Masyaf

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Maṣyāf
città
ﻣﺼﻴﺎﻑ
Maṣyāf – Veduta
Localizzazione
StatoSiria Siria
GovernatoratoHama
DistrettoMasyaf
Sottodistretto
Territorio
Coordinate35°03′55.23″N 36°20′31.51″E / 35.065342°N 36.342086°E35.065342; 36.342086 (Maṣyāf)Coordinate: 35°03′55.23″N 36°20′31.51″E / 35.065342°N 36.342086°E35.065342; 36.342086 (Maṣyāf)
Altitudine447 m s.l.m.
Abitanti39 420[1] (2011)
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Siria
Maṣyāf
Maṣyāf

Maṣyāf o Maṣyād (in arabo: ﻣﺼﻴﺎﻑ‎ o ﻣﺼﻴﺎﺩ) è una città siriana nel governatorato di Hama. La città è dominata da una fortezza ismailita siriana da cui governò il famoso "Vecchio della Montagna" (shaykh al-jabal), il responsabile del movimento degli "Assassini" nell'area araba vicino-orientale.[2][3][4]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Masyaf è situato ai piedi delle pendici orientali della catena montuosa di Jabal Ansariyah.[5] L'altitudine media di Masyaf è di 485 metri.[6] È appena ad ovest della pianura di al-Ghab: a nord scorre un affluente del fiume Oronte.[7]

La città di Hama si trova a 45 chilometri a est e Baniyas a 54 chilometri a ovest.[6] Hama è collegata alla città tramite una strada a nord di Masyaf che attraversa al-Laqbah e Deir Shamil.

Stando alla classificazione dei climi di Köppen, il clima è mediterraneo (CSA). In inverno la piovosità è decisamente maggiore rispetto alla stagione calda e il valore medio delle precipitazioni in 12 mesi è di 1.049 mm. La temperatura media annuale che si registra è di 17.6 °C.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Posta alle pendici orientali del Jabal Anṣāriyya,[3] Maṣyāf fu occupata dagli Ismailiti nella tarda primavera del 1141, sottraendola a un signorotto siriano di Shayzar.[8]

La rilevanza del movimento ismailita siriano dipese dal fatto che esso partecipò a volte al fianco dei Crociati, contrastando decisamente l'azione di alcuni esponenti musulmani e, in modo particolare, quella di Norandino.[9] La cosa (che potrebbe sembrare ben strana) in realtà aveva una sua ratio ben precisa. L'appartenere a una fazione, considerata eretica dai sunniti, cui apparteneva ad esempio Norandino,[10] comportava il fatto che, per pura necessità di sopravvivenza, gli Ismailiti considerassero veri nemici i sunniti, ovunque essi fossero.[11]

Gli Ismailiti non mancarono infatti di perpetrare numerosi omicidi di importanti personalità di governo selgiuchidi (che tentarono di avviare delle iniziative belliche volte a reprimerli, senza successo),[12] buridi[13] o, appunto, zengidi.[14] Lo stesso Saladino dovette piegarsi a una sorta di armistizio con costoro allorché, svegliandosi una mattina nella sua tenda da campo, mentre era occupato nel 1176 in una campagna militare con il suo esercito proprio contro gli Ismailiti, malgrado l'attenta sorveglianza delle sue guardie, trovò un eloquente, quanto inquietante, biglietto redatto da un ismailita che s'era intrufolato nella tenda del Sultano ayyubide: rinunciò dunque alla presa di Masyaf.[15][16] Con questo gesto il redattore dimostrava al di là di ogni dubbio a Saladino come sarebbe per lui stato facile ucciderlo nel sonno. Saladino comprese l'evidente contenuto del messaggio, attenuando decisamente la sua dura politica anti-ismailita fino ad allora perseguita.[16]

Il più importante capo degli Ismailiti siriani fu Rashīd al-Dīn Sinān (ibn Salmān al-Baṣrī), inviato nel 1162 in Siria da Ḥasan-i Ṣabbāḥ, capo supremo degli Ismailiti, che viveva nella fortezza iranica di Alamūt. Fu lui a guadagnarsi l'appellativo, attribuitogli dai cristiani crociati, di "Vecchio della Montagna".[17][18][19]

Fino al 1193, anno della sua morte, Rashīd al-Dīn Sinān fu un protagonista assoluto della scena, condizionandone tutti gli eventi.[20]

Nel 1260, la fortezza fu occupata dai mongoli che tuttavia, al contrario di quella di Alamūt, non fu rasa al suolo: gli effetti furono in effetti meno dirompenti di quanto accadde nelle terre dell'attuale Iran.[21] Più tardi, fu sgomberata in seguito alla vittoria a ʿAyn Jālūt dai Mamelucchi del Sultano Sayf al-Din Qutuz e di Baybars.[22]

Dopo la presa di potere da parte di quest'ultimo, i Gran Maestri di Masyaf furono assoggettati a tributo dai Mamelucchi, fino alla definitiva annessione della fortezza da parte di questi ultimi nel 1270.[3] Ciò non comportò peraltro la decadenza del luogo e della comunità ismailita che vi viveva e la città: anzi, seguitò a prosperare, entrando a far parte delle spettanze del governatorato di Ḥimṣ.[23]

Nel XIX secolo, i Nosayri sterminarono alcune centinaia di ismailiti e il loro amīr (capo, comandante),[24] riducendo a pochissime centinaia il numero degli ismailiti che vi seguitarono a vivere, grazie al provvidenziale intervento delle autorità militari ottomane di Siria.

