidiaria delle Abstergo Industries, analizzò gli estratti delle memorie di Connor dall'Animus di Desmond, con lo scopo di sfruttarli per realizzare dei prodotti multimediali per influenzare l'opinione pubblica. Ma per via della sua infanzia problematica e della preponderanza della cultura mohawk, impedirono ai sviluppatori di raccontare le reali origini dell'America. Pertanto scartarono tale progetto.

Personalità e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La vita di Connor viene stravolta nel momento in cui vede sua madre morire davanti i suoi occhi ed il suo villaggio natale venire distrutto, poiché entrambi gli atti lo fanno crescere con un profondo senso di giustizia e protezione e l’ansante preoccupazione di scoprire che impatto avrebbe avuto la progressione dei coloni sul suo popolo. Da bambino vivace e curioso si trasforma quindi in un ragazzo freddo, serioso, ligio, concentrato sul suo dovere e quasi totalmente privo di senso dell’umorismo; anche se in futuro impara a rispondere a queste osservazioni con un’occhiata gelida.

Il forte desiderio di proteggere il suo popolo lo spinge ad ubbidire al volere di Giunone ed a staccarsi dallo stesso per unirsi alla Confraternita; la partenza gli suscita però nuovi dubbi poiché si accorge ben presto che la sua non è una scelta ma una sorta di dovere.

Colpisce Achille grazie alla sua forte determinazione e durante l’addestramento, il Mentore gli fa notare più volte la sua grande ingenuità: Connor è difatti incapace di capire il pregiudizio razziale dei coloni nei confronti dei nativi americani. La sua ingenuità viene mescolata ad un forte senso di onestà e moralità di cui è dotato: lo sostiene quando impara a corrompere i banditori per ridurre la sua notorietà, considerandolo un atto vile e poco dignitoso seppur serva a mantenere un basso profilo. Dice invece che sarebbe bastato dire ai cittadini la verità.

Inoltre, durante l’addestramento, Connor mostra il suo forte desiderio di uccidere i Templari, sostenendo che lui ed Achille avrebbero dovuto approfittare del Massacro di Boston per uccidere Haytham e fermare i loro piani. Tuttavia, questo suo istinto omicida viene placato da Achille, il quale gli fa capire che, nonostante il talento dimostrato durante l’addestramento, non ha la giusta dose di esperienza per affrontare suo padre, maturando in lui un forte senso di cautela.

Divenuto un Assassino completo si pone come un guerriero molto umile, nobile e onorevole, ornato da una personalità riflessiva e intensa, capace di pazientare e di attendere il momento giusto per assassinare un nemico, e le parole che non dice esprimono la stessa forza di quelle che dice. Si muove come un predatore, spostandosi furtivamente ed evitando gli attacchi nemici. Il suo carattere è completamente diverso rispetto ad Altaïr ed Ezio. Mentre Altaïr combatteva per senso del dovere ed Ezio per vendetta (anche se in parte per la libertà dei cittadini italiani, specialmente di Firenze), Connor combatte inizialmente per la libertà del suo popolo, successivamente anche per quella dell’America, il pensiero più nobile di un Assassino mai esistito. Egli ha sempre protetto fortemente la sua eredità Nativa Americana, tanto da considerare la presenza europea straniera. Tuttavia riconosce che, a causa della sua parentela, anch’egli è parte del problema che cerca di risolvere. Quando egli inizia il suo viaggio ha già in mente cosa è giusto e cosa è sbagliato e ovunque veda un conflitto tra due fazioni egli agisce sempre per il bene comune.

Sebbene durante il suo addestramento si dimostra frettoloso di sventare i piani dei Templari, dopo la morte del suo primo bersaglio, William Johnson, inizia a provare una sorta di disagio e sprofonda in un breve periodo di rammarico, perdendo lievemente fiducia in sé stesso. A portarlo avanti è però la convinzione che il suo villaggio vada protetto e Charles Lee eliminato, motivi che lo spingono anche a prendere parte alla guerra d’indipendenza.

Crede intensamente che un giorno avrebbe realmente trionfato la libertà è che i Templari siano il solo ostacolo al suo sogno. Questa sua sorta di sicurezza lo porta spesso a commettere errori di arroganza e fretta di azione. Un evidente segno di queste sue sfaccettature viene mostrato durante il Tea Party, precisamente quando distrugge l’ultima cassa di tè gettandola in acqua proprio sotto gli occhi di Johnson, come se volesse fargli capire di aver sventato i suoi piani e aver trionfato. I continui errori commessi per la sua eccessiva sicurezza lo portano spesso a litigare con Achille, che disapprova le scelte del suo allievo, mettendolo spesso in guardia sugli effetti che avrebbero avuto: il giorno in cui Connor decide di rivelare a Washington dell’attentato dei Templari ai suoi danni causa un profondo scisma tra i due. Le incomprensioni con Achille, costringono Connor a dire che non ha bisogno di lui per compiere la sua missione. Ad un certo punto queste liti con Achille portano Connor a sfidarlo in un confronto diretto per dimostrargli che ha torto, ciò dimostra che Connor è anche molto presuntuoso, ed in certe occasioni molto pretenzioso.

Successivamente però si riappacificano, poiché il giovane mohawk considera Achille più come un padre che come un Mentore, tanto che dopo aver celebrato il suo funerale gli promette che sarebbe stato fiero di lui.

Con il tempo il suo arrogante svanisce, lasciando spazio ad una personalità ancor più fredda e calcolatrice. Connor è molto selettivo riguardo ai suoi alleati, rompendo immediatamente tutti i rapporti con Washington e con Haytham, una volta che quest’ultimo gli rivela che il comandante in capo è il reale colpevole dell’incendio al suo villaggio e del tentativo di ripetere quest’azione.

Con il progredire della sua crociata contro i Templari, il ragazzo è colpito sempre più da un forte disagio, in quanto le confessioni delle sue vittime in punto di morte lo stanno portando a credere che anche i suoi nemici vogliano instaurare una loro idea di pace. Questa sensazione aumenta di peso nel corso della sua alleanza forzata con Haytham, per il quale Connor ha sempre provato dei sentimenti molto contrastanti.

Difatti nonostante sia molto cosciente del suo dovere di ucciderlo per la Confraternita, la conoscenza di suo padre ha anche maturato in lui un forte desiderio di riappacificare Assassini e Templari. Lo stesso pensiero ha afflitto Haytham nel corso della sua gioventù, mostrando una netta somiglianza tra padre e figlio: il Gran Maestro lo considera infatti come la sua controparte da Assassino. Alla fine il suo istinto di sopravvivenza lo spinge ad uccidere suo padre, che in punto di morte gli rivela di avergli sempre voluto bene e di essere orgoglioso di lui.

Queste parole lo scuotono profondamente, causandogli un attanagliante rimorso nell’aver fallito la pace con Haytham.

L’evento muta anche l’approccio al suo essere un Assassino, maturando molto il suo carattere ed il suo modo di agire: diviene più cinico, freddo e calcolatore. Si dimostra disposto a tutto pur di portare a termine il suo obiettivo, non disdegnando più le uccisioni dirette o pratiche di interrogatorio che prevedono dolore fisico e intimidazione.

Anche nel periodo in cui vaga nella realtà alternativa ricreata dalla Mela dell’Eden, Connor mantiene queste sue caratteristiche finali, che vengono ulteriormente amplificate per via del fatto che la realtà circostante non è quella da lui conosciuta. Evidente è la dimostrazione che inizialmente Connor tenta di far ragionare Washington, per poi alla fine ucciderlo senza pensare alle conseguenze. Ma nonostante i suoi modi arrivisti, Connor mantiene comunque intatti il senso dell’onore e i suoi ideali di libertà assoluta di cui è sempre stato dotato, rifiutandosi infatti di custodire o addirittura maneggiare la Mela dell’Eden donatagli da George Washington nella convinzione che nessuno sia degno di possedere un tale potere.

Equipaggiamento e abilità[modifica | modifica wikitesto]

Connor era un Assassino molto abile, rapido nella corsa acrobatica e letale in combattimento. Era in grado di arrampicarsi sfruttando qualsiasi elemento che lo circondasse, che si trattasse di edifici o di pareti rocciose.

Era incredibilmente rapido nel saltare da un palazzo all'altro, compiendo anche salti da lunghe distanze. Inoltre, in qualità di nativo americano appartenente ai Kanien'kehá:ka, Connor era in grado di effettuare la corsa acrobatica sugli alberi, saltando rapidamente da ramo in ramo o oscillando tra di loro. Era in grado di scavalcare qualsiasi ostacolo avesse davanti, che fosse di entità urbana o naturale.

Inoltre Connor aveva a sua disposizione una vasta gamma di armi: una coppia di pistole a pietra focaia, un arco, dardi avvelenati, bombe fumogene, mine da guerriglia, dardo da corda, un tomahawk raffigurante il simbolo dell'ordine, una spada, e l'arma peculiare di ogni Assassino, una doppia lama celata. In particolare quest'ultima era in grado di separasi dal bracciale dell'Assassino, assumendo le caratteristiche di un pugnale.