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La città è divenuta nota nella cultura di massa per essere citata nel libro Alamut e per essere soprattutto scenario dei videogame Assassin's Creed e Assassin's Creed: Revelations.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stima World Gazetteer
  2. ^ (EN) Peter Willey, Eagle's Nest, I.B. Tauris, 2005, ISBN 978-18-50-43464-1, p. 220.
  3. ^ a b c (EN) Farhad Daftary, Historical Dictionary of the Ismailis, Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87970-6, p. 115.
  4. ^ (EN) Lee Hancock, Saladin and the Kingdom of Jerusalem, The Rosen Publishing Group, 2004, ISBN 978-08-23-94217-6.
  5. ^ (EN) Jack Carr, True Believer, Simon and Schuster, 2019, ISBN 978-15-01-18086-6.
  6. ^ a b (EN) Hamilton Alexander Rosskeen Gibb, The Encyclopaedia of Islam (vol. 6), Brill, 1954, ISBN 978-90-04-08112-3, p. 789.
  7. ^ (EN) W. B. Stevenson, The Crusaders in the East, Cambridge University Press, 2012, ISBN 978-11-07-66909-3, p. 212.
  8. ^ (EN) Farhad Daftary, The Isma'ilis, Cambridge University Press, 1992, ISBN 978-05-21-42974-0, p. 377.
  9. ^ Autori Vari, Storia Illustrata delle Crociate, Self-Publish, 2016, pp. 322-323.
  10. ^ Arrigo Petacco, La guerra dei mille anni, UTET, ISBN 978-88-51-14877-5, p. 223.
  11. ^ Glauco D'Agostino, Sulle vie dell'Islam, Gangemi Editore spa, ISBN 978-88-49-26926-0, pp. 88-89.
  12. ^ (EN) Shelley Klein, The Most Evil Secret Societies in History, Michael O'Mara Books, 2011, ISBN 978-18-43-17813-2.
  13. ^ (EN) Farhad Daftary, Ismailis in Medieval Muslim Societies, I.B. Tauris, 2005, ISBN 978-18-45-11091-8, p. 152.
  14. ^ Martin Tua, L'enigma del libro dei morti, Newton Compton Editori, 2017, ISBN 978-88-22-70983-7.
  15. ^ Leonardo Capezzone; Marco Salati, L'Islam sciita, Lavoro, 2006, ISBN 978-88-73-13132-8, p. 162.
  16. ^ a b Gianni Ferracuti, Studi Interculturali 3/2016, Lulu.com, 2017, ISBN 978-13-26-89579-2, p. 103.
  17. ^ (EN) Bernard Hamilton, The Leper King and His Heirs, Cambridge University Press, 2005, ISBN 978-05-21-01747-3, p. 72.
  18. ^ La Civiltà cattolica (edizioni 3631-3636), 2001, pp. 425-426.
  19. ^ Giovanni Modica Scala, Sicilia medievale, Edizioni "Associazione culturale dialogo", 1995, digitalizzato dall'Università del Michigan il 4 febbraio 2011, p. 431.
  20. ^ (EN) Matti Moosa, The Origins of Modern Arabic Fiction, Lynne Rienner Publishers, 1997, p. 207.
  21. ^ (EN) Anthony Campbell, The Assassins of Alamut, Lulu.com, 2008, ISBN 978-14-09-20863-1, p. 117.
  22. ^ (EN) David Nicolle, Mamluk ‘Askari 1250–1517, Bloomsbury Publishing, 2014, ISBN 978-17-82-00930-6, p. 39.
  23. ^ (EN) Guy Le Strange, Palestine Under the Moslems, Cosimo, Inc., 2010, ISBN 978-16-16-40521-2, p. 81.
  24. ^ (EN) Amyn Sajoo, The Shari'a, Bloomsbury Publishing, 2018, ISBN 978-17-86-73404-4, p. 169.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Masyafy, su masyafy.net. URL consultato il 2 novembre 2018 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2017).
  • (AR) Masyaf, su masyaf.com.
  • (AR) Masyaf for all, su masyaf4all.justgoo.com. URL consultato il 2 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2009).
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