Grazie alla sua abilità da combattente, Connor era in grado di combinare efficacemente tutto il suo equipaggiamento, eliminando gli avversari con una velocità quasi innaturale. Inoltre, Connor era ambidestro, il che gli permetteva di brandire due armi contemporaneamente. In qualità di Assassino era in grado di disarmare il suo avversario, rompergli la difesa o di usarlo come scudo umano per salvarsi dalle linee di fuoco.

Essendo un antenato di Desmond, Connor era anche padrone di un'abilità soprannaturale nota come occhio dell'aquila, ossia una sorta di sesto senso o intuizione che gli permetteva di scovare indizi utili a risolvere un mistero, compiere ricostruzioni balistiche di una scena del crimine e di anticipare le intenzioni dei suoi avversari, leggendo le loro emozioni.

Essendo nato tra i nativi americani, Connor aveva un naturale istinto da cacciatore, braccando la sua preda come se fosse un bersaglio umano. Era in grado di muoversi silenziosamente, colpendo inaspettatamente e al momento più impensabile. La sua resistenza fisica gli consentiva di fronteggiare senza problemi le bestie più pericolose della frontiera, tra cui lupi, orsi, alci coguari e linci. Possedeva anche un ottimo senso della strategia, in particolare durante le sue battute di caccia in cui era solito combinare esche e trappole per catturare animali come lepri e volpi.

Per quanto riguarda la sua esperienza da capitano dell'Aquila, Connor dimostrò sempre di essere portato, vista la sua discendenza, per la navigazione, tattica e guerriglia navale. Fiancheggiato da un esperto marinaio come Robert Faulkner, l'Assassino imparò ben presto a sfruttare le più avanzate tattiche di guerra navale, apprendendo come manipolare a suo vantaggio le tempeste e le nebbie più fitte.

Nella realtà alternativa invece, Connor ottenne tre nuovi poteri donatigli dall'infuso dell'Albero Sacro: il manto del lupo che gli permetteva di rendersi invisibile e braccare la preda come un vero lupo, richiamando oltretutto lo spirito animale in combattimento; il volo dell'aquila che gli concedeva di assumere le sembianze del rapace percorrendo grandi distante in breve tempo; e infine il potere dell'orso, con il quale travolgeva il nemici grazie ad un devastante ma controllato sisma.

Connor indossava un uniforme da Assassino bianca e blu, con una fascia rossa alla vita ornata con un simbolo degli Assassini. Inoltre, possedeva alcuni monili dei nativi americani agganciati agli avambracci e sul becco del suo cappuccio vi era raffigurata un'aquila. Invece quando compiva delle missioni a bordo dell'Aquila, l'Assassino indossava un informe blu da ufficiale della Marina coloniale, abbinata la classico tricorno. Infine nel periodo in cui vagò nella realtà alternativa, Connor vestiva una veste molto lugubre, fatta con un cappuccio in pelle di lupo decorato con alcune piume d'aquila e una spallina di pelle d'orso.

Omicidi commessi[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Contrariamente a Altaïr ed Ezio, che possedevano delle connessioni con un'aquila, Connor viene paragonato più ad un lupo, anche se in una scena viene tramutato in un'aquila e la sua nave si chiama "Aquila".
  • Connor è un discendente di Ezio e un anteneato di Desmond Miles del ramo paterno.
  • Come Ezio ed Altaïr, il significato del nome di Connor, è collegato al suo carattere:
    • "Connor", è un nome gallico, che significa "amante dei cani";
    • "Kenway", è un antico cognome inglese che significa "combattente valoroso";
    • "Ratonhnhaké:ton", è un nome Mohawk che significa "vita piena di graffi";
  • Paradossalmente, il nome del padre di Connor, Haytham, significa "Giovane Aquila" in Arabo.
  • Un'altra differenza con Altaïr, Ezio e Desmond, è la cicatrice sul labbro. Infatti, questi ultimi la hanno tutti e tre, mentre quella di Connor è sotto l'occhio destro.
  • Connor prende il suo nome dal defunto figlio del suo Mentore Achille, Connor Davenport appunto.
  • A differenza di Ezio ed Altair, Connor aveva uno stile di combattimento più brutale e aggressivo dei suoi antenati, da cui si potrebbe presumere che fosse uno degli assassini più pericolosi e letali mai esistito.
  • Anche se tutti lo chiamano Connor Kenway nel videogioco non si è fatto chiamare col cognome del padre ma solo con il nome Connor.